Jiangsu Vilory Advanced Materials, conosciuta nel settore con il marchio VMP, sta cercando di trasformarsi da grande produttore cinese di polveri metalliche per additive manufacturing in un fornitore internazionale capace di competere nei segmenti più difficili del mercato: aerospazio, medicale, elettronica di consumo e materiali speciali. In un’intervista concessa a 3DPrint.com, il Global Sales Manager Zhang Lei ha dichiarato che l’azienda ha chiuso il 2025 con ricavi nell’ordine di 51 milioni di dollari e che nel dicembre dello stesso anno ha raccolto circa 310 milioni di RMB, equivalenti a circa 46 milioni di dollari secondo il cambio utilizzato nell’intervista, in un round Serie C. Il dato sui ricavi è significativo ma deve essere presentato correttamente: VMP non è una società quotata per la quale sia disponibile un bilancio consolidato pubblico internazionale comparabile a quello di Carpenter Technology o Sandvik, quindi i 51 milioni di dollari rappresentano un dato operativo comunicato dall’azienda a 3DPrint.com, non un fatturato che sia stato possibile verificare attraverso un filing finanziario pubblico certificato. Esistono tuttavia elementi indipendenti che ne rendono plausibile l’ordine di grandezza: nell’agosto 2025 Formnext Asia riportava per VMP ricavi di circa 200 milioni di RMB nel solo primo semestre 2025, in crescita dell’80% su base annua, mentre diverse fonti industriali cinesi collocavano il fatturato 2024 fra circa 250 e oltre 280 milioni di RMB. Le differenze tra queste ultime cifre impediscono di calcolare un tasso di crescita annuale preciso senza i bilanci societari completi, ma confermano la rapida espansione commerciale dell’azienda.
VMP nasce nel 2015 a Xuzhou, nella provincia cinese di Jiangsu, come impresa partecipata da Xuzhou Mining Group, gruppo pubblico storicamente legato al settore minerario. La società partì con una piccola squadra in un ex stabilimento ceramico e concentrò progressivamente l’attività sui materiali metallici per stampa 3D. Nel 2022 è stata inserita nella quarta lista nazionale cinese delle imprese “specialized and sophisticated Little Giant”, programma con cui il governo cinese identifica PMI specializzate in nicchie tecnologiche considerate strategiche. Nel 2026 il sito aziendale dichiara oltre 30 linee dedicate alla produzione di polveri e al riciclo DDM, più di 200 brevetti concessi e la partecipazione alla definizione di oltre 20 standard nazionali. L’obiettivo dichiarato non è più soltanto sostituire materiali importati sul mercato interno, ma raggiungere OEM e Tier 1 internazionali con polveri accompagnate da certificazioni, validazione di processo e maggiore consistenza tra lotto e lotto.
Dalla sostituzione delle importazioni alla competizione internazionale
Secondo Zhang Lei, la prima fase della strategia VMP può essere considerata sostanzialmente completata: nell’interpretazione dell’azienda, il mercato cinese delle polveri metalliche per additive manufacturing sarebbe passato nell’arco di circa dieci anni da una dipendenza dall’importazione vicina al 90% a una quota di approvvigionamento domestico anch’essa prossima al 90%. È un’affermazione importante ma che deve essere attribuita direttamente a VMP: non è stato individuato un database pubblico che consenta di verificare con la stessa metodologia entrambe le percentuali.
Il fenomeno generale della sostituzione delle importazioni è comunque ben documentato. Nel primo periodo di sviluppo della stampa 3D metallica cinese, una parte rilevante delle polveri ad alte prestazioni proveniva da produttori europei e nordamericani. Nel frattempo sono cresciute società come VMP, Avimetal, FalconTech, Sino-Euro Materials e altri fornitori nazionali capaci di produrre titanio, superleghe, acciai e alluminio con distribuzioni granulometriche specifiche per LPBF e DED.
Il secondo passaggio è molto più difficile. Vendere una polvere per applicazioni generiche non equivale a entrare nella supply chain di un costruttore aeronautico o medicale. Il cliente non acquista soltanto una composizione chimica nominale: vuole stabilità della granulometria, morfologia, flowability, apparent density, concentrazione di particelle satellite, livelli di ossigeno, azoto e idrogeno, tracciabilità della materia prima e soprattutto ripetibilità fra lotti prodotti a mesi di distanza.
È proprio su questa capacità che VMP dichiara di voler costruire la propria espansione internazionale.
