Additive Manufacturing nel secondo trimestre 2026: consolidamento, crescita selettiva e capitali verso aerospace e difesa

Il secondo trimestre del 2026 conferma quanto il mercato dell’additive manufacturing sia entrato in una fase diversa rispetto agli anni dell’espansione generalizzata. Non è più sufficiente essere presenti nel settore della stampa 3D industriale per attrarre investimenti, aumentare il fatturato o giustificare strutture aziendali costruite durante gli anni di maggiore entusiasmo. Il mercato sta distinguendo in maniera sempre più marcata fra tecnologie che hanno trovato applicazioni industriali ripetibili, piattaforme che riescono a generare ricavi ricorrenti e aziende che continuano invece a sostenere costi elevati senza raggiungere una scala adeguata. Il risultato è un panorama apparentemente contraddittorio: mentre BigRep cambia assetto proprietario, Würth Additive Group chiude le proprie attività, Ricoh trasferisce il business della stampa 3D medicale e 3DEO entra in una procedura di insolvenza, società come Velo3D, Materialise e Xometry presentano indicatori in miglioramento. Sul fronte degli utilizzatori delle tecnologie additive, SWISSto12 e Venus Aerospace raccolgono rispettivamente 70 e 91 milioni di dollari, mentre Ursa Major prepara la quotazione attraverso un’operazione che attribuisce alla società una valutazione post-transazione di circa 2,3 miliardi di dollari. Il denominatore comune è evidente: il capitale non sta abbandonando la manifattura additiva, ma si sta concentrando dove la tecnologia è legata a prodotti, commesse e mercati finali con una domanda concreta.

Il consolidamento dell’AM assume una forma più severa

Per anni si è parlato di consolidamento immaginando soprattutto fusioni tra produttori di stampanti 3D, acquisizioni di tecnologie complementari e costruzione di gruppi capaci di offrire hardware, software e materiali all’interno di un’unica piattaforma. Nel 2026 il significato del termine è diventato più ampio. Il consolidamento comprende anche la liquidazione di holding, la vendita di attività non più considerate strategiche, la chiusura di divisioni e l’uscita dal mercato di aziende che non sono riuscite a raggiungere una struttura finanziaria sostenibile. Questo passaggio non significa che l’additive manufacturing abbia perso importanza industriale. Indica piuttosto che il mercato sta diventando meno disposto a finanziare modelli di business basati principalmente sulla prospettiva di una futura diffusione della tecnologia. Gli investitori e i gruppi industriali chiedono ricavi, margini, applicazioni qualificate, clienti ricorrenti e una dimostrazione credibile che la produzione additiva possa essere utilizzata su scala industriale. Aerospace, difesa, spazio e medicale stanno emergendo come alcuni dei settori nei quali questa dimostrazione è più evidente, mentre la vendita generalista di sistemi AM continua a confrontarsi con cicli di investimento lunghi e con una base clienti più prudente.

BigRep: dalla quotazione attraverso SPAC alla vendita della società operativa

Uno dei casi più significativi riguarda BigRep. BigRep SE, holding del produttore tedesco specializzato nei sistemi di estrusione di grande formato, aveva raggiunto il mercato azionario nel 2024 attraverso una business combination con una SPAC. A giugno 2026 il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza hanno però approvato la vendita di tutte le partecipazioni detenute nella società operativa BigRep GmbH a De Krassny GmbH, Koehler Invest GmbH e HAGE Holding GmbH, insieme al successivo delisting e alla liquidazione della holding. L’assemblea straordinaria degli azionisti ha approvato l’operazione il 6 agosto. La situazione è particolare perché HAGE Holding è collegata a HAGE3D, società che BigRep aveva acquisito per ampliare la propria offerta verso sistemi industriali capaci di lavorare materiali termoplastici ad alte prestazioni. Non si tratta quindi della semplice scomparsa di BigRep dal mercato: l’attività operativa viene trasferita a un nuovo assetto proprietario, mentre viene eliminata la struttura societaria quotata costruita negli anni precedenti. L’episodio mostra quanto l’accesso al mercato azionario, da solo, non sia sufficiente a risolvere il problema fondamentale dell’AM industriale: trasformare installazioni, tecnologia e proprietà intellettuale in un’attività capace di produrre ritorni economici stabili.

