Terra Drone porta il B1 dalla sperimentazione alla produzione in pochi mesi

Il Giappone sta accelerando l’introduzione di una nuova generazione di droni intercettori a basso costo e Terra Drone è diventata uno dei protagonisti di questa strategia con il Terra B1, un velivolo sviluppato e prodotto in Giappone anche attraverso tecnologie di stampa 3D. Il sistema è stato selezionato dall’Acquisition, Technology & Logistics Agency, ATLA, nell’ambito dell’Interceptor Drone Early Acquisition Program ed è stato l’unico dei modelli sottoposti alle prove finali a superare la fase dimostrativa. Terra Drone ha comunicato il 25 agosto 2026 il passaggio alla fase di produzione di serie, mentre Defense News ha riportato due giorni dopo la firma dell’accordo di approvvigionamento per la produzione di massa. Quantità ordinate e valore del contratto non sono stati resi pubblici. Il programma è significativo non soltanto per il settore dei droni militari, ma anche per l’Additive Manufacturing: Terra Drone considera la stampa 3D uno degli strumenti principali per ridurre i tempi di sviluppo, modificare rapidamente il progetto e distribuire la produzione su numerosi siti, fino alla possibilità futura di utilizzare vere e proprie print farm locali. La società non ha però divulgato quali componenti del Terra B1 vengano stampati, quali materiali siano utilizzati o quale specifico processo additivo sia stato selezionato. È quindi corretto parlare di un drone prodotto con un contributo rilevante della stampa 3D, senza attribuirgli tecnologie o materiali che non sono stati ufficialmente specificati.

Un programma progettato per passare dall’offerta alla produzione in circa tre mesi

Uno degli aspetti più insoliti dell’Interceptor Drone Early Acquisition Program è la velocità. I normali programmi di approvvigionamento militare giapponesi possono richiedere uno o due anni tra valutazione e introduzione operativa; in questo caso ATLA ha impostato fin dall’inizio un percorso di circa tre mesi. Le proposte iniziali provenivano da 38 aziende. Il 15 luglio 2026 Terra Drone annunciò di essere stata selezionata per la fase dimostrativa insieme agli altri sistemi ammessi alle prove. I test si sono svolti tra la seconda metà di luglio e l’inizio di agosto con la partecipazione della Japan Maritime Self-Defense Force. Quattro modelli arrivarono alla fase dimostrativa e Terra B1 risultò l’unico a superarla. Il programma prevedeva già nel calendario originario un contratto di produzione entro la fine di agosto e prime consegne intorno a settembre 2026. È una modalità di acquisizione molto più vicina ai rapidi cicli di sviluppo osservati nel conflitto ucraino rispetto ai tradizionali programmi pluriennali per sistemi d’arma complessi. L’obiettivo non è arrivare a una piattaforma immutabile dopo anni di sviluppo, ma creare un sistema che possa essere prodotto rapidamente e adattato mentre cambiano le minacce.

Il bersaglio principale sono i droni d’attacco a lungo raggio

Terra B1 è stato sviluppato per contrastare soprattutto UAV d’attacco a lungo raggio e munizioni circuitanti della categoria rappresentata dai sistemi Shahed. Questi velivoli hanno modificato in maniera importante l’economia della difesa aerea. Un intercettore missilistico convenzionale può avere un costo enormemente superiore a quello del drone che deve distruggere e le scorte di missili sono inevitabilmente limitate. Quando un attaccante utilizza contemporaneamente decine o centinaia di droni relativamente economici, il problema non consiste soltanto nella capacità tecnica di abbatterli, ma nella sostenibilità economica e industriale dell’intercettazione.

È precisamente questo il concetto al quale Terra Drone collega la nuova famiglia di sistemi. Contro un bersaglio relativamente economico si cerca di utilizzare un intercettore altrettanto economico, producibile in grandi quantità e rapidamente sostituibile.

Terra B1 non è stato progettato per sostituire tutte le forme di difesa aerea. Missili, cannoni, guerra elettronica e intercettori UAV continueranno ad avere compiti differenti. Il drone aggiunge invece un ulteriore livello della difesa, particolarmente adatto a bersagli per i quali l’utilizzo di un missile tradizionale potrebbe risultare sproporzionato.

