Il nome Chocola3D fa pensare a una macchina progettata soprattutto per lavorare il cioccolato, ma il sistema sviluppato dall’azienda Chocola3D, con sede a Sofia, in Bulgaria, punta a un campo di applicazione molto più ampio. La stampante utilizza infatti un sistema di estrusione a siringa che può essere caricato con diversi alimenti dalla consistenza sufficientemente pastosa: oltre al cioccolato, l’azienda indica impasti, formaggi, hummus, paté di carne, paste di verdura e frutta, gelatine, preparazioni dolciarie e formulazioni basate su proteine di pisello.
Chocola3D dichiara una compatibilità con più di 26 materiali alimentari. Il dato non va interpretato come un catalogo chiuso di 26 cartucce o ricette certificate: il principio della macchina è esattamente l’opposto. L’utente prepara l’alimento, ne regola consistenza e temperatura e lo introduce direttamente nella siringa di estrusione.
La caratteristica che distingue il progetto è quindi meno il numero assoluto degli ingredienti e più l’adozione di un sistema aperto che permette a ristoranti, pasticcerie, laboratori e centri di ricerca di sviluppare formulazioni proprie.
La stampa 3D alimentare diventa così un problema che riguarda contemporaneamente meccanica, gastronomia e reologia: non basta che un ingrediente sia commestibile per poter essere stampato. Deve anche scorrere attraverso un ugello sotto pressione e mantenere la forma dopo la deposizione.
Una stampante alimentare basata sull’estrusione
Dal punto di vista meccanico, Chocola3D condivide alcuni principi con le comuni stampanti 3D FFF utilizzate per i materiali termoplastici.
Una testina si sposta secondo coordinate definite digitalmente e deposita il materiale seguendo traiettorie generate da un software di slicing. Gli strati vengono sovrapposti fino a costruire la geometria desiderata.
La differenza fondamentale si trova nell’estrusore.
Una stampante FFF convenzionale alimenta la testina con un filamento plastico solido, che viene riscaldato fino a raggiungere una condizione adatta all’estrusione. Chocola3D lavora invece con alimenti già allo stato pastoso, semiliquido o, nel caso del cioccolato, mantenuti nella corretta condizione termica.
L’alimento viene collocato in una siringa e spinto attraverso l’ugello.
Questo metodo appartiene alla famiglia dell’extrusion-based food printing, la tecnica che ha trovato il maggior numero di applicazioni sperimentali nella stampa tridimensionale di alimenti.
Cioccolato, formaggio, purè di patate, impasti, creme, puree vegetali e formulazioni a base di carne sono stati tutti studiati attraverso sistemi di estrusione.
La siringa aperta è il centro del progetto Chocola3D
Chocola3D ha scelto di non vincolare la macchina a capsule alimentari proprietarie.
L’operatore prepara il materiale e riempie direttamente la siringa. In questo modo un pasticciere può utilizzare il proprio cioccolato, un ristorante può preparare una purea secondo la propria ricetta e un laboratorio può sperimentare differenti rapporti tra ingredienti.
Dal punto di vista commerciale questo elimina anche la necessità di acquistare consumabili alimentari esclusivamente dal produttore della stampante.
La scelta comporta però una maggiore responsabilità per l’utilizzatore.
Una cartuccia formulata dal costruttore può avere viscosità, temperatura e composizione già calibrate per la macchina. In un sistema aperto è invece necessario determinare i parametri adatti per ogni preparazione.
Una crema troppo fluida può uscire facilmente dall’ugello ma collassare appena depositata. Un composto troppo viscoso può conservare bene la forma ma richiedere una pressione eccessiva oppure interrompere l’estrusione.
Il vero materiale di una stampante alimentare non è quindi semplicemente “cioccolato” o “formaggio”: è una formulazione con proprietà fisiche sufficientemente controllate per essere estrusa e sovrapposta strato dopo strato.
Perché alcuni alimenti si stampano e altri no
Uno dei concetti centrali nella stampa 3D alimentare è la reologia, cioè lo studio del modo in cui un materiale si deforma e scorre quando viene sottoposto a una forza.
Un alimento adatto alla stampa per estrusione deve soddisfare due esigenze apparentemente contraddittorie.
Dentro la siringa e soprattutto durante il passaggio attraverso l’ugello deve scorrere con sufficiente facilità. Una volta depositato, deve invece recuperare consistenza abbastanza velocemente da sostenere gli strati successivi.
