Una sedia in cemento stampata in 3D come riflessione sulle crisi e sul senso di smarrimento
Dal 7 al 13 aprile 2025, la Galleria Isola Design di Milano ospiterà un progetto che si colloca al confine tra oggetto d’uso e installazione concettuale. Si tratta della Sinking Chair, una sedia realizzata in cemento stampato in 3D, arricchita da un elemento in resina rossa che ne altera la percezione e il significato. Più che offrire una soluzione funzionale, il progetto si propone come strumento di riflessione, toccando temi legati alla memoria collettiva, alla disgregazione politica e all’impatto emotivo dei traumi.
Un oggetto che evoca immobilità e affondamento
La sedia appare come parzialmente sommersa in un materiale fluido, suggerito dalla resina rossa che si fonde con la struttura cementizia. Questo effetto visivo dà forma a una metafora che mette in tensione due opposti: la stabilità del calcestruzzo, materiale connotato da una forte valenza architettonica, e l’instabilità del liquido, che può richiamare immagini di scioglimento, pericolo o dissoluzione. L’elemento rosso, che rompe la compattezza del cemento, introduce nel progetto un livello narrativo che parla di vulnerabilità, ferite aperte e memorie che riaffiorano.
Un dialogo tra materiali e significati
La scelta di utilizzare cemento e resina non è casuale, ma costruisce un linguaggio visivo che trasmette un’idea di tensione permanente. Il cemento richiama la solidità, l’immobilità, ma anche la pesantezza e il blocco; la resina, invece, introduce un contrasto visivo e simbolico, suggerendo instabilità, fluidità e traccia. Insieme, i due materiali danno vita a un oggetto che, pur avendo la forma di una sedia, si presenta come un paesaggio emotivo.
Un riferimento cinematografico e culturale
Il design della Sinking Chair si ispira a Shining, il celebre film di Stanley Kubrick. Non si tratta solo di una citazione estetica, ma di un riferimento a un universo narrativo in cui il trauma, la claustrofobia e la frattura della realtà sono centrali. In questo senso, la sedia non è un oggetto neutro, ma un dispositivo che rimanda a esperienze di sconvolgimento interiore e collettivo.
La stampa 3D come strumento di ricerca espressiva
L’opera è stata realizzata con tecniche di produzione additiva del cemento, ovvero mediante stampa 3D. Questa modalità di costruzione consente di ottenere forme sperimentali, non vincolate alla geometria tradizionale. Nella Sinking Chair, la precisione ingegneristica della stampa viene bilanciata dall’intervento più organico e fluido della resina, creando un equilibrio tra ordine e disordine, tra forma controllata e forma alterata. Nonostante sia tecnicamente avanzata, la sedia non ambisce a essere un oggetto pratico, ma piuttosto una superficie su cui si proiettano emozioni e storie.
Una riflessione sulle crisi storiche e contemporanee
Sebbene non si proponga come una dichiarazione politica esplicita, l’opera rimanda a un contesto di tensione sociale e ripetizione ciclica dei conflitti. La sedia diventa un luogo simbolico in cui si incontrano tracce del passato e ansie del presente. Non offre soluzioni, ma invita a riconoscere e abitare il senso di perdita, sospensione e trasformazione.
Il design come strumento di dialogo culturale
Attraverso la Sinking Chair, viene suggerito un modo di intendere il design che non si limita alla funzione o all’estetica, ma si apre a una dimensione discorsiva, capace di mettere in relazione materiali, memorie e immaginari. La stampa 3D, in questo caso, non è solo una tecnica, ma anche un mezzo per esplorare nuove modalità di rappresentazione e interrogazione del mondo contemporaneo.
