Il PCTG potrebbe essere vicino a una fase di maggiore diffusione nella stampa 3D FFF. È l’ipotesi avanzata da Kerry Stevenson su Fabbaloo osservando l’aumento delle ricerche online dedicate al materiale, l’espansione delle gamme commerciali e la comparsa di profili di stampa specifici per un numero crescente di macchine. L’idea è plausibile: il PCTG combina una facilità di lavorazione relativamente vicina a quella del PETG con una tenacità molto superiore in alcune formulazioni, elevata duttilità, buona resistenza chimica e un’interessante trasparenza ottica del polimero. Ma parlare già di “breakthrough” richiede cautela. Non esistono, al momento, dati pubblici indipendenti sulle vendite globali di filamento PCTG che dimostrino un cambio di scala del mercato, e l’aumento delle ricerche Google misura interesse relativo, non chilogrammi di materiale effettivamente utilizzati. Più corretto è parlare di segnali convergenti di maturazione commerciale: produttori che ampliano le gamme, più colori e formulazioni rinforzate, profili pronti per stampanti diffuse e una maggiore attenzione della comunità FFF verso un materiale che fino a pochi anni fa rimaneva confinato a una nicchia.

Il PCTG non è inoltre un nuovo polimero nato per la stampa 3D. Appartiene alla famiglia dei copoliesteri basati su acido tereftalico e 1,4-cicloesandimetanolo, CHDM, studiati e commercializzati da decenni per applicazioni che richiedono trasparenza, tenacità e resistenza chimica. La novità riguarda piuttosto l’utilizzo crescente sotto forma di filamento. Marchi come Fiberlogy in Europa e 3D-Fuel negli Stati Uniti hanno costruito una proposta specifica per FFF e, nel 2026, il secondo ha ampliato significativamente il numero di colori e varianti. Questa evoluzione affronta proprio uno dei limiti storici del PCTG: fino a pochi anni fa era possibile trovare PLA e PETG praticamente ovunque e in decine di colori, mentre il PCTG richiedeva di rivolgersi a pochi fornitori specializzati.

PETG e PCTG: la differenza non è semplicemente una lettera

PETG e PCTG appartengono alla stessa famiglia chimica e la nomenclatura può facilmente creare confusione. Entrambi derivano dal sistema costituito da acido tereftalico e una miscela di dioli nella quale compaiono etilenglicole, EG, e 1,4-cicloesandimetanolo, CHDM. La differenza fondamentale riguarda il rapporto tra questi componenti.

Nella nomenclatura storicamente adottata per questi copoliesteri, il PETG è sostanzialmente PET modificato con CHDM, con una frazione di CHDM che rimane fino a circa il 50% della componente diolica. Nel PCTG il rapporto viene spostato nella direzione opposta: il CHDM diventa predominante rispetto all’etilenglicole. Il PCTG può quindi essere visto più correttamente come PCT modificato con etilenglicole piuttosto che come un semplice “PETG migliore”.

La spiegazione di Fabbaloo secondo cui PETG e PCTG hanno in pratica il rapporto dei glicoli “invertito” è quindi utile per comprendere rapidamente la differenza, ma rappresenta una semplificazione. Non esiste una singola formulazione universale di PETG e una singola formulazione universale di PCTG: composizione, rapporto cis/trans del CHDM, massa molecolare, additivi, pigmenti e condizioni di lavorazione possono cambiare le proprietà finali. Due filamenti venduti entrambi come PCTG non devono quindi essere considerati automaticamente equivalenti.

L’effetto del CHDM sulla struttura polimerica è comunque ben conosciuto. La struttura ciclica del monomero interferisce con l’impacchettamento regolare delle catene e può limitare la cristallizzazione nelle composizioni appropriate, favorendo materiali amorfi con buona trasparenza e notevole tenacità. Proprio questo equilibrio tra comportamento amorfo e robustezza è uno dei motivi per cui i copoliesteri ricchi di CHDM sono utilizzati anche al di fuori della stampa 3D.

Perché il PCTG viene spesso descritto come più tenace del PETG

Il principale argomento commerciale a favore del PCTG è la resistenza agli urti. Fiberlogy dichiara per il proprio PCTG una resistenza Izod con intaglio di 92 kJ/m² a 23 °C, secondo ISO 180, accompagnata da un allungamento a rottura dichiarato del 220%. Il produttore confronta questo risultato con valori nell’ordine di 5–8 kJ/m² per il proprio PETG e parla quindi di una resistenza all’impatto fino a circa venti volte maggiore.

