Tre domande di brevetto depositate in Cina da Shenzhen Tuozhu Technology, società collegata al marchio Bambu Lab, descrivono soluzioni destinate alla gestione automatica dei moduli di stampa. Due documenti riguardano un dispositivo capace di depositare e prelevare un hotend senza intervento dell’operatore; il terzo affronta l’integrazione del raffreddamento e dell’illuminazione nella testa di stampa.
Le domande CN122560412A, CN122560413A e CN122560409A risultano depositate il 30 giugno 2026 e pubblicate il 14 agosto 2026. La domanda CN122560413A rivendica inoltre la priorità di un precedente deposito cinese del 6 novembre 2025. Questo indica che Shenzhen Tuozhu Technology lavorava sul principio meccanico almeno dalla fine del 2025, anche se la pubblicazione di un brevetto non equivale all’annuncio di una stampante destinata alla vendita.
Un cambio dell’hotend, non dell’intera testa di stampa
La terminologia può creare confusione. Il sistema illustrato da Shenzhen Tuozhu Technology non sostituisce necessariamente tutta la testa di stampa, come avviene nei toolchanger nei quali ogni utensile possiede estrusore, motore, sensori e cablaggio. Nei disegni del brevetto rimane sul carrello principale il gruppo che comprende il meccanismo di trascinamento del filamento. A essere separato e parcheggiato è il modulo inferiore, formato da percorso del filamento, heatbreak, elemento riscaldante e ugello.
Questa architettura permette a Bambu Lab di utilizzare un solo estrusore motorizzato per diversi moduli hotend. Il componente prelevato dal magazzino può essere più leggero, compatto e meno costoso di una testa completa. La riduzione della massa dei moduli depositati consente anche di collocare un numero maggiore di utensili all’interno della macchina.
Il principio si distingue, per esempio, da quello adottato da Prusa Research sulla Original Prusa XL e sulla successiva XL+, dove ogni testa parcheggiata comprende il proprio estrusore. Nel sistema descritto da Shenzhen Tuozhu Technology, invece, il carrello conserva la parte attiva dell’estrusione e si collega di volta in volta a uno dei moduli passivi disponibili.
Deposito e sblocco avvengono con lo stesso movimento
Le domande CN122560412A e CN122560413A, entrambe intitolate “Holder and 3D Printer”, descrivono un supporto composto da un corpo di base e da elementi di posizionamento. La testa porta l’hotend davanti alla sede libera e lo orienta rispetto alle guide del supporto. Un successivo movimento lungo la direzione di installazione inserisce il modulo nella sede e aziona il meccanismo che lo separa dal carrello.
Il passaggio rilevante è la sincronizzazione delle due operazioni: l’hotend viene depositato e sbloccato durante la stessa corsa. L’elemento di posizionamento trattiene il modulo lungo la direzione prevista, impedendogli di spostarsi mentre il carrello completa la manovra. Eliminare una fase distinta di apertura del blocco può ridurre il numero di movimenti, il tempo necessario al cambio e la quantità di attuatori dedicati.
Per prelevare un hotend, la sequenza viene eseguita in senso inverso. Il carrello si allinea alla sede, aggancia il modulo e lo estrae dal supporto. Una soluzione di questo tipo richiede tolleranze controllate: la posizione dell’ugello deve essere ripetibile dopo ogni sostituzione, perché uno scostamento lungo gli assi X, Y o Z influirebbe sulla precisione dimensionale e sull’adesione degli strati.
Un magazzino compatto con nove sedi nei disegni
Le illustrazioni associate alla domanda CN122560413A mostrano un magazzino disposto nella parte posteriore della camera di stampa. Una delle configurazioni rappresentate comprende nove sedi affiancate, alimentate da percorsi del filamento provenienti dalla zona superiore della macchina. Il numero nove descrive una possibile realizzazione e non costituisce la conferma di una stampante Bambu Lab dotata di nove hotend.
La disposizione verticale dei movimenti permette di avvicinare le sedi. Se l’hotend viene inserito e rimosso lungo una traiettoria prevalentemente verticale, non è necessario lasciare tra due alloggiamenti lo spazio laterale richiesto dal passaggio dell’intero carrello. La distanza tra i centri delle sedi può quindi essere inferiore alla larghezza della testa mobile.
