CityU Hong Kong e Cambridge fondano CASM: la stampa 3D diventa piattaforma centrale per l’Industria 5.0
City University of Hong Kong e University of Cambridge hanno avviato il Centre for Advanced and Smart Manufacturing, CASM, un nuovo centro di ricerca con sede all’Hong Kong Science Park dedicato a materiali avanzati, additive manufacturing, progettazione digitale, intelligenza artificiale e nuovi sistemi di produzione. L’obiettivo dichiarato è utilizzare queste tecnologie in maniera integrata per sviluppare soluzioni destinate soprattutto a quattro settori: raffreddamento dei data center, refrigerazione sostenibile, veicoli a nuova energia e consumer electronics. L’additive manufacturing assume un ruolo particolarmente importante perché CityUHK lo indica esplicitamente come core technology platform del centro: la stampa 3D non viene quindi considerata soltanto come processo per realizzare una geometria finale, ma come collegamento fra progettazione dei materiali, ottimizzazione digitale, strutture funzionali e applicazione industriale. Il CASM è guidato congiuntamente da Jian Lu, Chair Professor of Mechanical Engineering alla City University of Hong Kong, e Colm Durkan, Professor of Nanoengineering Science alla University of Cambridge. La notizia pubblicata da CityUHK il 21 settembre 2026 segue il lancio ufficiale, avvenuto il 1° settembre, del più ampio programma governativo SEAM@InnoHK, del quale CASM fa parte.
CASM non è semplicemente un nuovo laboratorio di stampa 3D
Alcune testate che hanno ripreso la notizia hanno inevitabilmente messo in primo piano la stampa 3D, ma descrivere CASM soltanto come “3D printing centre” sarebbe riduttivo. Il programma ufficiale comprende sei strategie di ricerca: Core Technologies & Digital Design, Sustainable Thermal Regulation Materials, High Efficiency Data Infrastructure Cooling, Lightweighting for Future Mobility, Advanced Electronics & Device Fabrication e Cognitive Manufacturing & Operations. Queste sei linee convergono poi su quattro macro-applicazioni industriali: refrigerazione di nuova generazione, thermal management dei data center, produzione sostenibile di veicoli a nuova energia e materiali/processi per elettronica di consumo. L’additive manufacturing costituisce quindi un’infrastruttura trasversale attraverso la quale possono essere trasformate in oggetti fisici geometrie, materiali e architetture sviluppate dalle altre attività di ricerca.
Il centro fa parte di un programma pubblico da circa 2,5 miliardi di dollari di Hong Kong
CASM è uno degli otto centri selezionati per il terzo cluster della strategia governativa InnoHK, denominato SEAM@InnoHK, acronimo riferito a Sustainable Development, Energy, Advanced Manufacturing and Materials. Il Governo di Hong Kong ha stanziato complessivamente circa 2,5 miliardi di HKD, poco più di 320 milioni di dollari USA ai cambi attuali, per gli otto centri. Questo dato deve essere interpretato correttamente: non è stato annunciato che CASM riceva 2,5 miliardi di HKD. Quella è la dotazione complessiva del terzo cluster e nelle fonti pubbliche verificate non appare una ripartizione finanziaria dettagliata per il singolo centro. Il programma mette in collegamento università di Hong Kong con istituzioni internazionali del Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Svizzera, Giappone e altri paesi. Il governo indica circa trenta partner internazionali e locali coinvolti nel nuovo cluster.
Il CASM è stato approvato già nel marzo 2026
La costituzione non è nata improvvisamente con il comunicato del 21 settembre. Il 25 marzo 2026 il Governo di Hong Kong aveva approvato le otto proposte del nuovo SEAM@InnoHK e CityUHK aveva annunciato il 26 marzo l’approvazione di due propri centri: il Centre for Advanced and Smart Manufacturing con Cambridge e il Sustainable Materials & Advanced Renewable Technologies Centre con EPFL. Il cluster SEAM@InnoHK è stato successivamente inaugurato ufficialmente il 1° settembre 2026, mentre l’articolo CityUHK del 21 settembre approfondisce soprattutto missione, applicazioni e impostazione Industry 5.0 di CASM. È quindi più corretto parlare di un centro appena entrato nella fase operativa e di costruzione del proprio programma di ricerca, non di un laboratorio costituito il 21 settembre.
