Decathlon Kiprun presenta KIPNEXT 3D, la scarpa da running con intersuola stampata in 3D
Decathlon porta la stampa 3D nel proprio catalogo running con KIPNEXT 3D, una scarpa sviluppata dal marchio Kiprun che utilizza una intersuola prodotta con tecnologia HP Multi Jet Fusion. Non si tratta di una scarpa interamente stampata in 3D: la tomaia resta in materiale tessile lavorato a maglia, mentre la parte più interessante dal punto di vista tecnologico è la struttura centrale della suola, realizzata con una geometria reticolare.
La scelta è significativa perché arriva da Decathlon, un gruppo che lavora su volumi molto diversi rispetto ai marchi di nicchia. La stampa 3D nelle calzature sportive è già stata sperimentata da aziende come Adidas, Nike e Brooks, ma spesso con prodotti limitati, costosi o pensati più come dimostrazione tecnologica che come modello realmente vicino al mercato di massa. Con KIPNEXT 3D, Kiprun sembra voler testare una via intermedia: non una scarpa completamente additiva, ma una scarpa tradizionale in alcune parti e additiva nel componente dove la geometria conta di più.
La stampa 3D entra nell’intersuola
L’elemento centrale della KIPNEXT 3D è l’intersuola. Al posto della classica schiuma EVA sagomata con processi convenzionali, Kiprun utilizza una struttura stampata in 3D con geometria a reticolo. Questo tipo di soluzione permette di variare densità, forma e risposta meccanica in zone diverse della suola, adattando il comportamento del materiale alle aree di appoggio, compressione e spinta.
La tecnologia impiegata è HP Multi Jet Fusion, processo industriale a letto di polvere che consente di produrre componenti polimerici funzionali. HP descrive MJF come una tecnologia capace di controllare le proprietà a livello di voxel attraverso agenti di fusione e dettaglio, con applicazioni che vanno dalla prototipazione alla produzione di parti finali.
Nel caso della KIPNEXT 3D, Kiprun parla di un materiale TPA sviluppato per avere buone proprietà di ritorno elastico. La struttura cava dell’intersuola punta a combinare leggerezza, ammortizzazione e risposta, sfruttando il fatto che una geometria reticolare può essere progettata in modo più fine rispetto a una schiuma piena. Secondo i dati comunicati dal marchio, la scarpa raggiunge un ritorno di energia del 75%, mentre molte intersuole tradizionali in EVA vengono indicate nella fascia 50–65%.
Una scarpa ibrida, non una scarpa tutta stampata
È utile chiarire questo punto: KIPNEXT 3D non appartiene alla categoria delle scarpe completamente stampate in 3D. La tomaia è realizzata con un materiale knit, quindi una lavorazione tessile che avvolge il piede e integra anche il sistema di allacciatura. La stampa 3D interviene nella parte che deve assorbire e restituire energia durante la corsa.
Questa scelta è meno appariscente rispetto a una scarpa interamente additiva, ma può essere più interessante dal punto di vista industriale. Stampare tutta la scarpa significa affrontare problemi di comfort, traspirabilità, flessibilità, finitura e durata in ogni componente. Stampare l’intersuola consente invece di concentrare la tecnologia sul punto dove la progettazione parametrica e le strutture reticolari possono offrire vantaggi più chiari.
In pratica, Kiprun non sostituisce l’intera filiera della scarpa. Usa la stampa 3D per ripensare una parte specifica del prodotto.
Il ruolo di Decathlon, HP e Something Added
Il progetto nasce all’interno dell’ecosistema Decathlon-Kiprun e viene collegato all’Innovation Powerhouse di Shenzhen, in Cina. Secondo quanto comunicato, lo sviluppo della scarpa ha richiesto meno di sei mesi. Al lavoro ha partecipato anche Something Added, azienda di Barcellona specializzata nell’applicazione della stampa 3D al settore footwear con tecnologia HP.
Il coinvolgimento di un partner specializzato è un aspetto importante. Le scarpe stampate in 3D non sono soltanto un problema di macchina o di materiale: richiedono competenze di progettazione reticolare, test meccanici, adattamento delle taglie, post-processing, controllo qualità e integrazione con la parte tessile o con la tomaia. In una scarpa da running, anche piccole differenze nella risposta della suola possono cambiare la sensazione di corsa.
Un percorso iniziato prima della KIPNEXT 3D
Decathlon non arriva a questo progetto partendo da zero. Nel 2023 il gruppo aveva già presentato, insieme a HP e Lonati Group, un concetto di produzione per calzature sportive basato sulla combinazione tra stampa 3D e lavorazione a maglia. In quel progetto erano coinvolte la tecnologia HP Multi Jet Fusion, le macchine per tomaie di Lonati e Santoni, e materiali come BASF Ultrasint TPU01 per componenti della suola.