Molte formulazioni alimentari adatte all’estrusione presentano un comportamento definito shear-thinning: la viscosità diminuisce quando aumenta lo sforzo di taglio.
Durante il passaggio nell’ugello il materiale diventa quindi più facile da estrudere. Quando lo sforzo cessa, la struttura può recuperare una parte della propria consistenza.
È un comportamento particolarmente utile per la stampa 3D.
Le ricerche sulla stampa alimentare mostrano inoltre che ingredienti come amidi, pectina, gelatina, gomma xantana, gomma di guar e altri idrocolloidi possono essere impiegati per modificare le proprietà delle formulazioni.
Questo non significa che siano sempre necessari. Significa che una ricetta tradizionale può dover essere modificata se l’obiettivo non è soltanto mangiarla, ma farla passare attraverso un ugello e costruire con essa una geometria tridimensionale.
Il cioccolato rimane un materiale particolare
Il cioccolato occupa una posizione importante nella stampa alimentare perché possiede una proprietà favorevole alla deposizione additiva: può essere riscaldato fino a diventare sufficientemente fluido e poi solidificare raffreddandosi.
Il processo è però più delicato della semplice fusione.
La struttura cristallina del burro di cacao influenza lucentezza, consistenza, stabilità e comportamento del prodotto. Per questo nella lavorazione professionale del cioccolato viene utilizzato il temperaggio.
Chocola3D indica che la macchina può essere caricata con normale cioccolato precedentemente fuso e temperato.
Durante la stampa occorre mantenere un equilibrio termico: il materiale deve essere abbastanza caldo da passare attraverso l’ugello ma non deve rimanere liquido per un tempo tale da compromettere la geometria.
Il controllo della temperatura della zona di deposizione diventa quindi importante quanto quello dell’estrusore.
Chocola3D integra riscaldamento e raffreddamento
Tra le caratteristiche indicate da Chocola3D compare un sistema dedicato al controllo termico dell’area di stampa, con funzioni di riscaldamento, raffreddamento e refrigerazione.
Questo elemento è significativo perché diversi alimenti richiedono comportamenti opposti.
Nel caso del cioccolato è utile favorire una solidificazione controllata dopo la deposizione. Per alcune paste è invece sufficiente mantenere il materiale a temperatura ambiente, mentre determinate preparazioni possono richiedere condizioni termiche specifiche per conservare viscosità e forma.
La Food Standards Agency britannica identifica proprio il controllo della temperatura e le proprietà reologiche tra i principali parametri della stampa alimentare per estrusione.
Una macchina capace di gestire materiali differenti deve quindi adattare non soltanto velocità e pressione, ma anche l’ambiente termico nel quale il cibo viene depositato.
Più di 26 ingredienti non significa che tutto sia immediatamente stampabile
Chocola3D indica tra i materiali compatibili cioccolato, formaggio, impasti, hummus, carne, paste vegetali, paste di frutta, gelatine e proteine di pisello.
L’azienda sostiene inoltre che l’approccio aperto consenta di utilizzare numerose ricette sviluppate dagli operatori.
La stampa effettiva dipende però dalla preparazione.
Una carota intera non può ovviamente essere caricata nella siringa. Deve essere trasformata in una purea con caratteristiche adeguate.
Lo stesso vale per carne, frutta e numerosi altri alimenti.
Dimensione delle particelle, quantità di acqua, percentuale di grassi, fibre, proteine, temperatura e presenza di addensanti possono cambiare completamente il comportamento durante la stampa.
È quindi più corretto parlare di famiglie di formulazioni stampabili anziché di ingredienti che possono essere utilizzati senza preparazione.
Il caso della carne e delle proteine vegetali
La possibilità dichiarata da Chocola3D di estrudere paste di carne e formulazioni basate su proteine di pisello porta la macchina fuori dal solo settore della decorazione dolciaria.
La stampa 3D di impasti proteici è un campo studiato anche per la produzione di alternative alla carne e alimenti con texture controllate.
Aziende come Redefine Meat hanno sviluppato sistemi industriali per costruire alimenti vegetali strutturati, mentre Steakholder Foods ha lavorato su tecnologie di estrusione e bioprinting per prodotti a base di proteine.
Si tratta di macchine e obiettivi industriali molto diversi da quelli di Chocola3D, ma mostrano come l’estrusione controllata di paste alimentari possa essere utilizzata anche oltre la pasticceria.
Nel caso di una macchina aperta come Chocola3D, il limite principale rimane la preparazione dell’impasto e la capacità della formulazione di conservare la geometria durante e dopo la deposizione.
