L’organizzazione britannica Guide Dogs ha lanciato First Hello, un progetto pilota che trasforma le normali ecografie ostetriche delle 20 settimane in modelli tridimensionali tattili, permettendo a genitori, nonni e altri familiari ciechi o ipovedenti di esplorare con le mani la posizione e i contorni del bambino prima della nascita. Il progetto utilizza una fotografia della normale ecografia bidimensionale fornita dalla famiglia, la converte digitalmente in una rappresentazione tridimensionale e produce infine un oggetto fisico mediante stampa 3D in resina. Il servizio è gratuito durante la fase pilota e rappresenta un’applicazione particolarmente interessante dell’additive manufacturing: non sostituisce un esame medico e non produce un modello anatomico diagnostico, ma converte un’informazione normalmente quasi esclusivamente visiva in un’interfaccia tattile.

L’iniziativa nasce da una ricerca commissionata da The Guide Dogs for the Blind Association, una delle principali organizzazioni britanniche dedicate alle persone con perdita della vista. Secondo i dati diffusi con il lancio, più della metà degli intervistati con disabilità visiva ritiene che il formato tradizionale delle ecografie in gravidanza dovrebbe essere più inclusivo, mentre circa otto persone su dieci ritengono che le principali tappe della gravidanza dovrebbero poter essere vissute in maniera accessibile da tutti i genitori.

Il problema non è l’accesso all’esame medico, ma l’accesso all’esperienza

L’ecografia delle 20 settimane ha innanzitutto una funzione clinica. Nel Regno Unito viene normalmente utilizzata come screening anatomico fetale e per valutare lo sviluppo della gravidanza.

Parallelamente, però, rappresenta anche uno dei momenti più riconoscibili dell’esperienza della gravidanza.

Sul monitor i genitori possono distinguere:

  • profilo del bambino;
  • testa;
  • mani;
  • gambe;
  • posizione del corpo.

Ricevono poi spesso una stampa o un’immagine digitale da conservare e mostrare a familiari e amici.

Per una persona cieca, tutto questo continua invece a dipendere dalla descrizione di un’altra persona.

È precisamente questo squilibrio che First Hello cerca di ridurre.

La trasformazione è da 2D a 3D, ma non va confusa con una vera ecografia volumetrica

Il punto tecnico più importante riguarda il dato di partenza.

First Hello non richiede necessariamente il dataset tridimensionale grezzo prodotto da una sofisticata apparecchiatura ecografica 3D.

Il servizio accetta una normale immagine della scansione delle 20 settimane.

Il workflow descritto pubblicamente è sostanzialmente:

ecografia 2D → elaborazione dell’immagine → depth mapping → modellazione 3D → modello tattile → stampa 3D in resina.

Questo significa che parte della profondità deve essere ricostruita dal contenuto visibile nell’immagine.

Non bisogna quindi interpretare il risultato come una replica tridimensionale metricamente esatta dell’anatomia fetale.

È soprattutto una traduzione tattile della rappresentazione ecografica.

First HelloCaratteristica
Dato di partenzaEcografia standard delle 20 settimane
Formato accettato indicatoJPG / PNG
Dimensione massima riportata10 MB
ElaborazioneRendering / depth mapping / modellazione 3D
ProduzioneStampa 3D in resina
UtilizzoEsperienza tattile
Funzione diagnosticaNo
DestinatariGenitori e familiari con perdita della vista
Costo nel pilotGratuito

La distinzione rispetto a un modello medico è fondamentale

Nella stampa 3D medicale è possibile creare modelli estremamente accurati utilizzando dati volumetrici provenienti da:

  • CT;
  • MRI;
  • ecografie 3D/4D.

In quei casi la geometria può derivare direttamente da una serie di voxel e venire segmentata per ricostruire strutture anatomiche.

First Hello svolge un compito differente.