Quel concept puntava su alcuni temi che tornano anche nel dibattito attorno alla KIPNEXT 3D: produzione più flessibile, minore uso di colle, possibilità di separare le parti della scarpa, riparabilità e produzione più vicina al mercato finale. La nota congiunta di HP, Decathlon e Lonati indicava anche la possibilità di personalizzazione, produzione locale e riduzione dello spreco legato allo stock.
Non è stato dichiarato che KIPNEXT 3D derivi direttamente da quel progetto, ma la continuità tecnologica è evidente: stampa 3D per la suola, lavorazione tessile per la tomaia, attenzione alla semplificazione dell’assemblaggio e al superamento della scarpa costruita con molti componenti incollati.
Perché la geometria reticolare interessa il running
Nel running, la suola non deve solo essere morbida. Deve comprimersi, stabilizzare, tornare in posizione, assorbire impatti ripetuti e mantenere un comportamento prevedibile per molti chilometri. Le schiume tradizionali lavorano attraverso la composizione del materiale e la forma generale dell’intersuola. Con la stampa 3D, invece, è possibile modificare anche l’architettura interna.
Una struttura reticolare può essere più aperta in alcune zone e più densa in altre. Può essere progettata per deformarsi in modo controllato sotto carico. Può alleggerire il componente senza svuotarlo in maniera casuale. Può anche permettere iterazioni più rapide: se i test mostrano che una zona è troppo morbida o troppo rigida, si interviene sul file digitale prima ancora di cambiare stampi o attrezzature.
Questo non significa che ogni scarpa stampata in 3D sia automaticamente migliore di una scarpa con schiuma tradizionale. La qualità finale dipende da materiale, geometria, peso, durata, grip, stabilità, costo e sensazione reale durante la corsa. Però la stampa 3D offre ai progettisti uno strumento in più, soprattutto nella fase di sviluppo e nelle serie limitate.
Il confronto con Brooks, Adidas e Nike
Il progetto Decathlon si inserisce in una tendenza più ampia. Brooks, ad esempio, ha lavorato con HP sulla Exhilarate-BL, una scarpa con intersuola stampata in 3D tramite tecnologia MJF. HP ha presentato quel progetto come un’applicazione della stampa 3D alla progettazione biomeccanica della calzatura, con intersuole reticolari ottimizzate per ritorno di energia e propulsione.
Anche Adidas e Nike hanno sperimentato scarpe con componenti additivi o soluzioni più spinte dal punto di vista del design. La differenza, nel caso Kiprun, è l’identità del marchio: Decathlon è percepita come azienda orientata a prodotti accessibili e a una distribuzione molto ampia. Per questo la domanda interessante non è solo tecnica, ma industriale: la stampa 3D potrà uscire dalla fascia dei concept e delle limited edition per entrare in prodotti più vicini al corridore comune?
Disponibilità limitata, prezzo da fascia premium
Per ora la risposta resta prudente. KIPNEXT 3D è disponibile soltanto in alcuni negozi Decathlon selezionati in Cina. Il prezzo indicato è 1.949 dollari di Hong Kong, pari a circa 250 dollari. Non siamo quindi davanti a una scarpa economica, ma nemmeno a un oggetto da collezione con prezzo irraggiungibile.
È probabile che questa fase serva a Decathlon per valutare produzione, risposta dei clienti, durata del componente stampato e percezione del prodotto. Le scarpe running sono prodotti molto concreti: il consumatore non giudica solo la tecnologia, ma anche peso, calzata, comfort, prezzo, disponibilità delle taglie e durata nel tempo.
Un test industriale più che una semplice novità di prodotto
La KIPNEXT 3D va letta come un test sulla produzione delle scarpe sportive. Decathlon sta sperimentando una combinazione tra progettazione digitale, stampa 3D e lavorazione tessile che potrebbe ridurre alcune rigidità della filiera tradizionale. La stampa 3D permette di lavorare senza stampi dedicati per ogni geometria, di modificare rapidamente il design e di produrre strutture impossibili o molto difficili da ottenere con processi convenzionali.
Il punto decisivo sarà capire se questa soluzione potrà scalare. Una cosa è produrre una serie limitata destinata a pochi negozi in Cina; un’altra è portare una scarpa del genere in Europa, con disponibilità ampia, prezzo competitivo e produzione stabile. Se Decathlon riuscirà a trasformare questa sperimentazione in un prodotto più diffuso, la stampa 3D nelle calzature da running potrebbe fare un passo importante verso il mercato reale.
Per ora KIPNEXT 3D mostra una direzione chiara: non sostituire tutta la scarpa con la stampa 3D, ma usare l’additive manufacturing dove la progettazione geometrica può incidere di più. Ed è proprio questa impostazione, meno spettacolare ma più concreta, che rende il progetto interessante per chi segue l’evoluzione industriale della stampa 3D.
