una commessa da 1,6 milioni di dollari per stampare 24 case
A Springfield (Missouri, USA) si è aperta una disputa legale che riguarda la stampa 3D in calcestruzzo (3D Concrete Printing, 3DCP) applicata a un progetto abitativo per persone senza dimora. Al centro della vicenda ci sono MudBots, LLC (azienda con sede a Tooele, Utah, produttrice di sistemi robotici per 3DCP) e The Gathering Tree (organizzazione non-profit attiva in Missouri, indicata anche come d/b/a Eden Village). Secondo quanto riportato, The Gathering Tree ha stipulato un contratto da 1,6 milioni di dollari per acquisire un set di stampanti 3D per calcestruzzo con l’obiettivo di realizzare 24 abitazioni nel progetto chiamato “Eden Village III”.
Chi sono i soggetti coinvolti e perché conta anche una società “operativa”
Nel quadro ricostruito in documenti di causa, oltre a MudBots e The Gathering Tree compare anche Eden Building Solutions, LLC, una società con base a Springfield (Missouri) creata per gestire o organizzare materialmente la costruzione delle unità abitative. La presenza di una struttura “operativa” separata è tipica nei progetti edilizi: può servire a gestire cantiere, personale, sicurezza, logistica dei materiali e rapporti con subappaltatori. In un contesto 3DCP questo diventa ancora più delicato, perché l’esecuzione non dipende solo dal “macchinario”, ma da mix design, preparazione del sito, calibrazione, gestione delle interruzioni e controllo qualità durante la deposizione.
Dalla selezione del fornitore alla formazione in Utah: aspettative e vincoli pratici
Gli atti citano che il contatto con MudBots sarebbe nato dopo ricerche e contatti avviati tramite il sito dell’azienda, con successive comunicazioni (telefoniche e via email) e con attività di formazione in presenza presso la sede MudBots in Utah prima dell’acquisto. Questa sequenza è rilevante perché, quando si parla di tecnologie emergenti come la 3DCP, la “promessa” non è solo la macchina: è un pacchetto fatto di addestramento, procedure, vincoli di utilizzo, materiali compatibili e responsabilità operative. Anche piccole ambiguità tra ciò che un buyer pensa di comprare (una macchina “che stampa case”) e ciò che un vendor vende davvero (un sistema che funziona entro condizioni strette) possono trasformarsi in contenzioso.
Il punto di rottura: macchine ritenute non idonee e progetto fermo nel 2024
La narrazione riportata indica che, dopo la consegna, il committente avrebbe ritenuto che le stampanti non fossero in grado di svolgere il lavoro come previsto; MudBots, invece, avrebbe sostenuto un uso non corretto delle macchine. Il progetto si sarebbe fermato nel 2024, con l’avvio di azioni legali e un’escalation di accuse reciproche. Questo tipo di scenario è tipico quando una tecnologia non è ancora “standardizzata”: senza una storia lunga di installazioni comparabili e best practice consolidate, diventa più difficile distinguere un problema di prodotto da un problema di implementazione sul campo.
Le clausole contrattuali: controllo, tracciamento GPS e penali legate alla comunicazione pubblica
Uno degli aspetti più discussi è l’insieme di condizioni attribuite ai “termini standard” accettati dall’acquirente, descritti come molto estesi e stringenti. Tra gli esempi citati: richiesta di sorveglianza continua del sito e della stampante; limiti allo spostamento della macchina senza autorizzazione scritta; riconoscimento della presenza di GPS per tracciare la posizione; obbligo di operare con personale “certificato” e training per nuovi operatori con un costo indicato; e una clausola che prevede danni/penali se fallimenti di stampa diventano pubblici, lasciando al venditore ampia discrezionalità nel determinare se un “fallimento” sia avvenuto. L’obiettivo dichiarabile di clausole del genere è proteggere reputazione, know-how e sicurezza operativa; l’effetto pratico, però, è spostare molti rischi sul buyer e creare una forte asimmetria contrattuale. In parallelo, documenti giudiziari richiamano la presenza di tracciamento GPS come elemento fattuale discusso nella controversia.
La battaglia sulla giurisdizione e il tema Utah: perché il “foro competente” è cruciale
Nei documenti del procedimento federale in Missouri emerge la discussione su termini universali/standard (indicati come UTOP) e sulla presenza di una clausola di forum selection a favore dello Utah. In un’ordinanza datata 24 settembre 2024, il giudice federale in Missouri ha negato una mozione di MudBots volta a contestare la giurisdizione personale, ritenendo che le allegazioni fossero sufficienti a radicare la competenza in Missouri (in quella fase). Il contenzioso, però, continua a ruotare attorno a dove debba essere giudicato il merito, e il tema “Utah” resta strategico: cambiare foro può incidere su tempi, costi, accesso alle prove e leverage negoziale.
Perché questo caso interessa tutta la filiera 3DCP: rischio tecnologico vs rischio contrattuale
La stampa 3D in calcestruzzo è un’area in forte crescita, ma porta con sé due livelli di rischio. Il primo è tecnico-operativo: qualità del materiale, reologia, pompaggio, continuità di deposizione, condizioni meteo, tolleranze, e soprattutto la capacità di integrare il processo con armature, impianti e normative edilizie locali. Il secondo è contrattuale: in assenza di standard maturi, alcuni vendor cercano di gestire il rischio con termini molto prescrittivi (formazione obbligatoria, limitazioni d’uso, clausole reputazionali, tracciamento), mentre alcuni buyer entrano nel progetto sottovalutando la complessità di cantiere e la necessità di una revisione legale approfondita prima di firmare. Il risultato può essere una rottura che non riguarda solo “chi ha torto”, ma la difficoltà strutturale di acquistare/vendere tecnologie ancora in fase di consolidamento industriale.
Le lezioni pratiche per acquirenti (enti, costruttori, developer) e venditori (OEM, system integrator)
Per gli acquirenti: (1) pretendere capitolati prestazionali misurabili (rate di deposizione, tolleranze, uptime, requisiti di mix design, condizioni ambientali), (2) chiarire responsabilità su materiali, pompaggio, operatori e qualità, (3) far revisionare da legali i documenti “standard”, soprattutto su penali, discrezionalità e clausole di riservatezza, (4) prevedere prove pilota e milestone di accettazione. Per i venditori: (1) definire con precisione il perimetro di ciò che si vende (macchina vs processo), (2) evitare clausole che sembrino “bavagli reputazionali” o che concentrino eccessiva discrezionalità, (3) proporre schemi di commissioning e collaudo trasparenti, (4) costruire una documentazione tecnica che riduca l’ambiguità operativa.