Le prestazioni dettagliate del Terra B1 rimangono riservate

La documentazione pubblica permette di capire bene la funzione del sistema, ma non consente ancora di costruirne una scheda prestazionale completa. ATLA ha valutato raggio effettivo, autonomia, distanza di volo, velocità massima e di crociera, sistema di guida, numero di velivoli controllabili contemporaneamente, modalità di lancio e recupero, integrazione con altri sistemi, sicurezza, precedenti operativi e tempi di consegna.

Terra Drone non ha però pubblicato i valori ottenuti dal B1 durante le prove.

Janes descrive il velivolo come una versione giapponese collegata alla famiglia Terra A1, ma evidenzia differenze aerodinamiche visibili, tra cui una configurazione più snella e l’assenza di una coppia di superfici di controllo presenti sul precedente sistema.

Defense News definisce B1 un intercettore lanciato mediante sistema a razzo. Anche questo aspetto è significativo perché permette di portare rapidamente il velivolo alla velocità e alla quota necessarie senza richiedere una tradizionale pista di decollo.

Non sarebbe però corretto trasferire automaticamente al B1 i dati del Terra A1. Velocità, raggio e autonomia del modello giapponese non sono stati resi pubblici.

Terra A1 fornisce il precedente operativo sviluppato in Ucraina

Il collegamento con l’Ucraina è uno degli elementi che distingue Terra Drone da molti altri operatori giapponesi del settore. Nel marzo 2026 la società ha investito in Amazing Drones LLC, azienda di Kharkiv fondata con il contributo di ingegneri e personale militare ucraino, e ha presentato insieme alla società il Terra A1.

Il Terra A1 è un intercettore elettrico sviluppato sulla base dell’esperienza maturata in condizioni operative reali. Terra Drone dichiara per il sistema una velocità massima di circa 300 km/h, un raggio operativo fino a 32 km e un’autonomia di circa 15 minuti. La propulsione elettrica riduce rumore ed emissione termica e il sistema è stato progettato per affrontare velivoli Shahed, normalmente associati a velocità nell’ordine dei 200 km/h.

La prima implementazione operativa in Ucraina è iniziata nell’aprile 2026 attraverso Amazing Drones. Nel giugno dello stesso anno Terra Drone ha consolidato la società ucraina come controllata.

L’importanza dell’operazione è industriale oltre che tecnologica. Terra Drone non ha cercato di sviluppare completamente in Giappone una tecnologia basandosi esclusivamente su requisiti teorici. Ha acquisito competenze da un ecosistema nel quale i droni vengono progettati, utilizzati, modificati e rimessi in produzione attraverso cicli estremamente brevi.

Amazing Drones è passata da iniziativa locale a parte del gruppo Terra Drone

Amazing Drones descrive la propria origine come un’iniziativa avviata da ingegneri e militari per rispondere alle esigenze generate dal conflitto. Il CEO Maksym Klymenko ha sottolineato come il rapporto con Terra Drone permetta all’azienda di passare dalla logica della prototipazione a quella di una fornitura più stabile e industrializzata.

È esattamente questo passaggio che Terra Drone vuole trasferire in Giappone.

L’Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente un progetto UAV possa diventare obsoleto. Frequenze radio, tecniche di jamming, sensori, profili di volo e tattiche cambiano e possono richiedere modifiche hardware dopo poche settimane.

Un processo produttivo basato su grandi stampi e attrezzature dedicate rende ogni revisione più lenta e costosa. L’Additive Manufacturing riduce almeno una parte di questa rigidità perché diversi elementi possono essere modificati nel modello digitale e riprodotti senza costruire nuove attrezzature.

Terra Drone ha investito anche in WinnyLab per creare una difesa a più livelli

Amazing Drones non è l’unico investimento ucraino del gruppo. Nell’aprile 2026 Terra Drone ha investito anche in WinnyLab LLC, azienda specializzata nello sviluppo e nell’integrazione software di intercettori ad ala fissa. Nel giugno successivo anche WinnyLab è stata consolidata come società controllata.

La strategia consiste nel disporre di sistemi differenti per differenti categorie di bersaglio. Amazing Drones e Terra A1 sono concentrati sull’intercettazione a corto raggio e sulla risposta rapida; WinnyLab lavora invece su velivoli ad ala fissa con maggiore autonomia e capacità di coprire zone più ampie.

Il B1 si inserisce in questa evoluzione, ma viene adattato ai requisiti giapponesi, alla produzione nazionale e alle modalità operative della Japan Maritime Self-Defense Force.