C’è anche un piccolo problema di nomenclatura: CityU utilizza già l’acronimo CASM
City University of Hong Kong possiede da anni anche un Centre for Advanced Structural Materials, anch’esso abbreviato CASM e anch’esso diretto da Jian Lu. I due nomi non indicano però la stessa struttura. Il nuovo InnoHK Centre for Advanced and Smart Manufacturing è un centro con Cambridge, sede all’Hong Kong Science Park e programma orientato alla manifattura intelligente; il precedente Centre for Advanced Structural Materials è una struttura accademica CityU focalizzata soprattutto sui materiali strutturali avanzati. Questa sovrapposizione dell’acronimo può creare confusione nelle ricerche online e nella letteratura futura.
CityU e Cambridge portano competenze complementari
Jian Lu lavora da molti anni su materiali strutturali avanzati, nanostrutture, meccanica dei materiali e processi di produzione. Colm Durkan opera invece nella nanoengineering science, nella caratterizzazione mediante scanning probe microscopy, nei nanomateriali e nei dispositivi su scala molecolare e nanometrica. Cambridge prevede di stabilire una presenza di ricerca satellite a Hong Kong, mentre i ricercatori CASM potranno utilizzare anche infrastrutture della University of Cambridge. Il progetto cerca quindi di collegare scale molto differenti: progettazione e comprensione della materia su scala nano e atomica, manufacturing digitale e produzione di componenti macroscopici destinati a sistemi reali.
“Quantum-level precision” è un obiettivo di modellazione, non una precisione della stampante 3D
Fra le descrizioni preliminari del programma compare una piattaforma che dovrebbe consentire di prevedere il comportamento dei materiali con “quantum-level precision”. È una formulazione ambiziosa che può facilmente essere interpretata male. Non significa che CASM intenda stampare componenti con accuratezza dimensionale quantistica o atomica. Il riferimento è alla previsione delle proprietà dei materiali attraverso modelli che possono arrivare alle scale elettroniche e atomistiche, eventualmente combinati con machine learning e simulazione multiscala. La traduzione verso un componente reale rimane però una catena molto più lunga: composizione → microstruttura → processo → difetti → proprietà → geometria → prestazioni. Fra una simulazione atomistica e una parte additive da decine di centimetri esistono numerosi livelli fisici intermedi. La frase va quindi considerata descrizione della roadmap di ricerca, non prestazione già misurata di una piattaforma operativa.
La stampa 3D viene utilizzata per progettare contemporaneamente materiale e geometria
L’aspetto tecnicamente più interessante del CASM è l’idea di evitare la classica sequenza nella quale prima viene scelto un materiale commerciale e soltanto dopo viene progettata la parte. L’additive manufacturing rende almeno teoricamente possibile lavorare contemporaneamente su composizione, microstruttura e topologia del componente. Nel caso di uno scambiatore termico, per esempio, si potrebbe ottimizzare la lega per conducibilità e resistenza, la microstruttura per le proprietà richieste e la geometria interna per massimizzare superficie di scambio e controllo del flusso. L’AI può essere utilizzata per esplorare questo spazio progettuale, mentre l’AM permette di fabbricare strutture che sarebbero difficili o impossibili da ottenere con lavorazioni sottrattive o convenzionali.
Design generativo non significa automaticamente componente ottimale
Una geometria prodotta da un algoritmo è ottimale soltanto rispetto alle variabili e ai vincoli inseriti nel problema. Un heat exchanger può essere ottimizzato per minimizzare la thermal resistance e contemporaneamente generare una pressure drop troppo elevata. Un componente automotive alleggerito può essere eccellente in una simulazione statica ma presentare problemi di fatigue, crash, corrosion o manufacturability. L’approccio CASM appare interessante proprio perché cerca di integrare più livelli della progettazione; sarà però necessario verificare sperimentalmente ogni passaggio. AI-designed ≠ automatically manufacturable ≠ automatically qualified.
I data center sono una delle applicazioni principali
CASM dedica una delle sei strategie direttamente all’High Efficiency Data Infrastructure Cooling. Il problema è sempre più rilevante perché AI e high-performance computing aumentano la potenza elettrica concentrata nei rack e nei singoli acceleratori. Secondo l’International Energy Agency, i data center consumavano globalmente circa 415 TWh di elettricità nel 2024, circa l’1,5% della domanda mondiale, e il consumo sta aumentando rapidamente. La quota destinata al cooling varia fortemente: l’IEA indica circa 7% nei data center hyperscale più efficienti e oltre 30% in alcune strutture enterprise meno efficienti. Non esiste quindi un’unica percentuale valida per tutti i data center.
