JEC World 2026: il punto d’incontro tra compositi e manifattura additiva
La JEC World 2026 di Parigi ha confermato il proprio ruolo di appuntamento centrale per l’industria globale dei materiali compositi, evidenziando quanto le tecnologie di stampa 3D stiano diventando parte integrante delle catene del valore del settore. Secondo gli organizzatori, l’edizione 2026 ha registrato oltre 45.000 visitatori professionali, più di 1.400 espositori provenienti da oltre 50 Paesi e partecipazioni da 94 nazioni, numeri che mantengono la manifestazione sui livelli pre-crisi e la consolidano come piattaforma internazionale per business, networking e innovazione.
Un ecosistema completo per i compositi, sempre più aperto al 3D printing
La fiera copre l’intera filiera dei compositi: dai materiali di base (fibre, resine termoindurenti e termoplastiche, additivi, cariche, core materials) alle tecnologie di trasformazione, fino alle applicazioni in settori come aerospazio, automotive, costruzioni, energia, nautica e sport. In questo contesto, la manifattura additiva viene presentata come tecnologia complementare ai processi consolidati, in grado di supportare sia la produzione di attrezzature e utensili sia la realizzazione diretta di componenti strutturali e semi-strutturali.
L’interesse del mercato: incontri B2B, conferenze e focus su digitalizzazione
Sul fronte business, gli organizzatori indicano oltre 20.300 meeting pre-organizzati, pari a una crescita di circa il 49% rispetto al 2025, segno di un utilizzo sempre più strategico della fiera come piattaforma di incontro tra fornitori di tecnologie e utilizzatori finali. Il programma conferenze ha superato le 100 sessioni con oltre 200 relatori, affrontando temi che spaziano dalla qualificazione dei materiali alle strategie di industrializzazione, con una forte attenzione a digitalizzazione, simulazione dei processi, controllo qualità e tracciabilità lungo il ciclo di vita del componente.
Le dichiarazioni di JEC: collaborazione internazionale e sfide di sostenibilità
Il presidente JEC Eric Pierrejean ha sottolineato che l’elevata partecipazione internazionale dimostra la centralità dell’incontro di persona per generare accordi commerciali, partnership e scambio di know‑how all’interno della filiera dei compositi. Pierrejean descrive la JEC World non solo come il meeting annuale di riferimento per materiali, macchine e tecnologie, ma anche come un vero e proprio “festival dei compositi”, dove gli operatori di settori diversi esplorano come questi materiali possano contribuire a obiettivi quali sostenibilità, riduzione delle emissioni e aumento della durabilità dei prodotti.
Additive manufacturing e compositi: verso processi ibridi e catene digitali
La convergenza tra compositi e manifattura additiva emerge in particolare in quelle applicazioni dove il leggero deve essere coniugato con geometrie complesse, canali interni e funzionalità integrate. In settori come aerospazio, costruzioni e applicazioni marine cresce l’interesse verso metodi produttivi capaci di ottimizzare l’uso del materiale, ridurre gli scarti e integrare funzioni come collegamenti, inserti, passaggi fluidici o rinforzi localizzati direttamente in fase di produzione.
Le catene di processo digitali svolgono un ruolo chiave: strumenti di simulazione, sistemi di monitoraggio in-process e piattaforme di qualità e tracciabilità vengono sempre più integrati fra stampa 3D e tecnologie per i compositi per ridurre tempi di sviluppo, controllare il comportamento del pezzo in esercizio e supportare la certificazione in ambiti regolamentati. La presenza congiunta di istituti di ricerca come il Fraunhofer IWU e di numerosi produttori di macchinari alla JEC World mostra come ricerca applicata e industria stiano lavorando su processi ibridi in cui deposizione additiva, consolidamento del materiale, lavorazione meccanica e finitura siano orchestrati all’interno di cicli di lavoro unificati.
Esempi di soluzioni ibride e alta temperatura presentate alla JEC
Tra gli esempi più significativi di integrazione tra stampa 3D e lavorazioni tradizionali figurano le piattaforme ibride che combinano deposizione di compositi e fresatura CNC in un’unica cella. La soluzione “Belotti Powered by Moi”, sviluppata da Belotti in collaborazione con lo spin-off Moi Composites del Politecnico di Milano, integra la tecnologia SFM (Short Fiber Manufacturing) nei centri di lavoro a 5 assi dell’azienda: il sistema deposita rapidamente compositi termoindurenti rinforzati con fibre corte, polimerizzati in situ tramite UV, che vengono poi rifiniti con precisione mediante lavorazione sottrattiva.
Anche nel campo dei polimeri ad alte prestazioni, diversi espositori hanno mostrato come il 3D printing possa supportare la prototipazione di componenti in composito, la realizzazione di tooling e la produzione di parti destinate a temperature di esercizio elevate. La presenza di aziende come KraussMaffei con sistemi per la stampa 3D ad alta temperatura, pensati per l’integrazione nei flussi di sviluppo di componenti in composito, indica una tendenza verso linee di produzione dove estrusione di polimeri performanti, lay‑up di fibre e processi di consolidamento vengono coordinati all’interno di cicli di lavoro unificati.