Sono numeri notevoli, ma devono essere letti correttamente. I valori riportati nelle schede dei materiali possono derivare dal polimero o da provini preparati secondo condizioni standard che non coincidono necessariamente con un componente FFF reale. Orientamento degli strati, temperatura, adesione interlayer, geometria del provino, presenza dell’intaglio e metodo di preparazione modificano profondamente il risultato.

Un esempio particolarmente utile arriva proprio da 3D-Fuel. Nella documentazione dedicata al Pro PCTG, l’azienda pubblica anche dati ottenuti su provini stampati in differenti orientamenti. La resistenza Izod con intaglio varia indicativamente tra 4,7 e 7,5 kJ/m², mentre il valore associato alla materia prima riportato in altra documentazione della stessa famiglia può essere dell’ordine di 90 kJ/m².

Non è necessariamente una contraddizione. Mostra piuttosto perché è pericoloso scrivere semplicemente “il PCTG ha una resistenza all’urto di 90 kJ/m²”. Occorre chiedersi su quale provino, prodotto con quale processo e secondo quale metodo.

ProprietàFiberlogy PCTG3D-Fuel Pro PCTG stampatoSignificato pratico
Resistenza a trazionecirca 43–45 MPacirca 40–45 MPaSimile per ordine di grandezza
Allungamento a rottura220%fortemente dipendente dall’orientamento, fino a circa 130% nei dati pubblicatiElevata duttilità del materiale, ma forte effetto FFF
Modulo flessionale1,6 GPacirca 1,57–1,86 GPaMeno rigido di molti materiali rinforzati
Izod con intaglio92 kJ/m²circa 4,7–7,5 kJ/m² sui provini FFF dichiaratiNon confrontare direttamente materia prima e pezzo stampato
HDT @ 0,45 MPa76 °Ccirca 74–76 °CSuperiore a molti PLA standard, ma non high-temperature
HDT @ 1,8 MPa64 °Ccirca 64 °CLa temperatura utile diminuisce sotto carico maggiore
Densità1,23 g/cm³circa 1,23 g/cm³Leggermente inferiore a molti PETG

La tabella evidenzia un punto fondamentale: tenacità, resistenza e rigidità non sono sinonimi. Il PCTG può deformarsi molto prima di rompersi e assorbire una notevole quantità di energia, ma questo non significa che possieda una resistenza a trazione enormemente superiore al PETG. Anzi, valori nell’ordine di 40–45 MPa sono perfettamente compatibili con numerosi PETG commerciali. Il vantaggio è soprattutto nella modalità con cui il materiale sopporta deformazione e impatto.

Un pezzo che si piega senza rompersi può essere migliore di uno più rigido

Questo comportamento rende il PCTG interessante per clip, protezioni, supporti, cover, componenti soggetti a urti e meccanismi nei quali una certa deformazione elastica o plastica è preferibile alla frattura fragile. Un materiale più rigido può infatti sembrare “più forte” durante una prova manuale, ma fallire improvvisamente quando viene sottoposto a un urto.

Il PCTG tende invece a privilegiare la toughness, cioè la capacità di assorbire energia prima della rottura. È un parametro diverso dalla tensione massima sopportabile e ancora diverso dal modulo elastico.

Per questo non è corretto concludere che il PCTG sia semplicemente superiore al PLA, al PETG, all’ASA o al nylon in ogni applicazione. Una staffa che deve mantenere con precisione la propria geometria sotto carico potrebbe beneficiare maggiormente di un materiale più rigido. Una clip che deve essere aperta e chiusa può invece trarre vantaggio dalla duttilità del PCTG. Un componente sottoposto permanentemente a temperature elevate richiederà probabilmente un’altra famiglia polimerica.

L’anisotropia FFF rimane, anche con un materiale molto tenace

La stampa FFF produce componenti stratificati e le proprietà dipendono dal modo in cui le linee estruse sono orientate rispetto al carico. Questo fenomeno non scompare scegliendo PCTG.

La documentazione di 3D-Fuel mostra proprio quanto il risultato possa cambiare. L’allungamento a rottura pubblicato dall’azienda passa da valori elevatissimi per alcune configurazioni a valori di pochi punti percentuali per altre. Significa che un filamento intrinsecamente molto duttile può generare comunque un componente che fallisce prematuramente quando la direzione di carico coinvolge le interfacce più deboli.

