La società britannica RYSE 3D, specializzata nella produzione additiva di componenti polimerici ad alte prestazioni, ha ottenuto un nuovo riconoscimento nell’ambito dei King’s Awards for Enterprise, questa volta legato alla crescita sui mercati esteri. Per il fondatore e CEO Mitchell Barnes si tratta del secondo King’s Award in tre anni: nel 2024 l’azienda aveva già ricevuto un premio nella categoria Innovazione, mentre il nuovo riconoscimento riguarda l’espansione commerciale oltre il Regno Unito.

RYSE 3D nasce nel 2017 a Shipston-on-Stour, nel Warwickshire, e si è costruita una posizione particolare nel settore della stampa 3D industriale: non un semplice service per prototipi, ma un fornitore orientato alla produzione di parti finali, con applicazioni in automotive, aerospace, difesa, energia e manifattura avanzata. L’azienda è stata fondata da Mitchell Barnes, con il coinvolgimento del fratello Cameron Barnes, e ha raggiunto un fatturato annuo vicino ai 5 milioni di sterline. Una quota importante degli ordini arriva da mercati esteri come Stati Uniti, Danimarca e Lettonia.

Dalla prototipazione alla produzione in serie

Il punto interessante del percorso di RYSE 3D non è solo il premio, ma il modo in cui l’azienda si è posizionata. La stampa 3D viene spesso raccontata come una tecnologia utile per prototipi, campioni o piccole verifiche di progetto. RYSE 3D lavora invece su componenti destinati all’uso finale, in lotti che possono arrivare a migliaia o decine di migliaia di pezzi. Questo sposta il discorso dal laboratorio alla produzione vera e propria, dove contano ripetibilità, qualità, controllo dei materiali, tempi di consegna e capacità di rispettare le specifiche del cliente.

L’azienda dichiara di utilizzare tecnologie come FDM industriale, Multi Jet Fusion, estrusione a pellet, post-processing, finitura, scansione 3D e reverse engineering. Tra i materiali citati figurano PA11, PA12, ABS, ASA, PETG, nylon rinforzati, policarbonato, TPU e materiali da pellet riciclati. In pratica, RYSE 3D non vende solo capacità macchina, ma un flusso di lavoro più ampio: progettazione, produzione, finitura e supporto alla scalabilità.

Automotive, hypercar e componenti tecnici

Uno dei settori più importanti per RYSE 3D è quello automotive ad alte prestazioni. L’azienda è stata collegata a numerosi progetti hypercar e fornisce parti come condotti, elementi per sistemi HVAC, componenti per prese d’aria, condotti freno e sistemi collegati alla visione degli specchietti. In precedenti profili aziendali sono stati citati nomi come Aston Martin, Lotus, Williams Advanced Engineering e Gordon Murray Design, oltre a OEM e fornitori Tier One coperti da accordi di riservatezza.

Questo aspetto spiega perché la crescita di RYSE 3D venga osservata con attenzione: nel settore delle supercar e delle hypercar i volumi non sono quelli dell’auto di massa, ma i requisiti sono molto severi. Per un fornitore di parti stampate in 3D significa lavorare su geometrie complesse, materiali resistenti, finiture adeguate e consegne affidabili. La stampa 3D, in questi casi, non viene scelta solo perché “rapida”, ma perché permette di aggirare costi e tempi di attrezzaggio che sarebbero difficili da sostenere su serie limitate.

Il valore del premio per il commercio internazionale

I King’s Awards for Enterprise sono tra i principali riconoscimenti britannici per le imprese e coprono categorie come innovazione, commercio internazionale, sostenibilità e promozione delle opportunità. Le aziende premiate possono usare l’emblema del premio nei materiali di comunicazione, ricevono un certificato ufficiale e vengono presentate da un Lord-Lieutenant, rappresentante del Re nella contea. Il riconoscimento ha validità quinquennale.