Il volume di stampa arriva a 250 × 230 × 150 millimetri
Le specifiche pubblicate direttamente da Chocola3D indicano un volume di lavoro di 250 × 230 × 150 millimetri.
La macchina misura 540 × 520 × 480 millimetri e pesa circa 24 chilogrammi.
Si tratta quindi di un sistema da banco pensato più per laboratori, pasticcerie, ristoranti, scuole e piccole produzioni che per una linea alimentare industriale ad alta produttività.
Il volume disponibile è ampio rispetto alle dimensioni tipiche di molte decorazioni alimentari, ma la reale geometria ottenibile dipende anche dalla capacità dell’alimento di sostenere il proprio peso.
Un componente in plastica può essere costruito con pareti verticali relativamente alte. Una mousse o una purea, invece, può deformarsi quando aumenta il numero degli strati.
Il volume meccanico della macchina non coincide quindi necessariamente con il volume massimo utilizzabile per qualsiasi alimento.
Tre diametri di ugello per trovare il compromesso tra dettaglio e portata
Chocola3D fornisce ugelli in acciaio inox per uso alimentare con diametri dichiarati di 0,7, 0,9 e 1,2 millimetri.
Sono dimensioni superiori rispetto agli ugelli comuni delle stampanti FFF per plastica, dove 0,4 millimetri rappresenta una configurazione molto diffusa.
La ragione è legata alla natura del materiale.
Un alimento può contenere particelle, fibre o componenti che rendono problematico il passaggio attraverso aperture troppo piccole.
Aumentare il diametro riduce inoltre la resistenza all’estrusione.
L’altro lato del compromesso è la risoluzione. Un ugello piccolo può produrre dettagli più fini, mentre un ugello grande deposita più materiale e può ridurre il tempo necessario per completare la preparazione.
La scelta dipende quindi dal tipo di alimento e dall’effetto desiderato.
Un logo in cioccolato può beneficiare di linee sottili. Una porzione di purea destinata a creare una struttura più grande può essere stampata con una deposizione più larga.
Una velocità dichiarata di 50 millimetri al secondo
Per il cioccolato Chocola3D dichiara una velocità di stampa fino a 50 mm/s.
Il numero non deve essere confrontato direttamente con le velocità pubblicizzate per le stampanti 3D a filamento.
Nella stampa alimentare la velocità è fortemente condizionata dal materiale. Aumentare troppo rapidamente il movimento della testina richiede una corrispondente crescita della portata dell’estrusore.
Se l’alimento non riesce a uscire dall’ugello alla velocità necessaria, le linee diventano discontinue oppure troppo sottili.
Se invece viene estrusa una quantità eccessiva di materiale, la geometria perde precisione.
Pressione, diametro dell’ugello, velocità, altezza dello strato e viscosità devono quindi essere regolati come parti dello stesso processo.
Da pochi minuti a circa 40 minuti per una figura di cioccolato
I tempi di produzione dichiarati da Chocola3D cambiano in misura considerevole a seconda dell’alimento e della geometria.
Preparazioni semplici realizzate con formaggio, hummus o dessert morbidi possono essere completate in alcuni minuti.
Una figura dettagliata in cioccolato può richiedere circa 40 minuti.
Questo limite spiega perché la stampa 3D alimentare non debba necessariamente sostituire i normali sistemi industriali di produzione.
Uno stampo tradizionale può produrre rapidamente quantità elevate di cioccolatini identici.
La stampa 3D diventa più interessante quando ogni oggetto deve essere differente o quando creare uno stampo specifico avrebbe poco senso economico.
Il vantaggio principale è la personalizzazione
Per un ristorante o una pasticceria la possibilità di cambiare la forma attraverso un file digitale consente di produrre piccole serie personalizzate.
Un nome, un logo aziendale, una decorazione destinata a un matrimonio o una forma richiesta per un singolo evento possono essere realizzati senza fabbricare uno stampo dedicato.
È questo uno dei settori nei quali Chocola3D propone la propria tecnologia.
L’azienda offre anche servizi di stampa durante eventi, dove la produzione dell’oggetto davanti al cliente diventa parte dell’esperienza.
Il valore della macchina non dipende quindi soltanto dalla quantità di cibo prodotta nell’unità di tempo.
In alcuni contesti il prodotto è la personalizzazione stessa.
Dal disegno digitale al cibo
Il flusso di lavoro rimane simile a quello dell’additive manufacturing tradizionale.