Una polvere “Ti-6Al-4V” non è automaticamente intercambiabile con un’altra Ti-6Al-4V
Nel metal additive manufacturing il nome della lega rappresenta soltanto il primo livello della specifica. Due polveri nominalmente Ti-6Al-4V possono avere la stessa chimica complessiva e comportarsi diversamente all’interno di una macchina LPBF.
| Parametro della polvere | Perché conta nel processo |
|---|---|
| Distribuzione granulometrica | Influenza stesura del letto, densità e interazione laser |
| Sfericità | Favorisce flowability e packing |
| Particelle satellite | Possono peggiorare scorrimento e uniformità del layer |
| Apparent density | Influenza la quantità di materiale presente nel letto |
| Flowability | Determina la regolarità del recoating |
| Ossigeno | Critico soprattutto per titanio e leghe reattive |
| Azoto/idrogeno | Possono alterare proprietà metallurgiche |
| Hollow particles | Possono introdurre gas e porosità |
| Surface chemistry | Influenza fusione e contaminazione |
| Variabilità lotto-lotto | Determinante per qualifiche industriali |
Per titanio e alcune superleghe il controllo degli interstiziali è particolarmente importante. L’ossigeno, per esempio, aumenta la resistenza del titanio ma può ridurne significativamente la duttilità. Non basta quindi ottenere una polvere molto sferica: il produttore deve controllare l’intera sequenza che va dalla materia prima alla fusione, atomizzazione, vagliatura, blending, confezionamento e riutilizzo.
È questo il motivo per cui la produzione di polvere destinata all’aerospazio presenta barriere tecniche maggiori rispetto a mercati meno regolamentati.
VIGA ed EIGA: VMP produce internamente anche le proprie macchine di atomizzazione
Uno degli elementi più insoliti della strategia VMP è l’integrazione della progettazione delle apparecchiature di atomizzazione. L’azienda afferma che le proprie linee di produzione utilizzano sistemi sviluppati internamente e commercializza direttamente macchine VIGA ed EIGA anche ad altri utilizzatori.
La Vacuum Induction Gas Atomization, VIGA, prevede la fusione della lega mediante induzione sotto vuoto o atmosfera controllata e la successiva disintegrazione del flusso liquido attraverso getti di gas inerte ad alta velocità. Le goccioline solidificano durante la caduta formando particelle tendenzialmente sferiche. VMP indica questa famiglia di impianti per leghe a base ferro, nichel e cobalto, oltre a sistemi di alluminio e rame.
L’azienda pubblica una gamma molto ampia di impianti VIGA, con cariche nominali che vanno da pochi chilogrammi fino a centinaia di chilogrammi per ciclo. Nelle configurazioni maggiori la temperatura massima dichiarata arriva a circa 1.700 °C. VMP afferma inoltre di avere raccolto dati relativi a oltre 70.000 cicli di atomizzazione, utilizzati anche per modelli di controllo del processo e ottimizzazione della resa.
L’Electrode Induction Gas Atomization, EIGA affronta un problema differente. Invece di fondere la lega all’interno di un crogiolo, un elettrodo viene progressivamente fuso per induzione e il flusso metallico viene immediatamente atomizzato. L’assenza di contatto diretto con un crogiolo ceramico è particolarmente utile per materiali molto reattivi come il titanio, perché riduce una possibile sorgente di contaminazione.
| Tecnologia | Principio | Materiali tipici indicati da VMP |
|---|---|---|
| VIGA | Fusione a induzione sotto vuoto + atomizzazione a gas | Fe, Ni, Co, Al, Cu |
| EIGA | Fusione dell’elettrodo senza crogiolo + gas atomization | Titanio, leghe reattive, superleghe, intermetallici |
| UA | Atomizzazione assistita da fenomeni ultrasonici | Sviluppo/produzione specialistica |
| VCA | Atomizzazione centrifuga tramite elemento rotante | Materiali per cui è utile evitare alcuni limiti del gas atomization |
| DDM recycling | Recupero e riutilizzo di feedstock metallico | In particolare catena del titanio |
3DPrint.com riferisce che VMP ha sviluppato anche linee di ultrasonic atomization e di atomizzazione centrifuga/rotating-disk, oltre a impianti specifici per materiali ODS e riciclo del titanio. Le informazioni pubbliche sono però molto più dettagliate per VIGA ed EIGA, quindi sarebbe prematuro trattare tutte queste tecnologie come capacità industriali equivalenti per scala e maturità.
I numeri della capacità produttiva cambiano rapidamente perché gli impianti sono in piena espansione
Le diverse fonti pubblicate negli ultimi anni riportano valori differenti sulla capacità di VMP e, invece di scegliere arbitrariamente un numero, è utile ricostruirne l’evoluzione.
