Dalla costruzione di centrali a un’offerta industriale più ampia

Rosatom sta estendendo oltre i confini russi le proprie competenze nella produzione additiva, affiancando stampanti 3D metalliche, scanner, materiali, formazione e centri tecnologici alle tradizionali attività nel settore nucleare. Il quadro che emerge dagli accordi annunciati in Belarus, India, Vietnam ed Egitto suggerisce una strategia coordinata: utilizzare relazioni industriali e istituzionali costruite attraverso il nucleare per proporre anche tecnologie non nucleari sviluppate all’interno della stessa organizzazione. Questa correlazione è concreta, ma non deve essere trasformata automaticamente in un rapporto causale. Non tutti i progetti di additive manufacturing sono inclusi nei contratti per le centrali e non tutti sono destinati alla fabbricazione di componenti nucleari. In diversi casi riguardano aerospazio, petrolio e gas, manutenzione industriale, medicina o produzione meccanica generale.

Rosatom è una società statale russa con una struttura molto più ampia di quella di un semplice costruttore di reattori. Il gruppo comprende attività relative al combustibile nucleare, all’arricchimento dell’uranio, alla metallurgia, ai materiali, all’energia, alla ricerca e alla produzione di macchinari. Il business della manifattura additiva è sviluppato prevalentemente all’interno della Fuel Division gestita da TVEL, che ha organizzato un ecosistema comprendente stampanti metalliche, polveri, software, scansione 3D, reverse engineering, servizi, formazione e centri di produzione. L’offerta internazionale non consiste quindi soltanto nella vendita di una macchina, ma tende a includere audit tecnologici, progettazione del centro, installazione, post-processing, laboratori, qualificazione del personale e, in prospettiva, localizzazione della produzione.

L’articolo pubblicato da 3DPrint.com il 17 settembre 2026 interpreta questa espansione come un allineamento tra la diffusione internazionale delle tecnologie additive di Rosatom e la rete dei suoi accordi nucleari. Si tratta di una lettura geopolitica ed economica dell’autore, non di una strategia dichiarata formalmente in questi termini dalla società. I fatti disponibili mostrano comunque che Rosatom sta utilizzando rapporti governativi di lungo periodo per proporre pacchetti tecnologici più ampi, secondo un modello difficilmente comparabile con la normale vendita commerciale di una stampante 3D.

Un modello che combina macchina, materiali, competenze e infrastrutture

La strategia di Rosatom parte dall’esperienza accumulata in Russia. Il primo centro aziendale per le tecnologie additive è stato inaugurato a Mosca nel dicembre 2020 e, secondo la società, entro il 2025 erano stati realizzati tre centri presso imprese del gruppo e sette strutture di accesso condiviso in università russe. Rosatom sostiene di avere integrato l’intera catena: progettazione delle macchine, produzione dei componenti, sviluppo dei materiali, software, stampa conto terzi, formazione e supporto applicativo.

Questa integrazione verticale è rilevante perché l’acquisto di una stampante metallica rappresenta soltanto una parte dell’investimento. Un centro industriale richiede sistemi per la manipolazione sicura delle polveri, atmosfere controllate, trattamenti termici, rimozione dei supporti, lavorazioni meccaniche, pulizia, controlli dimensionali e non distruttivi, laboratori metallografici e procedure di qualificazione. Nel settore nucleare si aggiungono tracciabilità dei lotti, controllo rigoroso dei parametri, approvazione delle procedure, gestione delle non conformità e dimostrazione della ripetibilità del processo.

La proposta di Rosatom mira quindi a trasferire un’infrastruttura completa, non semplicemente hardware. Questo approccio può accelerare la costruzione di competenze locali, ma crea anche una relazione di lungo periodo con il fornitore per software, ricambi, materiali qualificati, aggiornamenti e assistenza. La “sovranità tecnologica” indicata nei comunicati aziendali non coincide automaticamente con l’indipendenza tecnologica del Paese cliente: il risultato dipende dal livello reale di localizzazione, dall’accesso al codice e ai parametri di processo, dalla capacità di produrre materiali conformi e dalla disponibilità di personale autonomamente qualificato.

