Iran recupera un Dive-LD di Anduril: il drone subacqueo autonomo costruito anche con stampa 3D
Un veicolo subacqueo autonomo Dive-LD prodotto dalla società statunitense Anduril Industries è finito nelle mani delle forze iraniane nei pressi dell’ingresso dello Stretto di Hormuz, portando sotto i riflettori una piattaforma che combina autonomia software, architettura modulare e Large Format Additive Manufacturing. L’8 settembre 2026 la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, IRGC, ha annunciato di avere recuperato quello che ha definito un avanzato sommergibile senza equipaggio statunitense. Le fotografie diffuse dall’Iran mostrano un AUV che per forma dello scafo, aperture, impennaggi posteriori e piccolo elemento trasparente superiore corrisponde molto da vicino al Dive-LD di Anduril. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto la perdita di un drone subacqueo, ma hanno fornito una versione differente della dinamica: secondo un portavoce del Pentagono il mezzo aveva subito un malfunzionamento più di un giorno prima ed era rimasto inutilizzabile in mare. Washington ha inoltre dichiarato che si trattava di un modello meno recente, utilizzato per attività di ricognizione delle acque regionali, e che non conteneva dati sensibili né sonar o radar classificati. Al momento non esiste quindi una conferma indipendente della descrizione iraniana di una vera e propria “cattura” operativa; è invece sostanzialmente confermata l’identificazione del mezzo come appartenente alla famiglia Dive-LD.
Il Dive-LD non è un piccolo drone: misura quasi sei metri
Il Dive-LD, Large Diameter Autonomous Undersea Vehicle, è un AUV di circa 5,8 metri di lunghezza e 1,2 metri di diametro, sviluppato per svolgere missioni autonome di lunga durata senza la presenza di personale a bordo. Anduril dichiara una permanenza operativa fino a circa 10 giorni e una profondità massima di 6.000 metri, valore che permette al veicolo di raggiungere la maggior parte dei fondali oceanici. Il sistema dispone inoltre di oltre un metro cubo di volume disponibile per payload, caratteristica fondamentale perché permette di modificare la configurazione in funzione della missione senza riprogettare completamente il veicolo.
| Dive-LD – caratteristiche dichiarate | Dato |
|---|---|
| Produttore | Anduril Industries |
| Origine del progetto | Dive Technologies |
| Categoria | Large Diameter Autonomous Undersea Vehicle |
| Lunghezza | circa 5,8 m |
| Diametro | circa 1,2 m |
| Autonomia massima | circa 10 giorni |
| Profondità operativa massima | circa 6.000 m |
| Volume payload | oltre 1 m³ |
| Propulsione | elettrica direct-drive |
| Architettura esterna | free-flooded |
| Produzione | Ampio utilizzo di Large Format Additive Manufacturing |
| Struttura | Modulare |
| Principali missioni dichiarate | ISR, mine warfare, mappatura, ispezione infrastrutture, monitoraggio ambientale |
La piattaforma è concepita per impieghi sia militari sia commerciali. Anduril indica tra le applicazioni militari la preparazione informativa dell’ambiente operativo, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance, guerra alle mine e posizionamento di payload. Tra gli impieghi civili figurano invece rilievi idrografici, ispezione di cavi e pipeline sottomarine, ricerca mineraria e monitoraggio ambientale. La stessa piattaforma può quindi essere configurata con sensori differenti a seconda della missione.
Il Pentagono parla di un malfunzionamento, l’Iran di una cattura
La distinzione tra le due versioni è importante. Secondo l’IRGC, le forze iraniane avrebbero individuato e preso possesso del veicolo all’ingresso dello Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane hanno presentato l’episodio come un successo nella raccolta di tecnologia militare statunitense. Il Pentagono ha invece dichiarato che il Dive-LD aveva subito un guasto più di ventiquattro ore prima del recupero e non era più operativo.
Il Dipartimento della Difesa statunitense ha aggiunto che il mezzo stava effettuando attività di rilevamento nelle acque regionali e che il veicolo perso non trasportava sensori classificati o informazioni sensibili. Reuters, che ha raccolto entrambe le dichiarazioni, ha specificato di non essere stata in grado di verificare indipendentemente la ricostruzione iraniana. L’analisi delle fotografie pubblicate dalle autorità di Teheran condotta da specialisti del settore navale ha però rilevato numerosi elementi compatibili con il Dive-LD, rendendo credibile l’identificazione del modello.