La scelta di utilizzare tecnologia sviluppata sulla base di esperienze ucraine senza limitarsi a importare direttamente il prodotto è importante per la politica industriale giapponese. ATLA ha richiesto espressamente che il sistema fosse giapponese e supportato da una vera capacità produttiva domestica.

La stampa 3D diventa importante soprattutto per modificare rapidamente il drone

Secondo Toru Tokushige, CEO di Terra Drone, la produzione additiva permette di semplificare e accorciare sviluppo e prototipazione del Terra B1. Il vantaggio non consiste soltanto nel costo di una singola parte.

In un programma tradizionale, modificare una struttura polimerica può richiedere una nuova attrezzatura, uno stampo o una serie di lavorazioni. Con la stampa 3D la revisione può essere trasferita direttamente dal modello digitale alla produzione.

Per un drone intercettore questa caratteristica è particolarmente interessante. Se un nuovo bersaglio richiede una diversa disposizione interna, una modifica aerodinamica, un nuovo supporto per elettronica o una variazione di un componente strutturale, una parte della modifica può essere introdotta senza immobilizzare la linea in attesa di nuove attrezzature.

Non tutti gli elementi di un velivolo possono naturalmente essere sostituiti semplicemente ristampando una parte. Modifiche aerodinamiche e strutturali devono essere verificate, mentre elettronica, propulsione e sistemi di controllo hanno proprie filiere. La produzione additiva riduce però il tempo necessario a trasformare alcune revisioni progettuali in hardware fisico.

Terra Drone vuole passare dalle fabbriche centralizzate alle print farm distribuite

L’aspetto forse più interessante per il settore della stampa 3D è il modello produttivo previsto in prospettiva. Terra Drone intende distribuire la produzione su più siti e successivamente sviluppare print farm locali.

L’idea nasce anche dall’esperienza del conflitto ucraino. Una fabbrica centralizzata può diventare un single point of failure: se viene colpita o se la sua logistica viene interrotta, l’intera supply chain si ferma.

Distribuire produzione, file, parametri e materiali su numerosi siti riduce questo rischio. Tokushige ha spiegato che un modello distribuito potrebbe permettere di continuare a produrre anche se una delle strutture fosse resa indisponibile.

Dal punto di vista dell’Additive Manufacturing è un’applicazione molto significativa. Il vantaggio non è necessariamente che la singola stampante sia più veloce di un processo convenzionale, ma che decine di stampanti installate in luoghi differenti possano utilizzare lo stesso file digitale.

Una produzione del genere richiede però standardizzazione. Se ogni stampante genera una parte leggermente differente, la distribuzione della capacità non offre un reale vantaggio. Devono quindi essere controllati materiali, profili, calibrazione delle macchine, qualità e tracciabilità.

Non sappiamo ancora che cosa del Terra B1 venga effettivamente stampato

È importante evidenziare un limite delle informazioni pubbliche. Defense News descrive Terra B1 come un intercettore realizzato utilizzando stampanti 3D e Terra Drone attribuisce esplicitamente all’Additive Manufacturing un ruolo nello sviluppo e nella produzione.

Non sono però state pubblicate informazioni tecniche dettagliate sul processo.

Non sappiamo quali parti siano additive e quali vengano prodotte mediante processi convenzionali. Non sono stati comunicati produttori delle stampanti, tecnologia FFF, SLS o altri processi, materiali, quantità di macchine o percentuale del velivolo realizzata additivamente.

È perfettamente plausibile che un drone prodotto in grandi quantità utilizzi una combinazione di tecnologie. Parti con geometrie variabili o volumi contenuti possono essere stampate; elementi standard possono essere stampati a iniezione, lavorati o acquistati; elettronica, motori e batterie provengono da altre supply chain.

La stampa 3D deve quindi essere considerata come un componente del sistema produttivo del B1 e non necessariamente come l’unico processo utilizzato per fabbricare l’intero drone.

L’obiettivo industriale è arrivare a decine di migliaia di intercettori all’anno

La scala immaginata da Terra Drone è molto più alta rispetto alla normale produzione di droni industriali specializzati. Toru Tokushige ha dichiarato che il gruppo vuole costruire in Giappone una capacità produttiva capace, in prospettiva, di arrivare a decine di migliaia di droni intercettori all’anno.

