ATLIX ha introdotto una nuova architettura di prodotto per l’intera gamma di sistemi Laser Powder Bed Fusion acquisita da TRUMPF: dal 1° settembre 2026 la denominazione TruPrint viene progressivamente sostituita da xBUILD. Le quattro piattaforme diventano quindi xBUILD 1000, xBUILD 2000, xBUILD 3000 e xBUILD 5000. Il cambiamento, almeno in questa fase, non introduce nuove specifiche tecniche nelle macchine. ATLIX precisa espressamente che prestazioni, configurazioni e caratteristiche dei sistemi rimangono quelle delle rispettive piattaforme precedenti. La novità va quindi letta soprattutto come un passaggio industriale e societario: a un anno dalla cessione dell’attività Additive Manufacturing di TRUMPF, la nuova società sta completando la costruzione di un’identità indipendente, eliminando progressivamente una delle denominazioni più direttamente associate all’ex casa madre. xBUILD viene inserita in un ecosistema più ampio denominato xWORLD, attraverso il quale ATLIX vuole presentarsi non semplicemente come produttore di macchine LPBF, ma come fornitore di tecnologia, periferiche, software, consulenza applicativa, supporto e soluzioni per portare la stampa 3D metallica dalla validazione iniziale alla produzione seriale.

Il 1° settembre 2026 chiude simbolicamente il periodo di transizione iniziato un anno prima

La data del nuovo branding non è casuale. L’attività Additive Manufacturing di TRUMPF è passata formalmente al fondo Lenbach Equity Opportunities III, LEO III, il 1° settembre 2025. L’accordo era stato annunciato nel luglio precedente e il fondo è assistito da DUBAG Group, operatore specializzato anche in carve-out industriali.

TRUMPF aveva deciso di uscire dal business delle macchine per la stampa 3D metallica nell’ambito di una strategia di maggiore concentrazione sulle proprie attività industriali principali. La transazione comprendeva il business Laser Metal Fusion/Powder Bed Fusion e il personale dedicato nelle sedi di Schio, Ditzingen e negli Stati Uniti.

Per un periodo transitorio la nuova organizzazione ha continuato a utilizzare marchi e denominazioni storicamente associati a TRUMPF. Nel novembre 2025 è comparso il nuovo nome ATLIX, mentre le macchine hanno continuato ancora per diversi mesi a chiamarsi TruPrint.

Il passaggio a xBUILD conclude quindi una parte evidente di questa transizione.

Dal 1° settembre 2026, i nuovi ordini vengono consegnati con marchio ATLIX e nuova identità visiva, mentre la nomenclatura storica TruPrint scompare dai nuovi prodotti.

Non cambia però la numerazione. Il mantenimento di 1000, 2000, 3000 e 5000 permette ai clienti di identificare immediatamente le piattaforme equivalenti senza dover ricostruire completamente la relazione con la precedente gamma.

ATLIX non è una nuova tecnologia nata nel 2025

Il rebranding potrebbe far pensare alla nascita di un nuovo produttore entrato da poco nel mercato LPBF. Dal punto di vista societario ATLIX è effettivamente una nuova entità indipendente, ma il patrimonio tecnologico ha una storia molto più lunga.

La cronologia pubblicata dalla stessa azienda fa risalire le attività nell’Additive Manufacturing al 1999.

Tra il 2003 e il 2006 arrivarono sul mercato i sistemi TrumaForm. Nel 2014 TRUMPF intensificò le proprie attività Laser Metal Fusion collaborando con l’italiana Sisma e sviluppando ulteriormente le attività di Schio, in provincia di Vicenza.

Nel 2015 venne lanciata TruPrint 1000, primo sistema della famiglia che avrebbe successivamente costituito il nucleo dell’offerta TRUMPF nell’LPBF.

Tra il 2017 e il 2024 la gamma venne ampliata e aggiornata attraverso TruPrint 2000, TruPrint 3000 e TruPrint 5000.

Nel 2025, poco prima e durante la separazione societaria, venne sviluppata anche la nuova generazione della TruPrint 5000.

ATLIX eredita quindi macchine, competenze, personale, tecnologie di processo e decenni di sviluppo. Il valore industriale del carve-out consiste proprio nella possibilità di mantenere questa continuità tecnologica mentre la nuova società costruisce una strategia autonoma.

Il nome ATLIX richiama direttamente laser e competenze tecnologiche

ATLIX significa “Advanced Technologies for Laser Innovation & Excellence”.

Anche questo nome mostra il tentativo di mantenere una continuità con l’origine tecnologica dell’azienda senza dipendere dal marchio TRUMPF.

L’identità visiva conserva inoltre il blu come elemento dominante, mentre la “x” viene utilizzata come segno grafico centrale. DUBAG ha spiegato che l’elemento luminoso inserito nella X richiama il processo LPBF e quindi l’interazione tra laser e letto di polvere.

