Titomic Limited ha ricevuto un ordine da Iowa State University per un sistema Titomic 623 ISB-11, una piattaforma integrata di cold spray destinata ad attività di ricerca, sviluppo di rivestimenti e applicazioni di manifattura avanzata. L’ordine riguarda una soluzione della famiglia Integrated Spray Booth, pensata per offrire un ambiente già configurato per lavorazioni di coating, riparazione e deposizione metallica.
Il valore dell’ordine è indicato nel report trimestrale di Titomic in 307.000 dollari USA, pari a circa 435.000 dollari australiani. Il sistema sarà usato per sostenere attività di ricerca e sviluppo nel campo della tecnologia cold spray, con particolare attenzione a materiali, rivestimenti e possibili applicazioni in ambiti come spazio, difesa ed energia.
Un sistema integrato per portare il cold spray in laboratorio
Il Titomic 623 ISB-11 non è una semplice pistola di spruzzatura installata in un laboratorio. È una piattaforma chiusa e integrata che combina il sistema di deposizione, la gestione del materiale e l’estrazione delle polveri. Questo consente a università e centri di ricerca di lavorare in un ambiente più controllato, adatto sia a prove sperimentali sia a percorsi di validazione più vicini all’uso industriale.
La linea ISB di Titomic può integrare sistemi low e medium pressure, con configurazioni personalizzabili in base alle esigenze del cliente. Tra le caratteristiche indicate dall’azienda ci sono robotica o sistemi lineari, aspirazione integrata delle polveri, caricamento e scaricamento automatico dei pezzi, compatibilità con diversi alimentatori di polvere, accesso remoto per assistenza, data logging e controllo closed-loop del processo.
Per Iowa State University, questo significa avere accesso a una piattaforma che non serve soltanto a dimostrare il processo, ma anche a studiarlo. In un contesto universitario, la possibilità di raccogliere dati, controllare parametri, cambiare materiali e confrontare formulazioni è fondamentale. Il cold spray è una tecnologia molto sensibile a fattori come velocità delle particelle, temperatura, pressione, granulometria della polvere, materiale di base e preparazione della superficie.
Che cos’è il cold spray e perché interessa la manifattura additiva
Il cold spray è un processo in cui particelle metalliche, ceramiche o polimeriche vengono accelerate ad alta velocità verso una superficie. A differenza di tecnologie come saldatura, laser cladding o thermal spray, il materiale non viene portato a fusione completa. Le particelle si depositano grazie all’energia cinetica, deformandosi e legandosi al substrato. Titomic chiama questa famiglia di processi Titomic Kinetic Fusion, abbreviata spesso in TKF.
Questa caratteristica è importante perché riduce molti problemi legati al calore: deformazioni, zone termicamente alterate, ossidazione e tensioni residue tipiche dei processi più caldi. Per questo il cold spray può essere interessante per riparare componenti metallici usurati, aggiungere rivestimenti anticorrosione, creare strati conduttivi o depositare materiali diversi su un substrato già esistente.
La tecnologia può essere usata anche in ottica additive manufacturing, costruendo materiale strato dopo strato. Non sostituisce ogni processo di stampa 3D metallica, ma offre una strada diversa: deposizione rapida, basso apporto termico e possibilità di lavorare su componenti già esistenti, anche di grandi dimensioni. È particolarmente interessante quando l’obiettivo non è creare un pezzo piccolo ad altissima risoluzione, ma riparare, ricostruire, rivestire o aggiungere materiale su superfici funzionali.
Il ruolo del sistema 623
La base tecnica del sistema Iowa State è legata alla famiglia TKF 623 / D623, descritta da Titomic come un sistema medium-pressure per coating, riparazione e applicazioni additive. L’azienda lo indica per ripristino di parti metalliche, componenti motore, stampi, sigillature, protezione dalla corrosione e rivestimenti conduttivi. Il sistema può depositare anche metalli diversi tra loro, per esempio alluminio su acciaio o nichel su ghisa.
La scheda tecnica del D623 indica una pressione massima di ingresso dell’azoto di 30 bar, una pressione operativa nella pistola tra 8 e 20 bar, temperatura operativa in ingresso all’ugello tra 20 e 750 °C, consumo massimo di polvere di 1,8–2,2 kg/ora e funzionamento sia manuale sia robotico. Tra i materiali elencati compaiono alluminio, zinco, rame, stagno, nichel, babbitt, oro, argento, platino e Inconel 625.
