HII (Huntington Ingalls Industries), tramite la divisione Newport News Shipbuilding (NNS), ha ordinato una seconda stampante 3D metallica di grande formato NXG 600E di Nikon SLM Solutions. La notizia è stata pubblicata il 3 febbraio 2026: l’ordine arriva a meno di tre mesi dall’acquisizione del primo sistema, e porta quindi il sito di Newport News a disporre di due macchine NXG 600E con tecnologia Laser Powder Bed Fusion (L-PBF) e architettura multi-laser (12 laser).

Obiettivo dichiarato: produrre componenti grandi e complessi e sostituire fusioni legacy in applicazioni navali critiche. Le due NXG 600E sono destinate a realizzare parti di grandi dimensioni e a supportare la sostituzione di getti/fusioni tradizionali (legacy castings) per impieghi ritenuti “critici” nella cantieristica della U.S. Navy e, più in generale, nella Maritime Industrial Base (MIB). Il punto industriale è ridurre dipendenze e colli di bottiglia tipici di supply chain lunghe (soprattutto per fusioni speciali), mantenendo la produzione più vicina al bisogno operativo e al ciclo di costruzione/manutenzione.

Che cos’è la NXG 600E e perché conta “a scala cantiere”. La NXG 600E è la piattaforma “ultra-large” di Nikon SLM Solutions per L-PBF: è presentata come sistema ottimizzato per componenti grandi con 12 laser da 1 kW ciascuno (configurazione pensata per aumentare produttività e throughput su volumi elevati). Nel linguaggio della produzione, questa combinazione (grande volume + molti laser) serve a ridurre il tempo macchina per parte, condizione spesso necessaria per rendere l’L-PBF più “ripetibile” e meno episodico quando si parla di componenti strutturali o funzionali.

Il ruolo di Nikon Advanced Manufacturing e il supporto di processo a Newport News. Nikon SLM Solutions sta affiancando NNS su sviluppo parametri e maturazione di processo per portare l’L-PBF verso una capacità più industriale (non “a progetto”). In parallelo, Nikon Advanced Manufacturing (Nikon AM) posiziona l’iniziativa come parte di un approccio che combina piattaforme scalabili, sviluppo materiale/processo e supporto/produzione su base statunitense, con l’obiettivo di rendere l’additive manufacturing più integrato nelle catene di fornitura della difesa.

Materiale citato: Nickel Aluminum Bronze (NiAlBr) e perché è rilevante in ambito marittimo. Nel racconto compare l’espansione della capacità su componenti in NiAlBr (Nickel Aluminum Bronze), lega nota per applicazioni marine grazie alla resistenza a corrosione/ambiente salino e utilizzata in componenti navali (ad esempio, famiglie di parti legate a movimentazione fluidi e componenti esposti). Dal punto di vista della manifattura additiva, la lavorazione L-PBF di leghe tipo NAB/NiAlBr è un tema tecnico non banale (finestra di processo, densità, ossidazione, proprietà e comportamento a corrosione), ma la letteratura indica progressi su parametri e proprietà, inclusi studi su LPBF di nickel aluminum bronze e analisi microstrutturali/corrosione.

Maritime Industrial Base (MIB): additivo, qualifica e capacità “di sistema”. Il riferimento alla MIB collega l’investimento di un singolo cantiere a un programma più ampio: la U.S. Navy, tramite iniziative MIB, sta sostenendo attività che includono installazioni di sistemi NXG 600E e percorsi di qualifica, formazione e dispiegamento dell’AM metallico per applicazioni shipbuilding.

Perché “due macchine uguali” conta più di una: ripetibilità, capacità e qualifiche. Passare da un singolo impianto a due sistemi identici nello stesso sito può facilitare: (1) standardizzazione di settaggi e procedure, (2) gestione di capacità/turnazioni e ridondanza, (3) costruzione di un percorso di qualifica più stabile, (4) trasferimento interno di know-how e controllo qualità. È la differenza tra “uso isolato” e linea/capacità che può diventare parte del flusso operativo del cantiere (anche se, in ambito difesa/navale, la qualifica resta un percorso rigoroso e graduale).

Un segnale per la filiera: dalle fusioni speciali al “replacement by design”. La sostituzione di fusioni legacy apre due strade. La prima è replicare funzionalmente un componente per ridurre lead time (quando la supply chain tradizionale è lenta o fragile). La seconda è riprogettare per la produzione additiva (DfAM) per consolidare parti, modificare geometrie interne, o gestire meglio tolleranze e lavorazioni successive. Nel caso navale, questo si intreccia con requisiti di tracciabilità, controlli non distruttivi e documentazione di processo: aspetti che spiegano perché l’attenzione sia sulla maturazione di processo e non sul singolo pezzo.

Quadro complessivo: cantieristica USA e metal AM come capacità industriale “a lungo ciclo”. L’introduzione di sistemi LPBF di grande formato nel cantiere va letta come investimento su una capacità che deve restare sostenibile nel tempo (persone, materiali qualificati, procedure, manutenzione macchina, controllo qualità). L’accento è sulla costruzione di una capacità ripetibile e scalabile a supporto della shipbuilding della U.S. Navy, più che su un singolo caso d’uso.

Di Fantasy

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