La linea Issey Miyake Eyes ha presentato “UROKO”, un modello di occhiali da sole caratterizzato da una struttura 3D‑stampata che integra otto lenti concave, quattro per lato, disposte in sequenza lungo ciascuna asta. Il design prende ispirazione dalle ceramiche del maestro giapponese Shoji Kamoda, noto per l’uso di motivi ripetuti e superfici irregolari, e rientra nella collezione uomo IM MEN Spring Summer 2026 “Dancing Texture”.
Ispirazione ceramica e significato del nome “UROKO”
“Uroko” in giapponese significa scaglia, e il modello riprende i motivi a scaglie delle superfici ceramiche di Shoji Kamoda, tradotti in forma di lenti ripetute e superfici volutamente non uniformi. Issey Miyake Eyes descrive questi occhiali come un ponte tra artigianato ceramico tradizionale e tecnologie digitali, facendo delle irregolarità superficiali un elemento estetico centrale anziché un difetto da eliminare.
Otto lenti concave: struttura ottica e scelta formale
A differenza degli occhiali tradizionali, che utilizzano una singola lente piana o leggermente curva per ciascun lato, UROKO suddivide l’area ottica in otto lenti concave complessive, con quattro elementi per lato inseriti in un’unica sequenza. Le lenti sono tagliate con una curvatura concava verso l’interno, scelta che permette di farle aderire tra loro all’interno di un telaio compatto; con lenti convenzionali la montatura risulterebbe più ingombrante.
Questa suddivisione modulare crea un effetto scultoreo: da lontano la fila di elementi può ricordare un bracciale o un motivo gioiello, che solo da vicino si rivela come una serie di lenti vere e proprie. La disposizione sequenziale delle lenti richiama la ripetizione dei motivi nelle ceramiche di Kamoda, trasformando un principio decorativo in una struttura ottico‑funzionale.
Telaio 3D‑stampato e finitura “ceramica” irregolare
La montatura di UROKO è realizzata con stampa 3D polimerica, successivamente sottoposta a una fase di finitura che lascia volutamente visibili piccole irregolarità e variazioni tra un pezzo e l’altro. Invece di lucidare e uniformare del tutto la superficie, il processo esalta una texture leggermente ondulata e lucente, simile a una ceramica smaltata, in linea con lo stile di Shoji Kamoda.
Questa scelta fa sì che ogni montatura presenti minime differenze, rendendo ogni paio di occhiali leggermente unico pur all’interno di una produzione serie‑guidata. L’uso della stampa 3D permette inoltre di gestire geometrie complesse e spessori variabili lungo il profilo del frontale e delle aste, senza dover ricorrere a stampi tradizionali, coerentemente con altre esperienze di occhiali 3D‑stampati nel settore eyewear.
Colori, dettagli e posizionamento nella collezione
Secondo le informazioni ufficiali, UROKO è proposto con lenti in due varianti colore, Dark Gray e Brown, integrate in frame scuri che enfatizzano il gioco di ombre lungo la sequenza di lenti concave. Le viti a vista in metallo e le cerniere tradizionali fanno da contrasto tecnico alla componente più scultorea della montatura, sottolineando il dialogo tra oggetto d’uso e oggetto artistico.
Il modello è inserito nella collezione IM MEN Spring Summer 2026 “Dancing Texture” ed è presentato come pezzo speciale in edizione limitata, con prezzo indicato intorno a 99.000 yen sul mercato giapponese. Comunicati e articoli di settore evidenziano come questa capsule si inserisca in una tendenza più ampia che vede la stampa 3D nel mondo eyewear usata per prototipi, piccole serie sperimentali e collezioni altamente caratterizzate sul piano del design.
La stampa 3D negli occhiali di alta gamma
Il caso UROKO si inserisce in una serie di esperienze in cui la stampa 3D viene utilizzata per montature di fascia alta, spesso in collaborazione con marchi di design e aziende specializzate in additive manufacturing. Gli esempi vanno dalle montature personalizzabili di Acuitis con Materialise, a collezioni come quelle di Marcus Marienfeld, fino alle capsule celebrative di brand sportivi come Rudy Project, che hanno adottato la stampa 3D per serie limitate.
In questo contesto, UROKO si distingue per l’uso non solo strutturale, ma anche narrativo della stampa 3D: la tecnologia diventa strumento per tradurre le texture e le ripetizioni tipiche delle ceramiche giapponesi in un oggetto indossabile, mantenendo volutamente alcune imperfezioni come tratto distintivo. Per il settore, rappresenta un esempio di come additive manufacturing e artigianato possano convergere in prodotti fashion concettualmente forti, pensati più come statement piece che come occhiali di massa.