Dalla Belarus al Vietnam: progetti operativi, accordi e dichiarazioni d’intenti

PaeseIniziativa additivaStato verificato al settembre 2026Collegamento con il nucleare
RussiaCentri AM, stampanti RusMelt e RusBeam, sviluppo di polveri e qualificazione di componentiStrutture operative e primi componenti destinati a impianti nucleari o sistemi RITM-200Collegamento diretto, ma limitato a componenti specifici e procedure dedicate
BelarusCentro per le tecnologie additive realizzato con H-HoldingOperativo dal 29 settembre 2025Avviato nell’ambito della cooperazione successiva alla centrale nucleare bielorussa, ma destinato a più settori industriali
IndiaRusBeam 2800, scanner Smart Scan, memorandum con HMT LimitedRusBeam installata e collaudata; scanner in produzione locale; collaborazione HMT ancora allo stadio di MoUInserito in una cooperazione industriale più ampia, ma la RusBeam è destinata principalmente all’aerospazio
VietnamCentro AM con Petrovietnam, macchine SLM e DMD, post-processing e futura produzione di polveriAccordo con piano di fornitura; centro non ancora indicato come operativoRelazione indiretta: Petrovietnam è investitore di Ninh Thuan 2, mentre l’accordo russo riguarda Ninh Thuan 1 con EVN
EgittoIpotesi di centro AM dopo visite tecniche a MoscaDichiarazione congiunta d’intenti del 27 agosto 2026, non ordine definitivoCooperazione costruita nel contesto di El Dabaa e delle forniture di combustibile, ma progetto AM ancora preliminare

Il primo centro additivo estero di Rosatom è stato inaugurato a Minsk il 29 settembre 2025 attraverso una joint venture con la società bielorussa H-Holding. La struttura dispone delle stampanti metalliche RusMelt 300M e RusMelt 600M, di un sistema per forme da fonderia in sabbia e polimero, di attrezzature per materiali plastici e di uno scanner 3D. Secondo Rosatom, la capacità nominale annua raggiunge 1,5 tonnellate di prodotti metallici, 3 tonnellate di forme sabbia-polimero e 100 chilogrammi di componenti in tecnopolimero. Sono valori dichiarati dal produttore e non equivalgono a una produttività continua certificata su qualsiasi geometria o materiale.

Il progetto bielorusso costituisce il caso più chiaro di espansione non nucleare successiva a una cooperazione nel settore atomico. Rosatom ha dichiarato che il centro è stato inserito nella roadmap bilaterale dopo l’entrata in servizio del secondo reattore della centrale nucleare bielorussa. Ciò non significa, tuttavia, che la struttura produca esclusivamente componenti nucleari: le applicazioni indicate comprendono energia convenzionale, aeronautica, medicina, formazione e sostituzione di ricambi precedentemente importati.

Il Vietnam e la distinzione tra centrale nucleare e centro additivo

Il 9 settembre 2026 la Fuel Division di Rosatom e Petrovietnam, denominata ufficialmente Vietnam National Industry–Energy Group, hanno firmato un accordo per sviluppare un centro di produzione additiva in Vietnam. Il documento definisce, secondo Rosatom, campo di fornitura e calendario delle apparecchiature necessarie. Sono previste stampanti prodotte dal gruppo russo basate su selective laser melting e direct metal deposition, insieme a sistemi per trattamento termico, tornitura, analisi di laboratorio e altre fasi produttive. L’accordo comprende inoltre formazione, scambio tecnico, sviluppo di procedure di qualificazione e certificazione e organizzazione futura della produzione locale di polveri metalliche. Rosatom ha dichiarato di essere disponibile a discutere anche l’assemblaggio locale delle stampanti.

L’applicazione iniziale indicata da Petrovietnam riguarda componenti complessi per apparecchiature di perforazione e pompaggio, prototipazione rapida, ricambi, riparazione e ripristino di parti di grandi dimensioni. Il centro nasce quindi innanzitutto come infrastruttura per il comparto energetico e petrolifero, non come stabilimento già qualificato per produrre parti di reattori nucleari. La presenza di trattamenti termici, tornitura e laboratorio conferma che la stampa rappresenterà soltanto una delle fasi del ciclo produttivo.

