Ricercatori dell’Università di Strathclyde stampano lenti per microscopia avanzata a basso costo e personalizzabili

L’Università di Strathclyde (Glasgow) ha presentato una tecnica per realizzare componenti ottici multi-elemento destinati alla microscopia, usando stampanti 3D di fascia consumer e materiali economici. Il risultato dichiarato è una lente (o array di microlenti) con prestazioni confrontabili con ottiche in vetro commerciali, con un costo unitario indicato inferiore a 1 sterlina e, nei dettagli del lavoro scientifico, anche nell’ordine di circa 0,50 sterline per componente. L’obiettivo pratico non è solo abbassare il prezzo, ma abilitare una personalizzazione rapida delle ottiche, utile quando servono geometrie non standard o quando il progetto richiede di iterare molte varianti.


Perché il “collo di bottiglia” sono le ottiche, non solo il microscopio

Molti progetti di microscopia low-cost riescono a ridurre i costi di meccanica, illuminazione e controllo, ma restano vincolati a lenti e microlenti prodotte con processi industriali (stampaggio, lucidatura e controlli metrologici) che possono essere costosi e poco flessibili per geometrie personalizzate. In ambito super-resolution, inoltre, la qualità dell’ottica incide direttamente sul rapporto segnale/rumore, su artefatti e sulla stabilità dell’illuminazione. L’idea del team è spostare parte di questa complessità su un processo accessibile: stampa 3D + stampo in silicone + resina UV, così da ottenere superfici ottiche più lisce rispetto a una lente “solo stampata”.


Il processo: stampa 3D, stampo in silicone e resina UV per ridurre la “scalettatura”

La stampa 3D di un elemento ottico introduce facilmente difetti legati alla natura layer-by-layer e alla discretizzazione (pixel/voxel) dell’esposizione, che possono generare scattering e diffrazione indesiderata quando si lavora con laser e illuminazioni strutturate. Il gruppo descrive un flusso in cui si produce un’ottica “grezza” con stampante 3D e poi si usa una fase di stampaggio in silicone e colata in resina trasparente polimerizzabile UV per ottenere superfici più uniformi, limitando gli effetti dovuti agli strati. L’approccio mira a evitare lavorazioni lente come la lucidatura tradizionale, mantenendo però un livello di finitura utile per applicazioni avanzate.


Dati tecnici dal lavoro scientifico: rugosità superficiale e geometria “honeycomb”

Nel lavoro pubblicato, gli autori descrivono una nuova metodologia low-cost per fabbricare lenslet array da integrare in un sistema di microscopia a illuminazione strutturata multifocale. Nei dati riportati, la rugosità superficiale dichiarata per gli elementi stampati è 30 ± 2,5 nm, confrontata con 37 ± 1,4 nm per ottiche in vetro commerciali. La geometria dell’array 3D printed è descritta come “honeycomb” con diametro dei lenslet di 1,2 mm, e viene confrontata con array commerciali (uno high-end e uno più economico) per valutare il comportamento in un setup sperimentale dedicato.


La prova applicativa: microscopia multifocale a illuminazione strutturata e risoluzione ~150 nm

La dimostrazione più rilevante è l’impiego delle ottiche in una multifocal structured illumination microscope. Questa classe di tecniche usa pattern di luce e più punti focali per ricostruire computazionalmente dettagli al di sotto del limite di diffrazione in configurazioni convenzionali. Il team riporta immagini di microtubuli del citoscheletro con risoluzione intorno ai 150 nm e una risoluzione 151 ± 12 nm con l’array stampato “honeycomb”. In termini pratici: non si parla solo di “lente economica”, ma di un componente che regge un test in un contesto di super-risoluzione basato su illuminazione strutturata e ricostruzione.


Prestazioni “comparabili” e verifiche: confronto con ottiche high-end e budget

Nella presentazione divulgativa e nell’articolo di settore si parla di confronto con ottiche sia “premium” sia economiche, con risultati descritti come simili per l’uso previsto. Viene indicato che sono state eseguite misure di superficie e confronti metrologici fra ottiche low-cost e commerciali, e che i dati biologici super-resolution raccolti con l’array stampato risultano molto vicini (per qualità) a quelli ottenuti con array in vetro per lo stesso tipo di strumento prototipale. Questo punto è centrale perché sposta la discussione da “si può stampare una lente” a “si può stampare un elemento ottico che funziona in un sistema reale e sensibile”.


Chi sono i protagonisti e come si collega al lavoro precedente sul microscopio 3D printed

Il progetto è associato a ricercatori di Strathclyde, con citazioni a Jay Christopher (lead author) e Ralf Bauer (responsabile del gruppo). L’università collega esplicitamente questa linea di ricerca a un lavoro precedente in cui il team aveva già mostrato un microscopio completamente stampato in 3D, cioè con un approccio mirato a ridurre drasticamente la dipendenza da componenti ottici costosi. In questa nuova fase, l’attenzione è sulla qualità e sulla libertà di progettazione delle ottiche: non solo “replicare” lenti esistenti, ma crearne di nuove per esigenze di illuminazione multifocale, pattern e geometrie non standard.


Dove può portare: ottiche “su misura”, multi-fuoco 3D e design bio-ispirati

Il gruppo indica come prossimi passi l’esplorazione di ottiche con punti focali multipli in tre dimensioni, soluzioni bio-ispirate e combinazioni di materiali per integrare in un singolo pezzo funzioni diverse (ad esempio parti trasparenti e opache nello stesso componente). È una direzione coerente con ciò che la stampa 3D può offrire nell’ottica: la possibilità di modificare rapidamente geometrie complesse, produrre piccoli lotti, iterare in tempi rapidi e adattare l’elemento ottico a un setup specifico, anziché adattare lo strumento a componenti standard disponibili sul mercato.

Di Fantasy

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