Questo significa che, parlando dell’episodio, è più preciso distinguere il fatto materiale del recupero del veicolo dalla narrativa relativa alle modalità con cui è stato ottenuto. Che un AUV statunitense sia finito in possesso dell’Iran appare ben supportato dalle informazioni disponibili; che sia stato intercettato mentre funzionava regolarmente, anziché recuperato dopo un malfunzionamento, rimane invece oggetto delle versioni contrapposte.
La parte più interessante per la stampa 3D è la concezione dello scafo
Il Dive-LD nasce da un’architettura profondamente diversa rispetto a quella di un sommergibile convenzionale. In un sottomarino tradizionale una parte importante della struttura deve costituire un pressure hull, cioè uno scafo resistente capace di mantenere all’interno una pressione compatibile con equipaggio e apparecchiature mentre quella esterna cresce con la profondità.
Anduril ha scelto un’altra strada. Il corpo esterno del Dive-LD è in gran parte free-flooded, quindi progettato per permettere all’acqua di entrare all’interno di determinate sezioni. La pressione dell’acqua all’interno e all’esterno della struttura esterna tende così a equilibrarsi. Soltanto i componenti che realmente devono rimanere asciutti, come computer di missione, sistemi di navigazione, elettronica e altri sottosistemi sensibili, vengono collocati in recipienti più piccoli capaci di resistere alla pressione.
Questa scelta ha conseguenze dirette sulla produzione. Lo scafo esterno non deve svolgere la stessa funzione strutturale del pressure hull di un sommergibile tradizionale e può quindi essere costruito mediante materiali e processi meno costosi. Anduril dichiara esplicitamente di utilizzare una struttura composita stampata in 3D, che può essere ridisegnata o ridimensionata rapidamente in funzione delle esigenze.
Dive Technologies aveva portato il Large Format Additive Manufacturing nella robotica subacquea
La tecnologia nasce prima dell’ingresso del progetto in Anduril. Il Dive-LD era stato sviluppato dalla start-up Dive Technologies, fondata nell’area di Boston e successivamente acquisita da Anduril nel febbraio 2022. Al momento dell’acquisizione, Anduril sottolineò esplicitamente che Dive utilizzava tecniche di Large Format Additive Manufacturing, LFAM, per produrre il veicolo in tempi e con costi inferiori rispetto agli AUV convenzionali.
Bill Lebo, cofondatore di Dive Technologies, descriveva uno degli elementi centrali del progetto proprio come l’introduzione della stampa 3D nella robotica subacquea. L’obiettivo non era produrre una piccola serie di prototipi, ma creare un’architettura che potesse essere modificata rapidamente e fabbricata in quantità significativamente maggiori.
Dive Technologies aveva originariamente valutato l’utilizzo di materiali plastici termoformati per i fairing esterni. L’azienda avviò successivamente una collaborazione di ricerca con Oak Ridge National Laboratory, ORNL, per sperimentare il Large Format Additive Manufacturing. Il lavoro durò circa due anni e portò allo sviluppo di pannelli e carenature prodotti direttamente tramite stampa 3D di grande formato.
Il sistema BAAM di Cincinnati è stato utilizzato nello sviluppo del Dive-LD
Nelle prime attività documentate di Dive Technologies è stato utilizzato un sistema BAAM, Big Area Additive Manufacturing, sviluppato da Cincinnati Incorporated e Oak Ridge National Laboratory. Diversamente dalle comuni stampanti FFF da tavolo, BAAM utilizza un estrusore di grandi dimensioni montato su una struttura a portale e lavora generalmente granuli termoplastici anziché filamento.
Janes aveva documentato l’utilizzo di una macchina Cincinnati BAAM per produrre i fairing esterni del Dive-LD e di stampanti più piccole per alcuni componenti interni. Il sistema BAAM utilizzato in quelle attività era indicato con una capacità di estrusione fino a circa 36 kg di materiale ogni ora, una portata incompatibile con il concetto tradizionale di stampa desktop ma particolarmente adatta a strutture lunghe diversi metri.
| Produzione additiva Dive-LD | Caratteristica |
|---|---|
| Tecnologia | Large Format Additive Manufacturing |
| Processo storico documentato | Cincinnati BAAM |
| Materiale di alimentazione BAAM | Granuli termoplastici/compositi |
| Componenti documentati | Fairing e pannelli esterni |
| Produzione di parti minori | Stampanti 3D di formato inferiore |
| Portata BAAM citata nei primi sviluppi | fino a circa 36 kg/h |
| Partner di ricerca | Oak Ridge National Laboratory |
| Obiettivo | Riduzione tempi, tooling e costi |
| Vantaggio progettuale | Modifica rapida delle geometrie |
È però importante non estendere automaticamente questo dato a ogni Dive-LD prodotto oggi. Il sistema Cincinnati BAAM è documentato nello sviluppo originario di Dive Technologies, mentre Anduril ha successivamente ampliato e modificato la propria infrastruttura produttiva. L’azienda utilizza diverse tecnologie additive e non ha pubblicato la macchina specifica con la quale è stato prodotto il veicolo recuperato dall’Iran.