Con xBUILD la stessa lettera diventa anche l’elemento attraverso il quale ATLIX vuole organizzare la propria futura architettura di prodotto.

L’azienda spiega che la “x” rappresenta la combinazione tra expertise, technology e application, mentre BUILD indica direttamente la funzione della macchina: costruire componenti.

La scelta può sembrare prevalentemente di marketing, ma diventa più interessante se interpretata insieme a xWORLD.

xBUILD entra nell’ecosistema xWORLD

ATLIX descrive xWORLD come il proprio ecosistema industriale per l’Additive Manufacturing.

L’obiettivo dichiarato è raccogliere in una struttura coerente non soltanto le macchine, ma anche periferiche, consulenza specialistica e supporto al cliente.

Il problema che l’azienda cerca di affrontare è ben conosciuto nel metal AM: acquistare una stampante non significa automaticamente avere un processo produttivo economicamente sostenibile.

Prima della produzione seriale devono essere affrontati scelta del materiale, sviluppo e validazione dei parametri, progettazione per AM, gestione delle polveri, post-processing, quality assurance, automazione e integrazione con il normale flusso produttivo.

È per questo che ATLIX presenta xWORLD come un percorso che parte dalla validazione e arriva alla produzione in volume.

Il nuovo naming serve quindi anche a rendere più evidente che xBUILD rappresenta la famiglia delle macchine all’interno di un’offerta destinata a diventare più ampia.

Sulla xBUILD 5000, per esempio, la pagina tecnica aggiornata utilizza già la denominazione xCREATE per la piattaforma software che gestisce il workflow digitale, al posto del precedente riferimento TruTops Print presente nella documentazione antecedente al rebranding.

È un primo indizio concreto di un’architettura che non dovrebbe fermarsi al nome delle stampanti.

Le macchine xBUILD sono però tecnicamente le TruPrint già conosciute

ATLIX è molto chiara su questo punto: l’annuncio del settembre 2026 non corrisponde a un aggiornamento hardware.

La nuova xBUILD 1000 è tecnicamente la piattaforma precedentemente commercializzata come TruPrint 1000; lo stesso rapporto vale per 2000, 3000 e 5000.

Il nuovo design esterno comprende un pannello grafico ridisegnato intorno alla camera di costruzione, nel quale la “x” del marchio ATLIX diventa particolarmente visibile.

Per un cliente industriale la continuità è importante.

Una macchina LPBF viene spesso qualificata insieme a materiale e parametri e può entrare all’interno di processi regolamentati nei settori medicale o aerospaziale. Modificare significativamente l’hardware semplicemente in coincidenza con un cambio di nome potrebbe avere conseguenze sulla documentazione e sulle qualifiche.

Il fatto che ATLIX distingua chiaramente rebranding e sviluppo tecnico evita questa ambiguità.

Le future evoluzioni potranno arrivare successivamente, e Marino Ferrarese, Head of Sales and Marketing, ha già anticipato diverse novità previste in vista di Formnext.

xBUILD 1000 rimane il sistema compatto della famiglia

La xBUILD 1000 occupa il primo gradino della gamma.

Il volume di costruzione è cilindrico, con diametro nominale di 100 mm e altezza di 100 mm; l’area effettivamente utilizzabile viene indicata con diametro di 98 mm.

Il sistema può utilizzare un laser in fibra da 200 W oppure una configurazione multilaser con due sorgenti da 200 W completamente sovrapposte.

ATLIX attribuisce alla soluzione dual-laser la possibilità di produrre fino all’80% di parti in più contemporaneamente rispetto alla configurazione base, valore dichiarato dal produttore e dipendente naturalmente dal job.

La velocità di costruzione indicata è compresa tra 10 e 50 cm³/h e lo spessore layer può essere impostato tra 20 e 60 µm.

La macchina è particolarmente orientata a laboratori, R&D, applicazioni dental e piccola produzione.

La presenza dell’opzione Multiplate permette di eseguire fino a quattro job consecutivi senza intervento dell’operatore, caratteristica interessante proprio quando la dimensione ridotta del componente consente di organizzare numerose piccole produzioni.

La gestione del fascio permette di scegliere tra spot da 55 e 80 µm

Una caratteristica interessante della xBUILD 1000 è la possibilità opzionale di variare il diametro del fascio tra 55 e 80 µm attraverso ottiche motorizzate.

Uno spot più piccolo può favorire dettagli fini, mentre configurazioni differenti possono essere scelte in funzione di produttività, geometria e materiale.

ATLIX indica inoltre Powder Bed Monitoring attraverso telecamera integrata e un sistema chiuso di gestione della polvere.