Nel 2023 Metal Additive Manufacturing magazine descriveva 15 linee di atomizzazione, fra cui dieci VIGA e cinque EIGA, con oltre 1.000 tonnellate annue di capacità complessiva. Una precedente pagina in inglese del sito VMP continua a riportare 15 linee e più di 800 tonnellate annue, probabilmente perché non è stata aggiornata con la stessa frequenza della versione cinese.
In un’intervista pubblicata da 3Druck nel marzo 2025 VMP parlava di dieci linee VIGA e circa 750 tonnellate annue per la parte di produzione descritta in quel momento. Il sito cinese più aggiornato, invece, nel 2026 parla di oltre 20 linee automatiche già operative e più di 20 in costruzione, con una capacità VIGA superiore a 1.000 tonnellate annue e una capacità EIGA superiore a 800 tonnellate annue.
3DPrint.com, sulla base dell’intervista del settembre 2026, indica 30 linee di produzione di polveri operative nell’azienda.
Questi numeri non possono essere confrontati come se descrivessero necessariamente la stessa configurazione industriale: alcune fonti conteggiano soltanto determinate tipologie di atomizzatore, altre includono linee di riciclo e lavorazioni accessorie, mentre l’espansione fisica dello stabilimento è proseguita nel frattempo. La tendenza, tuttavia, è inequivocabile: VMP sta aumentando rapidamente la capacità.
La fase successiva punta a migliaia di tonnellate all’anno
L’espansione annunciata diventa molto più significativa con le fasi III e IV del programma industriale. Secondo le dichiarazioni raccolte da 3DPrint.com, la nuova fase produttiva dovrebbe aggiungere circa 2.000 tonnellate annue di capacità. Il programma successivo è ancora più ambizioso: VMP indica per la cosiddetta Phase IV una futura capacità nell’ordine di:
| Famiglia di materiale | Capacità annua prevista nella Phase IV |
|---|---|
| Polveri di titanio | 3.000 t/anno |
| Polveri di rame | 5.000 t/anno |
| Polveri di alluminio | 2.000 t/anno |
| Acciai ad alta resistenza | capacità aggiuntiva non quantificata |
| Totale programmato | oltre 10.000 t/anno |
Sono target futuri dichiarati dall’azienda, non capacità operative già disponibili. La stessa comunicazione VMP presenta la Phase IV come investimento destinato alla domanda attesa verso il 2028 e descrive l’impianto come una futura “materials dark factory”, cioè uno stabilimento fortemente automatizzato pensato per funzionare con intervento umano ridotto.
La differenza tra capacità installata e produzione effettivamente venduta è essenziale. Un impianto capace nominalmente di produrre 10.000 tonnellate annue non significa che l’azienda venderà immediatamente 10.000 tonnellate, né che tutte le polveri avranno lo stesso prezzo o la stessa marginalità. Titanio aerospaziale, rame per elettronica e acciaio hanno mercati e valori per chilogrammo molto differenti.
Diecimila tonnellate sarebbero comunque una scala insolita per l’AM metallico
Per comprendere l’ambizione del programma bisogna considerare che il mercato delle polveri AM ad alte prestazioni è storicamente caratterizzato da volumi relativamente contenuti rispetto alla metallurgia delle polveri convenzionale. Migliaia di tonnellate sono quantitativi elevati per un settore nel quale molti lotti destinati all’aerospazio o alla ricerca vengono ancora ordinati in decine o centinaia di chilogrammi.
L’espansione VMP ha senso soprattutto perché l’azienda non guarda esclusivamente all’LPBF aerospaziale. Il portafoglio copre additive manufacturing, metal injection molding, cladding, elettronica e altre applicazioni delle polveri, mentre il maggiore potenziale di volume viene individuato nella consumer electronics.
È quindi importante non leggere il target di oltre 10.000 t/anno come 10.000 tonnellate destinate esclusivamente a stampanti laser powder bed fusion.
La consumer electronics potrebbe diventare il vero motore dei grandi volumi di titanio
VMP indica aerospazio e medicale come pilastri strategici perché presentano alto valore aggiunto e barriere alla qualifica molto elevate. Per la crescita volumetrica, però, Zhang Lei indica un altro settore: l’elettronica di consumo 3C, cioè computer, communication e consumer electronics.
La diffusione del titanio in smartphone, wearable e altri dispositivi ha creato interesse per processi capaci di realizzare strutture sottili e complesse. In questo settore i volumi potenziali sono molto superiori a quelli di un programma aeronautico, ma il costo per componente diventa molto più critico.
