Lockheed Martin Ventures, braccio di corporate venture capital di Lockheed Martin, ha annunciato un investimento strategico in Perseus Materials. L’operazione non comunica l’ammontare, ma indica l’interesse a sostenere tecnologie che mirano a rendere più rapida e scalabile la produzione additiva e “ibrida” di componenti compositi di grandi dimensioni, con un occhio alle filiere industriali e alle applicazioni legate a energia e difesa.

Chi è Perseus Materials e perché parla di “large-format”
Perseus Materials è una startup statunitense che lavora su materiali e processi per compositi, con una tesi precisa: molte tecniche di fabbricazione sono vincolate dal modo in cui le resine polimerizzano e da come si gestisce il calore durante la cura. Cambiare la chimica e la cinetica di cura significa poter ripensare anche le macchine, la logistica e il costo finale dei grandi componenti.

Dalle resine alla produzione: cura localizzata e approccio “mould-free”
Nella narrativa tecnica di Perseus, il punto chiave è arrivare a una cura più controllabile e localizzata, riducendo la dipendenza dal calore applicato dalla macchina e, di conseguenza, da attrezzature ingombranti (forni, stampi profondi, linee di post-cura lunghe). In prospettiva, questo apre a processi “mould-free” (senza stampo statico tradizionale) e a sistemi produttivi più riconfigurabili, utili quando i componenti sono lunghi, complessi o prodotti in lotti ridotti.

“3D printing meets pultrusion”: la continuità produttiva come obiettivo
Un tassello importante per capire la direzione dell’azienda è il riconoscimento ottenuto a JEC World 2025 nello Startup Booster: nella categoria “Process, Manufacturing & Equipment”, Perseus Materials è stata indicata come vincitrice con un approccio descritto come incontro tra pultrusione e adattabilità tipica della stampa 3D. L’idea, semplificando, è una produzione continua che mantiene la velocità della pultrusione ma con maggiore libertà geometrica grazie a resine e zone reattive di cura gestite in modo diverso rispetto alle linee tradizionali.

Il dettaglio ingegneristico: ridurre la “profondità” dello stampo e rendere l’utensile adattivo
In un’intervista tecnica rilasciata a JEC, il CEO Dan Lee spiega che la chimica sviluppata consente di spostare il controllo della cura in una zona molto più “corta” e reattiva, riducendo drasticamente la lunghezza tipica della matrice (die) nella pultrusione e introducendo flessibilità/attuazione dell’utensile. In questo schema, la zona di formatura e reazione può adattarsi alla forma desiderata mentre il pezzo avanza, con l’obiettivo di limitare la necessità di tooling statico e abbassare tempi e costi quando si passa da un progetto all’altro.

Perché interessa l’eolico: componenti grandi, supply chain e tempi di fabbricazione
La prima traiettoria applicativa dichiarata ruota attorno all’energia eolica, dove la dimensione dei componenti (in particolare nel blade manufacturing) mette pressione su tempi di ciclo, gestione termica, trasporto e ripetibilità. Sempre secondo Dan Lee, Perseus stava chiudendo un primo pilot a pagamento nel settore eolico per la produzione di un componente interno di grandi dimensioni destinato a una pala. Questo tipo di riferimento è rilevante perché mostra un passaggio dal prototipo a un contesto industriale in cui contano qualità, sicurezza di processo e throughput.

Origini accademiche e posizionamento: Stanford, chimica e sostenibilità di processo
Un profilo pubblicato dall’Office of Technology Licensing di Stanford colloca l’origine del progetto nel lavoro di Dan C. Lee e John Feist, indicando una resina a cura rapida, descritta come ottenuta da un sottoprodotto dell’industria petrolifera. Nello stesso profilo, Stanford evidenzia come la tecnologia sia pensata per migliorare performance, efficienza manifatturiera e aspetti di fine vita (end-of-life) dei compositi, con una scelta di focus sul tema “wind turbines” dopo confronti con più settori industriali.

Ecosistema e trasferimento tecnologico: Innovation Crossroads e Oak Ridge
La storia della startup si intreccia anche con l’ecosistema del Tennessee legato a manifattura avanzata ed energia: iniziative come Innovation Crossroads (programma di Oak Ridge National Laboratory) nascono per portare competenze di laboratorio e imprenditorialità su progetti deep-tech, con un percorso pluriennale e supporto alla validazione e allo scale-up. Per aziende che mirano a sistemi produttivi per grandi strutture, la vicinanza a infrastrutture e competenze su materiali/processi è un fattore spesso determinante.

Il contesto industriale più ampio: energia e difesa come “driver” degli investimenti
Nel racconto dell’investimento, l’energia compare non solo come mercato applicativo (eolico), ma anche come area in cui grandi player industriali e della difesa stanno spingendo su autonomia e resilienza. A titolo di esempio del tipo di iniziative in cui Lockheed Martin si è già posizionata sul fronte energia, l’Esercito USA ha comunicato l’installazione di un sistema di accumulo (GridStar Flow) a Fort Carson, descritto con una potenza da 1 MW e capacità di 10 MWh, per supportare resilienza energetica della base: segnali che aiutano a leggere perché tecnologie di produzione di grandi componenti (anche compositi) possano entrare nel perimetro strategico di investitori corporate.Lockheed Martin Ventures investe in Perseus Materials per i compositi di grande scala

Di Fantasy

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