Bambu Lab ha avviato la chiusura del ciclo di vita della P1P, una delle sue stampanti FFF desktop più diffuse nella fascia “prosumer”. Secondo quanto riportato da più testate del settore, l’azienda ha fissato lo stop di produzione e la cessazione della vendita attiva a partire dal 10 febbraio 2026, accompagnando l’uscita dal portafoglio con un piano di continuità che include scadenze separate per aggiornamenti software, patch di sicurezza e disponibilità di ricambi/assistenza.

Una dismissione con date definite: cosa prevede il piano

Il punto centrale non è soltanto la fine della P1P come prodotto “a catalogo”, ma il fatto che Bambu Lab colleghi l’EOL (end-of-life) a un calendario esplicito. Le scadenze riportate dalle fonti sono tre:

  • Ricambi e assistenza: disponibilità dichiarata fino a febbraio 2031.
  • Correzioni bug e aggiornamenti funzionali (software/firmware): fino al 14 novembre 2027.
  • Aggiornamenti di sicurezza: fino al 14 novembre 2029.
    Viene anche indicato che alcuni accessori potrebbero esaurirsi prima, in funzione di stock e domanda.

Perché la P1P era “centrale” nella gamma Bambu Lab

La P1P nasce come variante più accessibile della famiglia avviata con la serie X1: stessa impostazione di base orientata a velocità e ripetibilità, ma con scelte più essenziali sull’involucro e sull’interfaccia. L’idea era offrire gran parte della piattaforma tecnica (meccanica e controllo del movimento) rinunciando a componenti “premium” come un chassis completamente chiuso e alcune dotazioni di interfaccia.

Specifiche e posizionamento: velocità e volume utili per un uso continuo

Nelle pagine ufficiali di Bambu Lab dedicate alla serie P1 (in cui compare anche la P1P) vengono riportati valori che spiegano parte del successo: volume di stampa 256×256×256 mm, velocità di testa fino a 500 mm/s e accelerazione fino a 20 m/s². La P1P viene inoltre descritta come piattaforma “aperta” e personalizzabile, con elementi stampabili e possibilità di modifiche estetiche o funzionali.

Materiali tipici e pubblico di riferimento

Nel racconto delle testate che hanno ripreso l’annuncio, la P1P viene associata a un utilizzo forte su materiali “classici” del mondo FFF (come PLA e PETG) e a una domanda legata a risultati ripetibili più che a sperimentazione estrema. In parallelo, Bambu Lab posiziona la serie P1 come soluzione affidabile “out of the box”, cioè orientata a un avvio rapido e a workflow guidati.

Dalla scrivania alle print farm: perché se ne vedono molte in flotta

Uno degli aspetti più citati è l’adozione in contesti “a grappolo”, con molte macchine identiche dedicate a produzioni ripetitive. La logica è semplice: una stampante che richiede poca taratura manuale e che mantiene prestazioni costanti facilita l’espansione lineare delle capacità (aggiungo unità, aumento output). Su questo punto il tema non è soltanto hardware, ma anche gestione: Bambu Lab negli ultimi anni ha spinto strumenti e processi per amministrare più dispositivi, anche con opzioni orientate a gestione locale.

I “successori” indicati: P1S e P2S

Le fonti che riportano l’annuncio collocano la dismissione P1P dentro una razionalizzazione della linea: Bambu Lab continua con la P1S e menziona la P2S come linea successiva/di continuità. Per la P1S, la descrizione ufficiale sottolinea la parentela con P1P (base comune) ma con raffreddamento migliorato e struttura chiusa, oltre a un filtro a carbone attivo per gestire materiali che possono produrre odori o emissioni durante la stampa.

Compatibilità e ricambi: cosa significa “supporto fino al 2031” in pratica

Un elemento rilevante per chi possiede una P1P è la compatibilità di molte parti con la P1S, indicata da più fonti. Questo, insieme alla presenza di cataloghi ricambi per la serie P (anche su store ufficiali regionali), suggerisce un approccio “piattaforma” in cui diversi componenti restano reperibili perché condivisi. Nello store EU, ad esempio, la sezione ricambi per la serie P include componenti riferiti alla famiglia P1 e anche elementi specifici “P1P”.

Cosa cambia per chi ha già una P1P: checklist operativa

Per utenti individuali, laboratori e piccole produzioni, le conseguenze principali sono gestionali:

  • Pianificare ricambi critici (ugelli/hotend, cutter, ventole, cinghie, sensori), soprattutto se la macchina è in uso intensivo.
  • Stabilire una policy sugli aggiornamenti: fino al 2027 arrivano bugfix/feature, fino al 2029 patch di sicurezza; dopo quella data conviene valutare segmentazione rete o modalità operative più isolate se la stampante resta connessa.
  • Allineare profili e workflow: salvare configurazioni di slicing e procedure interne, così da mantenere coerenza anche se l’ecosistema software evolve.
  • Valutare l’upgrade a configurazioni “stile P1S” dove ha senso (involucro/raffreddamento), pratica discussa anche dalla community, pur restando la macchina identificata come P1P a livello di profilo/modello.

Perché questa scelta interessa il mercato consumer FFF

Nel segmento desktop, la dismissione non è rara; più interessante è la trasparenza del calendario: separare la fine produzione dalla finestra di supporto software e da quella di sicurezza è un modo per ridurre l’incertezza, soprattutto quando esistono flotte o processi dipendenti da quel modello. Al tempo stesso, l’esistenza di scadenze “dure” spinge utenti e aziende a trattare le stampanti come asset con ciclo di vita, manutenzione programmata e piano di sostituzione.

Di Fantasy

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