Ricoh sceglie di uscire direttamente dalla produzione di dispositivi medicali personalizzati

Una dinamica differente riguarda Ricoh. Il gruppo giapponese ha venduto Ricoh 3D for Healthcare a Myrava, Inc., separando dal proprio perimetro una società specializzata nei dispositivi medici personalizzati e nella produzione point-of-care. Ricoh aveva trasformato questa attività in un’entità autonoma nel 2025, dopo diversi anni di sviluppo interno, ma ha deciso di concentrare le proprie risorse su automazione dei processi, workplace experience e business process services. La decisione non equivale alla chiusura dell’attività: l’organizzazione prosegue con il nome Myrava e con un management concentrato esclusivamente sul settore sanitario. Myrava propone modelli anatomici paziente-specifici ricavati da dati CT e MRI, dispositivi destinati alla radioterapia e servizi di produzione collocati direttamente presso strutture sanitarie. La società dichiara inoltre sistemi di qualità certificati ISO 13485:2016 e dispositivi autorizzati dalla FDA. L’operazione è interessante perché dimostra contemporaneamente due fenomeni. Per un grande gruppo diversificato come Ricoh, una struttura altamente specializzata nel medicale additivo può risultare troppo distante dalle priorità aziendali; per un soggetto dedicato come Myrava, la stessa attività può diventare il nucleo di una strategia autonoma. La selezione del mercato non riguarda quindi necessariamente la validità della tecnologia, ma anche la collocazione più efficace all’interno delle strutture societarie.

Würth Additive Group chiude le attività e 3DEO entra nell’insolvenza

Più netta è la situazione di Würth Additive Group. La società statunitense ha annunciato la chiusura delle proprie operazioni, comunicando l’avvio di una procedura ordinata di cessazione e la gestione separata dei rapporti ancora aperti con clienti e altri stakeholder. Il caso assume particolare rilievo perché Würth rappresenta un gruppo industriale di dimensioni molto maggiori rispetto alla maggior parte degli operatori specializzati nella stampa 3D. Dimostra quindi che la disponibilità di capitale e una forte struttura commerciale non garantiscono automaticamente la sostenibilità di una divisione AM se i risultati non corrispondono alle aspettative strategiche del gruppo.

Ancora più indicativa è la vicenda di 3DEO, azienda californiana che aveva sviluppato Intelligent Layering, un processo proprietario per la produzione additiva di piccoli componenti metallici. La tecnologia combinava elementi riconducibili al binder jetting con lavorazioni CNC eseguite durante la costruzione dei vari strati, con l’obiettivo di ottenere tolleranze più strette e una qualità superficiale migliore rispetto a processi additivi metallici convenzionali. 3DEO aveva costruito il proprio modello di business non sulla vendita delle macchine, ma sulla produzione di componenti per conto dei clienti. Nel 2026 la società è però entrata in una procedura californiana di Assignment for the Benefit of Creditors. Insolvency Services Group ha avviato la vendita della proprietà intellettuale, comprendente diciannove brevetti concessi, dieci domande di brevetto pendenti, know-how, software, documentazione di processo, marchi e altre attività. È un caso particolarmente utile per comprendere la difficoltà della produzione additiva in serie: possedere una tecnologia proprietaria e applicarla direttamente alla produzione elimina alcuni problemi tipici dei produttori di macchine, ma richiede comunque capitali elevati, capacità commerciale, saturazione degli impianti e continuità degli ordini.

