ENCY Software ha rilasciato il 14 settembre 2026 ENCY 3.0, insieme a ENCY Robot 3.0 ed ENCY Tuner 3.0, introducendo una serie di novità che interessano direttamente la produzione additiva robotizzata e ibrida. La più significativa per l’AM è il nuovo Radial Slicing, una strategia che genera gli strati attorno a un asse invece di limitarsi alla classica successione di piani orizzontali. L’aggiornamento amplia inoltre il controllo su infill, potenza e tempo di deposizione, migliora la programmazione robotica 5D e 6D tramite Smart Motion e aggiunge CAM Agent, un assistente AI ancora in beta capace di analizzare il progetto CAM, riconoscere feature, scegliere utensili e parametri, creare operazioni, calcolare toolpath, eseguire simulazioni e aiutare a individuare collisioni o errori. Le due novità possono sembrare scollegate, ma indicano in realtà la stessa direzione: trasformare il CAM da semplice generatore di traiettorie a un ambiente nel quale geometria, cinematica della macchina, processo produttivo e automazione vengono gestiti insieme.

ENCY Software ha sede a Limassol, Cipro, e sviluppa una piattaforma CAD/CAM destinata sia alle macchine CNC sia ai robot industriali. L’azienda aveva mostrato in anteprima la nuova generazione durante ENCY World 2026, specificando già allora che la parte additive avrebbe combinato slicing planare, non planare e radiale per parti come anelli, manicotti, gusci, pale e superfici elicoidali. Con il rilascio definitivo di settembre la funzione è entrata nella versione commerciale insieme alle altre novità di ENCY 3.0. Il contesto è importante: non stiamo parlando dello slicing tipico delle stampanti FFF desktop o dei sistemi PBF, ma di toolpath destinati soprattutto a CNC e robot industriali che depositano materiale, per esempio attraverso laser cladding, DED, estrusione di polimeri o calcestruzzo e processi ibridi additivo-sottrattivi.

Radial Slicing: gli strati non devono più essere necessariamente orizzontali

Nel classico slicing planare il modello viene intersecato con una successione di piani paralleli. È una strategia estremamente efficace per oggetti costruiti lungo un asse Z fisso, ma può diventare poco naturale quando il componente possiede una geometria prevalentemente cilindrica, anulare o elicoidale. Immaginiamo, per esempio, di voler depositare materiale intorno a un tubo o ricostruire la superficie di un albero. Con una strategia planare le sezioni vengono generate perpendicolarmente all’asse verticale della macchina; con il Radial Slicing di ENCY 3.0, invece, le traiettorie vengono organizzate attorno a un asse centrale, seguendo molto più direttamente la struttura geometrica del componente.

La differenza è particolarmente importante nei sistemi robotizzati o nelle macchine dotate di assi rotativi, perché il pezzo può ruotare mentre l’utensile di deposizione mantiene l’orientamento necessario. La produzione non è più necessariamente una pila di sezioni piatte. La traiettoria può svilupparsi intorno al componente e utilizzare simultaneamente il movimento dell’utensile e quello dell’asse rotativo.

StrategiaPrincipioApplicazioni tipicheVantaggio principale
Planar slicingStrati paralleli fra loroComponenti convenzionali, costruzione lungo ZSemplicità e prevedibilità
Non-planar slicingLayer che seguono superfici tridimensionaliRiparazioni, superfici curve, DED multi-axisMigliore adattamento alla geometria
Radial slicingStrati sviluppati attorno a un asseAnelli, manicotti, tubi, gusci, geometrie elicoidaliDeposizione coerente con geometrie rotazionali

Non-planar e radial slicing non sono la stessa cosa. Il non-planar slicing permette alla traiettoria di seguire una superficie tridimensionale con orientamento variabile dell’utensile; il radial slicing introduce una struttura più specifica legata a un asse. Questo può semplificare la programmazione di componenti nei quali la direzione circonferenziale rappresenta naturalmente il percorso di deposizione.