La produzione additiva è soltanto una delle tecnologie possibili: MIM, lavorazione CNC, forging e altri processi competono a seconda della parte. La possibilità che il metal AM raggiunga volumi consumer dipende quindi dall’economia dell’intero ciclo, non soltanto dal prezzo della polvere.
VMP sta costruendo capacità pensando espressamente a questa domanda, ma il fatto che la capacità venga installata non equivale a un ordine già acquisito da un grande produttore di smartphone.
Il portafoglio va molto oltre Ti-6Al-4V e Inconel 718
La strategia dell’azienda consiste anche nel differenziarsi dalle polveri ormai disponibili presso numerosi produttori. Il catalogo comprende comunque molte delle leghe standard del metal AM:
- Ti-6Al-4V/TC4 e titanio commercialmente puro;
- TA15 e altre leghe di titanio aerospaziali;
- Inconel 718, 625, Hastelloy X, Haynes 188 e Haynes 230;
- acciai 304L, 316L e 17-4PH;
- maraging 18Ni300;
- AlSi10Mg, AlSi7Mg e AlSi12;
- CuCrZr e CuSn10;
- leghe CoCr.
Accanto a queste VMP propone materiali proprietari o meno diffusi, tra cui T70X, leghe di alluminio ad alta temperatura A500/A600 e A40X, acciaio da utensili F30C, GH4099 e GH4061, oltre a polveri custom come IN939, IN738 e M247.
Questo ampliamento del catalogo ha un senso economico: sulle leghe commodity la concorrenza tende progressivamente a spostarsi sul prezzo. Una polvere sviluppata espressamente per additive manufacturing e associata a un set di parametri, trattamenti termici e dati applicativi può invece sostenere un maggiore valore aggiunto.
T70X mostra però perché i dati del produttore devono essere attribuiti correttamente
VMP presenta T70X come una propria lega di titanio per servizio ad alta temperatura e la associa a componenti di compressori aeronautici. Materiali commerciali dell’azienda hanno riportato prestazioni a temperature che raggiungono gli 800 °C, con valori meccanici specifici dichiarati.
Questi numeri non devono essere trattati come proprietà universali e indipendentemente certificate della lega. Per interpretarli servirebbero composizione completa, orientamento dei provini, processo di stampa, densità, trattamento termico, durata dell’esposizione e standard di prova.
Lo stesso vale per GH4099. La scheda VMP riporta per determinate condizioni una resistenza a trazione di circa 1.250 ± 30 MPa, limite di snervamento di 1.000 ± 30 MPa e allungamento di 18 ± 5%, ma la pagina sintetica non riporta tutte le condizioni necessarie per confrontare questi dati con quelli ottenuti da altri produttori.
Per il mercato aerospaziale non basta quindi avere una brochure con valori superiori. Occorre costruire una material property database completa e dimostrare ripetibilità lotto dopo lotto.
VMP vuole validare internamente non solo la polvere, ma anche la stampabilità
Questo è uno degli aspetti più interessanti della strategia industriale. Un produttore tradizionale di polvere potrebbe fermarsi alla caratterizzazione granulometrica e chimica. VMP sta invece costruendo un Metal 3D Printing Material Validation Center superiore a 5.000 m².
La documentazione societaria indica un obiettivo di oltre 20 sistemi metallici LPBF, con almeno cinque macchine già installate in una fase precedente del progetto. Nell’intervista a 3DPrint.com Zhang Lei afferma che l’azienda dispone di 20 sistemi LPBF cinesi per la validazione di materiali e che le polveri vengono testate anche su piattaforme di costruttori internazionali.
L’obiettivo è importante perché una polvere commercialmente competitiva deve arrivare al cliente con qualcosa di più della certificazione chimica. Occorre sapere quali densità sono raggiungibili, quali difetti compaiono, quale finestra di energia è stabile e quali trattamenti termici portano alle proprietà desiderate.
Questo non significa che una polvere validata da VMP sia automaticamente qualificata su qualsiasi macchina. Parametri, laser, spot size, recoater, atmosfera e geometria possono cambiare il risultato. Ma avere una struttura interna di stampa permette al produttore di fornire un supporto applicativo molto più vicino a quello dei player occidentali consolidati.
Qualifica di materiale e certificazione del sistema qualità sono cose diverse
VMP evidenzia molto le proprie certificazioni. Il sito societario aggiornato riporta ISO 9001, AS9100D e ISO 13485, oltre all’accreditamento del laboratorio secondo il sistema cinese CNAS, collegato ai requisiti ISO/IEC 17025. Nel 2026 l’azienda ha inoltre annunciato la certificazione IATF 16949:2016 per progettazione e produzione di polveri metalliche.
