SeaRush: un prototipo di USV con scafo stampato in 3D per accorciare tempi di sviluppo e iterazioni
Nei Paesi Bassi, l’istituto di ricerca marittima MARIN (Maritime Research Institute Netherlands) ha portato in acqua il primo dimostratore del progetto SeaRush, un’unità di superficie senza equipaggio (USV – Uncrewed/Unmanned Surface Vessel) pensata per verificare quanto la stampa 3D di grande formato possa comprimere i tempi tra progettazione, produzione e test operativi. L’idea è costruire un ciclo “digitale → prototipo → prova → modifica → nuovo prototipo” con passaggi molto più rapidi rispetto alla cantieristica tradizionale, dove stampi e attrezzaggi rallentano qualsiasi variazione di geometria.
Test in acqua a Wageningen: scafo prodotto in meno di una settimana
Secondo MARIN, lo scafo del prototipo è stato realizzato con stampa 3D in meno di una settimana e poi trasformato in un “test carrier” completo: installazione di un fuoribordo, sistemi di comando e controllo e guida da remoto. La prova iniziale si è svolta a Wageningen, sede storica delle attività di MARIN e centro nevralgico per sperimentazioni e validazioni in ambiente reale. Questo aspetto è importante perché consente di verificare non solo la producibilità del pezzo, ma anche l’impatto delle scelte di design sul comportamento in navigazione (stabilità, assetto, integrazione propulsiva, accessibilità per manutenzione e cablaggi).
Chi ha fatto cosa: IMPACD Boats, CEAD e Dutch Boat Factory
Nel caso SeaRush, la filiera dichiarata mette in evidenza tre attori industriali: IMPACD Boats ha tradotto il concept in un design stampabile, portando competenze su scafi e produzioni additivizzate in ambito nautico. CEAD ha supportato la preparazione di processo (un passaggio che, nel grande formato, comprende strategie di deposizione, parametri, segmentazione e pianificazione per ridurre difetti e ritiri). La stampa dello scafo è avvenuta presso Dutch Boat Factory a Delft, realtà focalizzata su produzione automatizzata e metodi digitali, inclusa la stampa 3D di grande formato per scafi.
Perché la stampa 3D “senza stampi” interessa gli USV
L’elemento tecnico centrale è l’eliminazione (o la drastica riduzione) della dipendenza da stampi: per scafi e strutture esterne, la costruzione tradizionale richiede attrezzaggi che diventano economicamente sensati con serie consolidate. Un programma sperimentale, invece, vive di modifiche frequenti: spostare volumi, variare forme di prua e poppa, creare vani per payload differenti, riposizionare accessi e passaggi cavi. Con un flusso digitale e un sistema di stampa grande formato, queste variazioni possono diventare “revisioni” del file di progetto, con cicli di produzione più corti e ripetibili. In parallelo, l’industria olandese sta investendo su fabbriche dedicate alla stampa 3D di scafi: l’obiettivo è rendere la produzione di scafi e componenti marittimi più automatizzata e guidata dal dato.
Il contesto difesa: “manned–unmanned teaming” e limiti di personale
MARIN collega SeaRush a un’evoluzione più ampia: l’interesse della Royal Netherlands Navy per una forza navale dove unità con equipaggio e sistemi senza equipaggio lavorino in modo coordinato. In questo scenario, aumentano i casi d’uso in cui una piattaforma USV diventa un moltiplicatore: sorveglianza, ricognizione, supporto a operazioni di sicurezza marittima e missioni ripetitive dove il fattore umano è difficile da scalare.
KNOWONE e la prova “Maritime Uncrewed Sea Trials (MUST) 2026”
SeaRush non è presentato come esercizio isolato: MARIN lo affianca al programma KNOWONE, dedicato a studiare come più USV possano operare insieme e in coordinamento con unità con equipaggio. La convergenza operativa è prevista durante MUST 2026 (Maritime Uncrewed Sea Trials), un’esercitazione in cui Defence ha chiesto di dimostrare in mare i concetti cooperativi sviluppati in KNOWONE usando diversi USV sperimentali basati su SeaRush. In pratica, SeaRush fornisce la piattaforma fisica “iterabile”, mentre KNOWONE lavora su dottrine e coordinamento: comunicazioni, procedure, ruoli tra assetti e gestione di più unità in uno stesso scenario.
Dalla sperimentazione alla “serie scalabile”: cosa significa davvero
Quando MARIN parla di “scalabilità” non sta dicendo che lo scafo stampato in 3D sia automaticamente pronto per migliaia di unità: il punto è ridurre la latenza tra requisiti e hardware, e creare un percorso in cui lotti piccoli e varianti frequenti restino economicamente gestibili. Per una marina militare, questo può tradursi in: adattare rapidamente scafi a payload diversi, provare configurazioni senza immobilizzare capitali in attrezzaggi, e ottenere una flotta di USV non identici ma “compatibili” (stessa logica di integrazione, ma geometrie ottimizzate per missione). In questo senso, la presenza di un ecosistema locale che unisce ricerca, cantieristica e grande formato additivo è un fattore abilitante concreto.
