Bentley Batur Convertible #4: debutto del platino stampato in 3D in un’auto Mulliner

Un esemplare “coachbuilt” costruito attorno a una commessa specifica
La Bentley Batur Convertible #4 è un esemplare realizzato dalla divisione Mulliner di Bentley Motors all’interno del programma “coachbuilt”, cioè una produzione a bassissima tiratura in cui ogni vettura nasce da un percorso di configurazione estremamente spinto. Nel caso della #4, il progetto viene raccontato come un lavoro sviluppato con un processo di co-creazione con la cliente, Sonia Breslow, e come una delle specifiche più complesse tra quelle completate finora per la Batur Convertible.

Cosa cambia con il platino: piccole parti ad altissima precisione prodotte in additive manufacturing
Il punto tecnico più interessante per la manifattura additiva è l’introduzione, per la prima volta su una Bentley, di componenti in platino realizzati tramite stampa 3D. La notizia evidenzia due elementi dell’abitacolo: il marker del punto morto superiore (top dead centre) sul volante e i comandi “organ stop” utilizzati per la ventilazione. L’impiego del platino, oltre al valore del materiale, richiede lavorazioni molto controllate: produrre geometrie minute e finiture coerenti è uno scenario in cui la stampa 3D metallica può diventare una scelta funzionale, soprattutto quando i volumi sono minimi e la personalizzazione è parte del prodotto.

Perché proprio la stampa 3D su un’auto di lusso: personalizzazione, tempi e libertà di dettaglio
Nel mondo coachbuilt la stampa 3D metallica non viene usata per sostituire l’artigianato, ma per affiancarlo dove serve controllo digitale e ripetibilità del dettaglio: pezzi piccoli, tolleranze strette, forme complesse o iterazioni rapide durante la definizione del progetto. Nel caso della Batur Convertible #4, Bentley non indica pubblicamente quale processo di stampa sia stato impiegato per il platino; ciò che emerge è l’uso dell’additive manufacturing come strumento per portare in produzione componenti non standard, integrati in una catena di finitura e montaggio tipica del lusso automotive.

Un elemento “digitale” oltre la stampa 3D: la welcome lamp con micro-specchi
Accanto ai componenti in platino, la vettura integra un’altra soluzione legata alla produzione digitale: una welcome lamp animata che proietta il nome della proprietaria utilizzando oltre 415.000 micro-specchi. Qui non si parla di stampa 3D, ma di micro-ottica e controllo digitale per realizzare un effetto visivo personalizzato. È un segnale utile per capire come, su veicoli a tiratura limitata, la personalizzazione stia diventando un mix di artigianato, progettazione parametrica e micro-tecnologie.

Motore e piattaforma: il W12 6.0 biturbo resta al centro della Batur Convertible
Nonostante il livello di personalizzazione, la Batur Convertible mantiene la configurazione di punta con motore W12 6.0 biturbo. Le fonti riportano una potenza di 740 bhp (circa 750 PS), con assemblaggio artigianale del propulsore. Questo elemento è spesso citato come parte della narrativa di fine ciclo del W12 Bentley: una piattaforma tradizionale che viene abbinata a contenuti tecnologici su misura, inclusi componenti realizzati in additive manufacturing.

Mulliner come “ponte” tra design e manifattura avanzata
Bentley descrive Mulliner come la divisione dedicata alle personalizzazioni e ai veicoli coachbuilt, un contesto dove la scelta dei materiali e delle tecniche produttive è parte integrante del risultato. In questa cornice, la stampa 3D (qui applicata al platino) diventa una leva in più per ottenere dettagli distintivi senza dover ricorrere a attrezzaggi dedicati per volumi minimi. Per l’ecosistema della stampa 3D, è un caso d’uso significativo perché mostra l’additive manufacturing impiegato non solo per prototipi o parti nascoste, ma per componenti di interfaccia e finiture che devono soddisfare requisiti estetici e tattili molto elevati.

Batur Convertible #4. Immagine via Bentley Motors.
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Di Fantasy

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