ENCY dichiara supporto per geometrie chiuse, parzialmente aperte ed elicoidali, insieme alla gestione dei gap delle giunzioni e dell’orientamento dell’infill. Questo significa che l’utente non è necessariamente obbligato a completare un anello intero: può creare settori, gusci o strutture che ruotano progressivamente lungo l’asse.

Il radial slicing è particolarmente interessante per DED e robotic additive manufacturing

Nella Directed Energy Deposition il materiale viene generalmente alimentato come polvere o filo e fuso direttamente sulla superficie attraverso laser, arco elettrico o altra sorgente energetica. Una delle caratteristiche distintive del processo è la possibilità di aggiungere materiale a componenti già esistenti. È quindi molto comune lavorare non su una piattaforma piatta, ma su alberi, pale, stampi, componenti cilindrici e superfici tridimensionali.

Supponiamo di dover ricostruire la zona usurata di un albero. Una strategia planare potrebbe suddividere il materiale da aggiungere in sezioni lungo Z. Con un asse rotativo si può invece far girare il pezzo e creare un deposito quasi continuo intorno alla circonferenza. Lo stesso concetto può essere utilizzato per costruire manicotti, riparare superfici cilindriche o sviluppare geometrie elicoidali.

È proprio qui che un CAM tradizionale per stampa 3D mostra i propri limiti. Uno slicer desktop considera generalmente la stampante come un sistema cartesiano relativamente semplice e non deve decidere come coordinare un robot a sei assi, una tavola rotante e magari un settimo o ottavo asse esterno. Un software come ENCY deve invece risolvere simultaneamente geometria della deposizione e cinematica della cella.

Il problema non è creare la traiettoria, ma trovare una traiettoria che il robot riesca davvero a eseguire

Un percorso geometricamente corretto può essere cinematicamente impossibile. Il robot può arrivare al limite di un asse, attraversare una singolarità, collidere con il componente o assumere una configurazione nella quale il movimento richiesto non può essere eseguito in modo continuo. Questo è uno dei motivi per cui la programmazione offline di sistemi robotici multi-axis richiede normalmente molto lavoro manuale.

ENCY Robot 3.0 aggiorna Smart Motion proprio per affrontare questo problema. Il software può generare traiettorie per operazioni 5D e 6D tenendo conto dei limiti degli assi, delle collisioni e delle singolarità senza richiedere obbligatoriamente la costruzione manuale preventiva di una Axes Map. Quest’ultima rimane disponibile quando il programmatore vuole controllare o perfezionare il comportamento del robot, ma non costituisce più sempre il punto di partenza necessario.

È una modifica rilevante per l’additive manufacturing. In una deposizione a cinque o sei assi, il controllo dell’orientamento della testa può essere fondamentale per mantenere distanza, angolo e direzione corretti rispetto alla superficie. Se la soluzione cinematica cambia improvvisamente a metà della deposizione, il risultato può essere un’interruzione, una collisione o una variazione non desiderata del processo.

ENCY aveva già ampliato molto il non-planar additive prima della versione 3.0

Il Radial Slicing arriva dopo un’evoluzione progressiva delle funzioni additive del software. La generazione precedente aveva già introdotto la possibilità di lavorare direttamente su superfici importate da modelli STEP o IGES, scegliere differenti metodi per l’orientamento dell’utensile e controllare gli angoli di rotazione. Le modalità previste comprendono orientamento normale alla superficie, fisso, verso l’asse rotativo, attraverso un punto o attraverso una curva. Il software permette inoltre di gestire più feature sulla stessa base e decidere se stamparle layer-by-layer, una feature alla volta oppure alternando gruppi di layer.

Questi dettagli chiariscono il tipo di additive manufacturing al quale ENCY si rivolge. Non si limita a trasformare un solido in una pila di layer, ma cerca di programmare il movimento coordinato fra parte, utensile e assi macchina. È una filosofia molto più vicina al CAM multi-axis che allo slicing consumer.