Partendo da una normale immagine ecografica, il modello viene ottimizzato per:

essere comprensibile attraverso il tatto.

Non deve essere utilizzato per:

  • effettuare diagnosi;
  • misurare strutture fetali;
  • sostituire il referto ecografico;
  • prendere decisioni cliniche.

Questo non ne riduce il valore. Anzi, chiarisce meglio la funzione dell’additive manufacturing: rendere accessibile un’esperienza, non trasformare una fotografia in un nuovo strumento diagnostico.

Il risultato deve essere progettato per le dita, non semplicemente trasformato in rilievo

Una persona vedente può interpretare dettagli visivi molto piccoli e differenze di contrasto minime.

Il tatto funziona diversamente.

Per rendere un’immagine realmente leggibile attraverso le dita è necessario decidere:

  • quali contorni enfatizzare;
  • quali elementi semplificare;
  • quanto accentuare le differenze di altezza;
  • come guidare la persona nell’esplorazione.

Il modello First Hello permette di seguire fisicamente le forme principali del bambino:

testa → volto → mani → corpo → posizione.

L’obiettivo non è quindi creare il massimo numero possibile di dettagli geometrici, ma individuare quelli che hanno significato quando vengono esplorati con le dita.

Alcune versioni includono persino un punto tattile di partenza

Nell’intervista di RNIB Connect Radio dedicata al progetto, Guide Dogs ha spiegato che i modelli includono elementi pensati espressamente per aiutare l’esplorazione.

Tra questi compare un punto in rilievo utilizzato come riferimento iniziale.

È una soluzione apparentemente semplice ma significativa.

Una persona vedente osserva immediatamente l’intero oggetto e decide dove concentrare l’attenzione.

Una persona cieca deve invece costruire mentalmente la struttura esplorandola progressivamente.

Fornire una posizione iniziale consente di trasformare la lettura del modello in una sequenza ordinata.

Il modello fisico può inoltre essere collegato a contenuti digitali accessibili

Le informazioni diffuse da RNIB indicano anche l’utilizzo di codici QR/NaviLens per accompagnare l’esperienza tattile.

NaviLens è una tecnologia utilizzata proprio per rendere più accessibili oggetti, prodotti e spazi alle persone ipovedenti o cieche.

L’utente può utilizzare lo smartphone per ricevere informazioni vocali associate all’oggetto.

Il modello può quindi funzionare contemporaneamente su due livelli:

forma fisica → esplorazione tattile

e

codice digitale → descrizione audio/informazioni.

Questa combinazione è particolarmente interessante dal punto di vista del design inclusivo perché dimostra che la stampa 3D non deve necessariamente contenere tutta l’informazione nell’oggetto stesso.

First Hello è quindi più vicino a un’interfaccia multimodale che a un semplice souvenir

Una normale stampa dell’ecografia è un oggetto prevalentemente visivo.

Il modello First Hello può utilizzare:

  • tatto;
  • audio;
  • informazioni digitali.

Questo approccio viene definito spesso multimodale.

Lo stesso contenuto viene trasferito attraverso più canali sensoriali.

FormatoCanale principale
Ecografia su monitorVista
Fotografia dell’ecografiaVista
Descrizione da parte del medico/familiareUdito
Modello 3DTatto
NaviLens / audioUdito
First Hello completoTatto + audio

È una strategia che potrebbe essere applicata anche molto oltre l’ostetricia.

Il progetto nasce da un’indagine su circa 2.000 persone con perdita della vista

Guide Dogs ha accompagnato il lancio del servizio con una ricerca tra adulti britannici con disabilità visiva.

Le percentuali comunicate sono particolarmente indicative:

54% ritiene che le normali scansioni della gravidanza dovrebbero essere rese più inclusive;

80% ritiene che tutti i genitori dovrebbero poter vivere le principali tappe della gravidanza in maniera accessibile;

circa 64% pensa che poter toccare una rappresentazione dell’ecografia aiuterebbe i familiari con perdita della vista a sentirsi maggiormente partecipi.