Anche studi accademici che hanno confrontato PCTG, PETG, PLA e ASA confermano la rilevanza dell’orientamento delle linee e della sequenza degli strati nella resistenza a trazione dei componenti FFF. Parlare di “proprietà del materiale” senza specificare le condizioni di stampa rimane quindi una semplificazione.

Per un componente funzionale devono essere considerati almeno orientamento, numero di perimetri, temperatura, altezza dello strato, flow, velocità e raffreddamento. La possibilità di sfruttare la tenacità del polimero dipende dalla qualità con cui i cordoni vengono effettivamente saldati tra loro.

PCTG si stampa davvero quasi come PETG?

Uno degli elementi che rende il PCTG interessante è che, a differenza di molti polimeri engineering, non richiede necessariamente una camera riscaldata. Fiberlogy raccomanda 250–270 °C all’ugello e circa 90 °C sul piano, mentre 3D-Fuel indica tipicamente una finestra tra 250 e 270 °C, arrivando in alcune guide fino a 280 °C durante la calibrazione.

Sono temperature superiori a quelle comunemente utilizzate per molti PLA e spesso leggermente superiori al PETG, ma rientrano ormai nelle capacità di gran parte delle stampanti desktop moderne dotate di hotend all-metal.

L’enclosure non viene indicata come obbligatoria. Il ritiro rimane contenuto e non ci si trova di fronte alle problematiche tipiche di ABS, PC o alcuni nylon tecnici. Questo rappresenta un vantaggio significativo: il materiale offre alcune proprietà vicine a quelle dei tecnopolimeri mantenendo una finestra di processo relativamente accessibile.

Ciò non significa però che esista un profilo universale. La stessa 3D-Fuel consiglia, quando non è disponibile un preset specifico, di partire da un profilo PETG, alzare la temperatura dell’hotend, ridurre la ventilazione e calibrare con attenzione pressure advance e flusso.

Fiberlogy avverte inoltre della forte adesione al piano. Su vetro o PEI liscio può essere opportuno utilizzare uno strato separatore o un adesivo, non tanto per far attaccare il pezzo quanto per evitare che un’adesione eccessiva danneggi la superficie durante il distacco. È un comportamento già familiare agli utilizzatori di alcuni PETG.

La disponibilità dei profili può contare quasi quanto le proprietà del materiale

Fabbaloo identifica correttamente uno dei problemi storici del PCTG: l’assenza di preset nelle interfacce delle stampanti e negli slicer. Per un utente esperto modificare un profilo PETG richiede pochi minuti. Per il mercato di massa è invece una barriera significativa.

Il successo recente di PLA e PETG non deriva esclusivamente dalla chimica. Dipende dall’esistenza di profili preconfigurati, database nello slicer, sistemi automatici di riconoscimento del filamento e parametri già verificati dal produttore. Se l’utente deve cercare manualmente temperature, flow ratio, cooling e pressure advance, tenderà naturalmente a scegliere il materiale per il quale basta selezionare un preset.

La situazione sta cambiando. Fiberlogy mette a disposizione profili per diverse stampanti Bambu Lab e il suo PCTG è stato inserito anche nell’Open Filament Program di Raise3D per Pro3. 3D-Fuel mantiene una libreria di profili dedicata a Bambu Lab, Prusa, Creality, Anycubic e altre piattaforme.

Questa evoluzione potrebbe essere più importante per l’adozione del PCTG di qualche punto percentuale in più di resistenza meccanica.

Bambu Lab AMS e sistemi multimateriale possono accelerarne la diffusione

La compatibilità fisica delle bobine con sistemi automatici come Bambu Lab AMS e AMS Lite è un altro elemento che i produttori stanno esplicitamente valorizzando. La rapida diffusione delle piattaforme multicolore ha modificato il mercato dei filamenti: non basta più proporre nero, bianco, rosso e trasparente. Gli utenti si aspettano gamme estese e combinabili.

È in questo contesto che va letto il dato riportato da Fabbaloo secondo cui 3D-Fuel avrebbe raggiunto 73 colori e varianti PCTG. La crescita è effettivamente evidente, ma il numero richiede cautela. Al momento della verifica, la collezione principale Pro PCTG del sito 3D-Fuel mostrava 60 articoli, mentre altre pagine dell’azienda parlano più genericamente di oltre 40 colori; a questi si aggiungono traslucidi e formulazioni speciali. Non è quindi possibile confermare in maniera univoca il numero 73 come “73 colori standard contemporaneamente disponibili”.