Stratasys mantiene i ricavi e punta su consumabili, aerospace e Markforged

I risultati del secondo trimestre mostrano però che non tutte le aziende storiche dell’AM stanno arretrando. Stratasys ha registrato ricavi per 137,6 milioni di dollari, sostanzialmente in linea con i 138,1 milioni dello stesso periodo del 2025 ma in crescita sequenziale rispetto ai 132,7 milioni del primo trimestre 2026. Il dato più interessante riguarda i consumabili, che hanno raggiunto il record trimestrale di 66,3 milioni di dollari. Aerospace e difesa, indicati dalla società come il principale verticale, hanno registrato una crescita dei ricavi del 17% su base annua. Stratasys continua a presentare una perdita netta GAAP, pari a 16,9 milioni di dollari nel trimestre, ma ha prodotto un utile netto non-GAAP di 2,3 milioni e un adjusted EBITDA positivo di 5,3 milioni. Al 30 giugno disponeva di 212,5 milioni di dollari tra liquidità, equivalenti e depositi a breve termine e non aveva debito finanziario.

La strategia di Stratasys diventa ancora più significativa considerando l’accordo per acquistare Markforged da Nano Dimension per 42,5 milioni di dollari in contanti. Nano Dimension manterrà il business Metal Binder Jetting, mentre Stratasys acquisirà le attività legate soprattutto alla fabbricazione a filamento, ai compositi rinforzati con fibra continua, ai materiali e alla piattaforma software. L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di stampanti disponibili nel catalogo, ma rafforzare la presenza in aerospace, difesa, automotive e attrezzature industriali, settori nei quali le parti in composito rinforzato possono sostituire in determinate applicazioni componenti tradizionali più pesanti o costosi. La combinazione mostra una forma di consolidamento diversa dalle chiusure viste altrove: acquisire tecnologie e canali commerciali ritenuti complementari, evitando invece gli asset considerati meno coerenti con la strategia.

3D Systems migliora l’operatività, ma il mercato industriale resta complesso

3D Systems ha chiuso il secondo trimestre con ricavi pari a 94,6 milioni di dollari, in calo dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Eliminando l’effetto delle attività cedute, tra cui Geomagic, 3DXpert e Oqton, la società calcola però una crescita dell’1,4%. La composizione dei ricavi evidenzia ancora una volta l’importanza delle applicazioni ad alto valore. Healthcare Solutions ha raggiunto 48,1 milioni di dollari, con una crescita del 6,8%, sostenuta da Med Tech e dai servizi sanitari personalizzati. Industrial Solutions è scesa del 6,7% a 46,5 milioni, ma aerospace e difesa hanno registrato una crescita superiore al 20%. L’adjusted EBITDA è rimasto leggermente negativo, a -0,8 milioni di dollari, ma il risultato rappresenta un miglioramento rispetto alle fasi nelle quali la società sosteneva perdite operative molto più elevate. La situazione di 3D Systems indica che la ristrutturazione del settore non consiste necessariamente in un ritorno rapido alla crescita a doppia cifra. Per alcune aziende storiche l’obiettivo prioritario è ridurre i costi, cedere attività non centrali e concentrare investimenti e risorse sui segmenti che possono raggiungere margini più elevati.

Velo3D torna a crescere e alza le previsioni per il 2026

Tra i risultati più forti del trimestre figurano quelli di Velo3D. La società ha registrato ricavi per 20,7 milioni di dollari, con una crescita del 52,3% rispetto al secondo trimestre 2025. Il gross margin ha raggiunto il 21,5%, rispetto al valore negativo dell’11,7% dell’anno precedente. Le vendite di stampanti e parti hanno generato 19 milioni di dollari e sono cresciute del 57%. L’azienda ha inoltre chiuso il trimestre con circa 91,1 milioni di dollari di liquidità e ha ridotto il debito complessivo di oltre il 70%, portandolo a 8,2 milioni. La posizione finanziaria è stata rafforzata anche attraverso circa 59,4 milioni di dollari di raccolta lorda mediante il programma at-the-market.