CASM vuole usare la libertà geometrica dell’AM per gli scambiatori di calore
Il programma cita esplicitamente nuove heat-exchange structures e high-performance metallic materials. L’additive manufacturing è particolarmente adatto a questo campo perché permette microcanali, lattice, pin-fin tridimensionali e circuiti conformali che non devono essere necessariamente ricavati attraverso foratura, brazing o assemblaggio. La stessa massa di metallo può essere distribuita in maniera molto differente per aumentare la superficie disponibile. La sfida è però sempre multi-obiettivo: canali molto piccoli aumentano superficie ma possono aumentare la resistenza fluidodinamica e rendere più difficile manufacturing, pulizia e controllo qualità.
Più superficie non significa automaticamente migliore cooling efficiency
Per valutare uno scambiatore servono almeno thermal resistance, pressure drop, portata, pumping power, uniformità della temperatura, massa, affidabilità e possibilità di produzione. Una geometria molto complessa può diminuire la temperatura del chip ma richiedere una pompa più potente. Il bilancio energetico dell’intero sistema può quindi essere differente da quello suggerito dalla sola heat-transfer coefficient. È particolarmente importante quando l’obiettivo dichiarato del CASM è diminuire il consumo energetico dei data center, non semplicemente ottenere una cold plate più performante.
Al momento non vengono pubblicati benchmark di un heat exchanger CASM
Il comunicato CityUHK parla di strutture in sviluppo, ma non fornisce ancora dati come watt dissipati, W/cm², thermal resistance, pressure drop o confronto con una cold plate commerciale. Non siamo quindi davanti all’annuncio di un nuovo componente già qualificato per server AI. Il centro presenta una direzione di ricerca, non un prodotto commerciale. Saranno i successivi paper e prototipi a stabilire se le strutture additive riusciranno a generare un vantaggio sufficientemente grande da compensare costo e complessità di produzione.
“Zero-energy cooling” deve essere interpretato con attenzione
Fra le attività annunciate a marzo compare anche la formula zero-energy cooling technology. In letteratura esistono realmente tecnologie passive di radiative cooling capaci di abbassare la temperatura di una superficie senza utilizzare compressori o energia elettrica durante il funzionamento. CityUHK ha una base scientifica significativa proprio in materiali di thermal regulation e radiative cooling. Ma “zero-energy” non significa che l’intero sistema abbia consumo energetico nullo lungo il ciclo di vita, né che un data center ad alta densità possa necessariamente essere raffreddato completamente senza pompe, ventilatori o altri sistemi attivi. Produzione del materiale, installazione e infrastruttura possiedono comunque un costo energetico. La definizione deve quindi essere collegata alla fase operativa del particolare meccanismo passivo, non interpretata come energia zero assoluta.
Il radiative cooling utilizza una finestra dell’atmosfera
Il principio consiste nel progettare superfici capaci di riflettere gran parte della radiazione solare e contemporaneamente emettere energia termica in bande dell’infrarosso nelle quali l’atmosfera è relativamente trasparente, permettendo una perdita netta di calore verso il cielo. Ricercatori CityU hanno già pubblicato materiali capaci di raggiungere temperature sub-ambientali sotto forte irraggiamento solare in specifiche condizioni sperimentali. È una tecnologia interessante per edifici e thermal management, ma la performance dipende da umidità, cielo, vento, temperatura e integrazione del sistema. Anche in questo caso laboratory cooling performance ≠ cooling capacity garantita in qualsiasi clima o infrastruttura.
Il secondo grande asse è l’alleggerimento dei veicoli a nuova energia
CASM vuole combinare recycled aluminium, AI-assisted design e additive manufacturing per produrre strutture più leggere. La logica è chiara: nei veicoli elettrici diminuire massa può contribuire a ridurre l’energia necessaria alla movimentazione e aumentare autonomia o permettere di ridurre la dimensione della batteria a parità di prestazioni. L’AM può inoltre realizzare strutture topology-optimized e lattice che concentrano materiale dove è realmente necessario.