Il punto sostanziale resta comunque valido: nel giro di circa due anni 3D-Fuel è passata da una gamma molto limitata a decine di colorazioni, un investimento commerciale difficilmente giustificabile se non esistesse una domanda crescente.

Tra le introduzioni del 2026 figurano anche filamenti traslucidi cyan, magenta, yellow e white pensati per sistemi di miscelazione visiva come FullSpectrum, oltre a tonalità specifiche abbinate ai colori tipici di marchi di utensili.

Trasparenza elevata del polimero non significa automaticamente stampa trasparente

PCTG viene frequentemente descritto come caratterizzato da elevata chiarezza ottica. 3D-Fuel indica per la resina valori di trasmissione luminosa che possono arrivare intorno al 90%, e Fiberlogy propone diverse varianti trasparenti.

Questo dato non deve però essere interpretato come garanzia che un componente FFF abbia automaticamente la trasparenza di una lastra o di un pezzo stampato a iniezione. Ogni interfaccia tra i cordoni può riflettere e diffondere la luce. Piccole sacche d’aria, linee di deposizione, perimetri multipli e infill rendono facilmente il pezzo traslucido invece che realmente trasparente.

Per massimizzare la trasparenza vengono normalmente utilizzati layer relativamente grandi, sovraestrusione controllata, velocità ridotte, temperature sufficientemente elevate e geometrie che minimizzino le interfacce interne. Anche in condizioni ottimizzate la qualità ottica di una stampa FFF deve essere verificata sull’applicazione specifica.

Il PCTG offre quindi un buon punto di partenza ottico, non la garanzia di produrre direttamente lenti ottiche precise con una stampante desktop.

Resistenza termica: meglio del PLA, ma non è un polimero high-temperature

Un altro claim ricorrente riguarda la temperatura. Fiberlogy pubblica una Heat Deflection Temperature di 76 °C a 0,45 MPa e 64 °C a 1,8 MPa. 3D-Fuel indica valori molto simili, con HDT nell’ordine di 74–76 °C al carico inferiore e circa 64 °C a quello superiore; l’azienda dichiara inoltre una temperatura di transizione vetrosa nell’ordine degli 84 °C.

Sono valori utili per numerosi componenti funzionali, soprattutto rispetto a PLA standard non ricotto, ma non fanno del PCTG un materiale per temperature estreme.

È inoltre essenziale distinguere Tg e HDT. La temperatura di transizione vetrosa descrive un cambiamento nella mobilità molecolare della fase amorfa. La HDT misura invece la temperatura alla quale un provino si deforma di una quantità specificata sotto un determinato carico. Non indicano la stessa cosa e non rappresentano una “temperatura massima di servizio” universale.

Una parte PCTG installata vicino a una sorgente di calore e sottoposta a carico continuativo può deformarsi prima della temperatura nominale citata in una brochure. Per vani motore molto caldi, sterilizzazione in autoclave o applicazioni industriali superiori ai 100 °C sono necessarie altre classi di materiale.

Resistenza chimica: interessante, ma va verificata sostanza per sostanza

PCTG viene promosso anche per la resistenza a detergenti, oli, alcoli, carburanti e numerose sostanze chimiche. I copoliesteri ricchi di CHDM possiedono effettivamente una buona resistenza chimica e questa caratteristica è uno dei motivi per cui materiali della stessa ampia famiglia vengono utilizzati in dispositivi medicali, contenitori e prodotti durevoli.

Non è però corretto trasformare “buona resistenza chimica” in “resistente a qualsiasi solvente”. Il comportamento dipende da concentrazione, temperatura, tempo di esposizione, tensione meccanica presente nel componente e formulazione specifica del polimero. Un materiale può sopravvivere a un contatto occasionale con una sostanza e mostrare environmental stress cracking dopo esposizione prolungata sotto carico.

Per applicazioni professionali la compatibilità deve quindi essere verificata sulla combinazione reale PCTG specifico + sostanza + concentrazione + temperatura + durata.

Assorbimento di umidità ridotto non significa che il PCTG possa essere lasciato indefinitamente all’aria

3D-Fuel dichiara che il proprio Pro PCTG assorbe umidità a una velocità pari a circa un terzo di quella del PETG. L’azienda presenta questo comportamento come uno dei vantaggi del materiale. Si tratta però di un claim del produttore e non di una proprietà che può essere trasferita automaticamente a ogni formulazione PCTG disponibile sul mercato.

