Framework isogeometrico per simulazioni termiche più efficienti nella LPBF dei metalli

La simulazione termica nella Laser Powder Bed Fusion (LPBF) dei metalli è un passaggio chiave per prevedere fenomeni che incidono direttamente sulla qualità dei componenti: dimensione e stabilità del melt pool, velocità di solidificazione, gradienti termici che alimentano tensioni residue e distorsioni geometriche. Il problema è che, per catturare correttamente l’evoluzione della temperatura mentre il laser si muove, i modelli numerici devono risolvere gradienti molto ripidi che “viaggiano” rapidamente lungo il percorso di scansione: un requisito che, con approcci FEM tradizionali, tende a spingere verso mesh estremamente fini e costi computazionali elevati quando si tenta di passare dalla scala traccia/cordone alla scala “parte intera”.

Il limite dei FEM classici: mesh fini e remeshing “laser-following”

Nel FEM convenzionale, una strada comune per mantenere accuratezza vicino alla sorgente termica consiste nel raffinare la mesh in prossimità del laser (talvolta con strategie adattive che inseguono il punto di esposizione). Questo aiuta a non “smussare” la fisica, ma introduce overhead importanti: aggiornamenti frequenti della discretizzazione, ricalcolo di matrici e vettori, gestione della stabilità numerica su time step piccoli. In pratica, il costo cresce rapidamente quando l’obiettivo è simulare geometrie complesse e tempi di scansione realistici, con scan strategy dettagliate.

L’idea del team TU Delft: semi-analitico + correzione numerica con IGA

Nel lavoro discusso da 3D Printing Industry, i ricercatori di Delft University of Technology (TU Delft) (Yang Yang, Ye Ji, Matthias Möller, Can Ayas) propongono un framework “semi-analitico” in cui il campo di temperatura viene scomposto in due parti:

  1. una componente analitica (basata su sorgenti puntuali) che cattura la risposta termica localizzata del laser in un dominio semi-infinito, quindi “risolve” naturalmente i gradienti ripidi senza imporre una mesh micrometrica ovunque;
  2. una componente numerica correttiva che ha il compito di imporre le condizioni al contorno della parte reale (geometria finita, superfici adiabatiche o con scambio termico, ecc.).

Perché entra in gioco l’Isogeometric Analysis (IGA)

La novità è l’uso della Isogeometric Analysis (IGA) per risolvere la parte correttiva numerica. In IGA si utilizzano funzioni base tipiche del CAD, come B-spline e NURBS, per rappresentare sia la geometria sia il campo soluzione: questo consente, in molti casi, una rappresentazione geometrica più fedele e una continuità di ordine superiore rispetto agli elementi finiti standard, con buone prestazioni “per grado di libertà”. L’IGA nasce proprio con l’obiettivo di ridurre la frizione fra modello CAD e modello di analisi numerica.

Cosa sostituisce l’IGA in questo contesto: i “metodi a sorgenti immagine”

Una difficoltà storica dei metodi semi-analitici è l’imposizione delle condizioni al contorno. Un approccio classico per condizioni adiabatiche su pareti piane è usare “image sources” (sorgenti immagine), cioè riflessioni della sorgente per soddisfare il vincolo. Il problema è che questa tecnica diventa fragile o inefficiente con geometrie realistiche: spigoli, contorni curvi, regioni con confini collegati e sezioni variabili possono richiedere molte riflessioni o introdurre artefatti. Risolvendo numericamente la correzione tramite IGA, il framework mira a mantenere i vantaggi del semi-analitico senza dipendere da semplificazioni geometriche.

Struttura numerica: discretizzazione del percorso e integrazione nel tempo

Nel framework descritto, il percorso del laser viene discretizzato come sequenza di sorgenti puntuali istantanee. La parte analitica viene aggiornata man mano che la sorgente avanza; la parte correttiva viene risolta su una discretizzazione IGA più grossolana e fissa, con schema implicito nel tempo per mantenere stabilità e robustezza. Questo “accoppiamento” punta a ridurre drasticamente la necessità di adattare la mesh a ogni tratto di scansione, mantenendo però un vincolo geometrico realistico.

Esempi e indicazioni prestazionali riportate: accuratezza vs grana di mesh

Nel resoconto vengono citati confronti fra FEM e IGA su casi progressivamente più complessi: una sorgente vicino a un confine curvo, una scansione lungo contorni curvi, fino a una geometria “butterfly” con sezioni variabili. L’idea ricorrente è che l’IGA riesca a ottenere campi termici confrontabili con FEM molto più raffinati, pur lavorando con discretizzazioni più grossolane e senza remeshing scan-wise. Nel testo viene anche menzionato che, in determinati setup, l’errore relativo rimane dell’ordine del 10% anche quando la dimensione caratteristica degli elementi supera di oltre un ordine di grandezza la scala del laser, mentre FEM tende a richiedere elementi molto più piccoli per contenere l’errore.

Come si colloca rispetto ad altre linee di ricerca sulla simulazione LPBF

Il tema “efficienza a scala parte” è molto attivo e vede diverse famiglie di soluzioni: FEM accelerati, metodi multi-livello/immersed boundary per gestire geometrie complesse senza mesh troppo elaborate, e modelli semi-analitici che risolvono la scan strategy mantenendo l’equazione dell’energia in forma efficiente. Il contributo TU Delft si inserisce in questo panorama mettendo l’IGA al centro della gestione dei contorni complessi, tentando di “spostare” la risoluzione fine dove serve (nella parte analitica attorno alla sorgente) e mantenere una correzione numerica più leggera ma geometricamente fedele.

Prossimi step dichiarati: più fisica, più laser, più validazione sperimentale

Nel resoconto vengono indicati come sviluppi futuri: accoppiamento con fenomeni di cambio di fase e dinamica del melt pool, estensione a sistemi multi-laser, strategie di raffinamento gerarchico tipiche delle spline, e validazioni con misure di temperatura in-situ su materiali e geometrie differenti. In termini applicativi, questi passaggi sono cruciali perché l’adozione industriale della simulazione di processo LPBF dipende non solo dalla velocità, ma anche dalla capacità di predire output “utilizzabili” con confronti solidi su dati sperimentali.

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Di Fantasy

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