“Green aluminium” e “recycled aluminium” non sono perfettamente sinonimi
Il comunicato CityU utilizza “recycled aluminium, also referred to as green aluminium”, ma questa equivalenza è troppo semplice. Green aluminium non possiede una definizione tecnica unica e nell’industria viene utilizzato anche per alluminio primario prodotto con elettricità a basse emissioni, per esempio idroelettrica, e non necessariamente da scrap. Nel programma CASM il materiale descritto è esplicitamente alluminio riciclato; è quindi più preciso utilizzare questo termine.
Il vantaggio energetico del riciclo è comunque enorme
Secondo l’International Aluminium Institute, produrre alluminio riciclato richiede mediamente fino a circa 95% meno energia primaria rispetto alla produzione di alluminio primario da bauxite. Il dato IAI confronta circa 186 GJ/t per il primary aluminium globale con circa 8,3 GJ/t per materiale riciclato in dataset rappresentativi. È una differenza molto grande e rende il riciclo una leva concreta per la riduzione dell’energia incorporata nei componenti.
Ma alluminio riciclato + additive manufacturing non equivale automaticamente a componente a -95% di energia
Il 95% riguarda la produzione del metallo, non l’intero ciclo di fabbricazione di una parte stampata. Per produrre powder feedstock possono essere necessarie rifusione e atomizzazione; LPBF utilizza laser, inert gas e sistemi termici; seguono eventualmente stress relief, HIP e machining. Il vantaggio iniziale del recycled feedstock rimane importante, ma una Life Cycle Assessment completa deve includere tutte queste fasi. 95% lower energy in recycled aluminium production ≠ 95% lower energy for the final AM component.
Il riciclo introduce inoltre un problema di composizione
Una lega destinata alla stampa 3D non può essere definita soltanto come “alluminio riciclato”. La quantità di Fe, Cu, Si, Mg, Zn e altri elementi influenza solidificazione, cracking, proprietà e corrosion resistance. Lo scrap post-consumer può avere composizioni molto più variabili rispetto a feedstock primario controllato. Per utilizzare alte percentuali di riciclato in applicazioni strutturali sarà quindi necessario controllare sorting, composizione e impurità oppure progettare nuove leghe più tolleranti alla contaminazione. Questa potrebbe essere proprio una delle aree in cui l’integrazione fra materials design e AM promessa dal centro diventa utile.
Powder recycled non significa necessariamente powder reused
Bisogna inoltre distinguere due significati di “recycled”. Un materiale può essere prodotto da rottami metallici riciclati prima dell’atomizzazione; oppure una polvere LPBF non fusa può essere recuperata da una build, setacciata e riutilizzata. Sono due circuiti differenti. Il comunicato CASM parla della prima direzione generale, cioè utilizzo di alluminio riciclato come materia prima industriale, non semplicemente del normale powder recycling interno alla stampante.
Per l’automotive la difficoltà vera sarà qualification e crash performance
Ridurre la massa di una struttura non è sufficiente. Componenti per un veicolo devono soddisfare fatigue, impatto, corrosione, temperatura e process variability. In particolare una parte coinvolta nel crash deve mantenere un comportamento sufficientemente prevedibile attraverso produzioni ripetute. Un algoritmo può trovare una forma molto leggera ma l’intera catena materiale-processo deve poi essere qualificata. CityU parla esplicitamente di ridurre massa “without compromising performance or safety”, ma al momento è un obiettivo del programma, non un risultato già pubblicato per un componente CASM specifico.
Advanced Electronics & Device Fabrication è probabilmente l’asse più vicino alle competenze Cambridge
La presenza di Colm Durkan, con attività su nanomateriali, scanning probe microscopy, nanoelectronics e molecular-scale systems, rende particolarmente interessante la linea dedicata all’elettronica avanzata. Qui la produzione additiva potrebbe essere utilizzata non soltanto per strutture macroscopiche, ma anche per packaging, interconnect, thermal interface, dispositivi funzionali e geometrie integrate. Tuttavia il comunicato non elenca ancora processi specifici, risoluzioni, materiali o apparecchiature. È quindi prematuro associare CASM a una particolare tecnologia di printed electronics o nanoprinting.