Sono elementi importanti, ma occorre evitare una semplificazione frequente. AS9100D non certifica automaticamente una polvere per l’uso su un motore aeronautico. Certifica il sistema di gestione della qualità dell’organizzazione rispetto a requisiti specifici del settore aerospace. Analogamente, ISO 13485 riguarda il quality management applicabile al settore medicale e non rende automaticamente qualsiasi Ti-6Al-4V VMP un materiale approvato per un impianto.
La qualifica finale resta collegata alla specifica applicazione, alla macchina, al processo e ai requisiti del cliente.
Un’ulteriore cautela riguarda vecchie pagine in inglese del sito VMP che citano genericamente anche una “FDA certification”. FDA non è una certificazione generale del sistema qualità equivalente a ISO 13485 e quella dicitura non è sufficientemente precisa per essere trasformata in un’affermazione secondo cui tutte le polveri VMP sarebbero “FDA approved”. Nella documentazione editoriale è quindi preferibile non utilizzare quella formula senza identificare il dispositivo, la registrazione o l’autorizzazione specifica a cui si riferisce.
Europa: REACH, certificazioni e assistenza locale diventano parte del prodotto
Per entrare nel mercato europeo il problema non è soltanto spedire una bobina o una confezione di polvere. VMP dichiara di lavorare su quattro fronti: sistemi qualità, sostenibilità verificata, registrazione REACH e requisiti del settore medicale.
Secondo Zhang Lei, titanio, materiali a base nichel e ferro sono già stati presentati all’ECHA nell’ambito del percorso REACH, mentre alluminio, CoCr e rame dovrebbero seguire nel 2027. Anche in questo caso, “submitted” non deve essere trasformato automaticamente in “registrazione completata” quando la fase procedurale non è specificata.
L’azienda afferma inoltre di voler creare una capacità di servizio localizzata in Europa e lavorare direttamente con OEM e service bureau. Il sito societario indica già un ufficio europeo a Francoforte sul Meno.
Questo elemento è cruciale perché i produttori europei e statunitensi di polveri non vendono soltanto materiale: forniscono assistenza tecnica, gestione delle non conformità, dati di processo e spesso supporto alla qualifica. Per diventare un player globale, il semplice vantaggio di costo cinese non è sufficiente.
Il Ti-6Al-4V riciclato ottiene una certificazione indipendente sul contenuto riciclato
Nell’estate 2026 VMP ha ottenuto da SCS Global Services la certificazione Recycled Content per la polvere Ti6Al4V-R. Il certificato SCS-RC-21390 attesta un contenuto pari al 100% di materiale riciclato pre-consumer, calcolato sul peso a secco secondo lo standard SCS Recycled Content V8-0.
Qui la terminologia conta. “100% recycled” non significa che la polvere provenga da vecchi impianti aeronautici o protesi ritirate dal mercato. Pre-consumer indica materiale recuperato dal flusso produttivo prima di arrivare all’utilizzatore finale. Può includere scarti industriali e materiale che, senza recupero, sarebbe uscito dalla normale catena primaria.
VMP produce il Ti6Al4V-R mediante EIGA e sostiene che la configurazione senza crogiolo aiuti a limitare l’incremento di ossigeno durante il recupero del titanio.
La certificazione SCS verifica la percentuale di contenuto riciclato. Non certifica automaticamente che l’impronta di carbonio sia inferiore di una determinata percentuale, né che le proprietà meccaniche di qualsiasi parte stampata siano identiche a quelle ottenute con feedstock primario. Per affermare un preciso vantaggio climatico occorrerebbe un LCA comparativo con limiti di sistema e mix energetico definiti.
L’economia del riciclo di polveri non coincide con il semplice riutilizzo della polvere LPBF
Occorre inoltre distinguere due concetti spesso sovrapposti. Nelle macchine LPBF una parte della polvere non fusa viene normalmente vagliata e riutilizzata in build successive. Questo è il recycling interno del powder bed.
Il processo VMP riguarda invece una filiera di recupero della materia prima che può richiedere rifusione e nuova atomizzazione. In questo modo è possibile riportare il feedstock a una nuova distribuzione particellare controllata, eliminando particelle alterate o fuori specifica.
Per il titanio il problema principale rimane il controllo dell’ossigeno e degli altri interstiziali. Una polvere riciclata non è utile industrialmente soltanto perché è sferica: deve continuare a rispettare la composizione e i requisiti della lega.
