Perché la finitura è un passaggio critico nelle otoplastiche
Le otoplastiche (i “passpieces” personalizzati che si inseriscono nel condotto uditivo per apparecchi acustici o altri dispositivi) oggi vengono spesso realizzate con workflow digitali: scansione dell’orecchio, modellazione CAD e produzione del pezzo su misura tramite manifattura additiva. Questa catena è molto efficiente nel generare geometrie individuali, ma lascia aperto un problema ricorrente: la rugosità superficiale tipica dei grezzi stampati in 3D, che può incidere su comfort, igiene, estetica e qualità percepita, aumentando la necessità di interventi manuali.

Dove interviene OTEC: automatizzare la post-lavorazione con processi ripetibili
Nel settore della finitura superficiale, OTEC Präzisionsfinish propone da anni sistemi per sbavatura, levigatura e lucidatura con tecnologie di “mass finishing”. Il punto, nel caso delle otoplastiche, è portare questa logica su componenti molto piccoli, con geometrie delicate e tolleranze dimensionali strette. L’obiettivo è arrivare a una qualità superficiale che riduca o elimini la necessità di lucidatura manuale successiva, migliorando la prevedibilità del risultato in produzione.

Polimeri (acrilico e silicone): evitare opacità, “latteo” e perdita di geometria
Per le otoplastiche in polimeri come acrilico e silicone, la sfida non è solo “rendere liscio”: è farlo senza creare difetti ottici o dimensionali. Alcune sequenze di lavorazione possono portare a trasparenze non uniformi, opacizzazioni (aspetto “milky”), oppure a un asportazione di materiale che altera spigoli, incastri e microgeometrie funzionali. Nel caso descritto, il lavoro si concentra sulla messa a punto di consumabili e parametri per massimizzare la qualità estetica e mantenere la forma.

La piattaforma citata: Serie CF e il controllo del “gap” per pezzi sottili
Viene citata la Serie CF, una famiglia di macchine di finitura a umido (disc finishing) in cui il controllo del gioco tra disco e contenitore consente di lavorare anche con abrasivi molto fini e ridurre il rischio che pezzi sottili rimangano incastrati. Questo approccio è utile quando si lavora su componenti piccoli e leggeri e si punta a texture più uniformi e controllate, con minor rischio di danneggiamento.

Estensione al titanio: lucidatura a specchio con asportazione minima
L’estensione del processo anche a passpieces in titanio richiede condizioni diverse: il titanio è più duro e i componenti auricolari possono essere molto sottili, con tolleranze minime. La finitura deve ottenere un effetto di alto livello con un’asportazione contenuta, evitando di modificare geometrie che determinano la vestibilità. L’approccio descritto prevede una combinazione specifica di media e composti e una regolazione fine dei parametri per arrivare a una lucidatura molto brillante senza variazioni geometriche significative.

Ripetibilità e pulizia: evitare residui in canali, fori e zone difficili
Un punto operativo è la riproducibilità: in produzione serve che i pezzi escano con qualità costante su lotti diversi e su tecnologie diverse (stampati 3D o anche fresati). Viene indicata anche l’attenzione a evitare residui in canali o fori, un tema tipico quando si finisce componentistica medicale con geometrie interne o dettagli minuti.

Perché conta nella catena industriale: meno manualità, più controllo qualità
Se un processo automatizzato consente trasparenza controllata sui polimeri e finitura brillante sul titanio, l’impatto tipico è una riduzione della quota di lavoro manuale e un aumento del controllo su parametri misurabili. In generale, la finitura resta un passaggio chiave per portare componenti stampati in 3D da qualità “di processo” a qualità “di prodotto”, soprattutto quando l’applicazione è a contatto con il corpo e richiede comfort e pulizia.

Nota sul posizionamento OTEC nel medicale
Il tema si inserisce in una tendenza più ampia: portare la finitura “da laboratorio” a processo industriale, con macchine e cicli pensati per qualità costante su componenti medicali e su parti prodotte anche con manifattura additiva.

Di Fantasy

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