Additive manufacturing è un termine molto più ampio di LPBF
CityU non specifica nel comunicato quali processi saranno la piattaforma principale del centro. AM può comprendere laser powder bed fusion, directed energy deposition, binder jetting, material extrusion, vat photopolymerization, material jetting e processi di micro/nanofabbricazione. È ragionevole aspettarsi una combinazione di tecnologie, soprattutto considerando la varietà di applicazioni, ma attribuire oggi al centro specifiche macchine, laser o produttori significherebbe inventare dettagli non pubblicati.
Non è stato annunciato un parco macchine CASM dettagliato
Questa assenza è importante perché la notizia riguarda soprattutto il programma scientifico e istituzionale, non l’apertura di un service bureau già operativo. Non vengono pubblicati numero delle stampanti, modelli, build volume, capacità produttiva o throughput. Quando CityU definisce AM una “core technology platform” sta descrivendo un principio organizzativo della ricerca.
Cognitive Manufacturing è la linea digitale del programma
Un’altra delle sei strategie è Cognitive Manufacturing & Operations. Il termine cognitive manufacturing viene generalmente utilizzato per sistemi nei quali dati di processo, AI, sensori e modelli digitali vengono combinati per supportare decisioni di produzione. Nel contesto CASM potrebbe comprendere scheduling, process monitoring, predictive modelling, digital twin e controllo adattivo. Anche qui il materiale pubblico non presenta ancora una piattaforma implementata o benchmark sul factory floor.
Digital twin non significa semplice modello CAD
HKSTP descrive CASM come un centro che combina anche digital twins. Un CAD 3D statico non costituisce automaticamente un digital twin. Per parlare in senso forte di twin occorre una relazione persistente fra il modello e un sistema fisico, alimentata da dati che rappresentino stato o comportamento dell’oggetto/processo. Nel manufacturing un digital twin può includere sensori macchina, parametri, simulazioni termiche, modelli di degrado e dati di qualità. È potenzialmente molto utile nell’AM, dove ogni build produce grandi quantità di dati, ma la qualità del twin dipende dalla qualità e dalla rappresentatività dei dati acquisiti.
AI non rende automaticamente autonomo il processo produttivo
Un sistema può utilizzare AI per ottimizzare un parametro senza essere una fabbrica autonoma. Ci sono molti livelli distinti: analytics, anomaly detection, prediction, recommendation e closed-loop correction. Una vera correzione autonoma di un processo additivo richiede sensori sufficientemente affidabili e una relazione dimostrata fra il segnale osservato e il difetto da correggere. CASM utilizza l’espressione cognitive manufacturing in una roadmap ampia; non viene dichiarato che oggi possieda già una cella AM completamente autonoma.
La logica Industry 5.0 va oltre l’automazione
CityU presenta CASM come elemento della strategia per rendere Hong Kong un hub di Industry 5.0. Il termine è stato sviluppato soprattutto dalla Commissione europea e non rappresenta una nuova generazione di protocollo industriale che sostituisce ufficialmente Industry 4.0. La Commissione definisce Industry 5.0 attraverso tre principi: human-centricity, sustainability e resilience. L’obiettivo è ampliare la logica della digitalizzazione oltre la pura efficienza produttiva, mettendo tecnologia e innovazione al servizio anche del lavoratore, dell’ambiente e della capacità di resistere a shock della supply chain.
Industry 5.0 non significa “Industry 4.0 più AI”
CityU descrive l’AI come enabler fondamentale ma insiste anche su sostenibilità e responsabilità sociale. È coerente con la definizione europea: Industry 5.0 costruisce sopra digitalizzazione, robotica, connettività e analytics di Industry 4.0, ma cambia il criterio attraverso cui viene misurato il successo. Un sistema industriale può essere estremamente automatizzato ed efficiente e allo stesso tempo non essere particolarmente “Industry 5.0” se ignora resilienza, impatto ambientale e ruolo umano.
Il programma CASM è quindi più coerente se letto come architettura di ricerca integrata
I sei pilastri acquistano senso in questa prospettiva: modelli digitali per progettare; materiali sostenibili per regolare calore; strutture additive per produrre componenti; AI per gestire processi; applicazioni in settori che hanno problemi energetici e ambientali concreti. La difficoltà reale sarà evitare che questi filoni rimangano progetti paralleli sotto la stessa insegna. Il valore aggiunto dipenderà dalla capacità di generare un ciclo chiuso: requirements → materials design → geometric design → manufacturing → measurement → feedback → redesign.