La stessa 3D-Fuel raccomanda comunque di conservare il materiale in contenitori sigillati con essiccante e, quando necessario, di essiccarlo a circa 65–70 °C per diverse ore. Fiberlogy indica 60 °C per circa quattro ore.

Questo è importante perché PCTG rimane un poliestere e può subire gli effetti dell’umidità durante l’estrusione. Un filamento umido può produrre bolle, superfici irregolari, stringing e degradazione delle proprietà. “Meno igroscopico” non significa quindi “non igroscopico”.

PCTG rinforzato: più rigido, ma si perde parte della tenacità che rende interessante il materiale base

L’aumento dell’interesse commerciale ha portato alla comparsa di PCTG caricati con fibre. Fiberlogy propone PCTG+CF, mentre 3D-Fuel commercializza varianti con fibra di carbonio e con 10% di fibra di vetro.

Questi materiali non devono essere considerati semplicemente “PCTG ancora migliore”. L’aggiunta di fibre corte modifica radicalmente l’equilibrio delle proprietà. 3D-Fuel dichiara per il PCTG-GF10 circa il 40% in più di resistenza a trazione, il 61% in più di modulo flessionale e il 14% in più di HDT rispetto alla formulazione non rinforzata. In altre parole, il materiale diventa più rigido e dimensionalmente stabile.

Ma la fibra riduce drasticamente la duttilità. I dati Fiberlogy del PCTG+CF mostrano un allungamento a rottura nell’ordine del 5%, contro il 220% dichiarato per il PCTG non caricato. Anche la resistenza all’impatto con intaglio può diminuire fortemente.

Tipo di PCTGVantaggio principaleCompromesso
PCTG standardTenacità, duttilità, chiarezzaRigidità moderata
PCTG trasparenteTrasmissione luminosa e aspettoLa stampa FFF limita la trasparenza reale
PCTG-CFMaggiore rigidezza e stabilitàMinore duttilità, ugello resistente all’abrasione
PCTG-GFRigidezza, resistenza e stabilitàMinore capacità di deformazione
PCTG pigmentatoAmpia scelta esteticaProprietà ottiche e talvolta meccaniche possono cambiare

E soprattutto fibra corta non significa fibra continua. Le particelle di carbonio o vetro presenti nel filamento migliorano determinate proprietà, ma non trasformano il componente in una struttura composita continua paragonabile a laminati tradizionali o processi AM a rinforzo continuo.

Food contact e BPA-free: due claim da non estendere automaticamente alla parte stampata

Fiberlogy dichiara la variante PCTG Pure TR idonea al contatto con alimenti e specifica che il proprio materiale è privo di BPA. Anche alcuni copoliesteri industriali sono sviluppati specificamente per applicazioni food-contact.

Questo non significa però che qualsiasi oggetto stampato in PCTG sia automaticamente certificato per uso alimentare. La conformità della materia prima rappresenta soltanto una parte della catena. Occorre considerare pigmenti, additivi, ugello utilizzato, contaminazioni provenienti da filamenti stampati precedentemente e condizioni reali di utilizzo.

Anche la caratteristica superficie stratificata di un componente FFF può rendere più difficile pulizia e sanificazione rispetto a una superficie stampata a iniezione. La dichiarazione “BPA-free” indica inoltre l’assenza intenzionale di una determinata sostanza e non equivale a una certificazione generale di biocompatibilità o sicurezza per qualsiasi applicazione.

Il vero concorrente del PCTG potrebbe essere il PETG economico, non il PLA

Fabbaloo propone da tempo PCTG come possibile nuovo materiale di riferimento persino al posto del PLA. Dal punto di vista delle prestazioni è comprensibile, ma commercialmente il confronto più realistico è probabilmente con il PETG.

PLA mantiene vantaggi difficili da eliminare: costo basso, disponibilità presso praticamente ogni fornitore, enorme scelta cromatica, rigidità elevata, eccellente stampabilità a temperature relativamente basse e profili ottimizzati su qualsiasi macchina. Per oggetti decorativi, prototipi visivi e componenti non soggetti a forti urti, la maggiore tenacità del PCTG può semplicemente non essere necessaria.

