Stratasys non riesce a bloccare la Bambu Lab H2C in Europa
Il confronto legale tra Stratasys e Bambu Lab si sposta anche sul fronte europeo. La Divisione locale dell’Aia del Tribunale Unificato dei Brevetti ha respinto la richiesta di misure provvisorie presentata da Stratasys, Inc. contro Bambulab GmbH, società collegata al gruppo Bambu Lab. La richiesta puntava a ottenere un blocco immediato della Bambu Lab H2C in alcuni mercati europei, sulla base del brevetto europeo EP 2 964 450, relativo a metodi di produzione additiva con torri di spurgo.
Il punto centrale della decisione non è stato il valore tecnico della H2C, né un giudizio definitivo su tutta la controversia tra le due aziende. Il tribunale ha valutato se Stratasys avesse dimostrato, con il grado di certezza richiesto per un provvedimento urgente, che il brevetto fosse stato violato. La risposta è stata negativa: per i giudici è più probabile che la H2C non rientri nel perimetro di protezione del brevetto così come deve essere interpretato. Per questo motivo la domanda è stata respinta senza affrontare in modo completo altre difese, come urgenza o validità del brevetto.
Perché la “torre di spurgo” è diventata il punto decisivo
Nella stampa 3D a filamento, quando si cambia materiale o colore, la macchina deve spesso espellere una certa quantità di materiale prima di riprendere la stampa vera e propria. Questa operazione serve a stabilizzare il flusso, pulire l’ugello e ridurre contaminazioni tra materiali diversi. Nelle stampanti multimateriale questa fase può generare scarti, tempi morti e strutture ausiliarie come le cosiddette purge tower o prime tower.
Il brevetto EP2964450, di proprietà Stratasys, riguarda un metodo in cui la torre di spurgo viene costruita durante la stampa, strato dopo strato, utilizzando il materiale estruso dai print head. Il brevetto nasce quindi dall’idea di usare la torre come parte del processo di spurgo, invece di affidarsi solo a una stazione separata dove il materiale viene espulso e poi scartato. Google Patents identifica il brevetto come “Additive manufacturing method for printing three-dimensional parts with purge towers”, con Stratasys come assegnataria e priorità indicata al 2013.
Il nodo non era quindi stabilire se la Bambu Lab H2C usi o meno una struttura di priming. Il tribunale ha anzi considerato poco convincente la distinzione netta tra “priming” e “purging”, osservando che il priming può essere visto come una parte dell’operazione di spurgo. Il punto vero era un altro: come deve essere interpretata l’espressione “layer by layer manner” contenuta nella rivendicazione del brevetto.
La diversa lettura di Stratasys e Bambu Lab
Stratasys sosteneva una lettura più ampia: secondo questa impostazione, la torre di spurgo poteva essere considerata costruita “layer by layer” anche se i materiali venivano disposti nello stesso livello in zone affiancate. Bambu Lab ha invece sostenuto una lettura più stretta: ogni strato orizzontale della torre, nel senso del brevetto, doveva essere formato da un solo tipo di materiale.
La Divisione locale dell’Aia ha accolto l’interpretazione di Bambu Lab. Secondo i giudici, una persona esperta del settore leggerebbe il brevetto nel senso che ogni operazione di spurgo crea un nuovo strato orizzontale della torre, posizionato sopra quello precedente. Di conseguenza, ogni strato della torre deve essere composto da un solo materiale: materiale del pezzo oppure materiale di supporto. Una torre in cui, nello stesso piano, compaiono materiali diversi affiancati esce quindi dalla lettura letterale della rivendicazione.
Perché la H2C non è stata considerata una violazione probabile
Nel caso della Bambu Lab H2C, la prime tower generata durante la stampa può contenere nello stesso livello zone con materiali differenti. Il tribunale ha osservato che, nelle immagini e negli elementi discussi nel procedimento, la torre della H2C includeva una linea perimetrale e aree interne con materiali diversi nello stesso piano. Questo aspetto è stato ritenuto sufficiente per escludere, almeno in questa fase, la riproduzione della caratteristica decisiva del brevetto Stratasys.