Il numero non deve essere confuso con la quantità già ordinata di Terra B1, che non è stata divulgata. Rappresenta una capacità industriale alla quale il gruppo intende arrivare.

È comunque un ordine di grandezza importante per la stampa 3D.

L’Additive Manufacturing viene spesso utilizzato per prototipi o serie di centinaia di parti. Produrre componenti per decine di migliaia di droni significa affrontare questioni differenti: produttività, manutenzione delle macchine, sostituzione degli ugelli o altri consumabili, controllo statistico, disponibilità dei materiali e automazione del post-processing.

La produzione additiva ha senso in questo scenario soprattutto se la flessibilità progettuale e la possibilità di distribuire la capacità compensano un costo unitario potenzialmente superiore rispetto a processi tradizionali estremamente ottimizzati.

Le batterie sono considerate un collo di bottiglia strategico

Terra Drone sta lavorando parallelamente per localizzare uno dei componenti più importanti di qualsiasi drone: la batteria.

Nel luglio 2026 la società ha annunciato un programma per creare in Giappone una capacità di produzione in serie di pacchi batteria ad alta potenza basati su celle cilindriche. Il partner industriale, il cui nome non è stato reso pubblico, possiede esperienza nella produzione di circa 500.000 pacchi batteria per importanti produttori giapponesi di elettronica.

La scelta nasce dalla dipendenza della filiera nazionale da fornitori stranieri. Secondo Terra Drone, in Giappone sono pochissime le aziende in grado di combinare potenza elevata, prezzi compatibili con prodotti di massa, capacità produttiva e disponibilità immediata per applicazioni militari.

Una print farm capace di produrre strutture per droni sarebbe di utilità limitata se batterie, elettronica o sistemi di comunicazione restassero completamente dipendenti dall’estero.

Per questo l’azienda cita esplicitamente batterie, componenti, comunicazioni e apparecchiature di controllo tra i settori nei quali intende rafforzare la supply chain nazionale.

Il requisito ATLA non riguardava soltanto le prestazioni di volo

Il successo del B1 nelle prove deve essere letto anche sotto questo profilo. ATLA non chiedeva semplicemente un drone capace di raggiungere una determinata velocità.

Tra i criteri figuravano autonomia, raggio, sistemi di guida, controllo contemporaneo di più velivoli, modalità di lancio e recupero, integrazione con altre apparecchiature, sicurezza, precedenti operativi e soprattutto periodo necessario tra firma del contratto e consegna.

La produzione era quindi una parte del requisito tecnico.

Un sistema con prestazioni elevate ma impossibile da realizzare rapidamente e in quantità sufficienti sarebbe stato poco coerente con il programma.

Terra Drone attribuisce il superamento delle prove non soltanto alle caratteristiche del velivolo, ma anche alla capacità di dimostrare un percorso credibile verso produzione nazionale, manutenzione, logistica e formazione.

Il controllo simultaneo di numerosi intercettori è parte della logica anti-sciame

ATLA ha inserito nei requisiti anche il numero di velivoli controllabili contemporaneamente. È un parametro particolarmente importante quando la minaccia non è rappresentata da un singolo UAV.

Una difesa contro attacchi di massa deve poter gestire più intercettori senza richiedere un operatore dedicato a ogni velivolo. Comunicazioni, comando e controllo e automazione diventano quindi importanti almeno quanto velocità e autonomia.

Terra Drone possiede in questo campo un’esperienza particolare grazie alle attività sviluppate negli anni nei sistemi UTM, Unmanned Aircraft System Traffic Management. Il gruppo opera infatti non soltanto nella costruzione di droni, ma anche nelle piattaforme digitali utilizzate per gestirne l’operatività.

Attraverso Unifly, società belga controllata dal gruppo, Terra Drone dispone di sistemi UTM utilizzati in diversi paesi. Le competenze non sono direttamente equivalenti a quelle necessarie per un sistema militare di controllo degli intercettori, ma costruiscono una base aziendale nel coordinamento di numerosi velivoli e nella gestione dello spazio aereo.

L’inizio operativo è previsto con la Japan Maritime Self-Defense Force

Il primo utilizzatore del Terra B1 dovrebbe essere la Japan Maritime Self-Defense Force. Le prove sono state infatti condotte considerando l’operatività navale e l’integrazione del sistema con navi e infrastrutture.

Terra Drone prevede successivamente di valutare adattamenti per Air Self-Defense Force e Ground Self-Defense Force.