Il collegamento con il programma nucleare vietnamita richiede un chiarimento. Il Vietnam ha riavviato nel novembre 2024 il progetto nucleare abbandonato nel 2016 e il 23 marzo 2026 ha firmato con la Russia un accordo intergovernativo per Ninh Thuan 1, costituita da due unità VVER-1200 per una capacità complessiva prevista di circa 2.400 MW. L’investitore vietnamita di Ninh Thuan 1 è Vietnam Electricity, mentre Petrovietnam è stato incaricato di sviluppare Ninh Thuan 2. Il centro additivo viene dunque negoziato con l’impresa responsabile del secondo progetto, mentre l’accordo nucleare russo riguarda formalmente il primo. Parlare di capacità additiva direttamente “collocata insieme” alla centrale Rosatom sarebbe quindi prematuro.

Anche il calendario deve essere trattato con cautela. Nel febbraio 2025 il Governo vietnamita indicava il 31 dicembre 2030 come obiettivo per completare le due centrali, mentre nel marzo 2026 una comunicazione governativa ha collocato l’entrata in funzione nel periodo 2030-2035. Alcune pagine in inglese del portale governativo riportano inoltre una capacità complessiva di 400 MW, valore incompatibile con due VVER-1200 e verosimilmente dovuto a un errore redazionale: il Ministero vietnamita dell’Industria e del Commercio e la documentazione sul progetto indicano circa 2.400 MW per Ninh Thuan 1.

India: una macchina EBAM operativa, scanner localizzati e accordi ancora da sviluppare

In India Rosatom ha consegnato e messo in servizio nell’aprile 2026 la RusBeam 2800, indicata dall’azienda come la più grande macchina indiana per deposizione di filo metallico mediante fascio di elettroni in vuoto. Il sistema è stato acquisito attraverso una gara internazionale ed è destinato alla produzione di componenti per il settore aerospaziale e spaziale. Secondo Rosatom, può realizzare parti alte fino a 2,8 metri e con massa massima di quattro tonnellate, utilizzando leghe di titanio, nichel, cobalto-cromo e materiali refrattari. Le dimensioni massime rappresentano la capacità geometrica della macchina, non la dimostrazione che sia già stato prodotto e qualificato un componente di quattro tonnellate.

I dati di produttività pubblicati da Rosatom richiedono una precisazione. Il comunicato dell’aprile 2026 parla di velocità fino a 50 mm/s e della possibilità di costruire un componente da 50 kg in cinque ore, equivalenti a una deposizione media teorica di circa 10 kg/h. Una successiva comunicazione di settembre indica invece una produttività fino a 5 kg/h e cita un recipiente da sette litri realizzabile in quattro ore. Le grandezze potrebbero riferirsi a materiali, traiettorie e condizioni differenti, ma l’assenza di un protocollo comparabile impedisce di trasformarle in una prestazione universale della macchina.

Nel marzo 2026 Rosatom Additive Technologies e la società pubblica indiana HMT Limited hanno firmato un memorandum per studiare produzione e sviluppo congiunti di macchine additive a Bengaluru. Un MoU esprime un’intenzione di cooperazione e non dimostra che una linea produttiva sia già operativa, che siano stati definiti volumi o che siano stati emessi ordini. A settembre Rosatom ha inoltre presentato a New Delhi uno scanner portatile industriale prodotto presso un partner indiano con tecnologia di RangeVision e commercializzato con il marchio Smart Scan. La stampa economica indiana ha riferito una riduzione dei costi del 40%, attribuendo il dato a Rosatom; il comunicato aziendale consultato parla di diminuzione dei costi senza pubblicare prezzo iniziale, prezzo finale o metodologia di calcolo.

