Gastronology amplia la distribuzione europea della propria linea Dysphalicious e sigla un accordo con la società belga Revogan per portare gli alimenti stampati in 3D destinati alle persone con disfagia nelle case di cura, negli ospedali e tra i professionisti sanitari del Belgio. Una parte dell’assortimento è ordinabile attraverso Revogan dall’agosto 2026, trasformando il Belgio nel secondo mercato nazionale nel quale la tecnologia olandese sta cercando una diffusione strutturata al di fuori della fase sperimentale. L’aspetto più interessante dell’accordo non è però la semplice esportazione di un prodotto alimentare. Gastronology sta tentando di industrializzare un modello nel quale preparazione gastronomica, controllo della texture e stampa 3D vengono integrati per rendere riconoscibili alimenti che, per ragioni di sicurezza, devono essere consumati sotto forma di purea. Revogan aggiunge a questa tecnologia una rete commerciale e professionale costruita in più di sessant’anni nel settore della nutrizione speciale e dei prodotti destinati a persone con difficoltà di masticazione e deglutizione.

La disfagia può rendere pericolosa o impossibile l’assunzione di alimenti con una normale consistenza. In molti casi il pasto viene quindi frullato o omogeneizzato fino a raggiungere la texture indicata dal medico, dal logopedista o dal dietista. Il risultato può essere nutrizionalmente corretto e sicuro, ma la trasformazione modifica completamente l’aspetto del piatto: carote, broccoli, patate e carne finiscono per assumere forme molto simili, con una conseguente perdita della riconoscibilità dell’alimento. Gastronology utilizza la stampa 3D proprio per intervenire su questa fase, depositando la purea secondo geometrie che ricordano il prodotto originale. Una porzione di carota torna così ad avere una forma riconducibile alla carota e il broccolo può nuovamente presentarsi come una piccola infiorescenza invece che come una massa indistinta.

La tecnologia non modifica l’obiettivo clinico: la consistenza viene prima della forma

La componente visiva è centrale nel progetto Dysphalicious, ma non può sostituire il requisito più importante: la sicurezza durante la deglutizione. Gastronology dichiara che le proprie ricette destinate alla disfagia rispettano il livello 4 dello standard IDDSI – International Dysphagia Diet Standardisation Initiative, corrispondente alla categoria Pureed.

IDDSI è nato per creare un linguaggio internazionale comune con cui descrivere la consistenza di alimenti e bevande destinati alle persone con difficoltà di deglutizione. Il framework utilizza una scala da 0 a 7 e associa a ogni livello caratteristiche e metodi di verifica.

Un alimento classificato IDDSI Level 4 Pureed deve presentare una consistenza liscia e omogenea, priva di grumi, non richiedere masticazione, mantenere la propria forma su un cucchiaio senza risultare eccessivamente appiccicoso e non separare liquidi dalla componente solida. Vengono utilizzati test semplici ma standardizzati, come il Fork Drip Test e lo Spoon Tilt Test.

IDDSI Level 4 – PureedRequisito generale
MasticazioneNon necessaria
GrumiAssenti
TextureLiscia e omogenea
ConsistenzaMantiene la forma sul cucchiaio
AdesivitàNon deve essere eccessivamente appiccicosa
Separazione liquido-solidoNon ammessa
Fork Drip TestNon deve colare continuamente attraverso i rebbi
Spoon Tilt TestDeve scivolare dal cucchiaio con facilità
Forma sul piattoPuò mantenere una geometria definita
DysphaliciousDichiarato conforme al Level 4

La stampa 3D deve quindi ottenere un risultato apparentemente contraddittorio: creare una geometria tridimensionale abbastanza stabile da ricordare un alimento solido, mantenendo però una consistenza sufficientemente morbida da poter essere ingerita senza masticazione da persone alle quali è stata prescritta quella specifica categoria IDDSI.

La stampabilità del cibo dipende direttamente dalla reologia

È qui che il food printing diventa un problema ingegneristico e non soltanto estetico. Un purè troppo liquido esce facilmente dall’ugello ma collassa subito dopo la deposizione. Una formulazione troppo consistente mantiene molto bene la forma, ma può diventare inadatta alla persona con disfagia.