Infill e giunzioni diventano parametri di processo

ENCY 3.0 amplia anche il controllo dell’infill. L’orientamento può essere definito utilizzando un vettore normale e un angolo di rotazione, mentre il Radial Slicing permette di intervenire sui gap delle giunzioni fra le traiettorie. In una deposizione continua questo dettaglio può essere importante: iniziare e terminare sempre nello stesso punto può accumulare difetti, sovramateriale o discontinuità termiche lungo una singola linea.

Già nella generazione precedente ENCY aveva introdotto la possibilità di spostare progressivamente il punto iniziale fra uno strato e quello successivo, distribuendo le zone nelle quali avvengono start e stop. È una strategia concettualmente simile alla gestione della seam negli slicer FFF, ma applicata a processi industriali nei quali le conseguenze termiche e metallurgiche possono essere molto più importanti.

Il controllo del tempo di layer serve anche alla gestione termica

Fra le funzioni additive ENCY introduce e amplia parametri relativi al tempo necessario per completare un layer. Nelle versioni precedenti era già disponibile un Minimum Layer Time: se una sezione veniva completata troppo rapidamente, il software poteva inserire un’attesa prima di iniziare la successiva, eventualmente allontanando l’utensile dalla zona.

ENCY 3.0 introduce ulteriori controlli sul tempo massimo del layer e sulla regolazione della velocità di avanzamento. L’azienda cita esplicitamente la stampa 3D del calcestruzzo come esempio: se trascorre troppo tempo fra una deposizione e quella successiva, il materiale sottostante può modificare il proprio stato e creare una cosiddetta cold joint, compromettendo l’adesione fra gli strati.

La logica può essere importante anche in altri processi, sebbene le condizioni fisiche cambino completamente. Nel DED metallico la gestione dell’intervallo temporale fra le passate influenza la storia termica, mentre nell’estrusione polimerica di grande formato incide sulla temperatura dello strato precedente. Il CAM comincia quindi a controllare non soltanto dove passa l’utensile, ma anche quando ci passa.

Anche la potenza può diventare parte della traiettoria

ENCY 3.0 aggiunge un controllo più approfondito della power durante la deposizione. Il significato concreto dipende dalla tecnologia collegata alla macchina: in un sistema laser può essere la potenza della sorgente, mentre in altre architetture il postprocessor può tradurre il parametro nel comando pertinente al processo.

È importante chiarire che ENCY non è legato a una singola tecnologia di deposizione. La stessa documentazione del produttore definisce le operazioni additive come sostanzialmente technology-independent: il CAM costruisce la geometria e il toolpath, mentre il postprocessor e l’integrazione della macchina traducono questi movimenti nei comandi necessari al particolare sistema.

La piattaforma viene proposta per metalli, polimeri e calcestruzzo e supporta operazioni come Area Cladding, Curve Cladding, Cladding 3D, planar slicing e non-planar slicing. Questa universalità è potente ma impone una distinzione importante: la presenza nel CAM di un parametro di potenza non costituisce di per sé una qualifica del processo. Materiale, hardware, sorgente energetica e parametri devono essere sviluppati e validati per la specifica applicazione.

ENCY 3.0 non è soltanto additive: aumenta anche l’automazione del CAM tradizionale

Il rilascio comprende numerosi aggiornamenti per lavorazioni sottrattive e taglio. Gli utensili vengono ora rappresentati come assiemi reali composti da tagliente, portautensile e adattatori, geometrie che entrano direttamente nella simulazione e nel collision checking. Il nuovo Cutting Data Calculator utilizza informazioni provenienti da produttori come Walter, Kennametal e Sandvik, mentre la funzione Combo Finish permette di combinare in una sola operazione strategie diverse per aree ripide e quasi orizzontali.

Per il laser cutting, il software riconosce automaticamente feature come fori, slot e altri contorni standard e può convertirli in elementi intelligenti invece di rappresentarli soltanto come lunghe successioni di linee e archi. Questo riduce il lavoro necessario per la preparazione manuale e, quando il postprocessor lo permette, può produrre programmi NC più compatti.

Ma la novità che probabilmente attirerà più attenzione è CAM Agent.

