Ventuno bracci robotici trasformati in stampanti di grande formato, estrusori sviluppati internamente e materiali polimerici riciclati: è l’infrastruttura produttiva descritta dall’azienda spagnola Nagami, protagonista di un’intervista pubblicata da Moeve il 20 ottobre 2026 e ripresa nei giorni successivi dalla stampa di settore. Il racconto collega i primi progetti museali alle installazioni di design e agli allestimenti commerciali realizzati con deposizione robotica.
Non si tratta dell’inaugurazione di uno stabilimento avvenuta il 27 ottobre. Nagami è nata nel 2016 e i progetti citati sono stati sviluppati in anni differenti. L’aggiornamento del 2026 offre però l’occasione per analizzare come una tecnologia inizialmente utilizzata per sperimentazioni di design sia stata trasformata in un’organizzazione produttiva.
Una fabbrica di robot estrusori
Nagami opera ad Ávila, in Spagna. La società dichiara una struttura produttiva con 21 robot industriali modificati per la stampa 3D di grande formato e una superficie di circa 4.000 metri quadrati. Gli estrusori sono progettati dall’azienda e trasformano granuli termoplastici in materiale depositato strato dopo strato.
L’uso dei pellet distingue questa configurazione dalle normali stampanti desktop alimentate da filamento. Permette di lavorare con quantità elevate di materiale e di sviluppare formulazioni adatte a componenti architettonici, arredi e installazioni.
Secondo la documentazione aziendale, le dimensioni dei pezzi possono arrivare a circa 3,5 metri. Il valore è una capacità dichiarata dal produttore e non rappresenta automaticamente una tolleranza costante o la possibilità di realizzare qualsiasi geometria entro quel volume.
Dal Centre Pompidou agli spazi commerciali
Fra i progetti che hanno contribuito alla notorietà dell’azienda figura VoxelChair, sviluppata per la mostra Printing the World e oggi associata alla collezione del Centre Pompidou. La lavorazione robotica ha consentito di esplorare nuove traiettorie di deposizione e una relazione stretta tra progettazione digitale e percorso dell’estrusore.
Nel tempo Nagami ha lavorato su arredi, allestimenti e architetture con progettisti e marchi come Zaha Hadid Architects, Dior, Cartier ed Ecoalf. La documentazione ufficiale cita, ad esempio, una facciata per un negozio Dior a Marbella realizzata nel 2022.
L’elenco di collaborazioni non deve essere letto come un catalogo di nuovi contratti acquisiti nel 2026. Serve piuttosto a descrivere l’evoluzione dell’applicazione della stampa robotica dal prototipo museale a lavori destinati a spazi aperti al pubblico.
Riciclato non significa automaticamente circolare
Nagami mette al centro del proprio racconto l’utilizzo di plastiche riciclate e riciclabili, con sperimentazioni anche su materiali che incorporano residui vegetali o minerali. Questo approccio può contribuire a dare nuove applicazioni a flussi di materia esistenti.
È però necessario distinguere riciclabilità, contenuto riciclato e impatto ambientale effettivo. Un materiale riciclabile può non essere recuperato alla fine della vita utile. Anche trasporto, energia necessaria alla stampa, additivi, durata e trattamenti superficiali incidono sul bilancio complessivo.
Quando il fondatore definisce la stampa 3D una tecnologia circolare, il giudizio va attribuito all’azienda. Non equivale a uno studio indipendente sul ciclo di vita di ogni prodotto realizzato a Nagami.
Il valore del processo robotico
L’aspetto più interessante è la possibilità di modificare digitalmente il progetto senza costruire uno stampo dedicato per ciascuna variante. La traiettoria del robot diventa parte della progettazione: influenza texture, tempi, orientamento degli strati e comportamento della struttura.
Questo modello produttivo può essere utile per elementi personalizzati, installazioni e piccoli lotti, ma non elimina la necessità di verificare finiture, resistenza, stabilità e comportamento nel tempo. Per un componente di architettura servono anche controlli sui requisiti normativi pertinenti alla sua funzione.
Nagami mostra come la produzione additiva su larga scala possa integrarsi con il design e l’economia dei materiali. È un caso applicativo di evoluzione industriale, non un nuovo lancio tecnologico datato ottobre 2026.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