La cooperazione nucleare russo-indiana è consolidata attraverso Kudankulam, dove sono operative due unità VVER-1000 e altre quattro della stessa famiglia sono in costruzione o implementazione. VVER-1200 e piccoli reattori modulari sono oggetto di discussioni per possibili progetti successivi, ma non devono essere descritti come ordini definitivamente assegnati. La RusBeam installata in India, inoltre, è stata acquistata per applicazioni aerospaziali: collegarla direttamente alla costruzione di reattori sarebbe un’estensione non dimostrata. Il dato significativo è piuttosto la capacità di Rosatom di utilizzare la relazione bilaterale per proporre tecnologie industriali contigue.

SLM, DMD ed EBAM rispondono a esigenze differenti

La fusione laser selettiva, spesso indicata commercialmente come SLM e classificabile nella famiglia laser powder bed fusion, distribuisce strati sottili di polvere metallica su un piano e li fonde selettivamente mediante uno o più laser. Permette geometrie complesse, canali interni e componenti relativamente compatti con buon livello di dettaglio, ma richiede polveri controllate, atmosfera inerte, supporti, distensione termica, rimozione dalla piattaforma, pulizia, eventuale pressatura isostatica a caldo, lavorazioni meccaniche e controlli finali.

La direct metal deposition citata per il centro vietnamita rientra nella famiglia directed energy deposition. Il materiale, in polvere o filo, viene alimentato direttamente nel bagno di fusione generato da laser, arco o altra sorgente energetica. La tecnologia è adatta alla riparazione, all’aggiunta di materiale su parti esistenti e alla produzione di componenti più grandi, ma presenta normalmente finitura superficiale e accuratezza inferiori alla powder bed fusion. Per raggiungere tolleranze funzionali sono spesso necessarie lavorazioni sottrattive successive.

La RusBeam 2800 utilizza invece un fascio di elettroni per fondere filo metallico in una camera a vuoto. L’uso del filo riduce alcuni problemi associati alla manipolazione delle polveri e il vuoto è favorevole per materiali reattivi come il titanio. L’elevata velocità di deposizione rende il processo interessante per preforme di grandi dimensioni vicine alla forma finale. Non produce però automaticamente superfici finite o tolleranze da componente pronto all’uso: la parte deve generalmente essere trattata termicamente, ispezionata e lavorata a macchina.

Stampare in ambito nucleare non significa qualificare automaticamente un’intera tecnologia

Nel novembre 2024 Rosatom ha annunciato la produzione mediante RusMelt 300 di una girante per pompa destinata al Siberian Chemical Combine di Seversk. La parte serve alla circolazione dell’acqua attraverso uno scambiatore in un impianto collegato alla produzione di esafluoruro di uranio. È quindi un componente utilizzato in un sito del ciclo del combustibile nucleare, ma non una parte installata nel nocciolo di un reattore o nel circuito primario di una centrale. Rosatom aveva allora individuato 120 componenti potenzialmente producibili in modo additivo e selezionato dieci campioni di differenti classi di sicurezza per prove di riferimento.

Nel novembre 2025 è stato annunciato un ulteriore avanzamento per il sistema RITM-200 utilizzato sui rompighiaccio nucleari russi e previsto per centrali modulari galleggianti e terrestri. Afrikantov OKBM ha prodotto una scatola terminale mediante manifattura additiva; dopo prove sui prototipi sono stati elaborati documenti regolatori ed è stato ottenuto un certificato del Russian Maritime Register of Shipping. Questo risultato riguarda un componente e una procedura determinati. Non costituisce una certificazione generale di tutte le stampanti Rosatom, di qualsiasi materiale o di ogni parte destinata a un reattore RITM-200.