Le fonti riportano il campione alternativamente come 2.000 o 2.056 persone; la seconda cifra appare nelle cronache che riportano più precisamente i dati dell’indagine.

Il messaggio rimane comunque chiaro: il problema non riguarda un caso isolato, ma una percezione di esclusione rilevata su un campione consistente.

Reece Finnegan-Knight ha descritto precisamente questo senso di esclusione

Tra le famiglie coinvolte nella presentazione di First Hello ci sono Sophy e Reece Finnegan-Knight, in attesa del loro primo figlio.

Reece ha una disabilità visiva.

Ha spiegato che durante le prime scansioni ricavava poco dall’esperienza e trovava particolarmente difficile sapere che amici e familiari potevano percepire visivamente aspetti del bambino che a lui rimanevano accessibili soltanto tramite descrizioni.

Con il modello ha potuto invece esplorare autonomamente la forma rappresentata dall’ecografia.

È questa indipendenza, più ancora della tecnologia di stampa, il punto centrale dell’iniziativa.

Accessibilità significa poter ottenere direttamente l’informazione

Una persona può naturalmente descrivere verbalmente l’immagine:

“questa è la testa”;

“qui c’è una mano”;

“il bambino è girato così”.

Ma in questo caso l’esperienza passa inevitabilmente attraverso un intermediario.

Il modello fisico modifica il rapporto:

informazione → persona con disabilità visiva

invece di:

informazione → persona vedente → descrizione → persona con disabilità visiva.

Dal punto di vista del design accessibile è una differenza fondamentale.

Il servizio parte dalla normale fotografia che la famiglia possiede già

Uno dei punti intelligenti del progetto è che non richiede agli ospedali britannici di acquistare nuove apparecchiature.

L’utente può inviare la normale immagine ottenuta durante la scansione.

Secondo le istruzioni riportate:

  • JPG o PNG;
  • massimo 10 MB;
  • scansione standard delle 20 settimane.

Il workflow avviene quindi dopo l’esame medico.

Questo rende First Hello potenzialmente scalabile senza modificare:

  • ecografi;
  • procedure ospedaliere;
  • appuntamenti NHS.

Il modello è un prodotto derivato.

La stampa 3D in resina è particolarmente adatta a un oggetto tattile di questo tipo

Le fonti che descrivono il processo indicano l’utilizzo di resin 3D printing.

Non è stato reso pubblico nelle informazioni consultate il modello esatto della macchina o la resina utilizzata.

La scelta tecnologica è comunque coerente.

La fotopolimerizzazione permette di ottenere:

  • superfici relativamente lisce;
  • dettagli fini;
  • piccoli rilievi;
  • geometrie continue.

In un oggetto destinato a essere esplorato con le dita, una superficie formata da layer molto grossolani o supporti non perfettamente eliminati potrebbe disturbare la lettura tattile.

La finitura diventa quindi parte della funzione.

La risoluzione tattile non coincide necessariamente con la risoluzione della stampante

È un principio interessante.

Una stampante in resina può produrre dettagli inferiori al millimetro.

Le dita, però, non interpretano necessariamente ogni dettaglio microscopico in modo utile.

Un modello accessibile deve quindi trovare un equilibrio:

troppo poco dettaglio → informazione persa;

troppo dettaglio → superficie confusa.

Questo vale per:

  • mappe tattili;
  • opere d’arte accessibili;
  • diagrammi scientifici;
  • modelli anatomici.

In molti casi il miglior modello tattile non è la copia perfetta dell’oggetto visivo.

È una versione progettata per un diverso sistema percettivo.

Il progetto pilota è deliberatamente piccolo

Le prime comunicazioni di Guide Dogs e la copertura PA/ITV parlano di circa 50 modelli disponibili al pubblico.