La ricetta deve quindi essere progettata in una finestra reologica molto precisa. Durante l’estrusione deve scorrere attraverso il sistema di deposizione; una volta posizionata sul piatto o sul supporto produttivo deve recuperare abbastanza stabilità da sostenere gli strati successivi.

Il principio ricorda per alcuni aspetti il Direct Ink Writing utilizzato nella stampa 3D di paste, ceramiche, siliconi o biomateriali. Cambiano naturalmente ingredienti, requisiti igienici e finalità, ma la logica produttiva rimane simile: la materia prima deve comportarsi contemporaneamente come un fluido durante l’estrusione e come una struttura sufficientemente stabile dopo la deposizione.

Gastronology lavora quindi non soltanto sulla geometria digitale, ma sulla formulazione delle ricette. Acqua, fibre, proteine, grassi e struttura cellulare degli ingredienti modificano viscosità e comportamento durante la stampa. Una purea di carota non si comporta nello stesso modo di una preparazione a base di patata o di carne e ogni ricetta deve essere adattata al processo.

La produzione industriale è iniziata nell’aprile 2024

Il progetto ha superato da tempo la sola fase di laboratorio. Gastronology ha avviato la produzione industriale nell’aprile 2024 attraverso il partner e licenziatario Budelfood B.V., società del gruppo Budelpack con sede a Poortvliet, nei Paesi Bassi.

Budelfood prepara le ricette sviluppate da Gastronology, le stampa in 3D e le confeziona all’interno di uno stabilimento certificato per la produzione alimentare. Gastronology indica per il sito certificazioni BRC Food, IFS Food e SKAL, inserendo quindi il processo additivo all’interno di una normale infrastruttura industriale per la sicurezza e la tracciabilità degli alimenti.

Filiera DysphaliciousRuolo
GastronologySviluppo tecnologia, ricette e design 3D
Budelfood B.V.Produzione industriale su licenza
Budelpack GroupEcosistema industriale e co-packing
RevoganDistribuzione e accesso al mercato belga
Dietisti/logopedistiCompetenze cliniche e nutrizionali
SVH Master ChefSviluppo gastronomico delle ricette
IDDSIStandardizzazione della texture

La prima gamma industriale comprendeva otto preparazioni vegetali e a base di patata: carota, barbabietola, cavolfiore, broccoli, piselli, patata dolce, patata e fagiolini. Nel frattempo il catalogo è cresciuto.

Da otto prodotti iniziali a quattordici ricette

La documentazione aggiornata di Gastronology indica 14 ricette già sviluppate per la produzione industriale. Alle otto formulazioni originarie sono state aggiunte spinaci, zucca e sedano rapa, oltre a preparazioni ibride che riproducono il gusto di pollo, manzo e maiale.

Assortimento Gastronology indicato nel 2026Categoria
CarotaVerdura
BarbabietolaVerdura
CavolfioreVerdura
BroccoliVerdura
PiselliVerdura
Patata dolceTubero
PatataTubero
FagioliniVerdura
SpinaciVerdura
ZuccaVerdura
Sedano rapaVerdura
“Tastes like chicken”Preparazione tipo pollo
“Tastes like beef”Preparazione tipo manzo
“Tastes like pork”Preparazione tipo maiale

Gastronology afferma inoltre di avere centinaia di ricette in differenti fasi di sviluppo, comprese formulazioni per pesce, stufato di manzo, pasta e patatine. L’obiettivo dichiarato è arrivare progressivamente a comporre un pasto completo nel quale le differenti componenti mantengano consistenza controllata ma siano visivamente distinguibili.

Questo elemento è importante perché una singola carota stampata costituisce una dimostrazione interessante della tecnologia, mentre l’organizzazione quotidiana di un ospedale o di una casa di cura richiede un catalogo abbastanza ampio da creare menu vari e nutrizionalmente equilibrati.

Ogni porzione pesa circa 50 grammi

Secondo le informazioni diffuse in occasione dell’accordo belga, le singole porzioni distribuite nella linea considerata pesano circa 50 grammi e vengono consegnate congelate.

Il formato permette alle cucine delle strutture sanitarie di combinare più elementi nello stesso piatto. Un pasto può così essere costruito usando, per esempio, una porzione di verdura, una di patata e una componente proteica invece di servire una singola purea nella quale gli ingredienti risultano visivamente indistinguibili.

La modularità può inoltre ridurre lo spreco. Le cucine utilizzano il numero di porzioni necessario in funzione del paziente e della composizione del pasto.