Nel caso di RYSE 3D, il premio per l’international trade arriva dopo una crescita molto forte degli ordini esteri. La società ha indicato un aumento delle vendite globali del 2.322% dal 2023 e una base clienti più ampia rispetto alla dipendenza iniziale dal mercato statunitense, con forniture anche verso Danimarca, Francia e Lettonia.

La crescita dell’export è un elemento centrale perché dimostra che una PMI manifatturiera può competere fuori dal mercato nazionale non solo vendendo macchine, ma anche esportando componenti tecnici realizzati in additivo. In altre parole, RYSE 3D non propone la stampa 3D come servizio accessorio, ma come parte di una catena di fornitura industriale.

Investimenti in macchine, materiali e ricerca

La spinta internazionale ha permesso a RYSE 3D di reinvestire oltre 1 milione di sterline in nuove stampanti, ricerca e sviluppo, materiali più leggeri e nel lancio della propria stampante 3D britannica LANDR. L’azienda indica anche una produzione di circa 4 milioni di componenti all’anno e un organico di 18 persone secondo i dati riportati nella notizia di settore; altre fonti imprenditoriali parlano di 25 addetti, includendo una fase di crescita successiva e formazione interna di personale proveniente anche da esperienze non tecniche.

Il progetto LANDR merita attenzione perché nasce come spin-out di RYSE 3D e porta sul mercato una stampante FDM di grande formato pensata per materiali ingegneristici. La LANDR 500 offre un volume di costruzione di 500 × 500 × 500 mm, camera riscaldata a 100 °C, hotend da 500 °C, piano riscaldato a 140 °C e velocità dichiarate fino a 500 mm/s anche con filamenti nylon-carbonio. Tra i componenti citati figurano un estrusore Bondtech LGX, camera integrata, isolamento e sistemi automatici per pulizia e spurgo dell’ugello.

LANDR e il tema dell’accesso alla produzione

Con LANDR, il gruppo cerca di portare sul mercato una macchina che renda più accessibile la stampa 3D FDM per applicazioni produttive. Il messaggio non è rivolto solo ai grandi OEM, ma anche a PMI, sviluppatori di prodotto e aziende che vogliono produrre parti tecniche senza dipendere sempre da attrezzaggi tradizionali o fornitori esterni. La stessa LANDR presenta le proprie macchine come strumenti per costruire parti, prodotti o intere linee di produzione con maggiore controllo interno.

Questo collegamento tra service industriale e sviluppo hardware è uno degli aspetti più interessanti del caso RYSE 3D. L’azienda ha usato la propria esperienza quotidiana di produzione per capire che cosa serve davvero in officina: volumi utili, materiali tecnici, affidabilità, libertà nella scelta dei filamenti e costo macchina sostenibile. Non è un approccio teorico, ma un percorso nato da cicli di produzione reali.

Un modello utile anche per leggere il mercato della stampa 3D

Il secondo King’s Award di RYSE 3D conferma una tendenza che riguarda tutto il settore: la stampa 3D industriale viene valutata sempre meno come tecnologia isolata e sempre più come strumento di produzione integrato. Le aziende clienti non cercano solo una macchina o un materiale, ma soluzioni che funzionino dentro vincoli concreti: costo per parte, tempi, qualità, ripetibilità, certificazioni, finitura e logistica.

Nel caso di RYSE 3D, il premio non riguarda una singola invenzione, ma la capacità di trasformare competenze additive in esportazioni, componenti prodotti in serie e relazioni con settori ad alto valore. Per un mercato come quello europeo, e anche per l’Italia, è un caso da seguire perché mostra quanto spazio esista per service specializzati, competenze sui materiali e produzione additiva orientata a parti finali.

La vicenda di Mitchell Barnes e RYSE 3D dimostra che la crescita nella stampa 3D non passa solo dall’acquisto di nuove macchine. Conta la capacità di capire i problemi dei clienti, scegliere i materiali giusti, controllare il processo e costruire un’offerta credibile per settori dove un componente non può semplicemente “assomigliare” al pezzo finale: deve funzionare, durare e arrivare nei tempi richiesti.

Di Fantasy

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