La “dark factory” è un obiettivo industriale, non uno stabilimento già completamente autonomo
VMP utilizza un linguaggio molto ambizioso per la Phase IV, definendola una futura materials dark factory. Il concetto di lights-out manufacturing indica una produzione così automatizzata da poter operare per periodi significativi con pochissimo personale fisicamente presente.
Nella produzione di polveri potrebbe significare automatizzare:
- preparazione e identificazione della materia prima;
- fusione e atomizzazione;
- trasferimento in atmosfera controllata;
- screening e classificazione;
- blending;
- campionamento;
- controllo qualità;
- confezionamento;
- movimentazione interna;
- tracciabilità dei lotti.
VMP dichiara già che alcune delle proprie linee integrano atomizzazione, raffreddamento, trasferimento e vagliatura in un circuito automatizzato che limita il contatto del materiale con l’atmosfera.
La Phase IV va però descritta come progetto in costruzione o pianificazione, non come capacità industriale già interamente operativa e priva di personale.
200 brevetti non equivalgono a 200 tecnologie commercialmente uniche
Il sito VMP dichiara più di 200 brevetti concessi. È un indicatore della quantità di attività di R&D e protezione della proprietà intellettuale, ma il numero non misura automaticamente il valore commerciale o la novità tecnica di ogni invenzione.
Lo stesso vale per gli oltre 20 standard nazionali ai quali l’azienda afferma di avere contribuito. Partecipare alla preparazione di uno standard dimostra presenza tecnica nei comitati, ma non significa essere proprietari dello standard o che esso sia costruito attorno a una tecnologia VMP.
Sono dati utili per valutare il grado di istituzionalizzazione dell’azienda all’interno dell’industria cinese, non una misura diretta delle prestazioni della polvere.
Un produttore di polvere non compete soltanto sul prezzo al chilogrammo
La competizione mondiale include gruppi con una lunga storia metallurgica e produttori specialistici. Per le polveri di titanio e superleghe, i clienti possono rivolgersi a realtà come AP&C/GE Aerospace, Tekna, Carpenter Additive, Sandvik, Höganäs, Oerlikon e altri operatori con differenti livelli di integrazione e specializzazione.
Il prezzo è importante, ma in settori qualificati il costo della polvere può rappresentare una frazione relativamente limitata del valore del componente finale. Una build LPBF aerospaziale che dura diversi giorni può contenere parti di grande valore: risparmiare qualche euro per chilogrammo non è interessante se aumenta il rischio di porosità o di fallimento del job.
Per questo VMP insiste sul passaggio da un modello cinese percepito storicamente come “low-cost powder” a un fornitore in grado di offrire parametri, validazione, laboratorio accreditato e servizio applicativo.
La battaglia reale sarà probabilmente sulla capacità di dimostrare la stessa uniformità per centinaia di lotti e diversi anni.
18Ni300 è un esempio del percorso necessario per far accettare una polvere
Zhang Lei racconta che una delle svolte commerciali iniziali avvenne nel segmento degli acciai per stampi. Un problema nella supply chain spinse un produttore di tooling a provare il materiale VMP. Secondo il manager, furono necessarie otto iterazioni da parte del team R&D prima che il grado 18Ni300 fosse accettato.
Il dettaglio è interessante perché rappresenta meglio della capacità nominale ciò che avviene nella qualificazione. Una lega standard non entra automaticamente nel processo di un cliente: chimica, granulometria e comportamento devono essere ottimizzati fino a ottenere una finestra stabile sulla macchina specifica.
Questo processo è ancora più severo in aerospace e medicale, dove cambiare fornitore può richiedere nuova documentazione, campioni, validazione e in alcuni casi aggiornamento delle qualifiche.
Gli 80–90 ricercatori sono una parte significativa della struttura aziendale
3DPrint.com riporta circa 80 addetti R&D, mentre fonti cinesi del 2026 descrivono un innovation studio di circa 90 persone, con una percentuale molto elevata di personale con formazione master o PhD.
Le cifre possono riferirsi a periodi o perimetri organizzativi leggermente differenti, ma indicano un investimento considerevole nello sviluppo di materiali. Una fonte societaria pubblicata nel 2025 indicava inoltre spese R&D superiori al 15% dei ricavi, valore che, se confermato sui bilanci completi, sarebbe elevato per un produttore di materiali.
È coerente con il modello dichiarato dall’azienda: non limitarsi a produrre leghe commodity, ma sviluppare materiali AM-specifici e contemporaneamente costruire l’equipaggiamento necessario a produrli.