Dopo la stampa i prodotti vengono congelati

Il processo industriale non termina all’uscita della stampante. Gastronology produce alimenti ready-to-eat congelati, progettati per essere rigenerati nelle cucine delle strutture sanitarie.

L’azienda sottolinea l’importanza del congelamento rapido dopo preparazione e stampa per conservare qualità e forma. Le porzioni vengono quindi confezionate e conservate nella catena del freddo.

Al momento del servizio possono essere riscaldate direttamente da congelate. Gastronology indica, tra le procedure disponibili, il riscaldamento in forno non preriscaldato a circa 95 °C oppure l’utilizzo di forno combinato con aria calda e vapore secondo parametri specifici.

La sfida tecnologica è evidente: la geometria creata dalla stampante deve sopravvivere a congelamento, movimentazione, trasporto, stoccaggio e riscaldamento senza perdere la consistenza necessaria per la classificazione prevista.

Il valore industriale sta soprattutto nella ripetibilità

Preparare una purea adatta alla disfagia non richiede necessariamente una stampante 3D. Le cucine ospedaliere lo fanno da decenni attraverso frullatura, omogeneizzazione e successiva eventuale formatura.

La proposta di Gastronology diventa interessante se la produzione industriale riesce a garantire maggiore ripetibilità tra una porzione e l’altra. In una cucina tradizionale la quantità di liquido aggiunto, la cottura dell’ingrediente, il tempo di frullatura e l’operatore possono modificare la consistenza finale.

Con un processo industrializzato, ricetta, dosaggio e parametri produttivi possono essere standardizzati e ripetuti in grandi quantità.

È proprio questo uno dei punti centrali dell’accordo con Revogan: portare nel sistema sanitario belga non una stampante da installare necessariamente nella cucina dell’ospedale, ma prodotti già industrialmente realizzati e congelati, pronti per essere riscaldati secondo istruzioni definite.

La stampa 3D avviene quindi nella fabbrica, non al letto del paziente

Il modello Gastronology è differente da alcune visioni della food printing nelle quali ogni ospedale dovrebbe possedere una stampante e creare il pasto individualmente.

La società concentra la produzione presso Budelfood. In questo modo le macchine possono funzionare in un ambiente certificato, con controllo degli ingredienti, procedure igieniche, tracciabilità e personale dedicato.

Per le strutture sanitarie l’introduzione tecnologica diventa molto più semplice: non è necessario formare il personale a utilizzare stampanti 3D alimentari, sviluppare G-code, controllare ugelli o gestire la sanificazione di un nuovo impianto. Il prodotto arriva congelato come una normale componente alimentare speciale.

Dal punto di vista commerciale è probabilmente una delle differenze più importanti tra un progetto sperimentale di food printing e un prodotto realmente distribuibile.

Gastronology dichiara ormai una capacità per 5.000 persone al giorno

Nel 2024, all’avvio della produzione, Gastronology parlava di una capacità di circa 700 kg al giorno e indicava come obiettivo futuro 2.500 kg quotidiani.

La documentazione aziendale aggiornata nel 2026 utilizza una metrica differente e afferma che la capacità produttiva attuale è sufficiente a servire fino a 5.000 persone al giorno.

I due numeri non devono essere confrontati direttamente perché uno descrive chilogrammi di produzione e l’altro persone servibili. Il dato aggiornato indica comunque che il progetto è stato impostato per una scala molto superiore a quella di un normale laboratorio di ricerca.

Revogan non è un semplice distributore logistico

Per entrare nel Belgio Gastronology ha scelto Revogan, società familiare con sede a Drongen, nell’area di Gand. Le origini della famiglia De Pannemaeker nel settore farmaceutico risalgono al 1850, mentre Revogan è stata fondata nel 1965 dal farmacista Jean-Pierre De Pannemaeker.

La società opera quindi da più di sessant’anni nell’alimentazione speciale e nei supplementi nutrizionali. Distribuisce prodotti propri e di terzi rivolgendosi a dietisti, logopedisti, nutrizionisti, medici, farmacisti, ospedali, residenze assistenziali e consumatori.

Questo network spiega la scelta di Gastronology. Entrare in un mercato sanitario richiede più della capacità di trasportare scatole da un magazzino all’altro. Dietisti, logopedisti e responsabili delle cucine devono conoscere il prodotto, capirne classificazione e preparazione e inserirlo nei protocolli della struttura.