Nella configurazione standard la concentrazione di ossigeno può scendere a circa 3.000 ppm, pari allo 0,3%; un’opzione permette di arrivare fino a 100 ppm, cioè circa 0,01%, elemento utile soprattutto per materiali reattivi.

I materiali indicati comprendono cobalto-cromo, acciai inox e utensili, alluminio, superleghe di nichel e leghe di titanio, con disponibilità effettiva di parametri da verificare in funzione della configurazione.

Dental Preform mostra come ATLIX cerchi applicazioni specifiche e non soltanto macchine generaliste

La xBUILD 1000 dispone anche dell’opzione Dental Preform.

La logica consiste nel combinare produzione convenzionale e additiva, utilizzando un semilavorato già predisposto e aggiungendo tramite LPBF la geometria personalizzata necessaria.

L’approccio può ridurre la quantità di materiale che deve essere realmente costruita strato dopo strato.

È interessante perché mostra un principio che ritorna anche sulla xBUILD 2000: non sempre l’Additive Manufacturing deve produrre il 100% del componente.

Quando una porzione semplice può essere ottenuta economicamente attraverso metodi convenzionali, l’AM può essere riservato alla sola geometria complessa o personalizzata.

Questo tipo di ibridazione rappresenta uno dei possibili percorsi per ridurre il costo per parte.

xBUILD 2000 porta il full-field multilaser su una piattaforma quadrata da 202 mm

Salendo di dimensione si trova xBUILD 2000.

La camera utile misura 202 × 202 × 200 mm e utilizza una piattaforma quadrata che ATLIX considera particolarmente interessante per distribuire componenti sull’intera area disponibile.

La macchina può essere configurata con laser da 300 o 500 W e con full-field multilaser composto da due sorgenti da 300 oppure due da 500 W.

Il termine full-field significa che entrambi i laser possono lavorare sull’intera area di costruzione, invece di essere rigidamente confinati a zone separate.

La velocità di costruzione dichiarata è compresa tra 30 e 130 cm³/h, mentre lo spessore layer può variare tra 20 e 100 µm.

La xBUILD 2000 incorpora Automatic Multilaser Alignment, AMA, che secondo ATLIX verifica l’allineamento ogni due strati con accuratezza di 40 µm.

È importante distinguere questo valore dalla precisione dimensionale del componente: i 40 µm descrivono l’accuratezza dichiarata della verifica di allineamento tra laser e non una tolleranza generale applicabile a ogni pezzo prodotto.

Powder Bed Monitoring e Melt Pool Monitoring portano il controllo dentro il processo

Sulla xBUILD 2000 vengono utilizzati due livelli di monitoraggio.

Powder Bed Monitoring impiega una telecamera per osservare il letto di polvere layer dopo layer e individuare anomalie visibili.

Melt Pool Monitoring analizza invece il processo di fusione per identificare deviazioni durante l’interazione laser-materiale.

Il significato industriale è importante soprattutto nei settori regolamentati.

Un’ispezione finale può dire se un componente presenta determinate caratteristiche, ma il process monitoring permette di conservare informazioni su ciò che è accaduto mentre il pezzo veniva costruito.

Non equivale automaticamente a certificare il componente e non elimina la necessità di metrologia o NDT quando richiesti.

Permette però di costruire una maggiore quantità di evidenza sul processo.

La xBUILD 2000 viene proposta con particolare attenzione al dental

ATLIX evidenzia esplicitamente le applicazioni dentali.

Secondo l’azienda, la piattaforma quadrata permette di collocare fino al 36% in più di removable partial dentures rispetto a una piattaforma rotonda comparabile e può raggiungere tempi medi inferiori a dieci minuti per RPD nelle condizioni indicate dal produttore.

Sono valori applicativi dichiarati da ATLIX e non devono essere trasferiti automaticamente a qualsiasi geometria o materiale.

Mostrano però la strategia dell’azienda: associare ogni dimensione di macchina a un business case specifico, invece di misurare l’offerta esclusivamente attraverso watt e centimetri cubi.

xBUILD 3000 rappresenta il sistema industriale maggiormente orientato alla versatilità

La xBUILD 3000 aumenta il volume a 300 × 300 × 400 mm.

È la piattaforma che ATLIX presenta come soluzione per produzione industriale flessibile attraverso materiali e geometrie differenti.

La configurazione standard utilizza una sorgente da 500 W; le opzioni multilaser comprendono due laser da 500 W oppure due da 700 W.

Il beam diameter è indicato da 80 a 200 µm attraverso defocus e la velocità di costruzione dichiarata varia tra 30 e 200 cm³/h.

Lo spessore layer può essere configurato tra 20 e 150 µm.

Il piano può essere preriscaldato fino a 200 °C e dispone di gestione termica attiva.

ATLIX indica tra i materiali processabili acciai inox e utensili, leghe di alluminio, nichel, rame e titanio.