Velo3D ha di conseguenza aumentato la guidance sui ricavi 2026, portandola da 60-70 milioni a 65-75 milioni di dollari. L’azienda prevede inoltre un gross margin superiore al 30% nella seconda metà dell’anno e punta a un EBITDA positivo nello stesso periodo. Una parte fondamentale della strategia riguarda l’aumento della capacità produttiva attraverso il campus Forge 1 di Livermore, progettato per sostenere la produzione di componenti metallici e la crescente domanda proveniente da aerospace, difesa, spazio ed energia. Il percorso rimane impegnativo e richiede investimenti rilevanti, ma il Q2 2026 mostra una società molto diversa da quella che negli anni precedenti aveva affrontato pesanti problemi finanziari e operativi.

Materialise dimostra il valore di un portafoglio diversificato

Materialise offre un altro esempio di modello capace di combinare produzione additiva, software e applicazioni verticali. Nel secondo trimestre 2026 l’azienda belga ha raggiunto 70,1 milioni di euro di ricavi, con una crescita dell’8,1% rispetto allo stesso trimestre del 2025. L’adjusted EBITDA è aumentato del 15,7% a 9,6 milioni di euro e l’utile netto è salito a 3,3 milioni, contro appena 199.000 euro dell’anno precedente. Materialise Medical ha registrato una crescita del 12,2% arrivando a 36,9 milioni di euro, mentre Materialise Manufacturing è cresciuta del 6,7% a 23,6 milioni, sostenuta anche dalle applicazioni aerospace e defense. Il segmento Manufacturing rimane leggermente negativo a livello di adjusted EBITDA, ma la perdita è scesa da 807.000 a 285.000 euro.

Questi risultati sottolineano un aspetto importante dell’evoluzione del mercato: le aziende che utilizzano l’AM all’interno di servizi medicali regolamentati, software industriale e produzione di componenti possono avere una struttura di ricavi meno dipendente dalla vendita ciclica di nuove stampanti. Il medicale, in particolare, permette di utilizzare le caratteristiche tipiche della produzione additiva – personalizzazione, geometrie complesse e produzione di piccoli lotti – in applicazioni nelle quali tali vantaggi hanno un valore economico direttamente misurabile.

Protolabs e Xometry mostrano che manifattura digitale e stampa 3D non crescono necessariamente allo stesso ritmo

I risultati di Protolabs richiedono una lettura attenta. Il gruppo ha registrato ricavi trimestrali record per 149,3 milioni di dollari, in crescita del 10,6%, migliorando anche la propria redditività e aumentando la previsione di crescita dei ricavi per l’intero 2026 dall’intervallo 6-8% all’8-10%. La crescita, tuttavia, è stata trainata soprattutto dalla lavorazione CNC e dallo stampaggio a iniezione. La voce specifica 3D Printing ha prodotto 20,7 milioni di dollari contro 21,2 milioni nel secondo trimestre 2025, con una diminuzione del 2,6%. È un dato utile perché impedisce di interpretare ogni crescita della manifattura digitale come una crescita equivalente dell’additive manufacturing. I clienti scelgono sempre più il processo produttivo in funzione del componente e non necessariamente in funzione della tecnologia che il fornitore desidera vendere.

Xometry presenta invece numeri di dimensione ancora maggiore, pur operando come marketplace globale per numerose tecnologie produttive e non come azienda esclusivamente AM. Nel secondo trimestre il fatturato è cresciuto del 41% raggiungendo il record di 229 milioni di dollari, mentre il marketplace ha raggiunto 215 milioni, con una crescita del 45%. L’adjusted EBITDA è salito a 14,1 milioni di dollari e la società disponeva di 517 milioni di dollari in liquidità ed equivalenti dopo aver rafforzato il capitale attraverso un’offerta azionaria. Il successo di Xometry suggerisce che una parte della futura crescita della stampa 3D potrebbe essere assorbita da piattaforme nelle quali l’AM è uno dei processi disponibili insieme a CNC, stampaggio, lamiera e altre lavorazioni. Per il cliente, ciò significa acquistare un componente; la scelta tecnologica diventa una conseguenza dei requisiti di costo, materiale, geometria, quantità e lead time.