RevoganDato
PaeseBelgio
SedeDrongen, Gand
Fondazione1965
FondatoreJean-Pierre De Pannemaeker
Origini della famiglia nel farmaceutico1850
SettoreNutrizione speciale e supplementi
ClientiOspedali, care home, professionisti, consumatori
CompetenzeDisfagia, malnutrizione, diete speciali
Ruolo per GastronologyDistribuzione Dysphalicious in Belgio

La rete di dietisti e logopedisti è decisiva per l’introduzione del prodotto

Revogan lavora già con le categorie professionali direttamente coinvolte nella gestione della disfagia. È un vantaggio che Gastronology difficilmente avrebbe potuto costruire rapidamente attraverso una semplice filiale commerciale.

La prescrizione della consistenza corretta non può infatti essere decisa dal produttore del cibo o dalla stampante. Le esigenze variano in funzione della persona e devono essere valutate dai professionisti sanitari competenti.

Dysphalicious rappresenta specificamente una soluzione IDDSI Level 4. Non è automaticamente adatta a ogni persona con disfagia, perché altri pazienti possono richiedere livelli differenti o ulteriori adattamenti nutrizionali.

L’accordo di distribuzione deve quindi essere interpretato come ingresso del prodotto in una filiera sanitaria già esistente, non come sostituzione della valutazione clinica.

IDDSI non certifica commercialmente il prodotto

Un’altra precisazione è utile. Quando Gastronology afferma che Dysphalicious è conforme a IDDSI Level 4, non significa necessariamente che l’organizzazione IDDSI abbia certificato o approvato commercialmente il singolo prodotto.

IDDSI mette a disposizione definizioni, metodi di prova e strumenti di audit che produttori e strutture possono utilizzare per verificare la consistenza.

Per il Level 4, per esempio, il Fork Drip Test verifica che il campione rimanga sopra i rebbi della forchetta senza colare continuamente, mentre lo Spoon Tilt Test controlla che mantenga la forma sul cucchiaio ma scivoli via facilmente senza risultare troppo adesivo.

Questa distinzione è importante perché lo standard serve a creare una classificazione condivisa, non a trasformarsi in un marchio commerciale di certificazione della stampante o dell’alimento.

La forma del cibo può avere un valore che va oltre l’estetica

Gastronology presenta la riconoscibilità dell’alimento come uno strumento per migliorare l’esperienza del pasto. Un piatto nel quale broccoli, carote e patate sono riconoscibili può rendere più semplice capire che cosa si sta mangiando e ricreare un’esperienza più vicina a quella degli altri commensali.

Nelle strutture residenziali questo elemento può avere anche una componente sociale. La persona con disfagia non riceve necessariamente un piatto visivamente completamente diverso rispetto a quello servito agli altri.

È però opportuno mantenere separata questa osservazione dalle affermazioni cliniche. Il fatto che un alimento sia più riconoscibile e gradevole non dimostra automaticamente un aumento dell’assunzione calorica o una riduzione della malnutrizione in ogni paziente. Questi risultati richiedono studi controllati sulla popolazione specifica.

La tecnologia ha quindi un razionale intuitivamente forte sul piano dell’esperienza alimentare, mentre la quantificazione dei benefici nutrizionali e clinici rappresenta un campo che necessita di ulteriori evidenze.

Malnutrizione e disfagia sono strettamente collegate

Revogan concentra già una parte rilevante della propria attività proprio sull’intersezione tra problemi di deglutizione e rischio di malnutrizione. Una persona che teme di tossire o soffocare può ridurre volontariamente la quantità di cibo assunta. Anche la fatica necessaria per completare il pasto può diminuire l’apporto nutrizionale.

A questo si aggiunge il problema dell’appetibilità. Se ogni alimento viene presentato come una purea indistinta, il pasto può diventare meno attraente.

Le strutture sanitarie devono quindi affrontare contemporaneamente sicurezza della deglutizione, composizione nutrizionale, appetibilità e praticità di preparazione.

Dysphalicious cerca di intervenire almeno su tre di questi aspetti: texture standardizzata, riconoscibilità e semplicità operativa per la cucina.