La gestione termica diventa progressivamente più importante aumentando potenza e produttività

Su un sistema industriale multilaser non basta aumentare la potenza ottica.

Quando più energia viene introdotta rapidamente nel componente, la temperatura della build può modificarsi e creare condizioni meno uniformi.

La xBUILD 3000 utilizza quindi una piattaforma attivamente riscaldata e raffreddata per mantenere condizioni più stabili.

È un aspetto importante per comprendere l’evoluzione delle macchine LPBF.

Le prime generazioni venivano valutate soprattutto attraverso potenza del laser e dimensioni della camera. Nella produzione seriale assumono sempre maggiore peso controllo della temperatura, flusso del gas, gestione delle polveri, monitoraggio e automazione.

È in questi elementi che si concentra buona parte della differenza tra una stampante capace di produrre un ottimo campione e un sistema destinato a eseguire job ripetuti per migliaia di ore.

Anche sulla xBUILD 3000 il circuito della polvere è chiuso e inerte

La macchina integra un trasportatore per il recupero della polvere e può lavorare con Powder Handling Stations dedicate.

Il materiale recuperato viene trasferito e setacciato mantenendo un ambiente controllato.

Per leghe reattive il problema non riguarda soltanto la sicurezza dell’operatore. L’esposizione a ossigeno e umidità può modificare anche le caratteristiche del materiale.

In una produzione seriale la polvere può attraversare più cicli di utilizzo, recupero e miscelazione.

Ridurre le operazioni manuali e mantenere il materiale all’interno di un percorso controllato permette quindi di migliorare sia sicurezza sia ripetibilità.

xBUILD 5000 è il vero sistema di produzione ad alto volume della famiglia

La xBUILD 5000 occupa il livello superiore del portafoglio.

La generazione introdotta nel 2025 dispone di un volume di costruzione di 500 × 500 × 400 mm e quattro laser in fibra da 1 kW.

ATLIX dichiara un build rate teorico compreso tra 50 e 450 cm³/h, considerando l’esposizione dei quattro laser e senza includere il tempo necessario per il recoating.

È una precisazione essenziale.

Il valore massimo non rappresenta infatti una velocità reale garantita per qualsiasi job. Dipende da materiale, parametri, densità di riempimento, geometria e operazioni che non avvengono durante l’esposizione.

Lo spessore layer è compreso tra 30 e 150 µm e il beam diameter può variare da 80 a 200 µm.

Il piano arriva a 200 °C.

Quattro laser da 1 kW richiedono un controllo molto preciso dell’allineamento

Sulla xBUILD 5000 Automatic Multilaser Alignment assume un ruolo ancora più importante.

ATLIX dichiara che il sistema verifica l’allineamento ogni due strati con accuratezza di 40 µm.

Con quattro laser che lavorano sullo stesso componente, eventuali discrepanze nei punti di sovrapposizione possono diventare particolarmente problematiche.

La piattaforma integra quindi anche scanfield calibration e controlli della potenza e del focus.

Multilaser Assistant permette di regolare la distribuzione del lavoro tra le sorgenti.

Il significato è evidente: il vantaggio del multilaser esiste soltanto se il componente prodotto in una zona lavorata da una sorgente risulta coerente con quello costruito nella zona di un’altra.

La vera differenza della xBUILD 5000 è però l’automazione attorno alla stampa

Una delle funzioni più interessanti è la gestione multijob.

Quando una costruzione termina, il modulo completato può essere spostato e sostituito automaticamente con uno nuovo. Il job successivo può quindi cominciare mentre il componente precedente prosegue verso depowdering e altre operazioni.

ATLIX dichiara un downtime fino a circa 15 minuti tra due job nella configurazione automatizzata.

Anche il recoating viene ottimizzato attraverso un sistema bidirezionale che, secondo il produttore, può ridurre fino al 50% i tempi inattivi associati a questa operazione.

È esattamente qui che si misura il passaggio dalla stampa 3D alla produzione.

Ridurre di qualche secondo l’esposizione laser ha un impatto limitato se successivamente la macchina rimane inutilizzata per diverse ore in attesa che un operatore rimuova il job, gestisca la polvere e prepari il ciclo successivo.

L’obiettivo della xBUILD 5000 è quindi aumentare l’Overall Equipment Effectiveness dell’intero sistema e non soltanto la velocità nominale dei laser.

Il costo per parte diventa il parametro con il quale ATLIX vuole misurare la produzione seriale

Il nuovo linguaggio xBUILD insiste molto sul concetto di scalable production e riduzione del cost per part.

È un segnale della maturazione del mercato LPBF.

Per anni la capacità di produrre geometrie impossibili rappresentava una giustificazione sufficiente per molte applicazioni.

Quando il metal AM entra nella produzione seriale, invece, deve competere con lavorazione CNC, fusione, MIM e altre tecnologie consolidate.