Si parte da un modello tridimensionale. Il modello viene convertito in una serie di percorsi attraverso un software di slicing e la macchina esegue le traiettorie depositando l’alimento.
Chocola3D dichiara compatibilità con file STL e G-code.
Per la preparazione dei percorsi l’azienda indica anche software utilizzati nella stampa 3D convenzionale, tra cui UltiMaker Cura, sviluppato nell’ecosistema della società UltiMaker, e il software commerciale della società Simplify3D.
Naturalmente i profili devono essere adattati all’estrusione alimentare: temperature, portata e velocità non possono essere trasferiti direttamente da una stampante per materiali termoplastici.
L’impiego di formati già diffusi nella stampa 3D consente però di utilizzare una parte dell’ecosistema software esistente.
Controllo remoto e interfaccia cloud
Chocola3D ha integrato nella macchina connettività Wi-Fi e un’interfaccia web che permette di controllare il sistema anche da dispositivi esterni.
Il produttore indica funzioni di controllo remoto, gestione della stampa e accesso attraverso smartphone e tablet.
Per un laboratorio o un’attività di ristorazione questo consente di separare almeno in parte la preparazione digitale dall’interazione fisica con la macchina.
La fase alimentare continua naturalmente a richiedere presenza: la siringa deve essere riempita, le superfici devono essere pulite e il prodotto deve essere manipolato secondo le normali procedure di igiene.
Il collegamento alla rete non trasforma una stampante alimentare in una macchina completamente autonoma.
La sicurezza alimentare non dipende soltanto dall’ugello
Chocola3D dichiara l’utilizzo di ugelli in acciaio inox destinati al contatto alimentare e la marcatura CE del sistema.
La stampa di alimenti comporta però questioni diverse da quelle di una stampante utilizzata per plastica.
Ogni parte che entra in contatto con il prodotto deve poter essere pulita correttamente. Residui di carne, formaggio o puree lasciati all’interno di una siringa o di un condotto possono creare condizioni favorevoli alla proliferazione microbica.
Il problema diventa ancora più importante utilizzando la stessa macchina con alimenti differenti.
Occorre considerare anche gli allergeni.
Se una preparazione contiene latte, frutta a guscio, glutine o altri allergeni, il successivo utilizzo della stessa attrezzatura richiede procedure di pulizia coerenti con le norme applicabili all’attività alimentare.
La Food Standards Agency britannica ha osservato che, con l’espansione della stampa 3D da zucchero e cioccolato verso carne, frutta, verdura e altri ingredienti deperibili, pulizia, controllo termico e manipolazione devono essere considerati parte integrante del processo.
Stampare carne richiede più attenzione che stampare cioccolato
La possibilità tecnica di estrudere una pasta di carne non elimina le normali regole di conservazione degli alimenti.
Le formulazioni contenenti carne e altri ingredienti facilmente deperibili devono essere mantenute in condizioni termiche appropriate prima, durante e dopo la stampa.
Il tempo necessario alla costruzione della geometria entra quindi nel problema.
Se una figura complessa richiede decine di minuti, il prodotto rimane nella siringa e sulla piattaforma per tutto questo periodo.
Per gli ingredienti sensibili alla temperatura, una macchina destinata all’utilizzo professionale deve essere inserita in un processo nel quale conservazione, preparazione, stampa, eventuale cottura e servizio siano considerati insieme.
La stampa 3D non sostituisce il sistema di sicurezza alimentare di una cucina o di un laboratorio.
La marcatura CE non è un certificato universale di sicurezza alimentare
Il produttore Chocola3D dichiara la conformità CE della macchina.
È però utile distinguere questo aspetto dalla conformità alimentare dell’intero processo.
La marcatura CE riguarda il rispetto dei requisiti europei applicabili al prodotto e alle categorie normative interessate. Non significa automaticamente che qualsiasi alimento, ricetta o modalità di utilizzo caricata dall’operatore sia sicura.
La responsabilità dell’igiene, della conservazione e della gestione degli ingredienti continua a dipendere dall’operatore e dalle norme alimentari applicabili.
Questo punto è particolarmente importante proprio perché Chocola3D utilizza un sistema aperto.
La libertà di creare formulazioni proprie aumenta le possibilità della macchina, ma significa anche che Chocola3D non può controllare in anticipo ogni ricetta che verrà utilizzata.
La stampa alimentare non è ancora una tecnologia di massa
Il settore della stampa 3D alimentare esiste da molti anni, ma la sua diffusione rimane molto inferiore a quella dell’additive manufacturing per plastica e metalli.