Nei disegni il portautensili è associato anche a un sistema motorizzato con vite di avanzamento, utilizzabile per sollevare o abbassare il magazzino. Una struttura mobile può portare la sede selezionata nella posizione corretta e tenere gli altri hotend lontani dall’area attraversata dal carrello durante la stampa.
Magneti, fermo elastico e controllo dell’allineamento
Il brevetto prevede l’impiego di magneti per trattenere gli hotend parcheggiati. Le superfici magnetiche possono essere inclinate rispetto alla direzione di inserimento, con un angolo indicato tra 15 e 40 gradi in una delle configurazioni. L’inclinazione limita l’attrazione durante la fase di avvicinamento, quando una forza laterale potrebbe disturbare l’allineamento, e consente una presa più decisa quando le superfici raggiungono la posizione di contatto.
Un fermo elastico contribuisce a mantenere il modulo nella sede dopo l’allontanamento del carrello. La combinazione tra guide, magneti e ritegno meccanico deve evitare che vibrazioni, accelerazioni o movimenti della stampante modifichino la posizione dell’hotend parcheggiato.
Questi particolari mostrano che Shenzhen Tuozhu Technology non sta brevettando soltanto l’idea generale di conservare più ugelli. Le rivendicazioni si concentrano sul modo in cui deposito, guida e sblocco vengono coordinati, oltre che sulla possibilità di collocare numerosi moduli in uno spazio contenuto.
La gestione del filamento durante la sostituzione
Prima di separare l’hotend, il sistema deve liberare il filamento dal meccanismo di trascinamento. Nel progetto illustrato, la ruota dentata e il rullo di pressione dell’estrusore possono aprirsi per evitare che il filamento rimanga bloccato mentre il modulo viene rimosso.
Se l’estrusore continuasse a stringere il materiale durante lo sgancio, il movimento potrebbe trascinare il filamento fuori dalla zona di fusione oppure deformarne l’estremità. Entrambe le condizioni aumenterebbero il rischio di inceppamento al successivo utilizzo dell’hotend. La sequenza di cambio deve quindi coordinare temperatura, rilascio dell’estrusore, movimento del magazzino e blocco meccanico.
La documentazione considera anche la posizione del piano di stampa. Se la sostituzione avviene nei primi millimetri di altezza del modello, il piano potrebbe trovarsi troppo vicino al percorso della testa. L’abbassamento preventivo del piano crea lo spazio necessario per completare la manovra senza urtare il pezzo o la superficie di stampa.
Il rapporto con il sistema Vortek di Bambu Lab
Il concetto presenta punti di contatto con Vortek, il sistema di cambio automatico degli hotend utilizzato da Bambu Lab sulla H2C. Vortek conserva più moduli dedicati, riscaldati tramite induzione e gestiti senza i cablaggi tradizionali presenti su molti hotend. Ogni modulo può mantenere associato il proprio filamento, riducendo la necessità di espellere grandi quantità di materiale a ogni cambio di colore.
Le domande del 2026 non devono però essere considerate una semplice descrizione commerciale della Bambu Lab H2C. I brevetti possono tutelare varianti meccaniche, miglioramenti futuri o configurazioni che non arriveranno sul mercato. La presenza di nove sedi nei disegni, per esempio, non dimostra che Bambu Lab abbia programmato una H2C a nove colori o una nuova stampante con tale capacità.
La domanda CN122560413A contempla collegamenti elettrici per i moduli e menziona il riscaldamento a induzione come una delle alternative. Questo permette alla proprietà intellettuale di coprire implementazioni diverse da quella scelta per Vortek.
Il confronto con Bondtech e Prusa Research
Anche Bondtech impiega una struttura basata su utensili passivi nel sistema INDX. Bondtech utilizza il riscaldamento a induzione e il rilevamento della temperatura senza contatto, lasciando sul carrello la parte principale dell’estrusore. Gli utensili possono essere più sottili rispetto a una testa completa e ciascuno dispone di un percorso termico separato.
