La stampa 3D industriale (Additive Manufacturing) non vive in un comparto separato: per molte aziende manifatturiere rientra nello stesso capitolo di spesa di macchine utensili, robotica, automazione, metrologia e software di fabbrica. Quando il clima sugli investimenti rallenta, si riducono o slittano anche le decisioni su nuove piattaforme AM, soprattutto quelle metalliche e quelle pensate per produzione e qualifica. In Italia, questo legame è particolarmente evidente perché il tessuto industriale che acquista e integra sistemi AM è spesso lo stesso che acquista linee di automazione e beni strumentali “classici”.

I numeri UCIMU sul 2025: crescita lieve, ma lontana da un rimbalzo pieno
I dati di preconsuntivo 2025 e previsione 2026 diffusi da UCIMU–Sistemi per Produrre (associazione italiana dei costruttori di macchine utensili, robot e automazione) descrivono un 2025 di “inversione di segno” rispetto al 2024, ma con un passo corto: la produzione 2025 è indicata a 6,42 miliardi di euro (+1,5%). Il punto è che un +1,5% non basta a compensare un ciclo precedente debole e, soprattutto, non crea quel surplus di fiducia che spesso sblocca investimenti più rischiosi o trasformativi (come l’adozione di nuove tecnologie additive per produzione).

Il nodo centrale: export in calo e mercati chiave più deboli
Secondo UCIMU, nel 2025 l’export del comparto scende a 3,71 miliardi di euro (circa -13,2%). Per una filiera che storicamente dipende in modo forte dai mercati esteri, un arretramento di questa entità si riflette su portafogli ordini, saturazione della capacità produttiva, e piani di investimento a valle. Il rallentamento di mercati importanti tende inoltre a colpire proprio le forniture a maggiore contenuto tecnologico, dove rientrano anche molte soluzioni di manifattura additiva industriale e le relative isole di post-processo.

Domanda interna: “tiene” (e in parte compensa), ma non basta
Nel quadro UCIMU, il mercato domestico mostra segnali più solidi rispetto all’export: la domanda interna può sostenere consegne e retrofitting, oltre a progetti di automazione “incrementale”. Questo può favorire anche l’AM quando è inserita in progetti pragmatici (attrezzaggi, maschere, ricambi, piccole serie, prototipazione funzionale), dove il payback è più rapido. Tuttavia la domanda interna, da sola, difficilmente sostituisce la spinta degli ordini esteri nelle fasce alte di investimento, dove si collocano molti sistemi AM industriali (metallo, polimeri high-performance, integrazioni di processo, qualifica).

Transizione 5.0: perché incentivi e burocrazia influenzano l’adozione di nuove tecnologie
Per gli investimenti in tecnologie produttive avanzate, gli incentivi incidono non solo per lo sconto fiscale ma anche per la “tempistica” decisionale. Il Piano Transizione 5.0 nasce per sostenere trasformazione digitale ed energetica e mette a disposizione risorse nel biennio 2024–2025, con logiche e requisiti specifici (anche legati al risparmio energetico). Nella pratica, quando una misura è percepita come complessa, con chiarimenti tardivi o procedure non lineari, le aziende tendono a rinviare o ridimensionare: questo può colpire sia automazione tradizionale sia investimenti AM, soprattutto quando l’AM è parte di un progetto più ampio (linea, celle, controllo qualità, post-processo).

Che cosa significa “export debole” per la stampa 3D industriale, in concreto
Quando l’export cala in modo marcato, gli effetti sull’adozione AM non sono immediati ma si vedono in più punti:

  • Slittamento di progetti pilota: aziende che stavano valutando internalizzazione della stampa 3D (o nuovi materiali/parametri) possono restare su service esterni.

  • Più selettività sugli impianti: si privilegiano investimenti con ritorno rapido (automazione su colli di bottiglia) e si rimanda l’AM se percepita come “trasformazione” più che come sostituzione diretta.

  • Rallentamento dell’ecosistema: integratori, fornitori di polveri/resine, post-processo e controllo qualità vedono pipeline più lunga e decisioni più caute.
    Allo stesso tempo, in fasi di pressione sui margini, la stampa 3D può tornare appetibile in casi mirati: riduzione lead time per ricambi, consolidamento di parti, attrezzaggi personalizzati, produzione on-demand.

Le attese 2026: crescita moderata, ma dipendente da stabilità e regole chiare
Le previsioni UCIMU per il 2026 indicano un incremento moderato della produzione (circa 6,59 miliardi di euro), con l’idea che una parte della domanda possa tornare a muoversi se il quadro resta gestibile e se le misure di supporto agli investimenti diventano operative e semplici. Il messaggio per l’AM è lineare: i progetti di stampa 3D industriale scalano più facilmente quando c’è visibilità pluriennale (budget, incentivi, domanda) e quando le aziende possono pianificare qualifiche e industrializzazione senza incertezza normativa o di mercato.

Immagine generata AI

Di Fantasy

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