Un’analisi della Food Standards Agency britannica pubblicata nel 2023 e aggiornata nel 2024 osservava che il numero di stampanti alimentari presenti sul mercato era ancora limitato e che diversi progetti annunciati negli anni precedenti non avevano raggiunto una commercializzazione significativa.
Nella stessa analisi, la posizione commerciale di Chocola3D risultava all’epoca difficile da verificare in modo indipendente.
La situazione dichiarata oggi dall’azienda è più definita: Chocola3D afferma che proprie macchine vengono utilizzate in Ucraina, Bulgaria, Germania ed Estonia e propone il sistema direttamente per applicazioni HoReCa e produzione alimentare personalizzata.
Si tratta comunque di informazioni fornite dal produttore e non di dati pubblici sulle unità vendute.
Chocola3D nasce da un progetto sviluppato nell’Europa orientale
Le informazioni disponibili sulla cronologia del progetto non sono perfettamente uniformi.
La documentazione aziendale collega l’attività di Chocola3D alla metà degli anni 2010; la pagina aziendale su LinkedIn indica il 2015 come anno di fondazione, mentre il sito attuale parla dello sviluppo e della produzione delle stampanti a partire dal 2017.
È quindi più prudente collocare la nascita del progetto nella metà dello scorso decennio senza attribuire un singolo anno a tutte le fasi di sviluppo, costituzione e commercializzazione.
La sede indicata oggi da Chocola3D è Sofia, in Bulgaria.
Un mercato nel quale esistono strategie molto differenti
Chocola3D non è l’unica azienda ad avere cercato di trasformare l’estrusione alimentare in un prodotto commerciale.
Natural Machines, con Foodini, ha sviluppato un sistema orientato alla preparazione digitale di differenti alimenti.
Cocoa Press, negli Stati Uniti, si concentra invece sulla produzione additiva con cioccolato.
La società cinese Wiiboox propone sistemi per la stampa di cioccolato e altri materiali alimentari.
Il sistema professionale Procusini è stato sviluppato per lavorare con diversi prodotti da pasticceria e gastronomia.
Questi esempi mostrano due strategie differenti.
Alcuni produttori cercano di ottimizzare la macchina per uno specifico materiale, ottenendo un processo più controllabile. Altri, come Chocola3D, puntano sulla flessibilità e sulla possibilità di cambiare formulazione.
La stessa Food Standards Agency considera improbabile che nel breve periodo emerga una stampante realmente universale capace di lavorare qualsiasi alimento senza adattamenti.
Il prezzo parte da 1.990 euro
Chocola3D indica attualmente un prezzo di partenza di 1.990 euro EXW.
La sigla EXW, Ex Works, è importante: significa che si tratta sostanzialmente del prezzo del prodotto presso il venditore. Trasporto, assicurazione, eventuali imposte, procedure doganali e altri costi possono essere a carico dell’acquirente a seconda della destinazione e delle condizioni di vendita.
L’azienda indica spedizioni internazionali tramite corrieri.
A questa cifra bisogna inoltre aggiungere ciò che serve per l’attività specifica: attrezzatura per preparare le formulazioni, sistemi di temperaggio del cioccolato quando necessari, spazio conforme alle esigenze igieniche e tempo di formazione.
Per un ristorante o una pasticceria il calcolo economico non può quindi limitarsi al prezzo della stampante.
La produttività non può essere confrontata con uno stampo
Una stampante 3D alimentare da banco non è progettata per competere con una linea che produce migliaia di pezzi identici.
Se l’obiettivo è fabbricare diecimila cioccolatini della stessa forma, uno stampo rimane una soluzione estremamente efficiente.
Se invece occorre produrre cinquanta cioccolatini diversi, ciascuno con un nome o una geometria differente, il vantaggio dello stampo diminuisce.
È in questo spazio economico che sistemi come quello di Chocola3D possono trovare applicazione.
Il file digitale sostituisce almeno in parte l’attrezzatura fisica necessaria per cambiare forma.
La stessa macchina può quindi produrre un logo al mattino, una decorazione per un matrimonio nel pomeriggio e una geometria differente il giorno successivo.
Non è soltanto una macchina per creare forme insolite
La personalizzazione geometrica è la funzione più immediatamente visibile, ma la stampa 3D alimentare offre anche la possibilità di controllare la distribuzione del materiale.
Variando riempimento, geometria interna e composizione si possono teoricamente modificare consistenza, densità e dimensione delle porzioni.
La ricerca scientifica studia inoltre sistemi nei quali la composizione nutrizionale viene adattata alle esigenze dell’utilizzatore.
