Il problema: l’impigliamento lascia segni visibili, ma gli effetti “nascosti” sulla salute sono più difficili da misurare
Le megattere (humpback whales, Megaptera novaeangliae) possono rimanere impigliate in corde, reti e altri attrezzi da pesca. Anche quando sopravvivono e si liberano, l’evento può lasciare cicatrici e traumi che incidono su mobilità, alimentazione e condizione corporea. A livello globale, bycatch e impigliamenti sono considerati un problema di conservazione e benessere animale su larga scala, con stime di mortalità annuale molto elevate per cetacei e altri mammiferi marini.

Perché servono misure dall’alto: fotografia e “metrologia” non invasiva
Documentare cicatrici e condizioni fisiche dal livello del mare è spesso limitante: l’osservatore vede solo porzioni del corpo e le stime dimensionali dipendono da distanza, prospettiva e moto ondoso. Per questo molte linee di ricerca usano droni (UAS) per fotogrammetria e misure morfometriche, collegando forme e proporzioni a indicatori di condizione corporea (massa stimata, “body condition”, variazioni stagionali o tra aree di foraggiamento).

WHASER: un range-finder LiDAR per conoscere l’altezza reale del drone e trasformare foto in misure
In questo contesto si inserisce WHASER, un sistema sviluppato da Tandem Ventures insieme all’organizzazione Whale Wise: l’idea è semplice ma determinante per la precisione. Se si conosce con affidabilità l’altezza del drone sopra la superficie, le immagini aeree possono diventare misure: lunghezze, larghezze e proporzioni del corpo (e, in prospettiva, indicatori di massa/condizione). WHASER viene descritto come un tool di “range-finding” leggero e compatto, pensato per applicazioni su drone e per misure fino a distanze tipiche delle operazioni sul campo.

La parte chiave è il design: integrare elettronica e sensore riducendo peso e fragilità
I prototipi “aggiunti” esternamente a un drone (sensore, batteria, cablaggi, supporti) aumentano ingombro e punti deboli: atterraggi più rischiosi, urti più probabili, vibrazioni e componenti esposti a spray salino e detriti. L’obiettivo del team è stato quindi creare un modulo integrato, con geometrie compatte e disposizione interna ottimizzata dell’elettronica, per aumentare l’autonomia e rendere la piattaforma più gestibile in contesti reali (barca, vento, salsedine).

Dove entra la stampa 3D: iterazioni rapide, pareti sottili, alloggiamenti su misura e produzione locale
Secondo la documentazione pubblica del progetto, l’involucro e parti funzionali del sistema sono stati ripensati con l’obiettivo di togliere materiale dove non serve (pareti sottili, volumi minimizzati) e proteggere componenti sensibili (lenti e ottiche) con geometrie che le tengano lontane da detriti. Qui la stampa 3D diventa lo strumento che abilita iterazioni veloci: si prova un alloggiamento, si correggono tolleranze e accoppiamenti, si ristampa e si torna in campo. La scelta open-source, inoltre, punta a permettere ad altri team di produrre localmente componenti e adattarli al proprio setup.

Tecnologia LiDAR: un esempio di sensore “altimetro” per UAV con range 0,2–100 m
Un punto tecnico ricorrente nelle descrizioni del progetto è l’uso di un LiDAR/altimetro “plug-and-play” per UAV. Un riferimento coerente con le specifiche citate pubblicamente è la famiglia LightWare LiDAR SF11/C, indicata con range di misura 0,2–100 m (con dettagli d’integrazione su piattaforme embedded e autopiloti). Questa classe di sensori è adatta a stimare quota AGL (Above Ground Level) e quindi a ridurre l’errore di scala nelle misure fotogrammetriche.

Whale Wise e il lavoro sul campo in Islanda: cicatrici “dall’alto” e collaborazione con partner locali
Whale Wise (organizzazione con base nel Regno Unito) descrive un progetto di raccolta immagini aeree nel contesto dei fiordi islandesi (Westfjords) per valutare cicatrici e impatti dell’impigliamento sulla salute delle megattere. Nelle note di progetto vengono citati partner e collaborazioni locali e accademiche (tra cui University of Iceland, operatori turistici e realtà del territorio), a indicare che l’uso di droni è pensato per campagne ripetute e confrontabili nel tempo.

Dati scientifici a supporto: le cicatrici da entanglement risultano molto diffuse in alcune aree di studio
Studi basati su droni stanno anche quantificando quanto siano frequenti le cicatrici compatibili con impigliamenti. Un esempio recente su popolazioni osservate nel New York Bight riporta percentuali molto alte di individui con segni riconducibili a interazioni con attrezzi da pesca, sia tra adulti sia tra giovani. Questo tipo di risultato spiega perché strumenti di misura più affidabili (quota + immagini) siano utili: non basta vedere “che c’è una cicatrice”, serve collegare cicatrici, storia individuale e condizione corporea su serie di dati comparabili.

Componentistica e robustezza: anche viteria e fissaggi contano quando si lavora in ambiente marino
Alcuni resoconti industriali legati al progetto evidenziano il contributo di fornitori di minuteria/fissaggi (ad esempio Accu) per ridurre peso, velocizzare assemblaggio e migliorare resistenza all’ambiente (spray salino, vibrazioni, manutenzione sul campo). Sono aspetti “secondari” solo in apparenza: in un sistema su drone, pochi grammi e un montaggio più pulito possono tradursi in minuti di volo in più e in meno guasti durante una campagna.

Cosa rende questo caso studio interessante per la manifattura additiva
Il punto non è stampare un “guscio” qualunque, ma usare la stampa 3D come metodo di progettazione e produzione funzionale: integrazione di sensori, gestione cavi, protezioni, interfacce di montaggio e riduzione massa. In parallelo, il valore applicativo è chiaro: trasformare il drone in uno strumento di metrologia non invasiva per animali difficili da misurare, così da correlare cicatrici da entanglement e condizione corporea su basi più solide, utili sia alla ricerca sia alle decisioni di conservazione.

Di Fantasy

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