Due aziende, due approcci, un obiettivo comune
L’articolo pubblicato da 3DPrint mette insieme due nomi che, pur partendo da contesti diversi, stanno cercando di abbassare in modo netto la soglia d’accesso alla Laser Powder Bed Fusion per metalli: la olandese Metal Base e la statunitense Scrap Labs. Il punto non è soltanto il prezzo dichiarato sotto i 10.000 nella configurazione di ingresso, ma il fatto che entrambe stiano tentando di portare una tecnologia normalmente associata a impianti molto più costosi verso laboratori, startup, officine tecniche e piccoli team di sviluppo. Nel pezzo di 3DPrint, questa dinamica viene letta come l’emergere di una vera fascia entry-level del metal LPBF, distinta dai sistemi industriali tradizionali e anche dalle soluzioni metalliche basate su filamenti caricati o workflow con debinding e sinterizzazione.
Metal Base: LPBF da officina con laser blu e architettura a gantry
Metal Base, startup con sede a Geldrop nei Paesi Bassi, propone The Metal 1.0, una macchina LPBF compatta e da pavimento che usa un laser a diodo blu da 445 nm e 60 W, un’architettura XY gantry al posto della combinazione classica fibra + galvo e un assorbimento elettrico dichiarato inferiore a 800 W, quindi compatibile con una presa standard. La build area dichiarata è 128 × 100 mm, con opzione 128 × 150 mm, lo spessore strato tipico è 0,05–0,10 mm e i materiali indicati come supportati comprendono 316L, Inconel 718, bronzo CuSn e, con risultati ancora parziali, il rame. La soglia di prezzo comunicata dall’azienda è 8.500 euro per la macchina base, IVA esclusa, con opzioni per generatore di azoto, upgrade Z e assemblaggio completo.
Metal Base sostiene di essere già oltre la sola fase concettuale
Un elemento che rende il caso Metal Base più concreto rispetto a molti annunci di crowdfunding è che l’azienda dichiara di avere macchine in funzione presso clienti nei Paesi Bassi e in altri siti dell’Unione Europea, oltre a un programma beta già avviato. Il sito dell’azienda indica che il progetto Kickstarter è stato aperto il 17 marzo 2026, mentre 3DPrint riporta che diversi sistemi beta erano già installati e operativi da mesi presso clienti. Questo non equivale a una validazione industriale estesa, ma sposta il progetto fuori dalla categoria dei semplici rendering o concept non testati.
Scrap Labs punta sulla compattezza e su una macchina pensata per entrare più facilmente nei flussi desktop-lab
Scrap Labs, con sede a Boulder, Colorado, propone invece Scrap 1, una piattaforma LPBF compatta con volume di costruzione 100 × 100 × 100 mm, laser da 200 W a 915 nm, layer da 20 a 100 μm, velocità massima dichiarata di 1.500 mm/s, filtrazione HEPA, compatibilità con argon o azoto, alimentazione monofase 100–240 V e firmware Klipper. L’azienda indica una macchina da 30 kg, con spot laser di circa 135 μm, pensata per un flusso operativo basato su ScrapSlicer, PrusaSlicer e OrcaSlicer. I materiali elencati sul sito comprendono acciai inox, tool steel, leghe di rame, leghe di nichel e CoCr, ma la stessa azienda precisa che le specifiche sono ancora obiettivi e possono cambiare.
Sul prezzo di Scrap 1 c’è già una distinzione chiara tra kit e macchina assemblata, ma le pagine pubbliche non sono perfettamente allineate
Il dato più forte di Scrap Labs è il prezzo d’ingresso del kit, comunicato a 9.600 dollari per il lancio. Per la versione assemblata, però, le pagine pubbliche non sono del tutto coerenti tra loro: la sezione prodotto mostra una promozione early-bird per il sistema assemblato a 12.990 dollari, mentre il comunicato ufficiale e le FAQ continuano a indicare 17.990 dollari come base per la macchina fully assembled and tested, con incremento del kit a 14.200 dollari dopo il 30 aprile 2026. Resta invece coerente il calendario generale: debutto pubblico al Rocky Mountain RepRap Festival del 18–19 aprile 2026 e spedizioni stimate dall’azienda per inizio 2027.