La standardizzazione può ridurre il lavoro delle cucine ospedaliere

Un pasto modificato nella texture richiede tempo. Gli ingredienti devono essere preparati, omogeneizzati, regolati nella consistenza, porzionati e controllati.

Moltiplicando questa attività per decine o centinaia di pazienti e per più pasti al giorno, il carico sulla cucina può diventare significativo.

Un alimento congelato e già classificato sposta una parte di questo lavoro verso la fabbrica. Al personale della struttura rimangono preparazione del menu, rigenerazione, impiattamento e verifica delle esigenze individuali.

Questo potrebbe essere uno dei principali argomenti economici a favore del modello Gastronology, soprattutto in un settore sanitario nel quale la disponibilità di personale rappresenta un problema crescente.

La stampa 3D consente di produrre molte geometrie con la stessa linea

La produzione additiva offre inoltre un vantaggio tipico delle tecnologie digitali: cambiare forma non richiede necessariamente uno stampo completamente differente.

Il sistema può depositare la stessa ricetta secondo geometrie diverse modificando il modello digitale e i parametri di deposizione.

Gastronology mostra non soltanto forme realistiche, ma anche geometrie decorative come rose, animali, conchiglie e piccoli contenitori. Nel settore della disfagia la priorità è spesso ricreare l’alimento originale, ma la stessa piattaforma potrebbe essere utilizzata per personalizzare presentazioni o adattarle a differenti gruppi di utenti.

Questo elemento distingue il processo da tecniche di moulding nelle quali ogni forma richiede uno stampo fisico dedicato.

La libertà geometrica ha comunque meno importanza che nella stampa industriale tradizionale

È interessante notare che, in questo caso, il vantaggio principale della stampa 3D non è realizzare una geometria impossibile.

Una carota o un broccolo potrebbero essere riprodotti anche utilizzando stampi. L’additive manufacturing diventa interessante perché combina flessibilità di forma, dosaggio e automazione, permettendo alla stessa infrastruttura di passare rapidamente da una ricetta e geometria all’altra.

Il valore tecnologico è quindi più vicino alla mass customization che all’ottimizzazione topologica tipica dell’aerospazio.

La produzione industriale deve affrontare problemi molto diversi da una stampante alimentare da laboratorio

Un progetto universitario può utilizzare una siringa e produrre pochi campioni al giorno. Una linea destinata a migliaia di persone deve invece gestire pulizia, sanificazione, contaminazione crociata, rintracciabilità degli ingredienti, controllo della temperatura, congelamento, confezionamento e continuità della produzione.

Budelfood rappresenta quindi una parte fondamentale del progetto. Le certificazioni alimentari e l’esperienza del gruppo Budelpack nel co-packing consentono a Gastronology di integrare la tecnologia di stampa all’interno di processi già strutturati per l’industria alimentare.

È proprio questa industrializzazione che distingue Dysphalicious da gran parte della ricerca sul food printing.

La ricerca internazionale sul cibo 3D per disfagia è ancora molto attiva

Università e centri di ricerca stanno continuando a studiare materiali e processi per controllare la consistenza degli alimenti stampati.

Nel 2025, per esempio, ricercatori della Kyushu University e della Cardiff University hanno studiato l’impiego di riscaldamento a radiofrequenza e microonde per modificare le proprietà di gel alimentari stampati e ottenere texture compatibili con differenti livelli delle diete per disfagia.

Nel Regno Unito, University of Leeds, Spellman Care e PRINTFOODS UK hanno inoltre avviato nel 2026 un programma per valutare l’introduzione del food printing all’interno di strutture residenziali reali.

Questi progetti mostrano che molti aspetti della tecnologia sono ancora in fase di studio: formulazione, comportamento al riscaldamento, percezione da parte degli utenti e integrazione nelle cucine.

Gastronology ha scelto un percorso differente, sviluppando parallelamente il processo e la produzione commerciale invece di limitarsi alla ricerca sulla stampabilità.

Il Belgio rappresenta quindi un test commerciale più che tecnologico

Dal punto di vista tecnico Gastronology ha già dimostrato di poter produrre gli alimenti industrialmente nei Paesi Bassi. La partnership con Revogan serve soprattutto a capire se il modello può essere replicato in un nuovo sistema sanitario attraverso un distributore locale.

Il prodotto non cambia necessariamente; cambiano procurement, interlocutori, logistica, formazione e mercato.