La conseguenza pratica è chiara: Stratasys non ha ottenuto il blocco provvisorio della H2C in Europa. Il tribunale ha inoltre fissato il valore del procedimento a 1 milione di euro e ha ordinato a Stratasys di sostenere i costi legali di Bambu Lab per 112.000 euro.
Che cosa c’entra Vortek
La H2C non è una normale stampante multicolore basata solo su un singolo ugello che cambia filamento. Bambu Lab la presenta come una macchina costruita attorno al sistema Vortek Hotend Change System, con hotend intercambiabili e gestione automatizzata del cambio materiale. Nel materiale ufficiale Bambu Lab, la H2C viene descritta come una stampante multimateriale e multicolore capace di lavorare con più hotend, fino a sette colori o materiali in un singolo lavoro, e con supporto esteso ai filamenti tramite AMS.
Questo dettaglio è importante perché la causa europea non riguarda genericamente tutte le stampanti Bambu Lab o ogni sistema multicolore sul mercato. Riguarda un modello preciso, la H2C, un brevetto preciso, EP2964450, e una questione tecnica precisa: la costruzione della torre di spurgo nel significato attribuito alla rivendicazione brevettuale.
La causa europea non chiude lo scontro negli Stati Uniti
La decisione dell’Aia non cancella il contenzioso tra Stratasys e Bambu Lab negli Stati Uniti. Nel procedimento americano, Stratasys ha contestato diversi modelli Bambu Lab, tra cui X1C, X1E, P1S, P1P, A1 e A1 mini, sostenendo la violazione di brevetti legati a funzioni come torri di spurgo, piatti riscaldati, rilevamento della forza sulla testina e funzioni di rete. In quel procedimento Stratasys ha chiesto danni economici e un’ingiunzione contro la vendita dei prodotti contestati.
Il fronte europeo è quindi un capitolo separato. Qui la discussione si è concentrata sulla H2C e sul brevetto europeo EP2964450. Negli Stati Uniti, invece, il quadro coinvolge più brevetti e più modelli. Per questo la decisione europea va letta con attenzione: è favorevole a Bambu Lab su questo punto specifico, ma non rappresenta una chiusura generale di tutte le controversie tra le due aziende.
Perché questa decisione interessa il settore della stampa 3D desktop
Il caso è significativo perché tocca un tema sensibile per l’intero settore: il confine tra brevetti industriali storici e tecnologie ormai diffuse nelle stampanti desktop. Stratasys è uno dei nomi più importanti della stampa 3D professionale e industriale. Bambu Lab, invece, è cresciuta con forza nel mercato desktop e prosumer, portando velocità, automazione e stampa multicolore a una platea molto ampia.
La disputa mostra quanto siano diventati centrali elementi che molti utenti considerano ormai “normali”: torri di spurgo, gestione colore, cambio materiale, piatti riscaldati, calibrazione automatica, controllo via rete. Per i produttori, queste funzioni non sono solo caratteristiche commerciali: possono diventare terreno di confronto brevettuale, soprattutto quando una tecnologia passa dal laboratorio industriale al mercato consumer.
Cosa succede ora
Stratasys può ancora valutare le opzioni previste dalle regole del Tribunale Unificato dei Brevetti, inclusa la possibilità di appello entro i termini indicati nell’ordine. La decisione dell’Aia riguarda le misure provvisorie, non una sentenza definitiva su ogni aspetto della disputa. Il messaggio del tribunale, però, è netto: per bloccare subito la H2C, Stratasys doveva dimostrare una probabilità di violazione più solida.
Per Bambu Lab, il risultato consente di mantenere la H2C sul mercato europeo, almeno per ora. Per Stratasys, la vicenda conferma che l’applicazione dei brevetti nel settore della stampa 3D consumer richiede un confronto molto tecnico sul testo delle rivendicazioni. In questo caso, poche parole — “layer by layer” — hanno fatto la differenza tra un possibile blocco commerciale e la prosecuzione delle vendite.