Una macchina più veloce può ridurre il costo soltanto se l’intera catena viene utilizzata efficientemente.

Build preparation, cambio job, recupero della polvere, depowdering, trattamento termico, support removal e quality control continuano a contribuire al costo finale.

Da questo punto di vista xWORLD è un concetto più rilevante del semplice nuovo logo xBUILD: riconosce implicitamente che la macchina rappresenta soltanto una parte del problema.

ATLIX vuole posizionarsi soprattutto in aerospace, medicale, dental e industria

Questi sono i quattro mercati evidenziati nella strategia della società.

Aerospace e defense richiedono componenti leggeri, materiali ad alte prestazioni, tracciabilità e possibilità di produrre geometrie complesse.

Medicale e dental presentano invece una combinazione particolarmente favorevole alla produzione additiva: volumi elevati di componenti geometricamente diversi, personalizzazione e materiali ad alto valore.

La general industry copre tooling, parti funzionali e applicazioni produttive più ampie.

La segmentazione coincide sostanzialmente con quella già indicata al momento del carve-out da TRUMPF.

La differenza è che ATLIX può ora costruire la propria strategia commerciale intorno a questi settori senza doverla inserire all’interno della più ampia organizzazione TRUMPF.

La sede principale è a Schio, mentre Ditzingen mantiene la presenza tedesca

Uno degli aspetti più interessanti per il mercato italiano è la struttura societaria.

ATLIX S.r.l. ha la propria sede principale a Schio, in provincia di Vicenza.

La società dispone inoltre di ATLIX GmbH a Ditzingen, città storicamente legata a TRUMPF, e di una struttura statunitense in Texas.

La produzione delle macchine metal AM rimane in Italia.

Si tratta quindi di un produttore internazionale con una base tecnologica tedesca molto importante ma con quartier generale e manifattura italiana.

La sede di Schio non è comunque una scelta nata con il carve-out. Le attività di produzione additiva erano già presenti nella zona attraverso la collaborazione TRUMPF-Sisma avviata nel decennio precedente.

Nel 2026 ATLIX ha rafforzato direttamente la presenza negli Stati Uniti

A gennaio ATLIX ha annunciato l’apertura della nuova sede nordamericana a Southlake, nell’area Dallas-Fort Worth.

La nuova struttura comprende spazi per uffici, dimostrazioni e storage e misura circa 1.600 m².

La posizione vicino all’aeroporto internazionale DFW è stata scelta anche per facilitare l’arrivo di clienti provenienti da differenti regioni.

È un segnale importante della strategia successiva al carve-out.

TRUMPF possedeva già una presenza globale molto ampia; una società indipendente deve invece costruire una propria rete commerciale e di supporto mantenendo contemporaneamente la fiducia dei clienti esistenti.

Il Nord America è uno dei mercati più importanti per aerospace, defense e medical AM e una presenza diretta può diventare particolarmente rilevante per vendita, dimostrazione e assistenza.

Le collaborazioni medicali mostrano che ATLIX vuole lavorare anche sulla validazione applicativa

Nel maggio 2026 ATLIX ha annunciato una collaborazione con Swiss m4m Center, CDMO svizzero specializzato nella produzione additiva medicale.

A luglio è seguita una collaborazione con Nechako Ridge nel settore della digital dentistry.

Queste iniziative sono coerenti con l’idea di evolvere oltre la vendita delle macchine.

Per un cliente medicale il problema non consiste semplicemente nel scegliere tra xBUILD 1000 e xBUILD 2000. Deve sviluppare un processo validato, dimostrare ripetibilità, controllare il materiale e inserire la produzione all’interno del proprio sistema qualità.

Collaborare con strutture che utilizzano quotidianamente LPBF in ambienti regolamentati permette al produttore della macchina di raccogliere dati applicativi e costruire workflow più vicini alle necessità reali.

Il carve-out può rendere ATLIX più agile, ma elimina anche alcuni vantaggi di appartenere a TRUMPF

La separazione presenta opportunità ma anche rischi.

Come società indipendente, ATLIX può prendere decisioni specificamente rivolte all’Additive Manufacturing senza competere internamente con molte altre divisioni per investimenti, priorità o risorse.

DUBAG aveva indicato fin dall’acquisizione l’intenzione di semplificare strutture e processi proprio per reagire più velocemente alle esigenze dei clienti.

La società può quindi sviluppare partnership, servizi e prodotti con maggiore autonomia.

D’altra parte, TRUMPF è uno dei maggiori gruppi mondiali nel settore laser e macchine utensili. Appartenere a una struttura di quelle dimensioni offre capacità di ricerca, rete commerciale e forza finanziaria difficili da replicare per un’impresa indipendente.

ATLIX deve quindi dimostrare che la maggiore specializzazione compensi la perdita di questa appartenenza.

