Prusa Research ha introdotto Prusament Resin Cleaner DPM, un detergente per il lavaggio di parti stampate in SLA/resina non ancora polimerizzate, presentandolo come alternativa all’alcol isopropilico (IPA). Il prodotto è basato su Dipropylene Glycol Methyl Ether (DPM), un solvente organico scelto per ridurre i problemi pratici tipici dell’IPA quando si lavora con volumi maggiori: infiammabilità, volatilità e limitazioni nel trasporto.
Che cos’è il DPM (in breve) e perché viene usato come solvente “di processo”
Il DPM appartiene alla famiglia dei glicol eteri ed è spesso descritto come solvente con evaporazione medio-lenta, miscibile con acqua e con buone capacità di “coupling” (aiuta a miscelare sistemi dove coesistono componenti più o meno polari). Questo profilo lo rende comune anche in applicazioni industriali e di pulizia, dove serve un solvente efficace ma non “aggressivo” come volatilità e gestione.
DPM vs IPA: infiammabilità e volatilità come criteri di scelta
Il punto più chiaro nella comunicazione di Prusa è la gestione del rischio: DPM viene indicato come molto meno infiammabile dell’IPA e meno volatile, quindi tende a evaporare più lentamente se un contenitore resta aperto e a rilasciare meno facilmente vapori nell’ambiente di lavoro. In pratica, l’obiettivo è ridurre sia i rischi legati all’innesco sia le criticità logistiche (stoccaggio e spedizione).
Il tema “perossidi”: cosa significa e perché Prusa lo cita
Prusa menziona anche un aspetto meno noto ai maker ma comune in ambito EHS/laboratorio: alcuni solventi possono formare perossidi per auto-ossidazione in determinate condizioni (presenza di ossigeno, luce, calore, lunghi tempi di stoccaggio, contenitori parzialmente vuoti). Il messaggio operativo è che la chimica di stoccaggio conta: se un prodotto è classificato come “peroxide former”, servono procedure di controllo e gestione più rigorose.
Come si usa: flusso di lavaggio simile all’IPA, ma con indicazioni pratiche
La sequenza operativa descritta è molto vicina al flusso tipico IPA: lavaggio della parte, poi un passaggio in acqua (eventualmente con detergente), quindi asciugatura e infine polimerizzazione/curing. Prusa cita tempi di lavaggio 5–15 minuti in funzione della complessità del modello. Nel manuale CW1S, per confronto, il lavaggio ha un valore di default breve e viene anche indicata cautela nel superare certi tempi quando si usa IPA, a conferma che la fase “wash” è sensibile e va gestita con attenzione.
Durata del solvente: cosa dicono i test interni (dato numerico)
Un dato interessante riportato è la “capacità” prima che le prestazioni calino: nei test interni di Prusa con CW1S e resine Prusament, 2 litri di Resin Cleaner DPM avrebbero mantenuto una pulizia affidabile per più cicli finché nel liquido non si sono accumulati circa 100 ml di residui di resina liquida; oltre quella soglia l’efficacia diminuirebbe gradualmente. È un numero utile perché aiuta a stimare quando sostituire il bagno di lavaggio in un contesto ripetitivo.
Formati, prezzi e spedizione: perché cambia la logistica
Il prodotto viene venduto in taniche da 1 L e 5 L. Nell’articolo di riferimento sono indicati prezzi da 16,99 € per litro (IVA inclusa) e 64,99 € per 5 litri. L’argomento logistico è centrale: Prusa sottolinea la possibilità di spedizione mondiale del DPM, mentre l’IPA spesso ricade in restrizioni di trasporto legate all’infiammabilità, con impatti su disponibilità e costi.
Sicurezza e smaltimento: DPI, rifiuti contaminati e “non banalizzare” il post-processing
Anche usando un detergente meno critico dell’IPA, restano valide le regole base: guanti e occhiali durante le operazioni, e soprattutto gestione corretta di tutto ciò che entra in contatto con resina non polimerizzata. Prusa ribadisce che materiali contaminati (inclusi detergente esausto e acqua di risciacquo) vanno trattati come rifiuti tossici secondo le normative locali: è un punto spesso sottovalutato perché il rischio principale, in resina, non è solo l’infiammabilità del solvente ma anche l’esposizione e lo smaltimento improprio dei residui.