CAM Agent non è soltanto una chat che spiega dove trovare un comando

ENCY definisce CAM Agent come un assistente AI integrato nel progetto e disponibile per il momento in beta. L’utente può impartire istruzioni in linguaggio naturale, ma l’agente ha accesso al contesto del CAM e può compiere azioni sul progetto. La versione presentata da ENCY può analizzare il modello, riconoscere tasche, fori, smussi e altre feature, proporre strategie, scegliere utensili e condizioni di taglio, creare operazioni, calcolare i toolpath, simulare il risultato e contribuire alla diagnosi di collisioni o gouging.

Il produttore elenca modalità come Setup Helper, Feature Recognition, Scan Project, Technology Wizard, Troubleshooting, Feeds & Speeds, Tool Picker e Cost Estimate. C’è anche una modalità denominata provocatoriamente Yolo, attraverso la quale ENCY descrive un workflow automatizzato che può andare dal modello al G-code.

Questo non significa però che ENCY stia proponendo di togliere il programmatore CAM dal ciclo decisionale. L’azienda sottolinea che l’utente rimane in controllo delle azioni dell’agente, un requisito particolarmente importante quando il risultato finale può muovere una macchina utensile o un robot industriale.

Dal precedente AI Superagent al CAM Agent di ENCY 3.0

Il lavoro sull’AI non nasce con il rilascio di settembre. Ad aprile 2026 ENCY aveva aperto una closed beta di quello che allora chiamava AI Superagent, descritto come un agente capace di affrontare il progetto in modo simile a un programmatore CAM: analizzare il modello, definire una strategia, creare le operazioni, scegliere parametri, eseguire i calcoli, controllare la simulazione e modificare il progetto quando necessario.

Con ENCY 3.0 questa direzione viene portata nel prodotto attraverso il CAM Agent (Beta). È quindi più corretto considerarlo come la prima implementazione operativa di una strategia agentica sviluppata durante l’anno, non come un semplice chatbot aggiunto all’interfaccia in occasione della versione 3.0.

La differenza rispetto a un normale assistente generativo è importante. Un chatbot potrebbe rispondere alla domanda “quale fresa dovrei usare per questa tasca?”. Un agente CAM può, almeno nell’architettura descritta da ENCY, osservare la tasca nel progetto, consultare gli utensili disponibili, crearne l’operazione, calcolare il percorso e verificare la simulazione. L’AI passa quindi dalla produzione di testo all’esecuzione controllata di azioni nel software.

È però ancora una funzione beta

Questo punto non va perso nell’entusiasmo per l’automazione. CAM Agent viene distribuito come beta, non come sostituto certificato del programmatore CAM. Il calcolo finale deve essere verificato attraverso la simulazione e, soprattutto nei sistemi robotizzati complessi, occorre controllare cinematica, collisioni, limiti macchina e comportamento reale del postprocessor.

L’AI può ridurre attività ripetitive e aiutare utenti meno esperti, ma il CAM industriale contiene una quantità enorme di informazioni implicite: setup reale, serraggio, stato della macchina, utensili disponibili, qualità richiesta, vibrazioni, rigidità, strategia aziendale e requisiti del materiale. Non tutto è automaticamente deducibile dal modello 3D.

La disponibilità di una funzione automatica model-to-G-code non significa quindi che sia prudente inviare senza controllo quel codice alla macchina. Il valore immediato appare piuttosto nella possibilità di accelerare la preparazione del progetto e lasciare all’operatore il ruolo di verifica e decisione.

Macros e AI affrontano due tipi diversi di automazione

Accanto all’agente, ENCY 3.0 introduce un nuovo motore Macros. L’utente può registrare una sequenza di azioni, modificarne i parametri e riutilizzarla su lavori simili. È una tecnologia molto meno spettacolare dell’intelligenza artificiale ma, in un ambiente produttivo, può essere altrettanto importante.

La differenza è concettuale. Una macro ripete un flusso deterministico già definito: se l’azienda realizza continuamente la stessa famiglia di componenti, può automatizzare una sequenza nota. CAM Agent è pensato invece per interpretare un nuovo contesto e decidere quali strumenti o operazioni utilizzare.