La sintesi dell’intervista RNIB Connect cita invece 100 sonogrammi nell’iniziativa iniziale.

Le due cifre non sono necessariamente incompatibili: una può riferirsi ai modelli destinati alle richieste pubbliche e l’altra alla quantità complessiva del programma, comprendendo materiali prodotti per la campagna o altri partecipanti.

Poiché Guide Dogs non ha pubblicato nelle fonti consultate una spiegazione numerica completa, il dato più prudente per chi vuole richiedere il servizio rimane quello comunicato nel lancio pubblico:

circa 50 esemplari disponibili per le richieste della fase pilota.

Questo è importante perché First Hello non è ancora un servizio nazionale permanente e illimitato.

La produzione viene dichiarata nell’ordine di circa una settimana

3DPrint e altre fonti riportano una consegna indicativa entro una settimana dall’invio del file.

Altre comunicazioni collegate al progetto parlano più prudentemente di una-due settimane.

La differenza può dipendere da:

  • approvazione della richiesta;
  • elaborazione;
  • produzione;
  • spedizione.

Trattandosi di oggetti personalizzati prodotti singolarmente, il tempo rimane comunque molto breve rispetto a numerosi workflow medicali tradizionali.

Hope&Glory gestisce il portale e parte del trattamento dei dati

Un dettaglio particolarmente importante riguarda la privacy.

Il servizio collegato a Guide Dogs viene operato attraverso Hope&Glory, che gestisce le informazioni inviate dagli utenti attraverso il portale.

Tra queste rientrano:

  • immagine ecografica;
  • indirizzo per la consegna;
  • altri dati necessari alla richiesta.

3DPrint evidenzia espressamente che questi dati vengono elaborati da Hope&Glory nell’ambito del servizio e non semplicemente raccolti dalla charity come un normale contatto.

È un aspetto non secondario.

Un’immagine ecografica appartiene a una sfera personale e sanitaria e il passaggio da ospedale a piattaforma di conversione digitale richiede necessariamente regole chiare sulla gestione dei file.

Nella realizzazione tecnica compare anche UNIT9

Le informazioni emerse dall’intervista con RNIB indicano inoltre il coinvolgimento dello studio di produzione creativa UNIT9 nella tecnologia utilizzata per realizzare i modelli.

Il progetto è quindi il risultato di più competenze:

Guide Dogs → accessibilità e servizi per persone con perdita della vista

Hope&Glory → campagna e gestione del servizio

UNIT9 → componente tecnologica/creativa della trasformazione

3D printing → produzione dell’oggetto tattile.

È un esempio interessante di come un progetto di additive manufacturing possa nascere fuori dai tradizionali ambiti di progettazione meccanica.

L’idea non è completamente nuova: esistono precedenti da oltre dieci anni

First Hello non rappresenta il primo utilizzo della stampa 3D per permettere a una persona cieca di esplorare un’ecografia.

Nel 2015, il caso brasiliano di Tatiana Guerra ebbe grande diffusione internazionale. La futura madre, cieca dall’età di 17 anni, ricevette una rappresentazione stampata in 3D del volto del figlio Murilo.

Nel 2016, l’iniziativa polacca IN UTERO 3D propose modelli tattili delle ecografie a genitori ciechi anche attraverso il programma “Waiting Without Borders”.

Nel 2017, l’ostetrico brasiliano Heron Werner lavorò con modelli tridimensionali destinati anche a coppie con disabilità visiva.

Sempre nel Regno Unito sono esistite precedenti sperimentazioni con società per persone cieche e cliniche private.

La differenza di Guide Dogs è soprattutto la possibilità di trasformare l’idea in servizio accessibile su scala nazionale

Molti dei casi precedenti dipendevano da:

  • singolo medico;
  • ospedale;
  • ricercatore;
  • laboratorio di stampa 3D.

First Hello prova a creare invece un processo standardizzato:

portale → caricamento → conversione → stampa → spedizione.

