L’Hospital Universitario Nuestra Señora de La Candelaria, struttura pubblica del Servizio Canario de la Salud con sede a Santa Cruz de Tenerife, ha introdotto la produzione interna di ausili di meccanoterapia tramite stampa 3D per il percorso riabilitativo dei pazienti con lesioni alla mano. Il caso riguarda strumenti utilizzati nell’area di Terapia Occupazionale del servizio di Riabilitazione e mostra un taglio netto dei costi rispetto all’acquisto da fornitori specializzati.

Secondo i dati riportati dalle fonti che hanno ripreso il caso, un lotto equivalente di strumenti avrebbe un costo di circa 2.316 euro se acquistato all’esterno, mentre la produzione interna con stampante 3D scende a circa 56 euro per lotto. La riduzione è pari a 97,6%, un dato che spiega perché il progetto abbia un valore che va oltre la semplice sperimentazione tecnica e venga considerato un modello operativo utile anche per altre strutture sanitarie.

Come vengono usati gli ausili stampati in 3D

Gli ausili prodotti a La Candelaria sono destinati a pazienti con rotture tendinee, fratture dei metacarpi e limitazioni della mobilità della mano. La terapista occupazionale Teresa Fernández ha spiegato che il vantaggio principale rispetto agli strumenti standard non è solo economico: ogni pezzo può essere adattato all’anatomia del singolo paziente e allo stadio del recupero funzionale. Questo rende il dispositivo più utile nella pratica clinica quotidiana, perché permette di modulare meglio l’esercizio e la progressione terapeutica.

Un caso citato in modo esplicito è il Canadian board, una tavola forata con perni intercambiabili impiegata per il trattamento di lesioni a mano, polso, avambraccio e gomito. Poiché la versione commerciale è coperta da brevetto, l’ospedale non la replica in modo diretto: sviluppa invece varianti proprie, calibrate sulle necessità cliniche dei pazienti. Fernández osserva che il modello originale è piuttosto grande e poco flessibile, mentre le versioni realizzate internamente possono essere ridotte o modificate per lavorare solo su una porzione della mano, per esempio su un singolo dito.

Il ruolo del reparto tecnico e il flusso di lavoro

La produzione non è affidata soltanto al personale clinico. Il flusso di lavoro coinvolge anche il reparto IT dell’ospedale: il team tecnico riceve la richiesta, osserva il bisogno nel reparto di Terapia Occupazionale, realizza il prototipo digitale e lo stampa. Tra i nomi citati nelle fonti compare l’ingegnere tecnico Carlos Yanes, che con i colleghi traduce i requisiti terapeutici in oggetti stampabili. Questo passaggio è centrale, perché mostra come l’adozione della stampa 3D in ospedale richieda una collaborazione stabile tra competenze cliniche e competenze ingegneristiche.

I tempi di stampa cambiano in base alla geometria dell’oggetto. Le fonti indicano che un cilindro più piccolo può richiedere circa cinque ore, mentre una tavola terapeutica più grande può arrivare a diciotto ore. Questo significa che il vantaggio della produzione interna non dipende da una velocità assoluta superiore rispetto all’acquisto, ma dalla possibilità di produrre pezzi mirati senza attendere cataloghi, disponibilità commerciali o adattamenti manuali successivi.

Più pazienti trattati e maggiore capacità terapeutica

L’impatto non riguarda soltanto il bilancio economico. Teresa Fernández afferma che, prima dell’introduzione di questi strumenti personalizzati, seguiva in media sette-nove pazienti al giorno, con un ritmo di una persona ogni trenta minuti. Con gli ausili stampati in 3D l’attività è salita a dodici-quindici pazienti al giorno, con la possibilità di lavorare fino a tre persone nello stesso intervallo. Il dato suggerisce che la personalizzazione dello strumento può migliorare anche l’organizzazione del lavoro clinico.

Le fonti parlano inoltre di circa 12 modelli e quasi 30 pezzi già realizzati dal team dell’ospedale. Non si tratta quindi di un singolo prototipo o di una dimostrazione isolata, ma di una piccola libreria di dispositivi sviluppati su casi reali. Questo elemento è importante perché mostra il passaggio dalla prova concettuale a un uso continuativo, con la possibilità di costruire una base di soluzioni riutilizzabili e migliorabili nel tempo.

Dagli ausili terapeutici ai ricambi per apparecchiature ospedaliere

Il programma dell’ospedale non si limita alla riabilitazione. Le fonti riferiscono che il reparto tecnico ha iniziato a produrre anche componenti di ricambio per apparecchiature e infrastrutture ospedaliere datate, a condizione che non si tratti di parti critiche per la sicurezza e che non entrino in contatto diretto con il paziente. Tra gli esempi citati figurano valvole da 40 millimetri per piatti doccia ospedalieri non più in produzione e pezzi di ricambio per vecchi letti sanitari. In questo modo la stampa 3D viene usata anche come supporto alla manutenzione e all’estensione del ciclo di vita di attrezzature esistenti.

Questo impiego secondario è rilevante perché collega il caso di La Candelaria a un tema più ampio: la manifattura additiva ospedaliera non serve solo per modelli anatomici o strumenti per la pianificazione, ma può diventare anche una risorsa interna per realizzare componenti funzionali a basso volume. In Spagna questo scenario si inserisce in un contesto più esteso di ospedali che stanno adottando la stampa 3D per usi clinici e tecnici, come mostrano le ricognizioni di settore e casi istituzionali come quello dell’Hospital 12 de Octubre di Madrid, che ha ottenuto una certificazione nazionale per la progettazione e la fabbricazione di prodotti sanitari tridimensionali su misura.

Una possibile banca dati nazionale dei prototipi

Il responsabile di sezione Alejandro Estévez ha indicato tra gli obiettivi futuri la creazione di una banca dati nazionale dei prototipi sviluppati, così da offrire un riferimento ad altri ospedali spagnoli. Le fonti aggiungono che la struttura ha già acquisito una seconda stampante 3D, segnale che il progetto non viene considerato un episodio occasionale ma una capacità da consolidare. Se questo archivio verrà realizzato, il caso di La Candelaria potrà diventare un esempio concreto di condivisione ospedaliera di progetti tecnici validati sul campo.

Perché questo caso è interessante per la sanità pubblica

Il punto più interessante non è soltanto il risparmio del 97,6%, ma il fatto che un ospedale pubblico abbia costruito un processo interno capace di trasformare esigenze cliniche specifiche in dispositivi funzionali prodotti localmente. In un contesto in cui molti strumenti commerciali sono rigidi, costosi o non pensati per singoli casi, la combinazione tra Terapia Occupazionale, reparto di Riabilitazione e supporto tecnico permette di creare strumenti più aderenti alla pratica reale. Il caso di La Candelaria mostra quindi come la stampa 3D possa essere usata in ospedale non solo per innovazione di immagine, ma come leva operativa su costi, personalizzazione e continuità del servizio.

Di Fantasy

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