La serie TV “The Pitt” – un medical drama che mostra l’uso di modelli anatomici 3D in ambito ospedaliero – con il modo in cui la stampa 3D viene effettivamente utilizzata oggi per supportare chirurghi e personale sanitario. Gli autori Charles R. Goulding e Preeti Sulibhavi usano il successo del telefilm per discutere l’allineamento tra rappresentazione mediatica e realtà clinica, sottolineando come, in diversi centri, modelli anatomici paziente‑specifici siano già entrati nella pratica per pianificare interventi complessi.
Stampare in 3D l’anatomia: pianificazione chirurgica e modelli paziente‑specifici
Una parte centrale dell’analisi riguarda il ruolo dei modelli anatomici 3D derivati da immagini TC o risonanza magnetica, che consentono ai chirurghi di visualizzare strutture complesse, simulare interventi e discutere il piano operatorio prima di entrare in sala. La possibilità di stampare a grandezza reale porzioni di anatomia – cuore, vasi, cranio, colonna vertebrale, fegato – permette di valutare traiettorie di accesso, dimensioni di protesi e zone critiche da evitare, con benefici misurabili su tempi operatori, perdita di sangue e uso di fluoroscopia.
Gli studi citati mostrano che le applicazioni spaziano da cardiochirurgia e chirurgia pediatrica a ortopedia, neurochirurgia e chirurgia maxillo‑facciale, con modelli che vengono usati sia per pianificazione sia per addestramento di specializzandi e team multidisciplinari. In questo senso, la fiction “The Pitt” riprende uno scenario sempre più diffuso: il chirurgo che discute un caso attorno a un modello fisico paziente‑specifico come se fosse un “gemello” dell’anatomia reale.
Dalla stereolitografia alle guide chirurgiche e ai dispositivi personalizzati
L’articolo collega inoltre la narrazione televisiva a sviluppi concreti nella stampa 3D medica, come sistemi stereotassici per neurochirurgia, guide chirurgiche personalizzate e impianti su misura. Progetti come quello del Fraunhofer IPA e di inomed Medizintechnik GmbH dimostrano l’uso di stereolitografia, SLS e FFF per produrre sistemi stereotassici in plastica a costi più contenuti, con geometrie più adattabili rispetto ai dispositivi prodotti per via tradizionale.
In ambito ortopedico e di sostituzione articolare, il testo richiama ricerche su legamenti artificiali, impianti in titanio a struttura reticolare e dispositivi che migliorano l’integrazione ossea grazie alla libertà geometrica offerta dall’additive manufacturing. Il filo conduttore è la crescente convergenza tra ciò che il pubblico vede in film e serie incentrate sulla tecnologia medica, e le soluzioni che, attraverso la stampa 3D, stanno effettivamente arrivando nelle sale operatorie.
Perché la rappresentazione mediatica conta per l’innovazione medica
Goulding e Sulibhavi sottolineano l’importanza della rappresentazione mediatica di innovazioni come la stampa 3D medica: quando serie TV e film mostrano in modo plausibile strumenti avanzati, contribuiscono a creare consapevolezza tra pubblico, decisori politici e amministratori ospedalieri. Questo può favorire investimenti in nuove tecnologie, accelerare l’adozione di soluzioni per la pianificazione chirurgica e la formazione, e attirare studenti verso percorsi che uniscono medicina, ingegneria e scienze dei materiali.
L’articolo conclude che “The Pitt”, pur restando una fiction, offre un esempio relativamente aderente alle possibilità reali della stampa 3D in medicina, a differenza di rappresentazioni in cui la tecnologia viene mostrata come un “oggetto magico”. La convergenza tra intrattenimento e innovazione clinica diventa così occasione per riflettere su nuove pratiche ospedaliere, standard di qualità e percorsi formativi che sfruttano al meglio i modelli anatomici stampati in 3D.