Questo è un passaggio significativo.

L’innovazione non è necessariamente inventare la prima ecografia stampata, ma trasformare una dimostrazione occasionale in un servizio replicabile.

Johns Hopkins ha dimostrato un approccio differente partendo direttamente da ecografie tridimensionali

Negli Stati Uniti, il Johns Hopkins Hospital ha in passato prodotto modelli 3D del volto fetale anche per madri e padri ciechi.

In quel caso i tecnici disponevano di dati provenienti da vere acquisizioni ecografiche tridimensionali.

Da queste informazioni era possibile creare una mesh del volto e successivamente stamparla.

Il risultato può essere geometricamente più direttamente collegato al volume acquisito rispetto alla trasformazione di una singola immagine 2D.

First Hello privilegia però un’altra caratteristica:

accessibilità logistica.

Non chiede che la persona abbia effettuato una specifica scansione 3D.

Lavora con il materiale già disponibile a moltissime famiglie.

Questo compromesso tra accuratezza e accessibilità è probabilmente il punto più intelligente del progetto

Un servizio basato esclusivamente su ecografie volumetriche potrebbe produrre un modello più fedele.

Ma potrebbe essere disponibile soltanto:

  • in alcuni ospedali;
  • con determinate apparecchiature;
  • attraverso procedure dedicate.

First Hello accetta invece il normale output del percorso di gravidanza.

L’informazione è inferiore, quindi serve maggiore elaborazione digitale.

Ma il numero di potenziali utenti cresce enormemente.

È un classico compromesso progettuale:

massima fedeltà versus massima accessibilità.

Per un oggetto destinato alla partecipazione familiare e non alla diagnosi, Guide Dogs ha chiaramente privilegiato la seconda.

La stampa 3D sta mostrando un valore particolare quando trasforma informazioni visive in informazioni tattili

Questa applicazione appartiene a un settore più ampio dell’additive manufacturing dedicato all’accessibilità.

Sono già stati utilizzati modelli 3D per:

  • mappe tattili;
  • opere museali;
  • geometria;
  • anatomia;
  • astronomia;
  • biologia;
  • monumenti;
  • materiale didattico.

Una superficie bidimensionale può essere molto difficile da interpretare per una persona cieca.

Il passaggio al rilievo consente di trasformare:

colore → altezza

contrasto → texture

forma visiva → contorno tattile.

Un modello ecografico segue lo stesso principio.

Non tutte le immagini sono però automaticamente traducibili in 3D

Una normale ecografia contiene:

  • ombre;
  • rumore;
  • artefatti;
  • sovrapposizioni;
  • gradazioni.

Queste caratteristiche hanno significato per un operatore abituato alla diagnostica per immagini, ma non corrispondono sempre direttamente a superfici fisiche.

La conversione richiede quindi una fase interpretativa.

Il modello finale non deve semplicemente estrudere tutti i pixel chiari verso l’alto.

Deve identificare ciò che l’utente dovrebbe riconoscere.

È qui che entrano in gioco:

  • depth mapping;
  • modellazione;
  • pulizia della geometria.

L’intelligenza artificiale potrebbe in futuro automatizzare gran parte di questa conversione

Le tecniche moderne di computer vision sono sempre più capaci di ricavare una depth map anche da una singola immagine.

Nel caso delle ecografie, però, il problema è più complesso rispetto a una normale fotografia perché l’immagine deriva dalla risposta acustica dei tessuti, non dalla luce riflessa da una superficie.

Un sistema futuro potrebbe combinare:

  • computer vision;
  • modelli specifici per ultrasound;
  • segmentazione;
  • informazioni biometriche;
  • controllo umano.

Potrebbe quindi ridurre il tempo necessario per generare ogni modello.

Ma se l’output viene presentato come rappresentazione del bambino, è fondamentale rendere chiaro quali elementi derivino direttamente dall’ecografia e quali siano invece ricostruzioni.