ORNL ha studiato materiali e rivestimenti per rendere utilizzabile la stampa 3D sott’acqua
La collaborazione tra ORNL e Anduril mostra quanto la produzione di una struttura subacquea sia più complessa rispetto alla semplice stampa di una grande carenatura. I ricercatori hanno studiato materiali polimerici, rivestimenti, rinforzi e metodi di produzione destinati ai pannelli dei Large Displacement Unmanned Underwater Vehicles.
Nel programma sono stati analizzati materiali comprendenti compositi termoplastici e differenti sistemi di rivestimento. I campioni sono stati sottoposti anche a test ad alta pressione per verificare l’adesione del coating alla struttura stampata. Il rapporto tecnico ORNL descrive prove fino a 9.000 psi, equivalenti a circa 620 bar, oltre a test di trazione e sperimentazioni con rinforzi in fibra.
Il programma non si è fermato alla produzione dei provini. ORNL riferisce che un set completo di fairing è stato ottimizzato per l’additive manufacturing, stampato e successivamente integrato in un veicolo completo, poi testato con successo in mare aperto da Anduril.
Perché stampare una struttura che verrà allagata
L’architettura free-flooded risolve uno dei problemi fondamentali della produzione di un AUV destinato a profondità estreme. A 6.000 metri la pressione esterna supera approssimativamente 600 bar. Costruire un unico grande recipiente pressurizzato capace di resistere a quelle condizioni richiederebbe strutture molto robuste, costose e pesanti.
Nel Dive-LD la carenatura esterna svolge invece soprattutto funzioni idrodinamiche, di protezione e di integrazione. L’acqua può penetrare all’interno delle zone previste, mentre le parti sensibili vengono protette individualmente.
Questo consente di utilizzare materiali compositi stampabili e geometrie di grande formato senza chiedere alla struttura esterna di resistere da sola all’intero differenziale di pressione. Per Anduril significa poter modificare forma e dimensione di determinate sezioni molto più rapidamente rispetto a un progetto nel quale ogni modifica richieda nuovi stampi, tooling o una nuova struttura pressurizzata.
Un metro cubo di payload permette di modificare radicalmente la missione
La modularità costituisce l’altro elemento essenziale del Dive-LD. Anduril dichiara oltre un metro cubo di capacità utile per payload, con interfacce meccaniche, elettriche e software aperte progettate per integrare rapidamente sensori e sistemi differenti.
Un veicolo può quindi essere configurato per mappare il fondale, mentre un altro appartenente alla stessa famiglia può essere utilizzato per ispezionare un cavo sottomarino o svolgere attività di sorveglianza. La produzione additiva rafforza questo concetto perché un nuovo payload può richiedere carenature, supporti o elementi strutturali differenti senza obbligare il produttore a creare attrezzature permanenti per ciascuna configurazione.
La possibilità di personalizzazione era già uno degli argomenti centrali di Dive Technologies prima dell’acquisizione. La combinazione tra design digitale, additive manufacturing e software modulare permette di trattare la struttura fisica quasi come una piattaforma aggiornabile.
Lattice porta l’autonomia software nel dominio subacqueo
Dopo l’acquisizione di Dive Technologies, Anduril ha integrato progressivamente la famiglia Dive nel proprio ecosistema software. L’azienda basa molte delle proprie piattaforme su Lattice, infrastruttura software progettata per integrare sensori, sistemi autonomi e informazioni provenienti da fonti differenti.
Nel dominio subacqueo questa autonomia è particolarmente importante perché la comunicazione è molto più complessa rispetto all’aria o alla superficie. Le onde radio utilizzate normalmente per collegare droni e operatori non penetrano efficacemente nell’acqua marina. Un AUV che deve trascorrere giorni in immersione deve quindi essere capace di svolgere una quota significativa della missione senza controllo remoto continuo.
La pianificazione della rotta, la navigazione, l’interpretazione di determinate informazioni dei sensori e la reazione a eventi previsti dal software possono quindi avvenire direttamente a bordo. Il veicolo può successivamente emergere o utilizzare sistemi di comunicazione specifici per trasferire informazioni e ricevere nuovi comandi.
