3D printing e oil & gas: cosa cambia con i 17 accordi USA di Aramco (oltre 30 miliardi di dollari) e dove si inserisce l’Additive Manufacturing
Saudi Aramco ha annunciato 17 Memoranda of Understanding (MoU) e accordi commerciali con aziende statunitensi per un valore potenziale complessivo superiore a 30 miliardi di dollari. La notizia è stata comunicata in data 19 novembre 2025 e riguarda iniziative che spaziano da LNG (gas naturale liquatto) a forniture e servizi industriali, fino a materiali avanzati e partnership finanziarie. Il dato economico è rilevante, ma per la manifattura (e in particolare per la stampa 3D) conta soprattutto l’impostazione: Aramco sta costruendo un perimetro di fornitori e alleanze in cui localizzazione industriale, catena digitale e materiali ad alte prestazioni diventano leve operative, non solo obiettivi programmatici.
Che cosa comprendono i 17 accordi: forniture, servizi e infrastrutture LNG
Dalla ricostruzione pubblica, i tasselli principali includono: (1) procurement di materiali e servizi con grandi player dell’ingegneria e dell’oilfield services; (2) accordi e intese collegati allo sviluppo e alla fornitura di infrastrutture LNG negli Stati Uniti; (3) un filone dedicato a materiali avanzati e competenze industriali da rendere disponibili (o sviluppare) anche in Arabia Saudita. Sul lato LNG vengono citate intese con MidOcean Energy e Commonwealth LNG (Louisiana), che ruotano attorno a investimenti potenziali e/o rapporti di lungo periodo per acquisti e fornitura di gas/LNG: progetti che richiedono impiantistica complessa (compressori, valvole, sistemi criogenici, piping, apparecchiature di processo) e una gestione ricambi che tende a essere onerosa per tempi e logistica.
I partner industriali citati: perché contano per la manifattura
Nel perimetro forniture/servizi compaiono nomi che, per diffusione globale e presenza su impianti, sono canali naturali per introdurre nuove modalità produttive: SLB (Schlumberger), Baker Hughes, Halliburton, McDermott, KBR, Worley, Fluor, Flowserve, NOV e NESR (tra gli altri citati nelle sintesi ufficiali e di settore). Queste aziende operano su progettazione, costruzione, manutenzione, revamping e gestione operativa: ambiti in cui il tema “parti di ricambio”, “obsolescenza” e “lead time” è strutturale. Quando Aramco consolida relazioni e flussi di procurement con questi attori, aumenta anche la probabilità che, in parallelo, si strutturino processi di qualifica e approvvigionamento per componenti prodotti con tecnologie alternative (tra cui l’Additive Manufacturing), se e quando i casi d’uso risultano economicamente sostenibili.
Il tassello “materiali avanzati”: Syensqo e la filiera dei compositi
Uno dei punti più interessanti per la stampa 3D non è una “stampante” o un impianto AM citato esplicitamente, ma la scelta di lavorare sulla disponibilità locale di materiali. Aramco e Syensqo (società di materiali avanzati nata dallo spin-off di Solvay) hanno annunciato un MoU per esplorare lo sviluppo di una filiera dei compositi in Arabia Saudita, con riferimento a fibra di carbonio e compositi avanzati per applicazioni industriali. In una logica di manifattura digitale, la disponibilità di feedstock qualificati e ripetibili è un requisito: molte applicazioni AM, soprattutto in polimeri tecnici e compositi, diventano praticabili su scala solo quando esistono supply chain e procedure di qualifica coerenti con l’ambiente operativo (temperature, agenti chimici, cicli di carico).
Dove entra davvero l’Additive Manufacturing: supply chain digitale e ricambi “on demand”
Nel settore oil & gas il punto di frizione non è solo “produrre”, ma produrre quando serve e dove serve. Impianti e asset remoti convivono con parti specialistiche, lotti piccoli, componenti legacy e fornitori distribuiti. L’Additive Manufacturing viene spesso associato a tre leve operative: (1) inventario digitale al posto di stock fisici; (2) riduzione dei tempi di approvvigionamento su parti a bassa rotazione o obsolete; (3) produzione localizzata vicino al punto d’uso, con riduzione della dipendenza logistica. In parallelo, nel mondo energy/maritime cresce il tema della certificazione e dei percorsi di qualifica: enti come DNV lavorano su servizi e framework per la stampa 3D e l’adozione su componenti e applicazioni industriali, soprattutto dove la tracciabilità e la ripetibilità contano quanto la prestazione meccanica.
Casi d’uso coerenti con gli accordi: cosa potrebbe essere stampato (e cosa no)
All’interno di grandi catene di fornitura come quelle gestite da Aramco e dai suoi partner, l’AM tende a partire da categorie dove il rapporto rischio/beneficio è gestibile: attrezzaggi, maschere, utensili, protezioni, supporti, carter, staffe, cover e componenti non in pressione. Un filone parallelo riguarda polimeri tecnici e compositi per resistenza a corrosione e agenti chimici, dove la stampa 3D può servire a integrare funzioni (canali, alloggiamenti, fissaggi) e ridurre assemblaggi. Per le parti “più difficili” (pressione, sicurezza, rotanti critici) il tema si sposta su qualifica, controlli non distruttivi, ripetibilità di processo e standard: senza questi elementi, l’AM resta confinato a prototipazione o a componenti non critici.
Perché la notizia è “manifatturiera” oltre che energetica
Il punto non è che Aramco “ha deciso di stampare in 3D”, perché questo non è ciò che viene dichiarato nei comunicati. Il punto è che, mettendo insieme procurement su larga scala, materiali avanzati, asset LNG ad alta complessità e partner industriali con footprint globale, si crea un contesto in cui l’AM può diventare un’opzione concreta in specifiche fasce della catena ricambi e della produzione di componenti speciali. In altre parole: quando i contratti e le intese puntano a rafforzare filiere e capacità industriali, cresce lo spazio per soluzioni che accorciano i cicli e riducono le dipendenze, purché sostenute da qualifica e standard.