Proprio perché il progetto è emozionale, la trasparenza tecnica è importante

Un genitore può attribuire un grande significato al modello.

Per questo sarebbe sbagliato presentarlo come:

“questa è esattamente la forma tridimensionale del bambino.”

È più corretto descriverlo come:

“questa è una rappresentazione tattile realizzata a partire dalla tua ecografia.”

La differenza tutela sia l’accuratezza scientifica sia l’utilizzatore.

L’inclusione non richiede necessariamente tecnologie estremamente costose

Dal punto di vista dell’additive manufacturing, First Hello è quasi l’opposto delle applicazioni più spettacolari del settore.

Non ci sono:

  • otto laser;
  • titanio;
  • milioni di euro di hardware.

Il valore nasce dall’utilizzo relativamente semplice di:

  • software;
  • modellazione;
  • una stampante in resina.

È un esempio utile perché mostra che l’impatto della stampa 3D non è necessariamente proporzionale alla complessità tecnologica.

Una piccola parte personalizzata può avere valore molto superiore al costo del materiale.

Il vero prodotto non è il modello in resina, ma l’accesso a un momento familiare

Questo è forse il modo migliore per interpretare First Hello.

Se il modello venisse valutato soltanto industrialmente, sarebbe:

pochi centimetri di resina + alcune ore di elaborazione/stampa.

Il valore deriva invece da ciò che permette di fare.

Reece Finnegan-Knight ha spiegato che, durante le precedenti ecografie, aveva la sensazione che amici e familiari conoscessero visivamente suo figlio meglio di lui.

Con il modello può esplorare direttamente l’immagine.

La personalizzazione non riguarda quindi soltanto la geometria.

Riguarda la relazione tra l’oggetto e una persona specifica.

First Hello dimostra perché la stampa 3D funziona particolarmente bene per l’accessibilità personalizzata

Una fabbrica tradizionale potrebbe realizzare facilmente un unico modello tattile standard di un feto.

Ma sarebbe poco utile.

Ogni famiglia vuole:

il proprio bambino.

Lo stampaggio tradizionale diventerebbe assurdo:

un modello → uno stampo → un utilizzatore.

Con la stampa 3D:

un file differente → stesso processo produttivo.

È esattamente il tipo di produzione one-off per il quale l’additive manufacturing possiede un vantaggio strutturale.

Il costo industriale di ogni unità diventa secondario rispetto all’assenza di tooling

Ogni modello è unico.

Non servono:

  • stampi;
  • attrezzature dedicate;
  • scorte.

Il workflow può produrre:

modello A

e immediatamente dopo:

modello B completamente diverso.

La stessa caratteristica rende l’AM interessante anche per:

  • protesi;
  • modelli chirurgici;
  • dispositivi ortopedici;
  • dental.

First Hello trasferisce lo stesso principio dalla medicina clinica alla accessibilità personale.

L’obiettivo del pilot dovrebbe essere valutato soprattutto attraverso l’esperienza degli utenti

Per capire se il progetto meriti di diventare permanente, i parametri più importanti non saranno necessariamente:

  • velocità della stampante;
  • layer height;
  • volume di costruzione.

Saranno probabilmente:

  • il modello è comprensibile al tatto?
  • la persona riesce a distinguere le caratteristiche principali?
  • aumenta la partecipazione all’esperienza della gravidanza?
  • il portale è realmente accessibile?
  • il tempo di consegna è accettabile?
  • l’oggetto è abbastanza resistente per essere conservato?

È un esempio di come in un’applicazione assistiva le normali metriche di prestazione AM possano diventare secondarie.

La stampa 3D non sostituisce l’accessibilità degli ospedali

Esiste però un rischio nell’interpretare progetti come First Hello come soluzione completa.

Rendere tattile la stampa dell’ecografia non elimina la necessità che l’appuntamento medico stesso sia accessibile.