Il supporto di Xuzhou Mining Group rimane un elemento importante della storia di VMP
VMP non nasce come startup indipendente finanziata esclusivamente da venture capital. È stata costituita con il sostegno di Xuzhou Mining Group, impresa pubblica della provincia di Jiangsu. Questo legame ha dato al progetto una base industriale differente da molte giovani società AM occidentali.
La società ha comunque successivamente raccolto capitale esterno. Nel 2023 aveva completato round A e B per un totale indicato da fonti cinesi nell’ordine di 350 milioni di RMB, di cui circa 260 milioni nella Serie B. Nel dicembre 2025 è arrivato il round C vicino a 310 milioni di RMB.
Diverse fonti cinesi riportano per quest’ultimo un post-money valuation di circa 2,11 miliardi di RMB, poco meno di 300 milioni di dollari al cambio dell’epoca. 3DPrint.com arrotonda la valutazione a circa 310 milioni di dollari.
Anche qui conviene non creare una falsa precisione: finanziamento e valuation sono riportati da VMP e da media finanziari/industriali cinesi, non da documenti di mercato regolamentato accessibili come per una società quotata.
Ricavi da 51 milioni e valutazione da circa 300 milioni raccontano una scommessa sulla crescita futura
Se si prende come riferimento la cifra aziendale di circa 51 milioni di dollari di ricavi 2025 e una valutazione post-money vicina ai 300 milioni, il rapporto valuation/revenue risulta nell’ordine di circa sei volte. Non è un multiplo direttamente confrontabile con quello di una società quotata perché la valutazione nasce da un round privato e non conosciamo margini, debito, EBITDA, struttura dei diritti degli investitori e altre informazioni finanziarie necessarie.
Il mercato sta quindi attribuendo valore non soltanto ai ricavi correnti, ma alla possibilità di crescere attraverso capacità aggiuntiva, sostituzione delle importazioni e ingresso nella supply chain internazionale.
La domanda decisiva è se la capacità installata troverà domanda sufficiente e soprattutto se VMP riuscirà a trasferire il proprio successo domestico nei mercati in cui la qualifica di nuovi fornitori richiede tempi molto lunghi.
Capacità nominale, shipment e revenue non devono essere confusi
Con un piano da oltre 10.000 tonnellate è particolarmente importante distinguere tre grandezze:
capacità produttiva indica quanto potrebbe teoricamente produrre l’impianto in determinate condizioni;
shipment volume indica quanto materiale viene effettivamente spedito;
revenue indica il valore economico delle vendite.
Le tre curve non crescono necessariamente insieme. Una tonnellata di polvere di titanio high-end e una tonnellata di acciaio o rame commodity hanno valori molto diversi. Anche la resa dell’atomizzazione conta: non tutta la massa atomizzata cade nella frazione granulometrica richiesta da un determinato processo.
Un atomizzatore può quindi produrre una grande quantità totale di polvere ma una frazione inferiore nella finestra 15–53 µm richiesta da molti sistemi LPBF. Le particelle più grandi possono trovare applicazione nel DED o in altri processi, ma soltanto se esiste un mercato per quelle frazioni.
La resa granulometrica è uno dei punti economici più importanti dell’atomizzazione
Durante la gas atomization si produce una distribuzione di diametri, non particelle tutte identiche. Dopo il processo la polvere viene classificata attraverso vagliatura e, se necessario, separazione.
Per LPBF sono diffuse frazioni relativamente fini, per esempio 15–45 o 15–53 µm; il DED può utilizzare distribuzioni più grandi come 45–105 o 75–150 µm. VMP commercializza diverse di queste frazioni per la stessa lega.
Un produttore che riesce ad aumentare la quantità di polvere vendibile nelle classi granulometriche più richieste migliora considerevolmente l’economia del processo. Da qui l’importanza della geometria dell’ugello, pressione del gas, temperatura del melt, portata e controllo dinamico dell’atomizzazione.
La produzione interna degli atomizzatori può fornire a VMP un vantaggio se permette di modificare simultaneamente macchina e ricetta di processo. Ma l’affermazione di superiorità della resa rispetto ai concorrenti richiederebbe dati comparativi pubblici ottenuti sulla stessa lega e nelle stesse condizioni, che non risultano disponibili.
Il mercato globale non si conquista soltanto con la capacità
Il piano VMP presenta numeri che, se completati, trasformerebbero l’azienda in un produttore di scala molto significativa. Tuttavia, costruire linee capaci di atomizzare migliaia di tonnellate è soltanto una parte del problema.