Questi dati spiegano perché un sistema del genere possa essere utile in un’università. Non è limitato a un’unica lega o a una singola applicazione. Può servire a confrontare materiali, valutare rivestimenti, studiare deposizioni su substrati differenti e simulare casi d’uso legati alla riparazione industriale.
Perché Iowa State University è un cliente coerente per questa tecnologia
Il progetto sarà collegato alle attività di Dr. Sougata Roy, Assistant Professor in Mechanical Engineering presso Iowa State University. Il suo profilo accademico indica aree di interesse come additive manufacturing multiscala, hybrid manufacturing, tribologia, scienza dei materiali, surface engineering e analisi di guasti in drivetrain, in particolare ingranaggi e cuscinetti.
Questo collegamento è importante perché molte applicazioni cold spray vivono esattamente in quell’intersezione: superfici soggette a usura, componenti meccanici, rivestimenti funzionali, materiali compositi, riparazione di parti critiche e miglioramento dell’affidabilità. In altre parole, il sistema non entra in un laboratorio generico, ma in un contesto dove esistono competenze su materiali, usura, superfici e produzione avanzata.
Secondo Titomic, Iowa State intende usare la piattaforma anche per studiare nuovi materiali compositi e validare formulazioni per applicazioni su scala più ampia. Il riferimento a spazio, difesa ed energia non è casuale: sono settori in cui l’affidabilità dei componenti, la protezione delle superfici e la capacità di riparare parti costose possono avere un valore tecnico ed economico rilevante.
Riparare invece di sostituire
Uno degli aspetti più concreti del cold spray riguarda la riparazione. Componenti come motori, cuscinetti, alberi, gearbox, alloggiamenti e superfici metalliche possono subire usura, corrosione, difetti superficiali o perdita di materiale. In molti casi, il pezzo non è completamente inutilizzabile: è una superficie critica a essere danneggiata.
Il sistema ISB-11 può essere usato proprio su casi di riparazione di difetti superficiali e componenti usurati o danneggiati, inclusi motori, bearing e gearboxes. Questa impostazione è interessante per la ricerca applicata perché permette di lavorare su scenari vicini all’industria: non solo campioni piatti, ma geometrie e problemi ispirati a parti reali.
Per settori come aerospazio, energia e difesa, la riparazione non è solo una questione di costo. Può significare ridurre tempi di fermo, evitare la sostituzione di componenti difficili da reperire, prolungare la vita utile di parti costose e rendere meno fragile la catena di fornitura. Il cold spray entra quindi in un discorso più ampio sulla manutenzione avanzata e sulla produzione distribuita.
Titomic e la strategia statunitense
L’ordine da Iowa State University si inserisce in una fase in cui Titomic sta rafforzando la propria presenza negli Stati Uniti. L’azienda ha una struttura a Huntsville, Alabama, città legata da decenni ad aerospazio, difesa e programmi spaziali. Nel 2026 Titomic ha ottenuto per la sede di Huntsville la certificazione AS9100, standard di gestione qualità usato nei settori aerospazio e difesa.
La certificazione AS9100 copre aspetti come produzione, qualità, gestione del rischio e miglioramento continuo. Per un’azienda che vuole proporre soluzioni cold spray a clienti regolati, questa parte non è secondaria: senza tracciabilità, procedure e controllo di processo, la tecnologia resta più difficile da portare in applicazioni critiche.
Nel report trimestrale, Titomic collega la propria fase industriale a temi come configurazione dei sistemi, scalabilità della forza lavoro qualificata, capacità produttiva e allineamento ai contratti nei settori aerospazio, difesa ed energia. La società indica anche attività con programmi governativi statunitensi e alleati, tra cui Office of Strategic Capital, Defense Production Act Title III Accelerator, EXIM Bank e ManTech.
Una tecnologia con radici australiane e ambizioni industriali
Titomic Kinetic Fusion nasce da un percorso australiano. Il progetto IMCRC dedicato alle strutture complesse in titanio indica Titomic Limited come partner industriale e CSIRO e RMIT University come organizzazioni di ricerca. In quella scheda, TKF viene descritta come tecnologia brevettata, sviluppata con CSIRO, che combina robotica e cold spray per produrre strutture complesse in titanio su scala industriale.