La continuità tecnica della gamma nel primo anno è comprensibile anche da questo punto di vista: prima di introdurre trasformazioni radicali, l’azienda deve preservare la base installata e la fiducia costruita con TruPrint.

Le specifiche continuano perfino a indicare laser in fibra TRUMPF

Un dettaglio particolarmente interessante della documentazione xBUILD aggiornata è che le schede tecniche continuano a identificare le sorgenti come TRUMPF fiber laser.

Questo mostra quanto il passaggio societario debba essere distinto dalla continuità tecnologica della macchina.

ATLIX non sta cercando di far dimenticare da un giorno all’altro l’origine del prodotto.

Sta invece sostituendo progressivamente gli elementi di marca – TruPrint, TruTops e identità visiva – mantenendo i componenti e le caratteristiche tecniche già integrate nelle piattaforme.

Non sono state divulgate informazioni che permettano di dedurre come evolverà nel lungo periodo la relazione con i fornitori delle sorgenti laser; qualsiasi conclusione su future sostituzioni sarebbe quindi prematura.

I risultati commerciali di fine 2025 hanno dato alla nuova società un primo segnale positivo

ATLIX ha dichiarato di aver registrato nel dicembre 2025 il più alto volume mensile di ordini dell’intero anno.

La società ha attribuito il risultato alla risposta ottenuta dalla nuova identità e alla presentazione della nuova generazione TruPrint 5000 a Formnext 2025.

Si tratta di dati comunicati dalla stessa ATLIX e non accompagnati da valori assoluti relativi a ricavi o numero di sistemi venduti.

Non permettono quindi di misurare quantitativamente la posizione di mercato dell’azienda.

Sono comunque importanti perché indicano che il passaggio fuori da TRUMPF non ha determinato, almeno secondo quanto comunicato dal management, una perdita immediata di fiducia da parte dei clienti.

Marino Ferrarese parla ora di un 2026 caratterizzato da crescente interesse internazionale e dall’intenzione di entrare in nuovi mercati.

Il cambio TruPrint-xBUILD deve essere letto soprattutto come un messaggio di indipendenza

Da questo punto di vista il rebranding era quasi inevitabile.

Continuare indefinitamente a vendere TruPrint avrebbe mantenuto un collegamento molto forte con TRUMPF, rendendo difficile costruire una percezione autonoma della nuova società.

Allo stesso tempo, cambiare immediatamente numerazione e architettura delle macchine avrebbe rischiato di perdere il riconoscimento di una gamma conosciuta da anni.

ATLIX sceglie quindi una transizione intermedia.

TruPrint 5000 diventa xBUILD 5000.

TruPrint 3000 diventa xBUILD 3000.

Il cliente comprende immediatamente la continuità del prodotto, mentre il prefisso collega tutte le macchine al nuovo ecosistema.

È una strategia relativamente conservativa dal punto di vista tecnico e più aggressiva dal punto di vista dell’identità.

IMTS e Formnext saranno i primi grandi palcoscenici della gamma xBUILD

ATLIX presenterà fisicamente le macchine con la nuova identità a IMTS negli Stati Uniti e a Formnext a Francoforte.

Formnext avrà probabilmente un’importanza particolare.

Nel 2025 la manifestazione era stata utilizzata per presentare pubblicamente ATLIX e la nuova generazione della TruPrint 5000. Nel 2026 sarà invece la prima Formnext nella quale il portafoglio apparirà completamente separato dal precedente naming TRUMPF.

Ferrarese ha inoltre anticipato che sono in sviluppo altre novità destinate a essere presentate nei prossimi mesi.

Non sono stati divulgati dettagli sufficienti per stabilire se si tratterà di nuove macchine, software, automazione, applicazioni o altri elementi dell’ecosistema xWORLD.

È quindi preferibile non interpretare l’annuncio xBUILD come anticipazione certa di una nuova generazione hardware.

La vera prova sarà capire quanto xWORLD diventerà più di una nuova nomenclatura

Il rebranding del settembre 2026 è relativamente semplice da realizzare: modificare nomi, pannelli grafici, sito e documentazione.

Molto più difficile è costruire l’ecosistema industriale promesso.

Per distinguersi in un mercato metal LPBF molto competitivo, ATLIX dovrà dimostrare che xWORLD riduce realmente il lavoro necessario ai clienti per passare dalla macchina alla produzione.

Questo può significare migliori strumenti software, automazione più profonda, gestione della polvere, process development, integrazione con il post-processing e supporto applicativo.

La xBUILD 5000 rappresenta già un buon esempio della direzione: quattro laser da 1 kW sono importanti, ma le funzioni che automatizzano cambio del modulo, recupero della polvere e avvio del job successivo possono avere un impatto maggiore sul costo industriale complessivo.

Lo stesso principio dovrà essere esteso all’intera gamma.