I due sistemi possono quindi essere complementari: macro per ciò che è ripetitivo e prevedibile, agente AI per ciò che richiede interpretazione.

L’Extension Store trasforma ENCY in una piattaforma più modulare

CAM Agent non è incorporato come funzione obbligatoria per tutti gli utenti: viene distribuito attraverso il nuovo ENCY Extension Store. Lo stesso store permette di installare altri add-on, fra cui Support Generator, destinato alla generazione di strutture di supporto partendo dalla geometria 3D e alla preparazione di layout per il successivo taglio dei componenti.

L’aspetto più interessante è che ENCY mette a disposizione la propria API anche a rivenditori e clienti, che possono sviluppare e distribuire estensioni proprie. Questo apre la strada a funzioni verticali dedicate a specifiche macchine, tecnologie o procedure aziendali senza dover attendere che tutto venga integrato nel core del CAM.

Per la produzione additiva potrebbe diventare particolarmente utile: i processi robotici sono spesso altamente personalizzati e una cella DED può avere esigenze molto differenti da un sistema di estrusione del calcestruzzo. Un’architettura estendibile permette di costruire strumenti specifici sopra una base CAM comune.

Digital Machine Center punta invece al problema della macchina reale

Un altro elemento introdotto in ENCY 3.0 è il Digital Machine Center, che riunisce modelli cinematici, postprocessor e interpreti NC relativi alle singole macchine. È un aspetto meno visibile ma essenziale per qualsiasi sistema CAM: generare un toolpath matematicamente corretto serve a poco se il modello digitale della macchina non rappresenta correttamente quella reale.

Il postprocessor traduce infatti il percorso CAM nel linguaggio del controllo numerico, mentre il modello cinematico permette di simulare gli assi e verificare eventuali collisioni. La centralizzazione di questi elementi facilita l’installazione e la gestione delle configurazioni. ENCY specifica però che l’accesso completo al catalogo è legato a un contratto di manutenzione attivo; gli altri utenti possono utilizzare un accesso di prova.

ENCY Tuner 3.0 porta la verifica più vicino alla macchina

Parallelamente è stato aggiornato ENCY Tuner, il software destinato alla simulazione e modifica del codice NC sullo shop floor. La versione 3.0 amplia la gestione di configurazioni multichannel e permette di simulare più parti e canali contemporaneamente. Il principio è verificare ciò che la macchina dovrà effettivamente eseguire, non soltanto il percorso teorico creato nel CAM.

È un aspetto particolarmente importante nei sistemi ibridi e nelle celle robotizzate, dove la differenza fra percorso nominale e movimento reale degli assi può essere notevole. La simulazione completa rimane quindi il contrappeso all’aumento dell’automazione introdotto dall’AI.

Anche ENCY Clouds entra nel workflow

ENCY 3.0 aggiunge inoltre una visualizzazione browser dei progetti attraverso ENCY Clouds, permettendo di esaminare geometria e toolpath senza aprire necessariamente l’applicazione desktop. Questo può facilitare revisioni, assistenza tecnica e collaborazione fra programmatore, integratore e personale in produzione.

Il CAM tradizionale è spesso un’applicazione quasi isolata installata sulla workstation del programmatore. ENCY sta invece cercando di costruire un ecosistema nel quale preparazione, simulazione, postprocessing, verifica e collaborazione siano collegati fra loro. La società definisce questa strategia ENCY X.

Perché il Radial Slicing è forse più importante dell’AI per l’additive manufacturing

L’assistente AI è inevitabilmente la funzione che attira maggiormente l’attenzione, ma per chi lavora realmente con il robotic additive manufacturing il Radial Slicing potrebbe avere un impatto tecnico più immediato. Permette infatti di costruire toolpath che seguono una classe geometrica molto comune nella meccanica — cilindri, anelli, manicotti e strutture rotazionali — senza dover adattare artificialmente il componente a una logica di layer piani.

