Produzione dentale multimateriale: il collo di bottiglia non è la stampa, ma le interruzioni
Nei laboratori odontotecnici la stampa 3D è ormai una tecnologia produttiva per dime chirurgiche, modelli, provvisori e componenti protesici. Il passaggio al multimateriale (ad esempio basi e denti con caratteristiche meccaniche/estetiche diverse, oppure componenti con transizioni cromatiche) introduce però un problema pratico: spesso i materiali vengono gestiti in modo sequenziale, con stop, pulizie, sostituzioni e riallineamenti che aumentano tempi e variabilità del risultato. In molte tecnologie a resina, una parte rilevante del tempo totale non è “stampa” ma gestione del cambio materiale e post-processing.
La proposta: “functional region mapping” e sequenze di deposizione automatizzate
Secondo quanto riportato, il veterano del settore dentale Mart Goldberg ha sviluppato una metodologia brevettata che mira a rendere il cambio materiale un passaggio “nativo” del job di stampa, invece di un’interruzione operativa. Il cuore dell’approccio viene descritto come functional region mapping: il pezzo viene “segmentato” in regioni funzionali (zone estetiche, zone strutturali, zone di transizione) a cui sono assegnati materiali differenti; la macchina gestisce poi una sequenza automatizzata di deposizione/esposizione con transizioni controllate tra polimeri. L’obiettivo dichiarato è ridurre drasticamente gli interventi manuali e ottenere giunzioni chimiche stabili e passaggi di materiale più coerenti tra loro.
La piattaforma citata: FUGO Precision 3D e la fotopolimerizzazione “centrifuga”
La metodologia di Goldberg viene presentata in abbinamento al sistema di FUGO Precision 3D, che utilizza un processo indicato come centrifugal vat-photopolymerization (fotopolimerizzazione in vasca con supporto della rotazione). In sintesi, la rotazione e il controllo del flusso di resina servono a gestire distribuzione del materiale e polimerizzazione in modo più automatizzato rispetto a workflow tradizionali, con un posizionamento del processo orientato alla produzione. FUGO dichiara ripetibilità sotto i 30 μm e produttività fino a ~10× rispetto a flussi SLA convenzionali (dati utili per capire il posizionamento ma da verificare in base ai casi d’uso e ai materiali).
Un punto chiave per i laboratori: integrazione di lavaggio, asciugatura e polimerizzazione finale
Un aspetto operativo ricorrente nelle descrizioni del sistema FUGO è l’integrazione dei passaggi di wash, dry e cure nella stessa macchina. Per i laboratori questo conta perché la post-lavorazione è spesso il tratto più “manuale” del flusso a resina e può introdurre variabilità (tempi, contaminazioni, manipolazioni, errori di gestione). L’idea “all-in-one” punta quindi a ridurre movimentazioni e passaggi tra macchine, mantenendo un ciclo più ripetibile e più facile da standardizzare su turni e operatori diversi.
Dimostrazione annunciata: LMT LAB DAY Chicago 2026 (19–21 febbraio, Chicago)
La dimostrazione pubblica viene collegata a LMT LAB DAY Chicago 2026, evento di riferimento per i laboratori odontotecnici. Le date riportate sono 19–21 febbraio 2026 a Chicago. Questo passaggio è rilevante perché sposta il tema dal piano “concettuale” a quello della verifica pratica: velocità reale, stabilità delle transizioni tra materiali, ripetibilità su lotti e compatibilità con i requisiti di qualità del laboratorio.
Multimateriale dentale: confronto con approcci già presenti sul mercato
Nel dentale esistono già piattaforme che puntano al multimateriale (in particolare famiglie PolyJet/MJP e soluzioni orientate alla resa estetica e alla combinazione di materiali). In questo caso, la differenza è l’enfasi su un workflow automatizzato che riduca gli stop e renda i passaggi tra polimeri parte del ciclo, con un’attenzione esplicita alle transizioni e alla riduzione del lavoro manuale.
Cosa dovrà essere validato in laboratorio: adesione tra polimeri, costanza di lotto, requisiti regolatori
Perché un flusso multimateriale sia adottabile in produzione, non basta stampare “più in fretta”: servono evidenze su adesione e durabilità del legame tra polimeri, stabilità delle prestazioni nel tempo (assorbimento, resistenza, variazioni cromatiche), comportamento post-cura e ripetibilità su serie. Conta anche il tema materiali: disponibilità di resine biocompatibili e filiere qualificate. In questa direzione, sono state anche annunciate collaborazioni sui materiali dentali, che possono aiutare a costruire un portafoglio più adatto a contesti clinici/odontotecnici.