Nano Dimension riduce il perimetro e prepara la cessione di Markforged

Nano Dimension rappresenta un ulteriore esempio di razionalizzazione. Nel Q2 2026 la società ha registrato ricavi per 29 milioni di dollari, in crescita del 12,1% rispetto ai 25,8 milioni dell’anno precedente, con gross margin salito al 45,9%. La perdita netta delle attività continuative è scesa a 6,8 milioni di dollari rispetto a 11,4 milioni, mentre la perdita adjusted EBITDA è migliorata da 16,7 a 9,6 milioni. Il gruppo disponeva di oltre 433 milioni di dollari tra liquidità, depositi e titoli. Parallelamente ha avviato interventi strategici destinati, secondo la società, a ridurre il cash burn annualizzato di circa 25 milioni di dollari, ha completato la vendita delle linee AME e Fabrica e ha concordato la cessione di Markforged a Stratasys. Il percorso di Nano Dimension dimostra come la fase di aggregazione accelerata vissuta dall’industria negli anni precedenti sia stata seguita da una fase nella quale gli stessi gruppi devono stabilire quali tecnologie mantenere, quali vendere e quali attività possano effettivamente contribuire alla redditività.

SWISSto12: 70 milioni di dollari per un business costruito attorno all’AM spaziale

Il fronte degli investimenti racconta però una storia decisamente diversa quando la stampa 3D è integrata all’interno di un prodotto con una domanda finale ben identificata. SWISSto12 ha raccolto 70 milioni di dollari in un round Series C. La società svizzera produce satelliti e payload per telecomunicazioni e ha sviluppato un ampio portafoglio di proprietà intellettuale relativo a componenti RF realizzati tramite additive manufacturing, tra cui antenne, filtri e guide d’onda. SWISSto12 dichiara oltre 1.000 prodotti RF stampati in 3D già operativi in orbita. La società ha indicato ricavi per circa 140 milioni di dollari nel 2025, una crescita media annua composta del 110% dal 2022 e un portafoglio di contratti superiore a 500 milioni di dollari, prevedendo EBITDA positivo nel 2026.

Il capitale raccolto servirà a sostenere la crescita della domanda multi-orbit e lo sviluppo delle piattaforme satellitari, compreso HummingSat. Il caso SWISSto12 è particolarmente importante per il settore AM perché la stampa 3D non rappresenta il prodotto venduto al cliente. È una tecnologia abilitante all’interno di sistemi satellitari e RF più complessi. La riduzione del peso, la possibilità di integrare geometrie difficili da ottenere con lavorazioni convenzionali e l’ottimizzazione delle prestazioni elettromagnetiche diventano strumenti attraverso i quali conquistare contratti. È probabilmente questo uno dei modelli verso i quali si sta spostando l’industria: il valore non deriva dal numero di macchine installate, ma dall’importanza del prodotto realizzato con quelle macchine.

Venus Aerospace raccoglie 91 milioni per industrializzare motori realizzati anche con stampa 3D

Un principio simile emerge dal round Series B da 91 milioni di dollari chiuso da Venus Aerospace, guidato da Mercury Fund con la partecipazione, tra gli altri, di Lockheed Martin Ventures, MESH, PEAK6, Draper Associates, Starboard Star Venture Capital, Green Sands Equity, Seraph Group e Trousdale Ventures. Venus sta sviluppando il Rotating Detonation Rocket Engine, o RDRE, un motore nel quale una detonazione supersonica continua si propaga nella camera di combustione. La società aveva completato nel maggio 2025 un test in volo di un RDRE ad alta spinta e sta utilizzando il nuovo capitale per trasformare la dimostrazione tecnologica in sistemi di propulsione destinati a difesa e spazio.

Per il mercato della manifattura additiva è rilevante il fatto che Venus progetti il motore pensando alla produzione industriale attraverso componenti stampati in 3D, materiali standard e un’architettura senza parti mobili. La società sostiene che il proprio RDRE possa offrire un miglioramento di efficienza dell’ordine del 15% rispetto alle architetture tradizionali. Nel luglio 2026 Venus Aerospace e Lockheed Martin hanno inoltre annunciato un accordo di sviluppo tecnologico per valutare l’utilizzo dell’RDRE in applicazioni di long-range precision fires. Anche in questo caso il capitale non viene investito per sviluppare una stampante 3D da commercializzare, ma per produrre un sistema strategico nel quale l’additive manufacturing rende possibile una geometria, una struttura interna e una modalità produttiva difficili da replicare con tecniche convenzionali.

