Riprodurre una scultura monumentale senza spostare l’originale e senza perdere i dettagli del modello storico: è il compito affrontato da Montana Technological University, Montana State University e Smithsonian American Art Museum per ricostruire The Death of Cleopatra, opera realizzata nel 1876 dall’artista Edmonia Lewis. Il progetto, raccontato dall’università nell’ottobre 2026, ha prodotto una copia a grandezza naturale destinata a un’esposizione del Museum of the Rockies.
La replica è stata costruita in 115 parti stampate in PLA, con circa 1.150 ore complessive di stampa distribuite su cinque macchine. L’assemblaggio ha richiesto altre 30 ore, prima delle attività di finitura artistica. È un esempio di come la produzione additiva possa rendere accessibile un’opera storica senza intervenire fisicamente sull’originale.
Un’opera dalla storia complessa
Edmonia Lewis fu una delle prime artiste afroamericane e native americane a ottenere riconoscimento internazionale nella scultura. La sua rappresentazione della morte di Cleopatra fu esposta all’Esposizione centenaria di Filadelfia nel 1876, distinguendosi per un trattamento non convenzionale della figura storica.
Nei decenni successivi, l’opera attraversò una vicenda di spostamenti, dimenticanza e recupero. Dopo la riscoperta e il restauro, entrò nelle collezioni dello Smithsonian American Art Museum. La collaborazione con le università del Montana è stata avviata per consentire ai visitatori di apprezzarne la scala monumentale senza trasferire la scultura conservata a Washington.
Dalla scansione alla suddivisione in parti
Il punto di partenza è stato un modello tridimensionale ad alta definizione fornito dallo Smithsonian, ottenuto attraverso una campagna di rilevamento digitale. Un modello di questo tipo contiene grandi quantità di informazioni geometriche; non è automaticamente pronto per la stampa su macchine con volumi utili relativamente contenuti.
Gli studenti Jadon Bingham e Daniel Topp, insieme al ricercatore Nathan Huft, hanno lavorato sulla preparazione del modello e sulla suddivisione in elementi. I tagli sono stati scelti cercando di limitare le difficoltà di assemblaggio e di nascondere le giunzioni in punti compatibili con la forma della scultura. Non basta infatti separare meccanicamente il modello in una griglia di cubi per ottenere un buon risultato museale.
Il progetto era stato inizialmente immaginato con stampanti a resina, ma il gruppo ha poi preferito il PLA in filamento per questioni pratiche di scala e produzione. Sono state utilizzate due Elegoo Centauri Carbon, una Creatbot F430NX, una VisionMiner IDEX22 e una Creality Ender V3 Plus.
Tempi di produzione e lavoro manuale
Le 1.150 ore di stampa rappresentano un tempo complessivo di produzione delle parti, non necessariamente 1.150 ore consecutive trascorse su un unico dispositivo. L’uso di cinque macchine permette di distribuire il lavoro, ma richiede anche pianificazione, gestione dei guasti e verifica della corrispondenza dimensionale tra elementi prodotti con attrezzature differenti.
Terminata la stampa, le 115 parti sono state assemblate in circa 30 ore. La Montana State University School of Art ha poi contribuito alle finiture e alla resa visiva, indispensabili per evitare che la superficie finale assomigli semplicemente a una somma di componenti in plastica.
La ricostruzione non intende essere un nuovo originale, né sostituire il marmo come materia dell’opera storica. È una riproduzione interpretativa e documentata, realizzata per offrire al pubblico una migliore comprensione della presenza fisica della scultura.
Una tecnologia utile anche per i musei più piccoli
La stampa 3D può consentire la produzione di copie espositive, modelli tattili e supporti didattici a partire da dati digitali autorizzati. Le condizioni decisive restano la qualità del rilievo, i diritti di riproduzione, le scelte di scala, i materiali e la fedeltà della finitura.
Il caso Montana Tech dimostra soprattutto l’importanza dell’integrazione fra competenze: musei che mettono a disposizione un modello, ingegneri che rendono il file fabbricabile e specialisti dell’arte che completano la superficie. Il risultato non è una scorciatoia che elimina il lavoro artigianale, ma una nuova modalità per realizzare repliche monumentali con risorse distribuite.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
