L’operazione: Thingiverse passa da UltiMaker a MyMiniFactory
MyMiniFactory ha annunciato di aver acquisito il 100% di Thingiverse da UltiMaker. L’operazione unisce una community descritta come “quasi 8 milioni di utenti” alla piattaforma MyMiniFactory, che dichiara di aver distribuito oltre 100 milioni di dollari ai creator tramite i propri modelli commerciali. La comunicazione posiziona Thingiverse come parte dell’ecosistema SoulCrafted, con l’obiettivo di valorizzare contenuti realizzati da persone e non generati automaticamente.

Perché questa acquisizione conta: il peso di Thingiverse nel file sharing per stampa 3D
Thingiverse è nato nel 2008 come repository legato a MakerBot e si è imposto come punto di riferimento per la condivisione di file stampabili. Negli anni la piattaforma è cresciuta fino a dimensioni molto ampie; a seconda delle fonti si parla di oltre 2,5 milioni di “things” oppure di una libreria di oltre 6 milioni di design. La differenza è spesso legata a come vengono contati progetti, varianti e asset pubblicati, ma in entrambi i casi l’ordine di grandezza rende chiaro il ruolo di Thingiverse come archivio storico del movimento maker.

Dalla proprietà Stratasys a UltiMaker: una piattaforma cresciuta, poi trascurata
Nel 2013 Stratasys ha acquisito MakerBot e, con essa, Thingiverse. Successivamente, nel 2022, la fusione MakerBot–Ultimaker ha portato la piattaforma sotto la gestione di UltiMaker. In parallelo, la concorrenza nel file sharing (e nelle piattaforme legate ai produttori di stampanti) è aumentata: repository come Printables e MakerWorld hanno alzato l’asticella su esperienza utente, integrazioni e affidabilità. Diverse analisi di settore descrivono per Thingiverse una fase di stagnazione, con problemi pratici (ricerca, anteprime, strumenti) e la necessità di manutenzione strutturale.

La tesi di MyMiniFactory: “creator-first” e contenuti verificati contro l’ondata AI
Il messaggio centrale dell’acquisizione è la contrapposizione tra contenuti realizzati da persone e la crescente presenza di file generati con AI o non realmente stampabili. MyMiniFactory sostiene un modello “creator-first” già applicato alla propria piattaforma: pagamenti diretti ai designer, strumenti per costruire un pubblico e percorsi di monetizzazione. Nella comunicazione ufficiale viene ribadito che l’etica di condivisione aperta di Thingiverse resterà, ma verranno introdotti percorsi sostenibili di monetizzazione e una maggiore enfasi su contenuti verificati.

Cosa cambierà sulla piattaforma: pulizia, strumenti e modello economico
Dalle informazioni disponibili emergono alcune direttrici operative:

  • Continuità dell’accesso libero e dell’“open sharing ethos” come principio di base.
  • Interventi di “cleanup”: rimozione o gestione dei file abbandonati/non utilizzabili e risoluzione di problemi storici di piattaforma.
  • Monetizzazione per creator: introduzione di meccanismi che consentano ai designer di guadagnare anche su Thingiverse, con una logica più simile ai marketplace “creator-driven”.
  • Gestione della pubblicità: possibile mantenimento degli annunci, con maggiore attenzione a sponsor pertinenti al mondo stampa 3D invece di inventory generica.

Governance e team: nuovi ruoli dichiarati per Thingiverse
Nel racconto dell’operazione compaiono figure e ruoli espliciti per la gestione: Romain Kidd come CEO di Thingiverse e Rees Calder come CMO; viene inoltre citato Arys Andreou come CTO nel percorso di rilancio. L’idea comunicata è che Thingiverse venga gestito come prodotto con roadmap e responsabilità chiare, non come “asset accessorio” di un produttore hardware.

Prossimi passaggi: Q&A con la community e raccolta feedback
È stato programmato un incontro pubblico Q&A con la community per il 17 febbraio 2026 alle 17:00 UTC, con l’invito a partecipare e a lasciare feedback per influenzare la roadmap. Il messaggio è che il rilancio venga co-progettato con gli utenti, anche per ricostruire fiducia dopo anni di aspettative disattese.

Di Fantasy

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