PETG occupa invece proprio il territorio nel quale PCTG potrebbe sottrarre quote di mercato: parti funzionali stampabili senza enclosure, resistenza chimica superiore al PLA e maggiore capacità di sopportare temperatura e carichi reali.

Se la differenza di prezzo scendesse e i profili diventassero universali, molti utenti potrebbero domandarsi perché scegliere PETG per una parte funzionale quando, per pochi euro in più, è disponibile una formulazione più tenace.

Il prezzo rimane uno degli ostacoli più concreti

Nel settembre 2026 una bobina da 1 kg di 3D-Fuel Pro PCTG viene proposta negli Stati Uniti a circa 29,95 dollari nelle colorazioni standard. In Europa, una bobina Fiberlogy PCTG da 1 kg è reperibile presso rivenditori italiani nell’ordine di 33 euro, con variazioni per colore e promozioni.

Non si tratta di cifre elevate per un materiale tecnico, ma PLA e PETG commodity possono essere acquistati a prezzi significativamente inferiori, soprattutto durante promozioni o in grandi quantità. Nelle print farm la differenza diventa importante: cinque euro in più per chilogrammo sono trascurabili per un prototipo, ma incidono notevolmente quando il consumo annuale viene misurato in tonnellate.

L’ipotesi di Fabbaloo è che la maggiore domanda generi più produzione e quindi economie di scala. È plausibile, ma non automatica. Il prezzo dipende anche dal costo della resina base, dagli additivi, dalla scala produttiva dei fornitori chimici e dalla concorrenza tra estrusori di filamento.

Google Trends suggerisce interesse crescente, non dimostra un boom di vendite

La principale prova utilizzata nell’articolo di Fabbaloo per parlare di possibile svolta è una curva di Google Trends in crescita nel corso degli ultimi anni. È un indicatore utile perché mostra che più persone cercano il termine PCTG rispetto al passato.

Google Trends, però, normalizza i dati su una scala relativa. Un indice che passa da 20 a 100 non significa necessariamente che le vendite siano aumentate di cinque volte, né rivela il numero assoluto delle ricerche. Il dato può essere influenzato da video, articoli, nuovi prodotti e discussioni online senza produrre immediatamente un incremento proporzionale dei consumi.

Il segnale diventa più convincente quando viene combinato con dati qualitativi differenti: più produttori, più profili, maggior numero di colori e discussioni tecniche più frequenti. Nel gennaio 2026, per esempio, anche una consultazione pubblica di Prusa Research sulle possibili nuove formulazioni Prusament aveva fatto emergere richieste relative al PCTG. Non equivale all’annuncio di un Prusament PCTG, ma dimostra che il materiale sta entrando nella conversazione degli utenti di piattaforme mainstream.

La ricerca sui copoliesteri continua oltre il PCTG commerciale attuale

Anche la ricerca accademica suggerisce che i copoliesteri basati su CHDM continueranno a evolvere. Nel 2025 è stato pubblicato uno studio su copoliesteri modificati con isosorbide di origine biobased, progettati per aumentare ulteriormente la resistenza termica mantenendo proprietà utili alla stampa FDM. Le formulazioni sperimentali hanno raggiunto temperature di transizione vetrosa fino a circa 124 °C, sensibilmente superiori ai PCTG commerciali oggi disponibili come filamento.

Non si tratta di una nuova versione di Fiberlogy o 3D-Fuel né di un prodotto commerciale pronto per sostituirli. Il lavoro mostra però come la piattaforma chimica dei copoliesteri possa essere modificata per spostare ulteriormente l’equilibrio tra resistenza termica, tenacità e processabilità.

Nel 2026 è stata inoltre pubblicata ricerca su filamenti compositi contenenti PET riciclato, PCTG e fibra di carbonio, mostrando che questa famiglia può entrare anche in strategie di formulazione basate su feedstock riciclati. I risultati, tuttavia, non indicano che aggiungere PCTG garantisca automaticamente le proprietà migliori: nello studio specifico alcune formulazioni rPET/PETG-CF hanno mostrato prestazioni a trazione e flessione superiori alle equivalenti contenenti PCTG. Ancora una volta, “PCTG” non è sinonimo automatico di “prestazioni superiori in ogni parametro”.