Ursa Major prepara la quotazione con una valutazione da 2,3 miliardi di dollari

Il collegamento tra additive manufacturing, difesa e spazio è ulteriormente confermato da Ursa Major Technologies. La società ha raggiunto un accordo definitivo di business combination con Bleichroeder Acquisition Corp. III, SPAC sostenuta dal management di Inflection Point Asset Management. Al completamento dell’operazione Ursa Major dovrebbe diventare una società quotata al Nasdaq, con chiusura prevista nel primo trimestre 2027. La transazione attribuisce alla società una valutazione pre-money di circa 1,6 miliardi di dollari e una valutazione post-transazione di circa 2,3 miliardi. Sono previsti almeno 350 milioni di dollari di capitale impegnato tramite PIPE, ai quali potrebbero aggiungersi ulteriori risorse in funzione dei rimborsi degli azionisti della SPAC.

Ursa Major opera nella propulsione, nei motori a razzo solidi, nei sistemi ipersonici e nelle soluzioni di mobilità spaziale, settori nei quali la produzione additiva è diventata parte integrante delle strategie di progettazione e fabbricazione. I fondi dell’operazione sono destinati ad accelerare l’espansione della capacità produttiva per motori, sistemi ipersonici e applicazioni legate alla difesa. La dimensione dell’investimento dimostra che, mentre alcune società costruite principalmente intorno alla vendita di tecnologie AM faticano a sostenere le proprie strutture, le aziende che utilizzano l’AM per risolvere problemi industriali e strategici di valore elevato continuano ad attrarre capitali considerevoli.

La stampa 3D non è in ritirata: sta cambiando il punto in cui viene creato il valore

Il quadro del secondo trimestre 2026 non permette quindi di parlare semplicemente di crisi o di ripresa dell’additive manufacturing. Il mercato si sta polarizzando. Vendere stampanti, materiali e servizi generalisti rimane difficile e richiede una rete commerciale ampia, un flusso costante di consumabili e una base installata sufficientemente grande. Le tecnologie che non raggiungono rapidamente scala industriale possono diventare economicamente fragili anche quando sono tecnicamente valide. Allo stesso tempo, la capacità dell’AM di produrre componenti complessi, alleggeriti, personalizzati o integrati continua ad avere un valore elevato nei settori nei quali tali caratteristiche incidono direttamente sulla prestazione del prodotto finale.

I risultati di Stratasys, 3D Systems, Velo3D, Materialise, Nano Dimension, Protolabs e Xometry mostrano inoltre che non esiste più un unico modello economico della stampa 3D. C’è chi punta sui consumabili e sulla base installata, chi sulla produzione di componenti, chi sul software, chi sul medicale personalizzato e chi integra l’AM in piattaforme di manifattura digitale che comprendono numerosi processi produttivi. Parallelamente, SWISSto12, Venus Aerospace e Ursa Major mostrano un’altra direzione: la stampa 3D può diventare una tecnologia quasi invisibile al cliente finale, incorporata all’interno di satelliti, motori, sistemi RF e prodotti per la difesa.

La vera trasformazione del 2026 potrebbe quindi non essere l’aumento del numero di stampanti vendute, ma il progressivo spostamento del valore economico dalla macchina al componente e dal componente al sistema completo. Il consolidamento elimina alcuni operatori, costringe altri a ridurre il proprio perimetro e spinge le aziende più solide a concentrarsi sui mercati nei quali l’AM offre un vantaggio misurabile. Per l’industria della stampa 3D è una fase più dura rispetto agli anni delle valutazioni elevate e delle quotazioni attraverso SPAC, ma anche più industriale: capitale e clienti stanno premiando sempre meno la tecnologia in quanto tale e sempre di più la capacità di trasformarla in produzione.

Di Fantasy

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