L’ambiente navale aggiunge requisiti specifici. Un intercettore non deve essere soltanto lanciato e guidato: deve poter essere immagazzinato, movimentato e integrato a bordo in spazi limitati e in condizioni ambientali difficili.

La possibilità di produrre o sostituire rapidamente parti attraverso fabbriche digitali può quindi avere un valore anche nella logistica delle basi e, in prospettiva, in strutture distribuite più vicine ai luoghi di utilizzo.

Terra Drone era già entrata negli approvvigionamenti ATLA prima del B1

Il B1 non rappresenta il primo contratto di Terra Drone con ATLA. Nel maggio 2026 la società ha ottenuto un ordine da 115,434 milioni di yen per 300 unità del Modular UAV (General-Purpose), Training Model.

Il contratto ha rappresentato il primo importante risultato del gruppo nel settore della difesa dopo l’annuncio, effettuato soltanto poche settimane prima, dell’ingresso su questo mercato.

Il precedente è interessante perché dimostra che Terra Drone dispone già di un rapporto produttivo con l’agenzia giapponese e di esperienza nell’organizzazione di forniture UAV in quantità superiori alla semplice prototipazione.

I 300 Modular UAV non sono Terra B1 e non devono essere utilizzati per stimare quantità o prezzo del nuovo contratto. Mostrano però la velocità con la quale l’azienda sta costruendo il proprio business militare.

Terra Drone non nasce come startup militare

Un altro elemento insolito rispetto a molte aziende entrate nel mercato degli intercettori UAV è la struttura del gruppo. Terra Drone è stata fondata nel febbraio 2016 e opera da anni nei droni per rilievo, ispezione, agricoltura e gestione del traffico aereo.

La società è quotata al Growth Market della Tokyo Stock Exchange dal 29 novembre 2024 con codice 278A. Alla fine di gennaio 2026 contava 551 dipendenti consolidati.

Il gruppo dichiara oltre 3.000 progetti completati nei settori surveying, inspection, agriculture e flight management e una presenza internazionale costruita anche attraverso acquisizioni e partecipazioni.

Questo significa che il B1 non nasce all’interno di una piccola società costituita esclusivamente per un programma militare. Terra Drone sta cercando di trasferire capacità industriali, organizzative e internazionali sviluppate nel mercato civile verso la difesa.

Il passaggio può avere vantaggi nell’industrializzazione, ma richiede contemporaneamente di affrontare requisiti di qualità, sicurezza e supporto molto differenti da quelli dei droni commerciali.

Il modello giapponese combina esperienza ucraina e capacità produttiva domestica

La strategia può essere sintetizzata come una combinazione di due ecosistemi molto differenti.

L’Ucraina fornisce esperienza operativa, rapidità di sviluppo e un ambiente nel quale le soluzioni vengono continuamente adattate in base al comportamento reale degli UAV avversari.

Il Giappone fornisce capacità industriale, quality management, componentistica, capitali e accesso diretto al sistema di procurement nazionale.

Terra Drone cerca di funzionare come collegamento tra i due.

La scelta è particolarmente rilevante per un paese tradizionalmente associato a cicli industriali rigorosi e relativamente lunghi. Il programma B1 dimostra che almeno in alcune aree della difesa il Giappone vuole comprimere radicalmente questi tempi.

La stampa 3D diventa uno strumento di resilienza della supply chain

Il significato del Terra B1 per l’Additive Manufacturing va quindi oltre il fatto che alcuni componenti vengano stampati.

Il modello proposto da Terra Drone utilizza la produzione digitale per affrontare tre problemi contemporaneamente: velocità di sviluppo, adattabilità del prodotto e resilienza della capacità manifatturiera.

La prima deriva dall’eliminazione di parte del tooling. La seconda dalla possibilità di modificare rapidamente i file digitali. La terza dalla capacità di trasferire lo stesso pacchetto produttivo su macchine collocate in siti differenti.

Quest’ultimo elemento è particolarmente importante. Una fabbrica convenzionale specializzata può avere attrezzature che non possono essere replicate rapidamente altrove. Una print farm può invece essere costruita utilizzando macchine relativamente standardizzate e pacchetti digitali trasferibili, almeno per alcune categorie di componenti.

Non significa che una fabbrica di droni possa essere copiata semplicemente inviando un file STL. Materiali, calibrazione, controlli, componenti non stampati e assemblaggio devono essere gestiti. Ma il numero degli elementi fisici specifici necessari a duplicare la capacità può essere ridotto.