Il Dive-LD è stato scelto dalla U.S. Navy
L’interesse militare statunitense verso la piattaforma è cresciuto negli ultimi anni. Nel 2024 la Defense Innovation Unit, DIU, ha selezionato Anduril e la famiglia Dive nell’ambito di un programma dedicato ai Large Displacement Unmanned Underwater Vehicles.
Prima della selezione, Dive-LD aveva partecipato a una competizione sperimentale presso il Naval Undersea Warfare Center di Newport, Rhode Island, svolgendo missioni definite dal governo statunitense. La U.S. Navy ha successivamente assegnato ad Anduril un primo contratto da 18,6 milioni di dollari per l’acquisizione di AUV nell’ambito del programma di prototipazione.
Le missioni indicate comprendono sorveglianza persistente, intelligence, guerra alle mine, mappatura del fondale e trasporto o posizionamento di payload. Il concetto strategico è quello di distribuire numerosi sistemi autonomi relativamente meno costosi rispetto alle piattaforme navali tradizionali, aumentando la quantità di sensori e veicoli presenti nell’area operativa senza aumentare in modo equivalente il personale esposto.
Una nuova fabbrica progettata per oltre 200 scafi all’anno
Il legame tra additive manufacturing e Dive-LD diventa ancora più evidente osservando la strategia produttiva di Anduril. Nel giugno 2024 l’azienda annunciò la costruzione di un impianto dedicato a Quonset Point, Rhode Island, pensato specificamente per la produzione su larga scala della famiglia Dive-LD.
Lo stabilimento, con una superficie prevista nell’ordine di 100.000–150.000 piedi quadrati, è stato progettato per portare la capacità a oltre 200 scafi all’anno. Anduril ha previsto inoltre più di cento nuovi posti di lavoro nei primi cinque anni.
La struttura comprende attività che vanno dalla ricerca e sviluppo alla manutenzione del prodotto, oltre a zone di test e service. Il principio industriale dichiarato è costruire il sistema partendo fin dall’inizio dalla producibilità su scala elevata, utilizzando componenti commerciali con catene di fornitura ampie, architetture modulari e metodi produttivi rapidamente scalabili.
| Produzione Dive-LD a Quonset Point | Dato dichiarato da Anduril |
|---|---|
| Località | Rhode Island, USA |
| Superficie prevista | 100.000–150.000 ft² |
| Capacità produttiva | oltre 200 hull/anno |
| Nuovi posti di lavoro previsti | oltre 100 |
| Produzione | Famiglia Dive-LD |
| Attività | R&D, produzione, test, manutenzione |
| Filosofia | Produzione modulare e scalabile |
Nel 2026 Anduril indica inoltre che il sito statunitense è stato configurato per produrre centinaia di Dive-LD, mentre la nuova fabbrica australiana sviluppata inizialmente per Ghost Shark può supportare anche Dive-LD e Dive-XL. L’azienda sta quindi cercando di trasformare quello che era nato come un progetto relativamente piccolo di robotica marina in una famiglia industrializzata di veicoli autonomi.
Il costo indicativo è molto inferiore a quello di un sommergibile tradizionale
Secondo informazioni pubblicate negli Stati Uniti nel contesto dei programmi militari, un Dive-LD avrebbe un costo indicativo nell’ordine di 2,5 milioni di dollari nella configurazione base, al quale va naturalmente aggiunto il valore degli eventuali sensori e payload specifici.
Il confronto con un sommergibile convenzionale sarebbe improprio perché capacità e missioni sono completamente differenti, ma la scala economica spiega la strategia del Pentagono. Un AUV senza equipaggio può essere inviato in aree nelle quali sarebbe troppo costoso o pericoloso impiegare una piattaforma con personale a bordo e può essere costruito in quantità molto maggiori.
La perdita di un singolo mezzo rappresenta comunque un danno economico e potenzialmente tecnologico, ma la filosofia di sistemi autonomi prodotti in quantità include implicitamente una tolleranza alle perdite superiore a quella applicabile a una nave o a un sommergibile con equipaggio.
Il recupero iraniano pone inevitabilmente il problema della tecnologia esposta
Il possesso fisico di un sistema militare straniero offre generalmente la possibilità di studiarne materiali, metodi costruttivi, componentistica, architettura e integrazione. Nel caso del Dive-LD, però, occorre evitare di dedurre automaticamente quali informazioni possano essere recuperate dal veicolo specifico.