La collaborazione Cambridge-Hong Kong è progettata per essere bidirezionale
I documenti CityU pubblicati già a marzo spiegano che ricercatori Cambridge stabiliranno satellite operations in Hong Kong, mentre ricercatori CASM avranno accesso alle strutture Cambridge. Non si tratta quindi soltanto di inserire il nome dell’università britannica in un advisory board. L’intenzione ufficiale è realizzare collaborazione operativa, mobilità dei ricercatori e condivisione di infrastrutture. La reale estensione di questa integrazione potrà però essere giudicata soltanto attraverso personale, progetti e pubblicazioni future.
Hong Kong Science Park offre il collegamento con l’industria della Greater Bay Area
La localizzazione è strategica. Hong Kong Science Park ospita imprese tecnologiche, laboratori e infrastrutture di trasferimento tecnologico; a poche decine di chilometri si trova inoltre l’enorme ecosistema manifatturiero di Shenzhen e della Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area. CityU identifica questa posizione come vantaggio per trasformare risultati accademici in applicazioni industriali. La sfida è nota: eccellenti risultati di laboratorio non diventano automaticamente processi industriali scalabili.
Technology transfer è infatti uno degli obiettivi espliciti di InnoHK
Il programma governativo non finanzia semplicemente pubblicazioni scientifiche. InnoHK nasce con l’intento di attirare istituzioni internazionali, creare centri locali e accelerare la conversione dei risultati in applicazioni. CityU prevede inoltre di utilizzare il proprio ecosistema imprenditoriale HK Tech 300 per facilitare commercializzazione e startup. Questo significa che brevetti, licenze, spin-off e collaborazioni industriali saranno probabilmente metriche importanti accanto a paper e citazioni.
Ma al settembre 2026 il nuovo CASM deve ancora dimostrare questi risultati
Molte delle tecnologie presentate nel comunicato sono descritte al futuro: researchers are developing, aim to reduce, will deliver. Non vengono annunciati prodotti commercializzati, startup CASM, parti qualificate, linee industriali operative o risparmi energetici ottenuti in data center reali. La notizia riguarda quindi la creazione dell’infrastruttura di ricerca e la definizione della sua roadmap, non il completamento di quelle tecnologie.
La distinzione è importante soprattutto per la stampa 3D
Presentare CASM come dimostrazione che additive manufacturing abbia già risolto il cooling dei data center o l’alleggerimento dei veicoli sarebbe prematuro. Quello che il centro dimostra oggi è un cambiamento nel ruolo attribuito all’AM: non viene più considerata una tecnologia isolata da valutare soltanto per la capacità di stampare geometrie complesse, ma una piattaforma sperimentale per collegare scienza dei materiali, AI e funzione finale.
È una trasformazione che sta avvenendo anche nel resto dell’industria
Il settore additive sta passando progressivamente da una logica “machine-centric” a una logica “application-centric”. Le domande diventano: quale problema termico dobbiamo risolvere? Quale massa possiamo ridurre? Quale materiale produce meno emissioni? Quali dati servono per controllare il processo? Solo successivamente viene scelto il processo AM. Questa impostazione è molto più vicina all’industrializzazione reale rispetto alla tradizionale dimostrazione di una parte complessa stampata perché tecnicamente possibile.
Il cooling dei data center è un esempio quasi ideale per questa filosofia
Esiste una relazione diretta fra materiale, geometria e prestazione. Un metallo ad alta conducibilità non basta se la geometria di scambio è inefficiente; una geometria eccellente non basta se il materiale è difficile da fabbricare; una cold plate molto performante non è utile se costa troppo o genera una pressure drop eccessiva. L’ottimizzazione deve quindi avvenire contemporaneamente a più livelli. È esattamente il tipo di problema nel quale additive manufacturing e computational design possono avere senso insieme.
Lo stesso vale per l’automotive, ma con vincoli differenti
L’obiettivo non è produrre la forma più leggera possibile. Bisogna anche considerare crashworthiness, fatigue, corrosion, riparabilità, costo, cycle time e riciclabilità. Una struttura lattice estremamente sofisticata potrebbe essere teoricamente ottima e industrialmente poco conveniente. Il programma CASM dovrà quindi dimostrare di poter portare l’ottimizzazione digitale oltre il prototipo.