Un’esperienza inclusiva può richiedere anche:

  • spiegazioni verbali precise;
  • documentazione accessibile;
  • compatibilità con screen reader;
  • personale formato;
  • comunicazioni digitali accessibili.

Il modello arriva dopo l’ecografia.

Non dovrebbe diventare un’alternativa alla progettazione inclusiva dei servizi sanitari.

Guide Dogs presenta infatti First Hello come un esempio all’interno di un impegno più ampio per eliminare barriere, non come una soluzione unica.

Il progetto potrebbe comunque essere facilmente replicabile oltre il Regno Unito

Se la fase pilota dimostrerà una domanda sufficiente, il concetto non dipende fortemente dall’infrastruttura britannica.

Un workflow simile potrebbe essere costruito in:

  • ospedali;
  • associazioni;
  • service di stampa;
  • cliniche ostetriche.

La parte più complessa da standardizzare sarebbe probabilmente la conversione affidabile da differenti formati e qualità delle immagini.

Un sistema semi-automatizzato potrebbe però permettere di distribuire la produzione.

Esiste anche una possibilità ancora più interessante: integrare il servizio direttamente nella diagnostica

In futuro, anziché fotografare la stampa dell’ecografia, sarebbe tecnicamente preferibile utilizzare direttamente i dati digitali generati dall’apparecchiatura.

Se disponibile un dataset volumetrico:

ecografo 3D → segmentazione → mesh → ottimizzazione tattile → stampa.

Questo ridurrebbe le ricostruzioni necessarie.

L’output potrebbe conservare maggiore informazione geometrica pur rimanendo un modello non diagnostico destinato all’accessibilità.

Una infrastruttura del genere richiederebbe però:

  • integrazione con i sistemi ospedalieri;
  • gestione dei dati sanitari;
  • standardizzazione;
  • autorizzazioni.

First Hello evita deliberatamente questa complessità.

Il valore della fase pilota è proprio dimostrare la domanda prima di costruire una infrastruttura più complessa

Con circa cinquanta richieste pubbliche disponibili, Guide Dogs può valutare:

  • interesse;
  • feedback;
  • costi;
  • difficoltà operative.

Se l’esperimento funzionerà, il passo successivo potrebbe non essere semplicemente stampare più modelli nello stesso modo.

Potrebbe significare migliorare:

  • processo di conversione;
  • accessibilità digitale;
  • materiali;
  • integrazione audio;
  • automazione.

First Hello è quindi una piccola applicazione di stampa 3D con implicazioni molto più ampie

Dal punto di vista puramente tecnologico, creare un rilievo in resina da un’immagine non è una delle sfide più difficili dell’additive manufacturing.

Il progetto è interessante per un motivo diverso.

Prende un’informazione che viene distribuita quasi esclusivamente attraverso la vista e la trasforma in qualcosa che può essere percepito direttamente con un altro senso.

La stampa 3D diventa quindi un mezzo di traduzione.

Non traduce una lingua in un’altra, ma:

immagine → forma

vista → tatto.

Questa funzione potrebbe rivelarsi importante in numerosi altri ambiti nei quali grafici, immagini e modelli sono ancora progettati presupponendo implicitamente che l’utente possa vedere.

Per i genitori coinvolti in First Hello, però, il valore è molto meno astratto. Non si tratta di dimostrare una nuova tecnologia assistiva, ma di poter toccare per la prima volta una rappresentazione del proprio bambino nello stesso momento della gravidanza in cui altri familiari ne osservano l’ecografia.

Ed è proprio qui che il progetto di Guide Dogs mostra uno degli utilizzi più efficaci della produzione additiva: fabbricare un oggetto unico non perché la geometria sia industrialmente impossibile, ma perché quella geometria appartiene a una sola persona e per quella persona ha un significato che un prodotto standard non potrebbe avere.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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