NASA testa in orbita una molla in titanio stampata in 3D

La NASA, attraverso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, ha testato con esito positivo un meccanismo a molla in titanio interamente stampato in 3D, dispiegato in orbita bassa terrestre a bordo di un piccolo satellite commerciale. Il componente, denominato JPL Additive Compliant Canister (JACC), dimostra come la manifattura additiva possa ridurre numero di parti, costi e complessità dei meccanismi spaziali, aprendo la strada a un impiego più esteso di elementi funzionali stampati in 3D per missioni in orbita e nel quadro del programma Artemis.

Che cos’è il JPL Additive Compliant Canister (JACC)

Il JACC è un sistema compatto di dispiegamento basato su una struttura monolitica in titanio, progettata per integrare in un unico pezzo funzioni che solitamente richiedono componenti separati. Nella configurazione sviluppata dal JPL, il dispositivo combina in un solo elemento una cerniera, un pannello, una molla a compressione e due molle di torsione, riducendo di circa tre volte il numero di parti rispetto a un meccanismo convenzionale con la stessa funzione.

Il canister ha dimensioni complessive di circa 10 cm per lato, pesa all’incirca 498 grammi e, a molla compressa, misura circa 3 cm di altezza, arrivando fino a 15 cm una volta dispiegato. Secondo le informazioni diffuse, l’intero ciclo di sviluppo del componente – dalla progettazione alla realizzazione del prototipo qualificato per il volo – è stato completato in meno di un anno, anche grazie al ricorso al design for additive manufacturing e alla possibilità di iterare rapidamente la geometria.

Il test in orbita bassa e il ruolo del satellite Mercury One

Il test della molla stampata in 3D è avvenuto in orbita bassa terrestre (LEO) a bordo del satellite Mercury One dell’azienda Proteus Space, che ha ospitato il dispositivo JACC come carico dimostrativo. Una volta raggiunta l’orbita e trascorsi alcuni mesi di permanenza nello spazio, il meccanismo è stato comandato da terra affinché si aprisse, dispiegando la molla in titanio e mostrando la capacità del sistema di sopravvivere a lancio, vibrazioni, vuoto e condizioni termiche della LEO.

Il dispiegamento, documentato anche attraverso video e immagini diffusi dal JPL e da Proteus Space, conferma la funzionalità del meccanismo in ambiente reale, al di fuori di strutture pressurizzate come la Stazione Spaziale Internazionale. Secondo dichiarazioni di ingegneri del JPL come Christine Gebara e Douglas Hofmann, il successo di JACC dimostra che meccanismi compliant e componenti mobili possono essere integrati direttamente in parti stampate in 3D, riducendo il ricorso ad assemblaggi complessi e a tolleranze critiche tra elementi accoppiati.

Vantaggi del titanio e del design per la manifattura additiva

Il JACC è stampato interamente in titanio, materiale scelto per l’elevato rapporto resistenza/peso, la buona risposta elastica e la compatibilità con i processi di stampa 3D metallica già qualificati per molte applicazioni spaziali. L’utilizzo della manifattura additiva consente di realizzare forme interne, canali e sezioni di spessore variabile difficilmente ottenibili con lavorazioni sottrattive convenzionali, e di modulare localmente rigidezza ed elasticità del componente in funzione delle sollecitazioni.

Dal punto di vista della progettazione, il JACC rappresenta un esempio di Design for Additive Manufacturing (DfAM), in cui il meccanismo non è più pensato come un insieme di parti da assemblare ma come un unico corpo con zone flessibili e rigide integrate. Questo approccio consente di ridurre il rischio di guasti legati a giochi, lubrificazioni o fissaggi meccanici, e si adatta bene a contesti come quello spaziale, dove vibrazioni al lancio, cicli termici e impossibilità di manutenzione rendono critico ogni punto di giunzione.

Implicazioni per antenne, dispiegamento di carichi e strutture spaziali

Il JACC è stato concepito come dimostratore di un sistema di dispiegamento compatto per antenne e pannelli su satelliti in orbita, con l’obiettivo di ottenere meccanismi più leggeri e meno costosi per missioni future. Il principio può essere esteso anche ad altri elementi dispiegabili, come booms, piccole strutture reticolari o sistemi di puntamento che richiedono un’apertura controllata dopo il lancio, sfruttando molle e flessori integrati direttamente nel corpo stampato.

Questo risultato si inserisce in una linea di attività NASA più ampia dedicata alla fabbricazione e assemblaggio in orbita, che comprende programmi come On-Orbit Servicing, Assembly, and Manufacturing (OSAM) e progetti per stampare travi o strutture direttamente nello spazio. La dimostrazione di un meccanismo a molla stampato in 3D e qualificato in orbita bassa fornisce dati utili per progettare sistemi di aggancio, apertura e assemblaggio pensati fin dall’origine per la manifattura additiva e per condizioni di microgravità.

Prospettive per Artemis e missioni di lunga durata

Per la NASA, l’affidabilità di meccanismi stampati in 3D come il JACC è rilevante anche in vista delle missioni del programma Artemis e dei progetti di infrastrutture durature in orbita lunare o sulla superficie della Luna, dove la riduzione di massa, complessità e tempi di sviluppo è un fattore decisivo. La possibilità di integrare molle, giunti e sistemi di dispiegamento in un’unica parte stampata potrebbe agevolare la realizzazione di antenne, radiatori, strutture di supporto e elementi di habitat progettati per essere lanciati in forma compatta e poi aperti o assemblati in situ.

In prospettiva, le competenze maturate con il JACC possono convergere con gli sforzi della NASA e di partner industriali per sviluppare piattaforme di stampa 3D in orbita, in grado un domani di produrre non soltanto parti strutturali ma anche meccanismi dinamici direttamente nello spazio, riducendo il numero di lanci e la dipendenza da forniture dalla Terra. Per il settore dell’additive manufacturing, il test della molla in titanio di JPL funge da caso di studio per la qualificazione di componenti meccanici complessi in ambiente spaziale reale, oltre le prove a terra.

Di Fantasy

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