Il punto tecnico più interessante: entrambe cercano di togliere complessità all’LPBF senza rinunciare al metallo vero
Il tratto comune tra Metal Base e Scrap Labs è che nessuna delle due si presenta come variante economica di workflow indiretti: entrambe parlano di fusione laser di polvere metallica reale, non di compositi caricati da sinterizzare dopo. Per arrivarci, però, riducono costi e complessità con scelte architetturali insolite rispetto ai sistemi LPBF industriali classici: Metal Base usa un laser blu a 445 nm e un movimento a gantry, mentre Scrap Labs mette l’accento su compattezza, controllo di processo, basso assorbimento elettrico e software derivati dal mondo desktop. Anche 3DPrint evidenzia questo incrocio tra ecosistema desktop e metal AM, citando Klipper, OrcaSlicer e l’adozione di piattaforme motion derivate dalla stampa a estrusione.
Metal Base ha già pubblicato dati meccanici indipendenti sul 316L; Scrap Labs, per ora, parla soprattutto di target e roadmap di validazione
Un aspetto importante per distinguere il marketing dalla maturità tecnica è la disponibilità di dati verificabili. Metal Base ha pubblicato un aggiornamento in cui riferisce test indipendenti eseguiti presso il Laboratory for Experimental Mechanics della University of Zagreb su provini in 316L stampati “as-built”, con valori medi riportati di circa 606,9 MPa di resistenza a trazione, 434,2 MPa di snervamento convenzionale e 48,83% di allungamento totale. Scrap Labs, dal canto suo, dichiara come target una densità superiore al 99% e dedica una pagina tecnica a temi come densità, ossigeno, controllo del fascio e qualità del processo, ma sulle proprie pagine pubbliche presenta ancora soprattutto obiettivi, criteri di valutazione e l’intenzione di pubblicare prove e misure comparative.
La promessa del prezzo basso non elimina i requisiti di sicurezza
Il fatto che queste macchine puntino a laboratori piccoli o officine compatte non cambia la natura del processo: si tratta sempre di sistemi con laser e polveri metalliche fini. Metal Base lo scrive in modo esplicito nel proprio materiale di sicurezza: la macchina contiene una sorgente Class 4, impone interlock attivi, vieta l’uso di metalli reattivi come titanio e alluminio, richiede protezione respiratoria P3/N99 o PAPR durante la gestione delle polveri, un aspiratore con filtro HEPA, un estintore Classe D entro 5 metri e attenzione al rischio di accumulo di azoto in ambienti poco ventilati. Scrap Labs, nelle proprie comunicazioni, insiste sul fatto che l’accessibilità non debba arrivare a scapito di sicurezza o prestazioni e, nella pagina tecnica, sottolinea l’importanza del controllo dell’ossigeno in camera come elemento chiave per qualità e stabilità del processo.
Perché questa notizia conta davvero per il settore
Il valore della notizia non sta nel fatto che il metal LPBF diventi improvvisamente “facile”, ma nel fatto che Metal Base e Scrap Labs stanno cercando di creare una fascia che finora era rimasta quasi vuota: quella di macchine abbastanza economiche da entrare in un laboratorio indipendente, in una startup hardware, in un dipartimento R&D o in una piccola officina tecnica, senza arrivare ai costi e alle infrastrutture di un sistema industriale da sei cifre. Lo stesso 3DPrint osserva che questi prodotti non sembrano destinati a sostituire il mercato LPBF industriale esistente, ma piuttosto ad allargare la base utenti della manifattura additiva metallica. Se i dati di processo e affidabilità reggeranno nel tempo, l’effetto più importante potrebbe non essere la concorrenza diretta ai grandi costruttori, ma la nascita di molti più casi d’uso a bassa soglia d’ingresso.
