Dal modello CAD al componente finito senza attrezzaggi dedicati

Caracol ha sviluppato insieme a ES Garaj e al nuovo LFAM Center un tetto di grandi dimensioni per un’auto sportiva, prodotto con un flusso completamente digitale che parte dal modello CAD e arriva al pezzo finito senza passare dalla costruzione di stampi o da una filiera utensili tradizionale. Il progetto ruota attorno alla piattaforma robotica Heron AM, il sistema di large-format additive manufacturing dell’azienda italiana, pensato per costruire componenti in compositi e termoplastici di grande formato con un approccio industriale. In questo caso l’obiettivo non era soltanto ottenere un elemento estetico, ma dimostrare che un componente ampio e strutturalmente rilevante può essere avviato alla produzione con tempi più corti e con una libertà progettuale diversa rispetto ai processi convenzionali.

Perché il tetto di un’auto è un caso applicativo interessante

Nella produzione di tetti, pannelli carrozzeria e coperture di grandi dimensioni, i metodi convenzionali richiedono in genere stampi dedicati, tempi di preparazione elevati e costi che diventano difficili da assorbire quando si lavora su piccole serie, veicoli speciali o iterazioni rapide di sviluppo. Proprio su questo punto Caracol imposta il caso studio: stampare il componente in un’unica struttura monolitica, eliminando la necessità di costruire stampi e riducendo i passaggi di assemblaggio. Il vantaggio diventa rilevante soprattutto nei programmi a basso volume, nei prototipi funzionali e nelle produzioni personalizzate, dove la rapidità di modifica del file digitale incide più della ripetibilità di una linea attrezzata per grandi numeri.

Materiale, dimensioni e tempi del componente

Il tetto è stato stampato utilizzando ABS rinforzato con il 20% di fibra di carbonio, una combinazione scelta per ottenere stabilità dimensionale e rigidità su un componente di grande estensione. Caracol indica che per la produzione è stato impiegato un estrusore HV con ugello da 5 millimetri montato sulla piattaforma Heron AM. Il pezzo finito misura 1.420 × 2.230 × 510 millimetri, pesa circa 30 chilogrammi ed è stato realizzato in 27 ore di stampa. Questi numeri spiegano bene il senso dell’operazione: non si tratta di un semplice mockup, ma di un manufatto a scala reale ottenuto in tempi compatibili con attività di sviluppo prodotto e produzione a basso volume.

Geometrie funzionali già integrate nel processo additivo

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l’integrazione nel pezzo stampato di una serie di elementi che normalmente costringerebbero a lavorazioni aggiuntive o a una diversa progettazione del componente. Caracol segnala infatti la presenza di nervature, riferimenti per la rifilatura e rinforzi localizzati già incorporati nella fase di stampa. Questo consente di usare la manifattura additiva non solo per generare il volume principale del componente, ma anche per anticipare funzioni che in altri flussi produttivi verrebbero ottenute in una fase successiva. Il risultato è una struttura monolitica, senza giunzioni e senza fasi di assemblaggio intermedio, con una continuità strutturale che l’azienda considera uno degli elementi chiave del progetto.

Il post-processing ibrido porta il pezzo verso standard automotive

Dopo la stampa, il componente è stato sottoposto a rifilatura e preparazione superficiale sfruttando proprio le geometrie di riferimento previste nel modello digitale. Sulla superficie interna è poi stato applicato un hand layup in fibra di vetro, soluzione scelta per compensare l’anisotropia tipica dei processi layer-based e migliorare la capacità del pezzo di sopportare i carichi. Caracol aggiunge che compatibilità dei materiali e adesione sono state verificate tramite test meccanici, così da definire resine e riempitivi adatti a una durata nel tempo coerente con l’uso previsto. Le successive operazioni di carrozzeria, verniciatura e lucidatura hanno portato il componente verso una finitura superficiale di livello automotive.

Prestazioni e tempi di sviluppo: dove la stampa 3D cambia davvero il flusso

Secondo Caracol, l’approccio adottato ha ridotto del 40% il lead time rispetto a soluzioni convenzionali. Il dato va letto nel contesto corretto: il vantaggio non nasce soltanto dalla velocità della deposizione, ma dal fatto che viene eliminato l’intero ciclo di progettazione e realizzazione degli stampi, insieme a una parte delle fasi di adattamento del processo. Per chi lavora su vetture speciali, motorsport, carrozzerie custom e componenti di nicchia, questo significa poter passare dal progetto alla validazione fisica con una sequenza più corta e più flessibile. È qui che il large-format additive manufacturing trova una delle sue applicazioni più credibili nel settore automotive.

Il ruolo del LFAM Center in Turchia e delle aziende coinvolte

Il progetto è stato realizzato presso il LFAM Center in Turchia, hub produttivo nato dalla collaborazione tra Başaran Technologies, Omniform Technology e Otostech, con sistemi robotici forniti da Caracol. JEC Composites indica che l’impianto si trova a Çayırova Gebze, a circa 20 chilometri da Istanbul, e che nella configurazione iniziale dispone di tre sistemi LFAM. Il centro è stato concepito per servire settori come difesa, nautica, architettura e manifattura di stampi e componenti finali. Nel caso del tetto sviluppato con ES Garaj, il centro diventa un esempio concreto di microfactory: produzione distribuita, capacità industriale concentrata in un nodo locale e flusso digitale continuo dal file alla parte.

Heron AM come piattaforma per produzioni di grande formato

Per comprendere il significato industriale di questo caso, va considerata anche la natura della piattaforma Heron AM. Caracol la descrive come una soluzione modulare chiavi in mano per parti di grandi dimensioni in compositi e termoplastici, con estrusori capaci di lavorare pellet termoplastici rinforzati e con la possibilità di integrazione con robot KUKA, FANUC e ABB. La combinazione di robotica, software proprietario e controllo di processo rende questa tecnologia adatta non solo alla prototipazione, ma anche a linee produttive flessibili, dove la dimensione del pezzo e la variabilità delle geometrie rendono poco efficiente una catena tradizionale. Il tetto sviluppato con ES Garaj mostra come questa impostazione possa essere applicata in modo credibile al settore della mobilità.

Un caso che va oltre il singolo componente

Caracol aveva già segnalato prima di JEC World 2026 che questo tettuccio per auto da corsa sarebbe stato esposto come esempio delle applicazioni della propria tecnologia nel settore della mobilità. Il progetto quindi non viene presentato soltanto come una dimostrazione tecnica interna, ma come un caso industriale da mostrare a clienti e partner del comparto compositi e trasporti. Il messaggio è preciso: con la produzione additiva robotica di grande formato, componenti estesi come tetti, pannelli, hard top, dime, stampi e parti strutturali leggere possono entrare in un modello produttivo più vicino alla logica della customizzazione e della produzione on-demand.

Immagine generata AI

Di Fantasy

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