Un alimento potrebbe contenere quantità controllate di proteine, carboidrati, fibre o altri componenti e contemporaneamente essere prodotto con una consistenza specifica.
Queste applicazioni richiedono però una capacità di dosaggio e controllo molto superiore alla semplice realizzazione di una decorazione.
Nel caso di Chocola3D, l’interesse principale resta per ora la versatilità dell’estrusione e la personalizzazione delle preparazioni, più che la produzione automatizzata di nutrizione clinica.
Anche la consistenza può diventare parte del progetto digitale
Uno degli aspetti meno intuitivi della stampa alimentare è che la geometria interna può influenzare la percezione durante la masticazione.
Due oggetti prodotti con la stessa quantità e lo stesso tipo di alimento possono comportarsi diversamente se hanno strutture interne differenti.
Un riempimento molto denso genera un oggetto diverso da una struttura reticolare o porosa.
Questo concetto è già familiare nella stampa 3D di plastica, dove la percentuale e il disegno dell’infill determinano peso e resistenza.
Nel settore alimentare lo stesso principio può essere impiegato per lavorare sulla texture.
Il file digitale può quindi definire non soltanto l’aspetto esterno del cibo, ma anche una parte della sua risposta meccanica.
Il vero ostacolo rimane formulare l’alimento
L’hardware di una stampante alimentare è soltanto una parte del problema.
La ricerca scientifica sulla stampa per estrusione mostra che la capacità di ottenere strutture precise dipende in larga misura dalle proprietà dell’“inchiostro alimentare”.
Viscosità, elasticità, tensione di snervamento, capacità di recuperare struttura dopo l’estrusione e comportamento alle variazioni di temperatura sono parametri determinanti.
Questo spiega perché il sistema aperto di Chocola3D rappresenti contemporaneamente il principale vantaggio e la principale difficoltà della macchina.
L’utente non è vincolato a una cartuccia proprietaria, ma deve imparare a trasformare la propria ricetta in un materiale stampabile.
La competenza necessaria non è quindi soltanto quella di utilizzare una stampante 3D.
Serve anche capire il comportamento dell’alimento.
Dalla cucina artigianale alla produzione digitale
La stampa 3D alimentare difficilmente sostituirà coltelli, sac à poche, stampi e altri strumenti tradizionali nella maggior parte delle cucine.
Può però automatizzare alcune operazioni che dipendono fortemente dalla forma.
Una decorazione ripetitiva può essere eseguita dalla macchina mentre l’operatore svolge altre attività. Un modello digitale può essere conservato e ristampato quando necessario. Una forma complessa può essere modificata senza produrre nuovi utensili.
Per Chocola3D il mercato indicato comprende ristoranti, pasticcerie, caffetterie, piccoli produttori alimentari, istituzioni didattiche ed eventi.
L’azienda propone anche formazione e consulenza per integrare il sistema nei processi HoReCa.
Il passaggio più interessante non è quindi quello da cucina a fabbrica, ma da preparazione manuale a preparazione digitale programmabile.
Una macchina da 1.990 euro che è soprattutto una piattaforma sperimentale
Considerata soltanto come stampante per cioccolato, Chocola3D si inserisce in un mercato nel quale esistono già diverse alternative.
La possibilità dichiarata di lavorare con più di 26 materiali cambia però il modo in cui va valutata.
Il sistema aperto a siringa permette di utilizzare la macchina come piattaforma per sviluppare ricette, decorazioni e preparazioni che il produttore non deve necessariamente avere previsto in anticipo.
Non significa che qualsiasi alimento possa essere inserito nella macchina e stampato immediatamente.
Significa che la barriera è spostata dall’hardware alla formulazione.
Per alcune attività questo può rappresentare un limite: una cartuccia pronta è più semplice da utilizzare.
Per ristoranti, pasticceri, chef e laboratori interessati alla sperimentazione, la possibilità di controllare direttamente ingredienti, ricette e consistenze può invece essere la caratteristica più interessante di Chocola3D.
La stampa 3D alimentare mostra così una differenza importante rispetto alla produzione additiva convenzionale. Con una stampante per plastica il produttore del materiale vende un filamento con proprietà già definite. Con una macchina alimentare aperta, l’utilizzatore può diventare anche il formulatore del materiale che sta stampando.
Ed è proprio in questa combinazione tra ricetta e file digitale che si trova il vero potenziale di sistemi come quello sviluppato da Chocola3D.
” Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI) “