Il Pentagono sostiene che l’AUV perso non trasportasse dati sensibili né sonar o radar classificati. Non è stato reso pubblico l’esatto payload installato né lo stato dei sistemi elettronici al momento del recupero. Di conseguenza non è possibile stabilire da fonti aperte quale valore di intelligence possa avere il mezzo per l’Iran.
Dal punto di vista dell’additive manufacturing, invece, il semplice esame della struttura può già offrire informazioni interessanti su materiale, orientamento delle deposizioni, spessori, giunzioni, finitura, rivestimenti e filosofia di assemblaggio. Parte di queste informazioni è comunque già conosciuta pubblicamente grazie alle attività di Anduril, Dive Technologies e ORNL.
Non tutto ciò che appare stampato in 3D è necessariamente prodotto con la stessa tecnologia
L’articolo di 3DPrint ipotizza l’utilizzo di sistemi BAAM di Cincinnati o di piattaforme LSAM di Thermwood, tecnologie entrambe compatibili con la produzione di strutture composite di grande formato. È però necessario distinguere tra dati documentati e ipotesi.
È documentato che Dive Technologies abbia utilizzato Cincinnati BAAM per le carenature originarie del Dive-LD e che Anduril utilizzi la stampa 3D di grande formato nelle proprie attività produttive. È altrettanto documentato che la società abbia accesso ad altre piattaforme additive. Non è invece pubblicamente confermato quale specifica macchina abbia prodotto lo scafo del Dive-LD recuperato dall’Iran.
La distinzione è importante perché l’interesse industriale dell’episodio non dipende dal marchio della stampante. Il dato significativo è che l’intera architettura del veicolo è stata progettata affinché la produzione additiva possa contribuire direttamente alla sua modularità e scalabilità.
La stampa 3D qui non serve principalmente per alleggerire il componente
In molte applicazioni aerospaziali o metalliche l’additive manufacturing viene associato all’ottimizzazione topologica e alla riduzione del peso. Nel Dive-LD il vantaggio è differente. La LFAM permette soprattutto di produrre parti molto grandi senza grandi stampi o attrezzature dedicate.
Se cambia il payload o viene modificata la geometria esterna, il modello digitale può essere aggiornato e la nuova carenatura può essere prodotta senza realizzare un nuovo costoso tooling per termoformatura o compositi tradizionali. Questo permette un ciclo di progettazione molto più vicino a quello del software: modifica del CAD, verifica, stampa e test.
Per un sistema militare destinato ad attraversare numerose revisioni durante il proprio ciclo di vita, la possibilità di cambiare rapidamente configurazione rappresenta un vantaggio forse ancora più importante del costo del singolo componente.
Il caso Dive-LD mostra cosa significa realmente “mass production” nell’AM di grande formato
La capacità annunciata di oltre 200 scafi all’anno non equivale ai volumi dell’automotive, ma rappresenta una scala notevole per veicoli autonomi lunghi quasi sei metri. Il punto interessante è che Anduril non utilizza l’LFAM soltanto perché deve costruire pochi prototipi diversi: la tecnologia è diventata parte di una strategia per produrre serie ripetitive ma configurabili.
È un modello industriale nel quale l’additive manufacturing può essere particolarmente competitivo. Ogni veicolo condivide una base comune, ma le geometrie possono cambiare in funzione di sensori, payload o aggiornamenti. Con un processo tradizionale ogni modifica importante rischierebbe di rendere obsoleto parte del tooling; con LFAM il costo della modifica viene spostato soprattutto sul progetto digitale e sul tempo macchina.
Il recupero del Dive-LD nelle acque dello Stretto di Hormuz porta quindi all’attenzione pubblica una tecnologia che finora era conosciuta soprattutto negli ambienti della robotica subacquea e della difesa. Al di là delle implicazioni geopolitiche dell’episodio, la piattaforma rappresenta un esempio concreto di come Large Format Additive Manufacturing, materiali compositi, architettura free-flooded, autonomia software e produzione modulare possano essere progettati contemporaneamente.
Il dato più interessante per la manifattura additiva non è quindi che “un sottomarino sia stato stampato in 3D” – definizione eccessivamente semplificata – ma che la stampa 3D sia diventata una delle tecnologie che rendono economicamente possibile produrre e aggiornare in serie una nuova generazione di grandi veicoli autonomi subacquei. L’incidente iraniano aggiunge ora anche una dimostrazione concreta di un altro aspetto della filosofia di questi sistemi: quando veicoli autonomi relativamente economici vengono distribuiti in quantità e utilizzati in aree contese, la possibilità che alcuni vadano perduti o finiscano nelle mani di un avversario diventa una variabile che deve essere considerata già nella progettazione hardware, software e dei payload.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