La produzione di massa sarà il vero test dell’Additive Manufacturing sul B1

Fino ad oggi la stampa 3D ha dimostrato ampiamente la propria capacità di accelerare la progettazione dei droni. Il passaggio del Terra B1 verso la produzione di serie mette alla prova una domanda molto più importante: fino a quale scala il processo rimane economicamente e logisticamente vantaggioso?

Se Terra Drone arriverà realmente alla capacità di decine di migliaia di intercettori all’anno, l’azienda dovrà dimostrare che i componenti additive possano essere realizzati con qualità ripetibile e con tempi coerenti con il ritmo produttivo.

Potrebbe anche verificarsi una progressiva ibridazione della produzione. La stampa 3D può essere la soluzione ideale durante la fase di sviluppo e i primi lotti, mentre alcuni componenti particolarmente stabili potrebbero successivamente passare a stampaggio o altri processi quando i quantitativi aumentano. Altri elementi potrebbero invece rimanere stampati perché soggetti a modifiche frequenti.

Questa evoluzione è normale nell’industrializzazione di un prodotto e non ridurrebbe il ruolo della stampa 3D. Al contrario, mostrerebbe come l’Additive Manufacturing possa essere utilizzato nel punto della catena nel quale offre il maggiore vantaggio.

Il Terra B1 mostra un modello di produzione militare molto diverso da quello tradizionale

La parte più significativa del programma giapponese potrebbe quindi non essere il singolo intercettore, ma il modo in cui viene sviluppato e prodotto.

In circa tre mesi ATLA è passata dalla competizione iniziale alle prove e alla fase di produzione. Terra Drone ha utilizzato esperienza raccolta in Ucraina, sviluppo digitale, produzione additiva e una strategia di localizzazione della supply chain per rispondere a questo ritmo.

Quantità, prezzo e prestazioni effettive del B1 rimangono in gran parte non divulgati e sarà necessario attendere le prime consegne e ulteriori comunicazioni per valutare la reale scala del programma.

Quello che è già evidente è il cambiamento di filosofia. Il Giappone non sta chiedendo soltanto un sistema tecnicamente sofisticato, ma una piattaforma relativamente economica, producibile in quantità, modificabile rapidamente e sostenuta da una supply chain nazionale.

Per la stampa 3D è un’applicazione particolarmente significativa. Il valore non viene cercato in una geometria spettacolare o in una riduzione di peso fine a sé stessa. L’Additive Manufacturing viene utilizzato per accorciare il ciclo tra modifica digitale e nuovo hardware e per rendere la produzione potenzialmente distribuibile.

Se il modello delle print farm previsto da Terra Drone verrà effettivamente implementato, il B1 potrebbe diventare uno dei casi più interessanti di utilizzo della stampa 3D non soltanto all’interno di un drone, ma come elemento dell’architettura stessa della sua supply chain.

Terra B1 – dati pubblicamente confermati

VoceDato
ProduttoreTerra Drone Corporation
ModelloTerra B1
PaeseGiappone
TipoDrone intercettore
MissioneContrasto di UAV d’attacco e loitering munitions a lungo raggio
Bersagli citatiShahed-type UAV e sistemi analoghi
Cliente inizialeJapan Maritime Self-Defense Force / ATLA
ProgrammaInterceptor Drone Early Acquisition Program
Proposte iniziali38 aziende
Modelli arrivati alle prove finali4 secondo ATLA/Janes
Modelli che hanno superato la dimostrazioneTerra B1 soltanto
Selezione per test15 luglio 2026
Test15 luglio – 6 agosto 2026 circa
Passaggio alla fase produttiva25 agosto 2026
Produzione di massaAvviata / contratto riportato a fine agosto 2026
Quantità ordinataNon divulgata
Valore contrattoNon divulgato
Prime consegne previsteIntorno a settembre 2026 secondo il calendario del programma
Impiego più ampioGrande flotta UAV prevista entro il 2027
LancioDescritto come rocket-launched da Defense News
ProduzioneNazionale giapponese
Additive ManufacturingUtilizzato nella produzione/sviluppo
Tecnologia AM specificaNon divulgata
Materiale stampatoNon divulgato
Componenti stampatiNon divulgati