Perché il PCTG potrebbe davvero crescere adesso

Il momento commerciale è diverso da quello di cinque o dieci anni fa. Le stampanti desktop raggiungono facilmente temperature di 260–280 °C, i sistemi automatici di calibrazione riducono la difficoltà di impostazione e gli utenti producono sempre più spesso parti funzionali anziché soltanto modelli estetici. La velocità delle macchine moderne rende inoltre economicamente più interessante utilizzare FFF per piccoli lotti produttivi.

In questo contesto, un materiale che non richiede enclosure ma offre maggiore tenacità rispetto ai filamenti base ha una posizione interessante. PCTG si colloca tra i materiali consumer più semplici e polimeri engineering come nylon, PC o materiali ad alte temperature, che possono richiedere gestione dell’umidità più rigorosa, camere calde o superfici di stampa specifiche.

Anche l’espansione delle gamme cromatiche elimina gradualmente un ostacolo pratico. Per una print farm che produce articoli commerciali, infatti, le proprietà meccaniche non sono sufficienti se il materiale esiste soltanto in tre colori.

Perché non è ancora corretto chiamarlo il nuovo standard FFF

Per diventare realmente un materiale mainstream non basta essere tecnicamente valido. Servono disponibilità globale, più produttori indipendenti, prezzi vicini a PETG, profili integrati nativamente negli slicer e una nomenclatura sufficientemente chiara da permettere agli utenti di capire cosa stanno acquistando.

Occorre inoltre una maggiore standardizzazione delle schede tecniche. Oggi si incontrano confronti che parlano di PCTG “20 volte”, “30 volte” o perfino “35 volte” più resistente all’impatto rispetto al PETG, ma questi numeri possono cambiare in maniera enorme a seconda che vengano confrontati pellet, provini stampati, materiali con o senza intaglio e differenti orientamenti.

Il caso dei 92 kJ/m² dichiarati per il PCTG Fiberlogy e dei valori nell’ordine di 5–8 kJ/m² misurati da 3D-Fuel su alcune configurazioni stampate mostra quanto sia importante leggere il metodo di prova prima di confrontare i numeri. Nessuno dei due dato è necessariamente sbagliato: stanno semplicemente descrivendo cose differenti.

Proprio una maggiore maturità del mercato dovrebbe portare, oltre a più colori, anche a schede che distinguano chiaramente proprietà della resina e proprietà dei provini FFF.

Una svolta possibile, ma la prova arriverà dal mercato

I segnali individuati da Fabbaloo sono reali: interesse online crescente, gamme PCTG che si ampliano, formulazioni rinforzate, colori trasparenti e speciali e una maggiore disponibilità di profili per stampanti diffuse. Fiberlogy continua a proporre il materiale in Europa e 3D-Fuel sta investendo in maniera evidente sull’espansione della propria linea statunitense.

Le proprietà rendono questa crescita tecnicamente comprensibile. Il PCTG può offrire elevata tenacità e duttilità, buona adesione tra gli strati, resistenza chimica, bassa tendenza al warping e stampa senza camera riscaldata, mantenendo temperature di processo alla portata delle piattaforme desktop moderne. Per componenti soggetti a urti e deformazioni può essere una scelta più interessante del PETG.

Non è però un sostituto universale. Non possiede la rigidità di un composito rinforzato, non raggiunge le temperature operative di PC, PEI o altre famiglie high-temperature, costa più dei materiali commodity e rimane disponibile presso un numero relativamente limitato di produttori. Persino il suo vantaggio più impressionante, la resistenza all’impatto, deve essere valutato sui pezzi stampati reali, non soltanto sui dati nominali della resina.

La possibile “svolta” del PCTG dipenderà quindi meno dalla scoperta di una nuova proprietà – la chimica del materiale è nota da decenni – e più dalla maturazione dell’ecosistema FFF. Se produttori di filamento, aziende di stampanti e sviluppatori di slicer renderanno il materiale facile da acquistare e semplice da utilizzare quanto PETG, il PCTG ha caratteristiche sufficienti per conquistare una quota molto più ampia delle parti funzionali desktop.

La domanda interessante non è quindi se il PCTG sia improvvisamente diventato un materiale migliore nel 2026. Lo era già. Ciò che sta cambiando è quanto diventa semplice per un utente comprarlo, selezionarlo nello slicer e utilizzarlo senza trattarlo come un filamento di nicchia. È proprio questo passaggio, più che una singola curva di Google Trends, a determinare se il PCTG resterà un ottimo materiale conosciuto da pochi oppure entrerà realmente tra i filamenti standard della stampa 3D FFF.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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