Dal prototipo alla produzione di massa con quattro piattaforme progressivamente più industrializzate

La struttura della gamma risulta ora particolarmente leggibile.

xBUILD 1000 è orientata a precisione, laboratori, dental e piccole produzioni.

xBUILD 2000 aumenta superficie e produttività mantenendo dimensioni relativamente compatte e un forte orientamento alla qualità.

xBUILD 3000 introduce un volume industriale più ampio, maggior flessibilità di materiali e un sistema multilaser destinato a produzioni più impegnative.

xBUILD 5000 porta il concetto verso parti di grandi dimensioni e produzione seriale fortemente automatizzata.

La continuità numerica aiuta a raccontare questa progressione.

Più che quattro macchine indipendenti, ATLIX vuole presentarle come quattro livelli dello stesso percorso produttivo.

ATLIX deve ora trasformare una grande eredità tecnologica in un marchio che possa vivere senza TRUMPF

È probabilmente questo il significato più interessante dell’operazione.

L’azienda dispone di una tecnologia sviluppata nell’arco di decenni, una base di macchine già conosciuta, competenze in Germania e Italia e clienti che hanno costruito processi attorno ai sistemi TruPrint.

Non parte quindi dalla situazione tipica di una startup che deve dimostrare per la prima volta l’affidabilità del proprio hardware.

La difficoltà è quasi opposta: convincere il mercato che la stessa tecnologia può continuare a evolvere efficacemente anche dopo l’uscita dal gruppo che l’ha resa conosciuta.

Il nome ATLIX ha rappresentato il primo passaggio.

xBUILD è il secondo.

xWORLD dovrebbe rappresentare il terzo: creare una famiglia autonoma di prodotti e servizi sufficientemente riconoscibile da non aver più bisogno del riferimento continuo alla precedente TRUMPF Additive Manufacturing.

Per questo l’annuncio del settembre 2026 è più importante di quanto possa sembrare osservando soltanto le specifiche.

Non arriva una nuova stampante e non aumentano improvvisamente watt, volume o produttività. Cambia invece il modo in cui l’intero business viene organizzato e presentato.

La riuscita del progetto sarà misurabile nei prossimi anni, quando sarà possibile capire se ATLIX avrà semplicemente rinominato una famiglia di eccellenti macchine LPBF oppure se sarà riuscita a utilizzare l’indipendenza per costruire intorno a quelle macchine un ecosistema industriale più ampio, rapido e flessibile di quello che poteva sviluppare all’interno del gruppo TRUMPF.

Dal portafoglio TruPrint alla nuova gamma xBUILD

Denominazione precedenteNuova denominazione dal 1° settembre 2026Posizionamento
TruPrint 1000xBUILD 1000Precisione, R&D, dental, piccole serie
TruPrint 2000xBUILD 2000Qualità e produttività su componenti medi
TruPrint 3000xBUILD 3000Produzione industriale multilaser
TruPrint 5000xBUILD 5000Grandi componenti e produzione seriale
TruPrint portfolioxBUILD portfolioFamiglia di sistemi LPBF
Ecosistema precedentexWORLDMacchine, periferiche, expertise e supporto

Nota: ATLIX dichiara esplicitamente che il rebranding non introduce modifiche tecniche nelle quattro macchine.

Confronto tecnico della gamma xBUILD

SpecificaxBUILD 1000xBUILD 2000xBUILD 3000xBUILD 5000
Volume buildØ100 × 100 mm202 × 202 × 200 mm300 × 300 × 400 mm500 × 500 × 400 mm
Area effettiva xBUILD 1000Ø98 mm
Laser standard1 × 200 W300 / 500 W500 W4 × 1.000 W
Multilaser opzionale2 × 200 W2 × 300 / 2 × 500 W2 × 500 / 2 × 700 W4 × 1.000 W
Build rate dichiarato10–50 cm³/h30–130 cm³/h30–200 cm³/h50–450 cm³/h teorici
Layer20–60 µm20–100 µm20–150 µm30–150 µm
Beam diameter80 µm80 µm80–200 µm80–200 µm
Spot opzionale55/80 µm55 µmDefocus fino 200 µm80–200 µm
Scan speed max2 m/s3 m/s3 m/s3 m/s
PreheatingFino 200 °CFino 200 °CFino 200 °C
GasN₂ / ArN₂ / ArN₂ / ArN₂ / Ar
Peso macchina900 kg2.500 kg4.300 kg6.900 kg

Dimensioni fisiche

SistemaDimensioni macchina
xBUILD 1000780 × 2.050 × 1.160 mm
xBUILD 20002.180 × 2.030 × 1.400 mm
xBUILD 30003.385 × 1.750 × 2.070 mm
xBUILD 50002.250 × 3.600 × 2.500 mm

