La scarpa Flux è uno dei modelli di calzature stampate in 3D proposti da PollyFab, brand consumer che opera come “braccio” dedicato al prodotto finito rispetto a Polly Polymer (realtà legata a materiali e soluzioni per applicazioni 3D). L’impostazione è diversa da quella tipica delle sneaker tradizionali: la Flux punta su una geometria reticolare (lattice) che integra in un unico corpo molte funzioni normalmente distribuite tra tomaia, intersuola, suola e sistemi di allacciatura.

Il modello Flux e la gamma: dove si posiziona rispetto agli altri prodotti PollyFab

Secondo quanto riportato, PollyFab commercializza più design (tra cui Aero, Aero Pro, Flux, Airpuff One, Airpuff One Pro), con posizionamenti d’uso differenti: nel racconto della prova, la Flux viene descritta come soluzione “slip-on” senza lacci, orientata a comfort e stabilità grazie a una suola più “corposa” rispetto ad altri modelli della gamma. Questo dettaglio conta perché nelle calzature a lattice la “densità” e la distribuzione delle celle possono cambiare molto la sensazione sotto al piede e la tenuta laterale.

Prova d’uso: calzata, assenza di cuciture e comfort prolungato

Nel test pubblicato da Fabbaloo, la Flux viene indossata per un’intera giornata lavorativa e poi in allenamento (bici e pesi), per un totale indicato di circa 10 ore. L’autrice sottolinea tre aspetti: calzata immediata, assenza di cuciture/parti che sfregano (con rischio ridotto di vesciche rispetto a scarpe con molte giunzioni) e facilità d’uso grazie alla costruzione senza lacci, quindi “infilo e via”. Va considerato che questa è una prova soggettiva, ma è utile per capire quale “promessa” d’esperienza PollyFab stia cercando di offrire con una calzatura monopezzo a reticolo.

Geometria reticolare e traspirabilità: perché il lattice è centrale nelle scarpe stampate in 3D

Il lattice è l’elemento strutturale che rende plausibile una scarpa “tutta stampata”: permette di ottenere flessibilità e assorbimento modulando forma e spessore delle celle, e allo stesso tempo crea canali d’aria che aumentano la traspirabilità. Nel caso Flux viene evidenziata una struttura aperta che lascia passare l’aria e una sensazione di ventilazione costante durante l’attività. Questo concetto è comune in molte calzature AM: non è solo “estetica”, ma un modo per ottenere proprietà elastiche e di ritorno senza usare schiume tradizionali e incollaggi multipli.

“5D” e stampa a 5 assi: cosa significa in termini tecnici (e cosa no)

Nell’articolo di Fabbaloo, PollyFab associa la Flux a un’idea di stampa “5D”, collegata a una configurazione a 5 assi (tre assi lineari più due rotazioni), capace di depositare materiale con orientamenti diversi dai classici strati piani. In ambito tecnico, la stampa multi-assiale è studiata per realizzare percorsi di deposizione non planari, potenzialmente migliorando resistenza meccanica in alcune direzioni e riducendo necessità di supporti in geometrie specifiche. È però importante distinguere: “5D” è un’etichetta marketing, mentre il concetto ingegneristico di riferimento è multi-axis / non-planar printing (deposizione su traiettorie curve e orientamento dell’ugello o del piano).

Materiali: resina bio-based proprietaria e dichiarazioni su riciclabilità/biodegradabilità

Fabbaloo riporta che PollyFab utilizza una formulazione proprietaria di “bio-resin” descritta come bio-based, e attribuisce al brand dichiarazioni su biodegradabilità e riciclabilità, oltre all’idea di minimizzare gli scarti. Su questi punti, come sempre nel consumer, conviene leggere le affermazioni come “claim” del produttore: l’impatto reale dipende da filiera, metodi di riciclo disponibili e condizioni in cui un materiale può biodegradare. Ciò non toglie che l’approccio monomateriale (o a ridotte varianti) e la produzione on-demand possono rendere più semplice la gestione a fine vita rispetto a scarpe multi-componente incollate.

Fit e taglie: varianti di calzata invece di scansione del piede

Un tema ricorrente nelle scarpe stampate in 3D è la personalizzazione: molte soluzioni puntano su scansioni del piede o misure dettagliate. Nel caso Flux, la proposta descritta è diversa: il cliente seleziona opzioni come standard, wide, narrow e high instep, con un metodo di misurazione online se si è incerti. Fabbaloo collega il buon risultato di calzata a una combinazione di geometria e zone di flessione, con supporto dell’arco plantare che si adatta durante l’uso. È un compromesso interessante: meno complessità di acquisizione dati, ma più lavoro di progettazione “parametrica” del modello per coprire varianti di anatomia comuni.

Peso e utilizzo: numeri dichiarati e implicazioni pratiche

Nel testo di Fabbaloo viene citato un peso di circa 300 g per la scarpa, insieme a una buona elasticità (torsione e stiramento senza perdita di forma) e a un grip giudicato adeguato per training. Questi elementi vanno letti insieme alla natura del lattice: una struttura reticolare può ridurre massa mantenendo volume e “presenza” sotto al piede. In parallelo, alcune pagine prodotto evidenziano indicazioni pratiche su manutenzione e comportamento di colore/abrasione, aspetti utili quando il reticolo è esposto e lavabile con più facilità rispetto a una tomaia tessile.

Perché questo caso è interessante per la stampa 3D consumer

La Flux è un esempio utile perché mette insieme tre tendenze: (1) design a lattice come “architettura funzionale” e non solo estetica; (2) spinta verso processi multi-assiali/non planari per differenziare proprietà e produzione; (3) ambizione di un flusso più “digitale” nel passaggio dal modello 3D a un prodotto retail, con gamma e taglie gestite in modo scalabile. Indipendentemente dal singolo claim, la direzione è chiara: portare la stampa 3D dal prototipo a un oggetto d’uso quotidiano con un linguaggio progettuale che la manifattura tradizionale fatica a replicare senza molte parti e lavorazioni.

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Di Fantasy

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