Nel nucleare, qualificare un processo significa congelare e controllare macchina, parametri, materiale, orientamento, trattamento termico, post-processing, ispezione e criteri di accettazione. Un materiale nominalmente conforme non rende automaticamente conforme il componente; analogamente, una macchina utilizzata per una parte certificata non può produrre senza ulteriori verifiche qualsiasi altro elemento. Devono essere valutati porosità, cricche, anisotropia, tensioni residue, rugosità, stabilità microstrutturale, resistenza a fatica, corrosione, irraggiamento e comportamento alle temperature di esercizio.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica considera la produzione additiva promettente per i reattori avanzati, ma evidenzia che prove, standardizzazione e accettazione regolatoria sono spesso più impegnative dello sviluppo della stampa stessa. Esistono precedenti operativi in Slovenia, Stati Uniti e Svezia, ma la maggior parte riguarda componenti attentamente selezionati e programmi di sorveglianza pluriennali. La produzione additiva per il nucleare è dunque una tecnologia industriale in qualificazione progressiva, non una sostituzione generalizzata dei processi convenzionali.

L’economia della produzione distribuita e il problema dei ricambi

Per centrali elettriche, impianti petroliferi e infrastrutture con vita operativa di diversi decenni, l’additive manufacturing può essere interessante soprattutto quando un ricambio non è più disponibile, gli stampi originali sono stati eliminati o i tempi di consegna sono incompatibili con il costo di un fermo impianto. Scansione 3D, reverse engineering e stampa locale possono ridurre tempi logistici e dipendenza da magazzini lontani. Questa convenienza è più probabile per bassi volumi, parti complesse e materiali costosi; per produzioni elevate e geometrie semplici, fusione, stampaggio e lavorazione tradizionale possono rimanere economicamente superiori.

Il reverse engineering non elimina la necessità di conoscere materiale, tolleranze e condizioni di esercizio. Una scansione riproduce la geometria accessibile, includendo potenzialmente anche usura e deformazioni del campione. Per trasformarla in un ricambio affidabile servono ricostruzione CAD, analisi funzionale, definizione delle quote nominali, selezione della lega, simulazione, produzione di provini, controlli e validazione sul sistema. Nel nucleare, il possesso del file digitale non equivale all’autorizzazione a produrre la parte.

I valori promozionali diffusi da Rosatom — come utilizzo del metallo vicino al 90%, riduzione dei tempi da mesi a giorni o diminuzione fino al 90% dei costi a fine vita — dipendono dall’applicazione e provengono dall’azienda. Non sono prestazioni generalizzabili senza confronto con il processo alternativo, includendo energia, scarti, supporti, polvere non riutilizzabile, trattamenti, lavorazioni, controlli e tasso di scarto.

Una strategia industriale credibile, ma più complessa di una semplice espansione nucleare

La sovrapposizione geografica tra accordi nucleari e iniziative additive non è casuale: grandi progetti energetici creano relazioni istituzionali, programmi di formazione, catene di fornitura e rapporti industriali che facilitano l’introduzione di altre tecnologie. Il centro bielorusso dimostra che Rosatom può trasformare una collaborazione nucleare in un’infrastruttura manifatturiera multisettoriale. India e Vietnam mostrano invece una strategia basata su consegna iniziale, trasferimento di competenze e successiva localizzazione.

Non è però ancora possibile concludere che Rosatom stia installando sistematicamente capacità additive accanto a ogni centrale costruita all’estero. In India la principale macchina fornita è destinata allo spazio; in Vietnam l’accordo AM è con Petrovietnam e riguarda soprattutto petrolio, gas e manutenzione, mentre la centrale Ninh Thuan 1 è affidata a EVN; in Egitto esiste per ora una dichiarazione d’intenti. La tesi più solida è quindi che Rosatom stia usando la propria rete nucleare internazionale come piattaforma commerciale e politica per esportare un ecosistema industriale più ampio.

Se i centri annunciati riusciranno a produrre materiali localmente, qualificare processi, formare personale indipendente e realizzare componenti conformi, il modello potrà incidere sulle filiere regionali della produzione additiva. Per valutarne i risultati serviranno però dati oggi non pubblicati: valore dei contratti, prezzi delle macchine, utilizzo effettivo degli impianti, quantità di componenti prodotti, tassi di scarto, materiali qualificati, clienti serviti e certificazioni ottenute. Al momento, Belarus e India offrono risultati industriali verificabili; Vietnam ed Egitto rappresentano stadi differenti di una strategia ancora in costruzione.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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