La post-lavorazione (post-processing) è spesso il punto dove un flusso di manifattura additiva perde tempo, ripetibilità e scalabilità: rimozione supporti, pulizia residui (soprattutto su tecnologie a resina), lisciatura superficiale, asciugatura e curing. Stratasys ha annunciato il 28 gennaio 2026 un’iniziativa dedicata proprio a questo anello della catena: il Post Processing Partnership Program, pensato per semplificare l’accesso a soluzioni di post-processing validate e ridurre complessità e rischi di integrazione per chi produce con stampanti 3D industriali.

Che cosa cambia: post-processing come parte dell’offerta “end-to-end”

Il punto centrale del programma è commerciale e operativo: Stratasys intende validare una selezione di tecnologie di post-lavorazione di terze parti e renderle acquistabili attraverso i canali Stratasys, insieme a stampanti, materiali e software, così da presentare ai clienti un workflow più continuo e meno frammentato tra fornitori. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il lavoro di scouting e test che molte aziende sono costrette a fare per scegliere un sistema di finitura adeguato, con prove costose e integrazioni non banali.

Il primo partner: accordo commerciale con PostProcess Technologies

Al debutto del programma, Stratasys avvia una partnership commerciale con PostProcess Technologies, azienda specializzata in sistemi automatizzati di post-processing. Nel modello annunciato, Stratasys cura la vendita delle soluzioni, mentre installazione, assistenza e supporto restano in carico a PostProcess Technologies. È un’impostazione che mira a mantenere il presidio tecnico sul vendor della post-lavorazione, senza rinunciare a un’esperienza d’acquisto più integrata per il cliente Stratasys.

Tecnologie supportate: FDM, PolyJet, SLA e P3 nel perimetro PostProcess

Secondo quanto comunicato, i sistemi PostProcess coinvolti possono coprire più tecnologie Stratasys, tra cui FDM, PolyJet, SLA e P3. Questo aspetto è rilevante perché il post-processing non è uno ma molti: la rimozione supporti su termoplastici FDM ha esigenze diverse rispetto alla pulizia dei residui su resine o alla finitura estetico-funzionale di parti PolyJet. Una validazione per tecnologia riduce la probabilità di colli di bottiglia e variabilità, soprattutto quando si passa dal prototyping alla produzione di piccole e medie serie.

Perché Stratasys spinge sul post-processing: standardizzazione, throughput e sicurezza

Nel mondo AM industriale, molte aziende hanno già automatizzato in parte la stampa ma mantengono manuale una quota importante del post-processing. Questo crea tre problemi ricorrenti: tempi e costi di manodopera non lineari con l’aumento dei volumi, variabilità tra operatori e lotti, e aspetti di sicurezza legati alla gestione di chimiche e solventi. Nel caso di sistemi automatizzati di rimozione resina, vengono citati esempi applicativi in cui l’automazione consente cicli molto rapidi e riduce l’esposizione a sostanze infiammabili: la combinazione tra un sistema DEMI 4100 e piattaforme Neo800 viene descritta come capace di portare la rimozione resina a tempi inferiori ai 10 minuti e con riduzioni di sprechi chimici dichiarate fino al 75% a seconda del processo e del contesto. Questi numeri aiutano a capire la logica industriale dietro al programma: spostare il valore dalla sola stampante al workflow completo.

Dalla prova “in casa” al mercato: il caso Stratasys Direct Manufacturing

Un elemento di contesto è che Stratasys, tramite la divisione di servizi Stratasys Direct Manufacturing, ha già lavorato con sistemi PostProcess per ottimizzare la rimozione resina e rendere il processo più sicuro e ripetibile. In materiali pubblicati da Stratasys Direct, l’adozione di sistemi PostProcess viene collegata a miglioramenti in produttività, riduzione rischi e maggiore uniformità dei risultati, anche grazie all’uso di detergenti non infiammabili in sostituzione di solventi più critici. Questo tipo di esperienza sul campo rende più credibile la scelta di PostProcess come primo partner del nuovo programma.

Impatto per i clienti: procurement più semplice e meno rischi d’integrazione

Dal punto di vista pratico, il Post Processing Partnership Program punta a spostare parte della complessità dall’utilizzatore al fornitore: se la soluzione è validata e acquistabile tramite Stratasys, si riducono tempi di selezione, si minimizzano incompatibilità e si ottiene un percorso più lineare anche in fase di qualifica interna, soprattutto nei settori regolati. Stratasys cita come mercati tipici automotive, aerospazio e medicale, dove il post-processing pesa in modo significativo su tempi e costi e dove la ripetibilità di finitura è spesso un requisito di qualità.

Cosa aspettarsi dopo il “primo partner”

Il programma nasce con PostProcess Technologies ma è un contenitore espandibile: la logica è aggiungere nel tempo ulteriori soluzioni di post-lavorazione validate, con copertura di tecnologie e casi d’uso diversi (pulizia, finitura superficiale, automazione di celle). Per chi utilizza AM in produzione, la direzione è chiara: meno isole scollegate e più integrazione tra stampa, materiali, software e post-processing, con metriche industriali come throughput, ripetibilità e sicurezza al centro delle scelte.

Di Fantasy

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