Questo passaggio è utile per capire la natura della tecnologia. Titomic non propone soltanto un processo di coating, ma una piattaforma che può essere usata sia per riparazioni e rivestimenti sia per costruzione additiva di strutture metalliche. La differenza tra queste applicazioni dipende dal sistema usato, dal materiale, dalla strategia di deposizione e dall’integrazione con robotica, lavorazioni successive e controlli.
Un ordine universitario dentro una rete più ampia
Il sistema per Iowa State non è un caso isolato. Nel report trimestrale, Titomic cita anche un ordine da Royal Netherlands Aerospace Centre per un sistema high-pressure TKF 1000 destinato alla ricerca aerospaziale e difesa, un contratto con Deutsche Bahn Fahrzeuginstandhaltung GmbH per un TKF 523 dedicato alla riparazione di componenti ferroviari, e una qualificazione DNV per l’uso di sistemi low e medium pressure nella deposizione di rivestimenti in alluminio per protezione dalla corrosione nel settore Oil & Gas.
Questi elementi aiutano a leggere meglio l’ordine di Iowa State. Da una parte c’è il mercato industriale, con ferrovie, energia, aerospazio e difesa. Dall’altra c’è la ricerca universitaria, che può lavorare su materiali, parametri, superfici e metodi di validazione. Il valore per Titomic sta nel collegare questi due mondi: i laboratori aiutano a capire e qualificare il processo, l’industria fornisce problemi reali da risolvere.
Perché il cold spray interessa anche chi segue la stampa 3D
Nel mondo della stampa 3D metallica si parla spesso di laser powder bed fusion, binder jetting, directed energy deposition o wire arc additive manufacturing. Il cold spray occupa una posizione particolare: non fonde il materiale, ma lo deposita usando velocità e impatto. Questo lo rende meno adatto ad alcune geometrie molto fini, ma più interessante per superfici ampie, riparazioni, rivestimenti spessi e deposizione su pezzi già esistenti.
Per chi segue la manifattura additiva, il punto non è stabilire quale tecnologia sia “migliore” in assoluto. Il punto è capire dove ciascun processo ha senso. Il cold spray può avere un ruolo dove servono basso apporto termico, materiali diversi, riparazioni localizzate, protezione anticorrosione, layer funzionali o ricostruzione di componenti usurati.
In un laboratorio universitario come quello di Iowa State, un sistema ISB-11 può servire proprio a rispondere a domande che l’industria si pone: quali combinazioni di materiale e substrato funzionano meglio? Come cambiano adesione, porosità, durezza e comportamento a usura? Quali parametri rendono il processo più ripetibile? Quali trattamenti successivi sono necessari? Quali applicazioni possono passare dal campione al componente?
Un passo concreto verso ricerca applicata e formazione
C’è anche un elemento formativo. Titomic sottolinea che il design user-friendly del sistema lo rende adatto ad ambienti educativi. Questo non significa semplificare il processo, ma renderlo accessibile a studenti e ricercatori che devono imparare a gestire polveri, parametri, superfici e controlli in modo ordinato.
La presenza di un sistema integrato può aiutare gli studenti a vedere il cold spray non come una tecnologia astratta, ma come una piattaforma industriale completa: alimentazione della polvere, controllo della pistola, estrazione, sicurezza, movimentazione, raccolta dati e analisi del risultato. È un passaggio importante perché molte tecnologie additive falliscono non nella dimostrazione, ma nella traduzione in processo ripetibile.
Cosa aspettarsi da questa installazione
L’ordine di Iowa State University non va letto come l’annuncio di una nuova linea produttiva, ma come l’ingresso di una piattaforma cold spray in un ambiente di ricerca con competenze coerenti. Il risultato più interessante potrebbe arrivare dai lavori su compositi, rivestimenti e superfici funzionali, soprattutto se collegati a settori dove l’affidabilità è critica.
Per Titomic, il valore è duplice. Da un lato il sistema entra in una università statunitense con attività legate ad additive manufacturing, tribologia e surface engineering. Dall’altro rafforza la presenza dell’azienda in un ecosistema americano dove aerospazio, difesa, energia e supply chain domestica sono temi sempre più collegati alla produzione avanzata.
Per il settore della stampa 3D, il caso conferma che la manifattura additiva metallica non si limita alla produzione di pezzi da zero. Una parte importante del mercato potrà crescere intorno a riparazione, rivestimento, ricostruzione e miglioramento di componenti esistenti. Il sistema Titomic 623 ISB-11 a Iowa State University va in questa direzione: usare il cold spray come strumento di ricerca, ma con una chiara connessione alle applicazioni industriali.