Materiali dichiarati da ATLIX

Materiale / famigliaxBUILD 1000xBUILD 2000xBUILD 3000xBUILD 5000
Acciai inox
Acciai utensili
Alluminio
Leghe di nichel
Titanio
Cobalto-cromo—*—*
Rame—*—*—*
Metalli amorfi—*—*—*

*Non significa necessariamente che il materiale sia tecnicamente impossibile da processare; indica soltanto che non compare nell’elenco pubblico della specifica corrente di quella macchina. ATLIX precisa che disponibilità di materiali e parametri deve essere verificata per la configurazione richiesta.

xBUILD 1000 – funzioni principali

FunzioneDettaglio
Multilaser2 × 200 W opzionale
Incremento produzione dichiaratoFino a +80% di parti simultanee
MultiplateFino a 4 job consecutivi
Powder Bed Monitoring
Ottiche motorizzate
Spot selezionabile55/80 µm opzionale
Ciclo polvereChiuso e inerte
O₂ standardFino a 3.000 ppm
O₂ opzionaleFino a 100 ppm
Dental PreformDisponibile
TargetR&D, dental, laboratori, piccole serie

xBUILD 2000 – funzioni principali

FunzioneDettaglio
Build plateQuadrata 202 × 202 mm
Full-field multilaser
Laser2 × 300 o 2 × 500 W
Automatic Multilaser Alignment
Frequenza controllo AMAOgni 2 layer
Accuratezza AMA dichiarata40 µm
Powder Bed Monitoring
Melt Pool Monitoring
Powder handlingChiuso e inerte
Preform
RPD rispetto a piatto tondoFino a +36% dichiarato
Tempo medio RPD dichiarato<10 min/pezzo in configurazioni applicative ATLIX

xBUILD 3000 – funzioni principali

FunzioneDettaglio
Volume300 × 300 × 400 mm
Multilaser2 × 500 / 2 × 700 W
Full-field
AMA
Powder Bed Monitoring
Melt Pool Monitoring
Laser power calibrationOpzionale
Focus position measurementOpzionale
Scan field calibrationOpzionale
Build plateRiscaldata/raffreddata attivamente
Powder circuitChiuso
Powder Handling StationDisponibile
FocusProduzione industriale flessibile

xBUILD 5000 – funzioni principali

FunzioneDettaglio
Build volume500 × 500 × 400 mm
Laser4 × 1 kW
Build rate teorico50–450 cm³/h
AMA
Accuratezza AMA dichiarata40 µm
Multijob
Cambio build module automatico
Downtime dichiarato tra jobFino a circa 15 min
Depowdering parallelo
RecoatingBidirezionale
Riduzione inactive time recoatingFino a 50% dichiarato
Sieving durante build
Active coolingOpzionale
Software indicato sulla pagina correntexCREATE
TargetSerial production / large critical parts

Cronologia del passaggio TRUMPF → ATLIX → xBUILD

Anno/DataEvento
1999Inizio del percorso AM indicato nella storia ATLIX
2003–2006Sistemi TrumaForm
2014TRUMPF rafforza LMF con Sisma e Schio
2015Lancio TruPrint 1000
2017–2024Sviluppo TruPrint 2000/3000/5000
4 luglio 2025Accordo per la vendita a LEO III
1 settembre 2025Cessione effettiva del business AM TRUMPF
Novembre 2025Presentazione pubblica del marchio ATLIX
Novembre 2025Debutto nuova generazione TruPrint 5000
Dicembre 2025ATLIX dichiara il migliore order intake mensile dell’anno
Gennaio 2026Nuova sede USA in Texas
Maggio 2026Partnership Swiss m4m Center
Luglio 2026Collaborazione Nechako Ridge nel dental
1 settembre 2026TruPrint diventa xBUILD
Settembre 2026Debutto del nuovo look a IMTS
Novembre 2026Presentazione a Formnext e ulteriori novità annunciate

Struttura internazionale ATLIX

SedeRuolo / ubicazione
ATLIX S.r.l.Headquarters – Schio (Vicenza), Italia
ATLIX GmbHDitzingen, Germania
Square US Inc. / ATLIX USASouthlake, Texas, Stati Uniti
Produzione sistemi metal AMATLIX ha confermato il mantenimento in Italia

Cosa cambia e cosa non cambia con xBUILD

AspettoCambia?
Nome TruPrintSì → xBUILD
Marchio sulle macchineSì → ATLIX
Grafica esterna
Numerazione 1000/2000/3000/5000No
Hardware con il rebrandingNo
Prestazioni dichiarateNo
Configurazioni tecnicheNo
Tecnologia LPBFNo
Posizionamento come società indipendente
Collegamento all’ecosistema xWORLD
Strategia internazionaleIn espansione
Nuove evoluzioni futureAnnunciate, ma non ancora specificate

Di Fantasy

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