Parametri valutati da ATLA per Terra B1

AreaParametro
PrestazioniRaggio effettivo
PrestazioniAutonomia
PrestazioniDistanza di volo
PrestazioniVelocità massima
PrestazioniVelocità di crociera
ControlloMetodo di guida
OperazioniNumero di velivoli controllabili simultaneamente
OperazioniModalità di lancio
OperazioniModalità di recupero
IntegrazioneCollegamento con altri sistemi
SicurezzaMisure di sicurezza operative
EsperienzaTrack record operativo
ProduzioneTempo tra contratto e consegna
SupportoManutenzione
SupportoRifornimento / replenishment
SupportoFormazione operatori
IndustriaCapacità produttiva nazionale

Terra A1 – dati divulgati da Terra Drone

CaratteristicaTerra A1
SviluppatoriTerra Drone + Amazing Drones
Presentazione31 marzo 2026
Primo deployment in UcrainaAprile 2026
PropulsioneElettrica
Velocità massima dichiarata300 km/h
Raggio operativo dichiaratoFino a 32 km
Autonomia dichiarataCirca 15 minuti
ObiettivoIntercettazione di UAV a basso costo
Bersaglio di riferimentoShahed-type
RumoreRidotto grazie alla propulsione elettrica
Firma termicaRidotta
Caratteristica industrialeProgettato per basso costo e produzione in quantità
EsperienzaOperatività in Ucraina

Nota: i dati del Terra A1 non devono essere attribuiti automaticamente al Terra B1, per il quale Terra Drone e ATLA non hanno divulgato velocità, autonomia o raggio.

Terra A1 e Terra B1 a confronto

VoceTerra A1Terra B1
OrigineUcraina / collaborazione Terra DroneGiappone
Partner principaleAmazing DronesTerra Drone / filiera giapponese
Ambiente inizialeUcrainaJapan Maritime Self-Defense Force
Velocità pubblica300 km/hNon divulgata
Raggio pubblico32 kmNon divulgato
Autonomia pubblica15 minNon divulgata
ProduzioneUcraina / gruppo Terra DroneGiappone
Utilizzo AM pubblicamente evidenziatoNon dettagliato
Target principaleShahed e UAV analoghiUAV a lungo raggio / Shahed-type
Stato 2026Deployment operativoProduzione di serie
AerodinamicaConfigurazione originaleDesign più snello secondo Janes
Quantità contrattoNon divulgata

Strategia di produzione Terra Drone

AreaStrategia
Produzione velivoliDomestic production in Giappone
Additive ManufacturingRidurre sviluppo e tempi di modifica
Capacità futuraDecine di migliaia di intercettori/anno come obiettivo industriale
Distribuzione produttivaPiù stabilimenti
Evoluzione previstaPrint farm locali
RidondanzaEvitare un unico sito critico
BatterieProduzione nazionale in sviluppo
ComunicazioniRafforzamento della supply chain domestica
Sistemi di controlloLocalizzazione e integrazione
ManutenzioneSupporto nazionale
TrainingIncluso nella struttura operativa
Quality managementRafforzamento richiesto per applicazioni defense

Produzione nazionale delle batterie

VoceDato
Annuncio27 luglio 2026
AziendaTerra Drone
ProdottoPacchi batteria ad alta potenza per droni
CelleCilindriche
ProduzioneGiappone
PartnerNome non divulgato
Esperienza partnerCirca 500.000 battery pack forniti complessivamente
Clienti previstiTerra Drone + altri produttori
MercatiDefense e industriale
ObiettivoRidurre dipendenza da forniture estere

Evoluzione del business defense di Terra Drone nel 2026

DataEvento
23 marzoIngresso formale nel mercato defense
31 marzoInvestimento in Amazing Drones e lancio Terra A1
17 aprileInizio deployment operativo Terra A1 in Ucraina
28 aprileInvestimento in WinnyLab
8 maggioOrdine ATLA per 300 Modular UAV
15 giugnoAmazing Drones e WinnyLab consolidate nel gruppo
15 luglioTerra B1 selezionato tra 38 proposte ATLA
27 luglioAnnuncio produzione nazionale batterie
AgostoProve operative Terra B1
25 agostoB1 unico sistema a superare la dimostrazione
Fine agostoPassaggio/contratto verso produzione in serie
SettembrePrime consegne previste dal calendario ATLA
2027Obiettivo di ampliamento della flotta UAV giapponese

Di Fantasy

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