9T Labs, azienda svizzera nota per un processo proprietario dedicato ai compositi in fibra continua, risulta oggi in liquidazione a seguito dell’apertura di una procedura fallimentare in Svizzera. La notizia è emersa perché la società, pur essendo stata molto citata negli anni per la sua piattaforma “Red Series” e per l’approccio ibrido tra deposizione e consolidamento, ha lasciato poche comunicazioni pubbliche sullo stato dell’attività, mentre sono comparsi riferimenti alla vendita degli asset e al venir meno della presenza online ufficiale.
Cosa dice il registro svizzero: data del fallimento e “in liquidazione”
Nel Foglio ufficiale svizzero di commercio (SHAB) compare la mutazione “9T Labs AG in Liquidation”. Il documento indica che il Tribunale fallimentare del Tribunale distrettuale di Zurigo ha aperto la procedura con effetto dal 03.11.2025 alle ore 10:00, specificando che la società è quindi considerata sciolta (“dissolta”) ai fini della procedura. È un passaggio formale importante perché aggancia la vicenda a un iter giuridico e amministrativo preciso, con pubblicazioni e scadenze.
La “grida” ai creditori: procedura sommaria e un mese per insinuare i crediti
Un’ulteriore pubblicazione SHAB, classificata come “Konkurspublikation/Schuldenruf” (pubblicazione di fallimento e richiamo ai creditori), riporta la società (con UID CHE-204.670.554) e indica che la procedura è di tipo “summarisch” (procedura sommaria). La pubblicazione invita i creditori e chiunque vanti diritti su beni in possesso della debitrice a presentare le proprie pretese con documentazione entro il termine indicato: 1 mese, con riferimento all’ufficio competente a Zurigo (Konkursamt).
Che cos’è la liquidazione sommaria in Svizzera (in pratica)
Nel sistema svizzero, la liquidazione sommaria è una procedura di fallimento pensata per casi considerati “semplici” oppure quando l’azienda non dispone di attivi tali da giustificare un iter più strutturato: l’autorità fallimentare può proporla al giudice e, una volta avviata, l’ufficio procede con inventario, misure di tutela dei beni, pubblicazione dell’appello ai creditori e gestione della massa fallimentare. Il portale informativo della Confederazione descrive la logica del meccanismo e distingue la liquidazione sommaria da quella ordinaria, che prevede assemblee dei creditori e un livello di controllo più articolato.
Dalla “nine tonnes” alla Red Series: l’idea tecnica di 9T Labs
Il nome 9T Labs è spesso collegato al concetto di “nine tonnes” come richiamo alla fase di pressione nel processo. La tecnologia (Additive Fusion Technology, AFT) prevedeva la deposizione di polimero e fibre seguita da un trattamento in pressione, con l’obiettivo di ottenere componenti in composito ad alte prestazioni. Nella narrazione pubblica dell’azienda e nei resoconti di settore, il punto chiave era rendere più ripetibile e industrializzabile la produzione di parti strutturali in composito, evitando i limiti delle lavorazioni manuali tipiche di molte filiere tradizionali.
Com’è fatta la piattaforma: software + Build Module + Fusion Module
Nel tempo, vari osservatori del settore hanno descritto l’offerta 9T Labs come un pacchetto “end-to-end”: software di progettazione e ottimizzazione (spesso citato come Fibrify), una macchina di deposizione per realizzare il “preform” (Build Module) e un’unità successiva per consolidare e sagomare il componente (Fusion Module). È stata descritta anche come un sistema in cui il Build Module si avvicina a un ibrido tra FFF e automazione di posa (ATP), mentre la Fusion Module copre lo stadio che consolida e rimodella il preform, con una forte enfasi su sensori, controllo di processo e produttività.
Prestazioni dichiarate e obiettivo “serie”: fibra al 60% e bassi vuoti
Un tema ricorrente nella comunicazione dedicata a 9T Labs è la ricerca di alti volumi di fibra e bassa porosità/void content. In alcuni resoconti di settore l’Additive Fusion Technology viene indicata come abilitante per parti in CFRP con contenuto di fibra fino al 60% e void content <1%, elementi che puntano alla ripetibilità e all’uso strutturale. L’obiettivo dichiarato è stato spesso quello di rendere la manifattura dei compositi più automatizzata e competitiva rispetto a metalli e lavorazioni sottrattive, almeno per determinate tipologie di componenti.
Investimenti e partner industriali: Stratasys, Solvay e altri
Sul fronte finanziamenti, diverse testate riportano un round Series A da 17 milioni di dollari (2022) con la presenza di investitori industriali e finanziari: tra i nomi citati compaiono Stratasys e Solvay Ventures, oltre a Verve Ventures, ACE & Company, Zürcher Kantonalbank e Wingman Ventures. In quell’occasione l’azienda collegava l’uso del capitale alla commercializzazione della piattaforma Red Series e alla crescita verso applicazioni a volumi più elevati, con mercati target che includevano aerospazio, automotive, medicale e industria.
Progetti e adozione: l’esempio Setforge e la spinta alla sostituzione metallo
Tra i casi d’uso citati negli anni compare la collaborazione con Setforge (gruppo Farinia) per portare parti in CFRP verso la produzione in serie, con l’idea di sostituire componenti metallici (acciaio, alluminio, titanio) con alternative in composito. In questo tipo di iniziative viene spesso evidenziata la combinazione tra software e attrezzature come leva per rendere la progettazione dei compositi più accessibile a chi proviene dal mondo metallico.
Sito offline e vendita degli asset: hardware, ma soprattutto proprietà intellettuale
Il sito web aziendale è stato segnalato come non raggiungibile (errore 404) e l’attenzione si è spostata su un’iniziativa di vendita degli asset, includendo non solo attrezzature ma anche IP (proprietà intellettuale): disegni, documentazione tecnica, ricerca, marchi e materiali correlati. In scenari di liquidazione, l’IP può diventare l’asset più appetibile, perché consente a terzi di rilevare know-how e piattaforme senza sostenere integralmente i costi di sviluppo già affrontati dall’azienda originaria.
Che cosa può succedere ora: esiti possibili senza forzare previsioni
Da qui in avanti, l’esito dipende dall’interesse del mercato per gli asset e dall’andamento della procedura. Un primo scenario è l’acquisto dell’IP da parte di un soggetto industriale interessato a integrare tecnologia e brevetti nel proprio portafoglio, mantenendo magari una parte del concetto (software, materiali, architettura di processo) e ridefinendo go-to-market e industrializzazione. Un secondo scenario è la vendita frammentata (hardware separato, IP separata), con dispersione di competenze e difficoltà a ricostruire una roadmap coerente. Il punto verificabile, al momento, è la cornice formale: fallimento aperto, società in liquidazione, richiamo ai creditori e procedura sommaria indicata negli atti.
Un segnale per il settore: tecnologia forte, mercato complesso
Il caso 9T Labs mette in evidenza una dinamica frequente nell’additive manufacturing: anche quando una tecnologia mostra metriche interessanti (materiali avanzati, consolidamento, controllo della fibra), la sostenibilità industriale dipende da fattori come dimensione del mercato indirizzabile, costi complessivi, tempi di qualificazione, filiere di servizio e concorrenza di soluzioni alternative (ad esempio compositi caricati fibra corta su piattaforme FFF più diffuse). Questa lettura non sostituisce le cause legali e finanziarie del fallimento, che richiederebbero documentazione contabile e atti completi, ma aiuta a contestualizzare perché “buone prestazioni” e “adozione di massa” non coincidono automaticamente.