Revogan dovrà convincere responsabili nutrizionali, dietisti, logopedisti e cucine delle strutture che il vantaggio offerto compensa il prezzo rispetto alla preparazione tradizionale.

Questo passaggio è cruciale. Una tecnologia può essere tecnicamente valida ma non trovare spazio nella sanità se aumenta troppo il costo per pasto o se richiede modifiche operative difficili da implementare.

L’accordo parte con una parte dell’assortimento

Non tutta la gamma Gastronology viene distribuita immediatamente in Belgio. L’accordo riguarda inizialmente una selezione dei prodotti Dysphalicious, ordinabile tramite Revogan dall’agosto 2026.

Le due aziende indicano l’intenzione di ampliare successivamente il catalogo.

Una strategia graduale consente a Revogan di verificare domanda, logistica e feedback delle strutture prima di introdurre ogni ricetta disponibile nei Paesi Bassi.

Il canale domestico è già stato sperimentato nei Paesi Bassi

Gastronology non si limita alla fornitura istituzionale. Nei Paesi Bassi ha esteso l’accesso ai prodotti anche agli utenti domiciliari attraverso la piattaforma di consegna QSTA, con confezioni contenenti circa venti porzioni.

L’estensione al domicilio è interessante perché la disfagia non riguarda soltanto le persone ricoverate. Molti utenti vivono a casa e la preparazione quotidiana di pasti modificati può ricadere sui familiari o sui caregiver.

Il modello industriale congelato può quindi avere un secondo mercato oltre a ospedali e residenze.

L’accordo belga è per ora focalizzato soprattutto sul canale sanitario professionale, nel quale Revogan dispone della rete più consolidata.

La personalizzazione nutrizionale è il possibile passo successivo

La stampa 3D alimentare possiede anche un potenziale che il prodotto Dysphalicious attuale sfrutta solo parzialmente: modificare non soltanto la forma, ma dimensione della porzione e composizione nutrizionale.

In teoria un sistema digitale potrebbe produrre una porzione più piccola ma ad alta densità energetica per un paziente con scarso appetito, oppure regolare proteine e altri nutrienti in funzione delle indicazioni dietetiche.

Gastronology indica tra i propri gruppi di ricerca anche pazienti oncologici e bambini e afferma di lavorare sulla segmentazione delle ricette per gusto, colore, texture e dimensione.

Industrializzare una personalizzazione individuale sarebbe però molto più complesso rispetto alla produzione delle attuali ricette standardizzate: tracciabilità, formulazione e controllo qualità dovrebbero essere mantenuti anche quando ogni porzione differisce da quella precedente.

Dysphalicious mostra una delle applicazioni più concrete del food printing

La stampa 3D del cibo viene spesso associata a forme decorative, cioccolato personalizzato o concept futuristici. Il progetto Gastronology segue una direzione molto differente: utilizza la geometria come strumento per risolvere un problema legato a un alimento che deve necessariamente essere trasformato.

È questo che rende la disfagia uno dei campi più interessanti per il food printing. La purea esiste già per necessità clinica; la stampa non introduce quindi una lavorazione soltanto per stupire il consumatore, ma tenta di restituire forma a un prodotto che l’ha persa proprio a causa della preparazione necessaria per renderlo consumabile.

L’accordo con Revogan rappresenta per questo un passaggio significativo. Gastronology dispone oggi di una produzione industriale avviata dal 2024, un assortimento cresciuto a 14 ricette e una capacità dichiarata sufficiente per servire fino a 5.000 persone al giorno. Il Belgio permette ora di verificare se questa capacità può trasformarsi in una rete commerciale internazionale.

Il successo non dipenderà soltanto dalle stampanti. Saranno decisivi prezzo per porzione, affidabilità della catena del freddo, accettazione da parte degli utenti, facilità d’impiego nelle cucine e fiducia di dietisti e logopedisti. È precisamente per questo che il partner scelto è importante quanto la tecnologia: Revogan offre a Gastronology l’accesso a una rete sanitaria costruita dal 1965, mentre Gastronology porta a Revogan una nuova categoria di alimenti a texture modificata nella quale la stampa 3D viene utilizzata non per creare forme spettacolari, ma per cercare di rendere più riconoscibile e dignitoso un pasto che deve rimanere rigorosamente sicuro da deglutire.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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