Il programma AAMI e l’obiettivo: stessa parte, stessi requisiti, in due nazioni alleate
America Makes (acceleratore nazionale statunitense per l’additive manufacturing, con sede a Youngstown, Ohio) e il National Center for Defense Manufacturing and Machining (NCDMM) hanno annunciato i vincitori del programma Allied Additive Manufacturing Interoperability (AAMI), un’iniziativa finanziata per un totale di 1,1 milioni di dollari per affrontare un problema pratico: consentire che componenti metallici realizzati in Laser Powder Bed Fusion (LPBF) possano essere prodotti e accettati in modo coerente lungo le catene di fornitura del Department of Defense (DoD) statunitense e del Ministry of Defence (MoD) britannico. L’intento non è “stampare di più”, ma stampare in modo equivalente: stessi criteri di qualificazione, stessi metodi di verifica, stessi requisiti di tracciabilità e sicurezza, così da ridurre tempi e costi quando un componente deve essere costruito “dall’altra parte dell’Atlantico” senza ripartire ogni volta da zero con nuove qualifiche e audit.

Chi finanzia e perché: qualificare la produzione additiva come capacità di supply chain
Il finanziamento arriva dall’Office of the Under Secretary of Defense for Research and Engineering – Manufacturing Technology Office (OSD(R&E) ManTech). Il punto chiave è che, per la difesa, la manifattura additiva non è solo una tecnologia: è una componente della prontezza operativa e della resilienza logistica. Se un sistema deve essere mantenuto in efficienza, la possibilità di produrre ricambi o parti critiche in più siti certificati—con regole comuni—diventa un moltiplicatore di capacità, soprattutto quando si parla di flotte distribuite, basi avanzate e forniture soggette a colli di bottiglia.

Perché proprio LPBF: prestazioni, ripetibilità e “barriere” ancora aperte
La scelta della LPBF (o PBF-LB in alcune terminologie di standardizzazione) riflette la centralità di questo processo nella produzione di parti metalliche complesse ad alte prestazioni. È anche il processo dove le barriere alla “portabilità” sono più evidenti: cambiano le macchine e i loro algoritmi, cambiano le strategie laser, cambiano i lotti di polvere e i controlli, cambiano le catene di misura e i criteri di accettazione. America Makes indica tra i principali ostacoli condivisi da USA e Regno Unito: qualifica e certificazione di processo/parte, gestione dei diritti di proprietà intellettuale, trasmissione sicura dei dati, e integrazione nella supply chain (inclusi requisiti di sicurezza e compliance).

Interoperabilità, in pratica: “equivalenza di processo” e quadro comune di qualificazione
Il cuore del programma AAMI è costruire e dimostrare un qualification framework che consenta di parlare di “equivalenza” tra fornitori AM in USA e UK. Significa definire:

  • quali evidenze servono per dimostrare che due linee produttive LPBF (anche con macchine e set-up differenti) portano a risultati comparabili;

  • quali controlli minimi sono indispensabili (polveri, parametri, monitoraggio, post-process, NDT, metrologia);

  • come gestire la continuità digitale: versioni dei file, autorizzazioni, tracciabilità, protezione dei dati e catena di custodia;

  • come trasferire qualifiche senza duplicare l’intero percorso in ogni sito, mantenendo però i requisiti di sicurezza e qualità richiesti dalla difesa.
    In questo contesto si inserisce anche la dichiarazione di Ben DiMarco (America Makes), che inquadra il tema come passaggio da materiali/processi “legacy” a un modello in cui la qualità è consistente tra nazioni alleate, grazie a regole di qualifica dimostrabili e replicabili.

I vincitori: due team industriali con partner su standard, macchine e produzione
America Makes ha selezionato due progetti sul topic “Demonstrating AM Equivalency and Interoperability for Defense Sustainment and Supply Chain Resilience”.

  • Team 1 (lead: Lockheed Martin) con ASTM International e Additive Manufacturing Solutions, Ltd. (UK).

  • Team 2 (lead: Eaton Corporation) con EOS North America, Materials Solutions (A Siemens Energy Business) e 3Degrees.
    La composizione dei team è indicativa: da un lato un grande prime contractor (Lockheed Martin) con un ente di standardizzazione (ASTM) e un partner UK focalizzato su manifattura additiva; dall’altro un gruppo con un grande industriale (Eaton), un OEM di sistemi LPBF (EOS), un player con footprint produttivo (Materials Solutions / Siemens Energy) e un ulteriore partner (3Degrees). L’obiettivo operativo è costruire dimostrazioni credibili e trasferibili, non solo linee guida teoriche.

Allineamento strategico: supply chain distribuite e criteri comuni tra alleati
Nel comunicato di America Makes, il programma AAMI viene esplicitamente collegato a due cornici: la UK Advanced Manufacturing Strategy e la U.S. Regional Sustainment Framework (RSF). Il messaggio è che l’interoperabilità non è un dettaglio tecnico, ma una condizione abilitante per una base industriale della difesa più “distribuita” e capace di adattarsi a vincoli logistici complessi. In termini pratici, significa predisporre una rete di fornitori qualificati che possano produrre componenti equivalenti quando cambiano priorità, disponibilità di impianti, oppure quando i tempi di approvvigionamento tradizionali diventano incompatibili con le necessità operative.

Implicazioni per l’industria AM: standard, dati e verifiche come “lingua comune”
Se i due progetti porteranno risultati utilizzabili, l’impatto potenziale è soprattutto metodologico:

  • maggiore chiarezza su cosa significhi “equivalenza” tra impianti LPBF;

  • riduzione del rischio quando si deve spostare la produzione tra siti;

  • spinta verso requisiti più robusti per sicurezza del dato, gestione IP e tracciabilità end-to-end;

  • accelerazione di approcci di qualifica che possano diventare riferimenti anche oltre lo specifico asse USA–UK.
    Per la manifattura additiva metallica destinata a contesti regolati, l’interoperabilità diventa quindi un tema di governance tecnica: non solo parametri di processo, ma regole, evidenze e controlli condivisi.

Di Fantasy

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