Immaginiamo la riparazione di un albero mediante laser cladding. Il pezzo può ruotare su un posizionatore mentre il robot mantiene la testa nella zona corretta e deposita materiale con una traiettoria circonferenziale o elicoidale. Una geometria che nel mondo dello slicer planare appare complessa può diventare relativamente naturale se viene descritta in coordinate radiali.

Lo stesso principio può essere interessante per tubi, pressure vessel, strutture elicoidali, manicotti, pale o elementi prodotti intorno a mandrini e assi rotativi. Naturalmente la disponibilità del toolpath non dimostra che qualunque di queste geometrie possa essere prodotta con qualunque processo: stabilità del deposito, supporti, gravità, comportamento termico e accessibilità dell’utensile continuano a porre limiti fisici.

Il software non sostituisce lo sviluppo del processo

È una distinzione particolarmente importante nell’additive manufacturing industriale. ENCY può calcolare una traiettoria a cinque o sei assi, simulare le collisioni e generare i comandi necessari alla cella. Non può però stabilire automaticamente che un determinato materiale depositato a una certa potenza e velocità produrrà la microstruttura o le proprietà richieste.

Nel DED metallico devono essere qualificati parametri come potenza, velocità, portata della polvere o del filo, overlap, strategia termica e atmosfera. Nell’estrusione polimerica contano temperatura, portata, adesione interlayer e raffreddamento. Nel calcestruzzo entrano in gioco reologia, tempo aperto e capacità dello strato di sostenere il successivo.

Il CAM controlla l’esecuzione del processo, ma non sostituisce la sua qualificazione. Questa distinzione sarà ancora più importante con l’introduzione degli agenti AI: un percorso automaticamente generato può essere cinematicamente corretto e tuttavia non essere tecnologicamente valido per quel materiale.

ENCY 3.0 mostra comunque dove sta andando il CAM industriale

La novità più interessante della versione 3.0 non è una singola funzione, ma la convergenza di tre tendenze. La prima è il passaggio dalla produzione additiva planare a strategie multi-axis e geometry-aware, rappresentato dal Radial Slicing. La seconda è l’aumento dell’automazione deterministica attraverso macro, riconoscimento delle feature e librerie digitali. La terza è l’arrivo dell’AI agentica, capace non soltanto di rispondere a domande ma di intervenire sul progetto CAM.

Queste tre direzioni potrebbero modificare significativamente il lavoro del programmatore. In passato il CAM richiedeva di costruire manualmente quasi ogni operazione. Nei sistemi di nuova generazione il tecnico può diventare sempre più colui che specifica intenzioni, vincoli e criteri, mentre il software propone o genera la sequenza operativa.

La responsabilità però non scompare. Più il sistema diventa autonomo, più diventano importanti simulazione, verifica e tracciabilità delle decisioni. Una collisione generata manualmente e una generata da un agente AI hanno esattamente lo stesso effetto sulla macchina.

ENCY 3.0 va quindi letto meno come “un CAM con ChatGPT dentro” e più come un tentativo di costruire un ambiente nel quale software generativo, algoritmi geometrici tradizionali e simulazione fisica della macchina lavorano nello stesso workflow. Per l’additive manufacturing la novità concreta è poter scegliere fra slicing planare, non planare e ora radiale, coordinandolo con robot e assi esterni. Per il CAM nel suo complesso, il CAM Agent rappresenta invece un primo passo verso sistemi nei quali l’utente può chiedere in linguaggio naturale di preparare o modificare il processo e lasciare che il software esegua una parte crescente del lavoro operativo.

Il Radial Slicing è già una funzione di produzione della versione 3.0; il CAM Agent rimane invece esplicitamente in beta. Questa distinzione è importante. La prima novità può essere valutata subito su applicazioni industriali concrete; la seconda mostra soprattutto quale potrebbe essere l’evoluzione futura del CAM. Se l’approccio funzionerà, il cambiamento non consisterà nell’eliminare il programmatore, ma nel ridurre il tempo che trascorre a costruire manualmente operazioni standard e aumentare quello dedicato a verificare strategia, processo e risultato.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

Lascia un commento