JEC World 2026: contesto e obiettivo industriale
Alla JEC World 2026 di Parigi, KraussMaffei porta un messaggio chiaro: la manifattura additiva non è un “reparto a parte”, ma un tassello del percorso che porta un componente in composito dalla fase di sviluppo alla produzione ripetibile. In fiera l’azienda mette l’accento su applicazioni dove convivono leggerezza, integrazione funzionale e tempi di sviluppo compressi, e lo fa affiancando dimostratori strutturali e parti stampate 3D ad alta temperatura nello stesso racconto tecnico.
Dal composito “di processo” al composito “di sistema”
Nel portafoglio presentato da KraussMaffei rientrano processi e celle che coprono più famiglie tecnologiche: LFI (Long Fiber Injection) e pressatura, RTM ad alta pressione, ColorForm per superfici, FiberForm e soluzioni per NFPP, oltre a pultrusione. L’impostazione è quella tipica delle linee integrate: non solo il singolo passo produttivo, ma la concatenazione tra materiale, geometria, finitura superficiale e requisiti di impiego.
LFI e sandwich strutturali: cosa significa prototipare “prima”
Un esempio concreto è la logica sandwich applicata a grandi strutture: un pannello LFI può diventare “core”, essere avvolto con rinforzi in fibra di vetro, impregnato e pressato per ottenere un componente di grande formato con rigidezza torsionale e massa contenuta. In parallelo, l’LFI viene utilizzata anche per elementi di rivestimento: fibre di vetro tagliate vengono bagnate con poliuretano (PUR) e pressate nello stampo per formare il pezzo, con vantaggi su costi e possibilità di personalizzazione delle superfici.
ColorForm e superfici robuste: il tema automotive
La transizione all’elettrico apre spazi di riprogettazione anche nella parte frontale dei veicoli, dove cambiano prese d’aria e vincoli di packaging. KraussMaffei collega questa libertà geometrica al tema della durabilità superficiale: il processo ColorForm abbina stampaggio a iniezione e successivo rivestimento in PUR, puntando a una pelle protettiva che resista a urti e usura d’esercizio.
Perché la stampa 3D entra nella prototipazione dei compositi
Nel percorso di pre-sviluppo, KraussMaffei usa la stampa 3D per ottenere rapidamente modelli sottili e di grande area a partire dal CAD: l’obiettivo non è soltanto “fare un prototipo”, ma validare scelte di design e scelte di processo quando i costi di attrezzaggio sarebbero ancora poco giustificabili. In pratica, la stampa 3D diventa un acceleratore per iterazioni geometriche, pre-dimensionamento e prove funzionali prima di congelare la strategia produttiva.
printCore: l’estrusore come elemento abilitante
Il fulcro della parte additiva è l’estrusore proprietario printCore, mostrato come componente chiave dei sistemi powerPrint Plus e powerPrint Flex. La logica è coprire un intervallo ampio: da deposizioni più contenute, utili per strutture sottili, fino a portate elevate adatte a pre-serie e grandi volumi. KraussMaffei dichiara temperature di processo fino a 400 °C e una capacità che arriva fino a 70 kg/h, con un’impostazione coerente con la stampa 3D da pellet/granulo per ridurre i costi materia prima nelle applicazioni di grande formato.
powerPrint Plus: camera isolata e condizioni ripetibili
powerPrint Plus è presentata come piattaforma orientata alla stabilità: camera termicamente isolata, gestione termica per qualità ricorrente, piano riscaldato fino a 180 °C e volume utile pensato per componenti molto grandi. L’idea è fornire un ambiente controllato per materiali tecnici e caricati, dove la ripetibilità di estrusione e condizioni termiche incide su adesione interlayer e stabilità dimensionale.
powerPrint Flex: modularità, celle ibride e post-process in linea
powerPrint Flex porta invece la flessibilità di cella: architettura modulare, tavola a vuoto riscaldata con zone gestibili, possibilità di integrare assi aggiuntivi e lavorazioni come fresatura, fino a configurazioni dove additive e finitura meccanica convivono nello stesso perimetro impiantistico. In alcune configurazioni citate nel perimetro powerPrint Flex compaiono elementi di ecosistema industriale come robot Comau e controllo Siemens (Sinumerik), a conferma della direzione verso celle “di produzione” più che macchine isolate.
Materiali ad alte prestazioni: perché PEEK, PEI e PESU contano davvero
KraussMaffei porta in fiera anche esempi stampati e semilavorati (blank) in PEEK, PEI e PESU, cioè termoplastici progettati per temperature elevate e requisiti chimico-meccanici severi. In ambito industriale questi materiali sono spesso legati ad applicazioni in aerospazio, automotive, attrezzaggi e contesti dove contano stabilità dimensionale, resistenza chimica e comportamento termico; ma per essere lavorati richiedono teste di estrusione e gestione termica adeguate, perché le finestre di processo sono più strette rispetto ai polimeri “standard”.
Dalla fiera alla roadmap: sviluppo, qualifica materiale, serie
Il quadro che emerge è una strategia “end-to-end”: KraussMaffei parla di supporto dalla fase concettuale alla serie, includendo competenze su qualifica dei materiali (tema centrale quando si entra in polimeri high-performance), validazione dei processi e integrazione tra tecnologie (compositi, stampa 3D, iniezione e finitura). In questo senso, JEC World diventa una vetrina di metodo: mostrare componenti, processi e piattaforme che possono convivere nella stessa architettura produttiva.