Bondtech propone INDX in configurazioni da quattro o otto utensili per la Prusa CORE One, con vendita e assistenza gestite da Prusa Research. Il produttore svedese dichiara inoltre la possibilità di utilizzare colori, materiali e diametri di ugello differenti nello stesso lavoro. Il confronto è utile per comprendere la categoria tecnica, ma non implica che i meccanismi di aggancio sviluppati da Bondtech e Shenzhen Tuozhu Technology siano identici.
La Prusa XL segue un’altra strada: parcheggia teste complete e può montarne fino a cinque. Ogni utensile conserva estrusore, ugello e filamento. Questa configurazione facilita l’impiego di materiali molto diversi e di ugelli con diametri differenti, ma richiede componenti più ingombranti e costosi per ciascuna posizione. La soluzione brevettata da Shenzhen Tuozhu Technology cerca invece di concentrare la parte motorizzata in un solo carrello.
Il terzo brevetto integra raffreddamento e illuminazione
La domanda CN122560409A, attribuita agli inventori Liu Weitong e Chen Lili, riguarda un elemento separato dal magazzino degli hotend. Il documento descrive una testa dotata di un condotto che convoglia aria verso l’ugello e ospita una sorgente luminosa.
La luce attraversa lo stesso sbocco utilizzato dal flusso d’aria e illumina l’area vicina all’ugello. L’integrazione riduce la necessità di aggiungere un supporto esterno per il LED e può liberare spazio attorno alla zona di deposizione. Un’illuminazione diretta può essere utilizzata dall’operatore per osservare il primo strato, ma può anche migliorare le immagini acquisite dalle telecamere impiegate nel monitoraggio della stampa.
Il posizionamento della sorgente all’interno del condotto richiede una progettazione termica adeguata. Il componente deve resistere al calore proveniente dall’hotend e non deve ostacolare il volume d’aria destinato al raffreddamento del materiale estruso. La domanda mostra quindi l’interesse di Shenzhen Tuozhu Technology per una testa nella quale più funzioni condividono lo stesso spazio strutturale.
Quali vantaggi potrebbe offrire il sistema
Un magazzino automatico di hotend può ridurre gli scarti nelle stampe multicolore. Nei sistemi che utilizzano un solo ugello per tutti i filamenti, il materiale precedente deve essere espulso prima che il colore successivo raggiunga il modello. Questa procedura produce residui e prolunga la durata del lavoro.
Assegnando un hotend a ciascun materiale, una stampante Bambu Lab potrebbe limitare lo spurgo alla quantità necessaria per ristabilire un flusso uniforme. La separazione delle zone di fusione ridurrebbe anche la contaminazione tra polimeri e renderebbe più gestibile l’impiego di materiali di supporto.
La disponibilità di più moduli potrebbe essere utile anche al di fuori della stampa a colori. Hotend con caratteristiche diverse potrebbero essere riservati a filamenti abrasivi, materiali tecnici o lavori che richiedono portate specifiche. L’effettiva possibilità di alternare diametri di ugello durante lo stesso oggetto dipenderà però dal firmware, dallo slicer e dalle procedure di calibrazione sviluppate da Bambu Lab. Il brevetto meccanico, da solo, non garantisce questa funzione.
Un brevetto non rappresenta un annuncio di prodotto
I documenti non indicano il nome di una nuova stampante Bambu Lab, una data di presentazione, un prezzo o una configurazione commerciale. Non consentono neppure di stabilire se il magazzino a nove sedi verrà prodotto nella forma mostrata.
Un’azienda può depositare brevetti per proteggere una soluzione in fase di studio, impedire l’uso dello stesso meccanismo da parte dei concorrenti o conservare più opzioni progettuali. Le domande di Shenzhen Tuozhu Technology dimostrano l’esistenza di un lavoro tecnico sul cambio automatico degli hotend, ma ogni conclusione su un modello futuro deve essere presentata come ipotesi.
Il quadro che emerge è comunque coerente con la direzione seguita da Bambu Lab con la H2C e con Vortek: separare il modulo termico dal resto della testa, ridurre gli scarti della stampa multicolore e automatizzare una procedura che sulle macchine tradizionali richiede lo smontaggio manuale dell’hotend.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