Sostenibilità non può essere dedotta dalla sola presenza di stampa 3D
Anche questo è un punto centrale per un centro che si presenta come Industry 5.0. L’AM può ridurre scrap rispetto al machining, alleggerire componenti e consentire il riutilizzo di materiali, ma può anche utilizzare molta energia per kg prodotto. Il risultato dipende dal processo, dalla lega, dal mix energetico, dalla quantità di supporti e dal post-processing. Qualsiasi claim di sostenibilità dovrebbe quindi essere accompagnato da Life Cycle Assessment e confronto con una baseline realistica.
Recycled aluminium rappresenta un ottimo esempio di questa complessità
La materia prima può avere un’energia incorporata molto inferiore rispetto al primary aluminium. Ma se viene trasformata in polvere con basso yield e poi stampata lentamente mediante LPBF con molti supporti e machining finale, una parte del vantaggio può essere eroso. Viceversa, se il componente additive sostituisce un assemblaggio di dieci pezzi, riduce massa ed elimina processi intermedi, il bilancio può migliorare molto. Non esiste una risposta universale.
Anche il concetto di human-centric manufacturing dovrà diventare concreto
Nel materiale CityU il ruolo umano appare soprattutto come principio dell’Industry 5.0 e attraverso la formazione di nuovi ricercatori e ingegneri. Il centro prevede infatti PhD, postdoc, undergraduate projects, internship e collaborazioni internazionali. Resta da vedere come il principio human-centric verrà integrato nelle vere attività di manufacturing: human-AI collaboration, ergonomia, decision support, reskilling e progettazione delle interfacce potrebbero diventare elementi importanti della linea Cognitive Manufacturing.
Formare persone è una parte strutturale del progetto, non accessoria
Un ecosistema advanced manufacturing richiede competenze contemporaneamente su materiali, meccanica, machine learning, software, metrologia e produzione. È difficile trovare professionisti con profondità in tutti questi campi. La strategia dichiarata CASM punta quindi esplicitamente alla formazione interdisciplinare e allo scambio fra Hong Kong e Cambridge. È coerente con una delle idee fondamentali dell’Industry 5.0: nuove tecnologie richiedono un aumento delle capacità delle persone, non soltanto la loro sostituzione.
Il nome CASM descrive meglio la direzione rispetto alla singola tecnologia
“Advanced and Smart Manufacturing” include infatti due componenti. Advanced riguarda materiali e processi capaci di produrre qualcosa non ottenibile facilmente in passato. Smart riguarda utilizzo di dati, AI, modelli e connettività per comprendere e ottimizzare il processo. Additive manufacturing si trova esattamente all’intersezione: è un processo avanzato fortemente digitale, nel quale progettazione e manufacturing sono già strettamente collegati attraverso il file.
L’ambizione è elevata, ma la misurazione dei risultati dovrà essere molto concreta
Nel cooling sarà necessario vedere thermal resistance, pressure drop ed energy savings. Nell’automotive serviranno massa, crash e fatigue. Nei materiali serviranno proprietà e ripetibilità. Nel cognitive manufacturing serviranno dati su yield, downtime, scrap o produttività. Solo metriche applicative permetteranno di valutare se l’integrazione di AI, additive e nuovi materiali produca vantaggi rispetto alle alternative industriali esistenti.
Per ora CASM è soprattutto una piattaforma con risorse, partner e una roadmap molto ampia
L’elemento significativo dell’annuncio CityU non è quindi una singola scoperta scientifica. È il fatto che il Governo di Hong Kong stia finanziando un nuovo ecosistema di advanced manufacturing nel quale una grande università asiatica e Cambridge hanno scelto di mettere l’additive manufacturing al centro della connessione fra materiali, progettazione digitale e applicazione industriale. Questo ruolo è molto diverso da quello della stampa 3D come semplice tecnologia di prototipazione.
Se il programma riuscirà a trasformare questa architettura in componenti e processi realmente industrializzati, CASM potrebbe diventare un interessante laboratorio dell’evoluzione dell’AM verso l’Industry 5.0. Ma al settembre 2026 la distinzione deve rimanere chiara: esistono il centro, il finanziamento del cluster, i partner e le aree di ricerca; molte delle prestazioni e delle applicazioni annunciate devono ancora essere dimostrate attraverso risultati pubblicati, prototipi e deployment industriali. È proprio il percorso dal programma scientifico alla produzione reale che determinerà il valore del progetto nei prossimi anni.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

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