Per diventare realmente un riferimento internazionale servono:
| Requisito | Perché è determinante |
|---|---|
| Capacità produttiva | Consente di servire grandi programmi |
| Qualità lotto-lotto | Riduce il rischio di variazione del processo |
| Feedstock traceability | Fondamentale nei settori regolamentati |
| Certificazioni | Consentono accesso alle supply chain |
| Validation center | Supporta parametri e qualifica |
| Rete locale di assistenza | Riduce tempi di risposta |
| REACH e compliance | Necessari nei mercati europei |
| Sostenibilità verificata | Sempre più richiesta dagli OEM |
| Proprietà intellettuale | Protegge materiali e processi proprietari |
| Prezzo | Diventa decisivo nei grandi volumi consumer |
| Sicurezza della supply chain | Cruciale in aerospace e difesa |
L’ultimo punto può diventare anche il più complesso. Il rafforzamento delle politiche di localizzazione delle supply chain in Stati Uniti ed Europa può contemporaneamente aiutare i produttori locali e limitare l’accesso di fornitori cinesi a determinati programmi strategici, soprattutto nel settore della difesa. VMP può quindi diventare molto competitiva in aerospazio civile, medicale e consumer senza necessariamente avere lo stesso accesso a tutti i programmi governativi occidentali.
La Cina non è più soltanto cliente delle polveri occidentali
È forse questo il dato industrialmente più rilevante della storia VMP. Per anni la crescita cinese della stampa 3D metallica è stata osservata soprattutto attraverso produttori di macchine come BLT, Farsoon, HBD o Eplus3D. Lo sviluppo di grandi fornitori nazionali di polvere significa che anche l’upstream della catena sta raggiungendo una scala più importante.
Macchina e materiale sono inoltre sempre più collegati. Un produttore di sistemi LPBF può spingere verso più laser e maggiore produttività, ma queste piattaforme consumano quantità crescenti di polvere e richiedono feedstock stabile. Quando l’AM passa dalla prototipazione alla produzione seriale, il costo e la disponibilità del materiale diventano più importanti.
VMP sta scommettendo esattamente su questo passaggio.
L’obiettivo di leadership globale è credibile come strategia, non ancora dimostrato come posizione di mercato
Alla data di settembre 2026 è corretto descrivere Jiangsu Vilory come un grande produttore cinese in forte espansione, con un catalogo molto ampio, capacità proprie di atomizzazione, validazione interna, certificazioni di settore e un consistente programma di investimento.
Non esistono però dati pubblici sufficientemente omogenei per affermare che VMP sia già “il principale produttore mondiale” di polveri metalliche per additive manufacturing. La società stessa parla di un obiettivo futuro: diventare un “globally leading supplier of high-end metal additive manufacturing powders”.
Anche la dichiarazione aziendale di essere il maggiore fornitore cinese deve essere trattata con cautela in assenza di dati di mercato che confrontino tutti i concorrenti con la stessa metodologia.
I numeri economici segnalano comunque una traiettoria significativa. Dai ricavi 2024 riportati da fonti cinesi nell’ordine di 250–280 milioni di RMB, VMP è passata a circa 200 milioni nel solo primo semestre 2025 e dichiara circa 51 milioni di dollari nell’intero 2025. Nello stesso periodo ha raccolto quasi 310 milioni di RMB per finanziare l’espansione.
Sul piano produttivo, le fonti più aggiornate parlano di circa 30 linee e di una roadmap che potrebbe portare a oltre 10.000 tonnellate annue nelle fasi successive. Il salto è notevole, ma la sfida più difficile inizierà proprio dopo la costruzione degli impianti: trasformare la capacità nominale in ordini ricorrenti provenienti da clienti globali qualificati.
VMP sembra aver compreso che la competizione non si gioca più soltanto sul costo della polvere. L’azienda sta costruendo contemporaneamente atomizzatori, materiali proprietari, laboratorio, sistemi LPBF per validazione, programmi di riciclo, certificazioni e presenza internazionale. Questo modello verticale potrebbe renderla un concorrente molto più impegnativo per i produttori occidentali rispetto alla precedente generazione di fornitori asiatici focalizzati principalmente sul prezzo.
La questione non è quindi se VMP abbia già conquistato la leadership mondiale: non esistono ancora elementi sufficienti per sostenerlo. Il dato importante è che sta investendo per raggiungere la scala, le certificazioni e la capacità applicativa necessarie per provarci. Nel mercato delle polveri metalliche per additive manufacturing, dove per anni capacità produttiva e know-how di atomizzazione sono rimasti concentrati in un numero relativamente ristretto di operatori, è un cambiamento che merita di essere seguito con attenzione.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
