Il cosiddetto vibe coding, cioè lo sviluppo di applicazioni attraverso istruzioni impartite in linguaggio naturale a un sistema di intelligenza artificiale, comincia a produrre effetti concreti anche nel settore della stampa 3D.
Uno dei primi esempi è SketchForge, un programma di modellazione tridimensionale open source realizzato da uno sviluppatore identificato online con lo pseudonimo FlatCarrot3943. Il progetto propone un ambiente di progettazione simile a Tinkercad, ma introduce alcune funzioni aggiuntive pensate per rispondere alle esigenze specifiche del suo autore.
L’aspetto più interessante non riguarda soltanto ciò che SketchForge permette di fare, ma il modo in cui il software è stato costruito. Secondo quanto dichiarato dal suo sviluppatore, gran parte dell’applicazione è stata realizzata nell’arco di circa un mese utilizzando OpenAI Codex come assistente per la generazione del codice.
Che cosa si intende per vibe coding
L’espressione vibe coding è stata introdotta nel 2025 dal ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale Andrej Karpathy. Descrive un metodo di sviluppo nel quale l’utente non scrive necessariamente ogni riga di codice, ma spiega all’AI che cosa vuole ottenere, prova il risultato e fornisce nuove indicazioni per correggerlo o ampliarlo.
Il processo può essere riassunto in una sequenza abbastanza semplice:
si descrive l’applicazione desiderata;
il modello di intelligenza artificiale genera il codice;
il programma viene eseguito e verificato;
gli errori o le modifiche richieste vengono comunicati all’AI;
il ciclo viene ripetuto fino a ottenere un risultato soddisfacente.
La differenza rispetto ai tradizionali strumenti di programmazione assistita è soprattutto nel ruolo assunto dall’utente. Il lavoro si sposta dalla scrittura dettagliata della sintassi alla definizione delle funzioni, dell’interfaccia e del comportamento del programma.
Questo non significa che la programmazione tradizionale diventi inutile. Per le applicazioni professionali rimangono necessari controllo del codice, test, gestione della sicurezza e manutenzione. Il vibe coding può però ridurre il tempo necessario per trasformare un’idea in un prototipo funzionante.
SketchForge come alternativa costruita sulle esigenze dell’utente
SketchForge nasce da un principio che fino a pochi anni fa sarebbe apparso poco realistico: quando un programma non offre le funzioni desiderate, invece di attendere che il produttore le introduca, un singolo utente può provare a sviluppare una propria alternativa.
Il programma riprende l’impostazione di Tinkercad, il modellatore tridimensionale online di Autodesk utilizzato soprattutto nella formazione, nella prototipazione e nei primi approcci alla progettazione destinata alla stampa 3D.
In un ambiente di questo tipo, gli oggetti vengono costruiti combinando forme geometriche elementari, sottraendo volumi e modificando dimensioni e posizioni. Non si tratta quindi di un sostituto diretto dei sistemi CAD professionali più complessi, ma di uno strumento orientato alla rapidità e all’accessibilità.
SketchForge aggiunge a questa impostazione alcune caratteristiche richieste dal suo stesso sviluppatore. È proprio questo elemento a rendere il progetto significativo: il software non nasce da un piano commerciale elaborato da una grande azienda, ma da un’esigenza personale trasformata in un’applicazione disponibile anche per altri utenti.
Perché la stampa 3D può diventare un terreno adatto al vibe coding
Il flusso di lavoro della stampa 3D è composto da numerosi passaggi e da software spesso sviluppati da aziende differenti. Si parte dalla progettazione CAD, si procede con la riparazione del modello, l’esportazione nel formato desiderato, lo slicing, la gestione della stampante e il controllo del processo.
A queste attività possono aggiungersi preventivazione, gestione degli ordini, archiviazione dei file, monitoraggio dei materiali, tracciabilità dei componenti e generazione della documentazione tecnica.
Molte di queste funzioni sono già disponibili all’interno di piattaforme commerciali. Esistono però numerosi casi nei quali un laboratorio o un singolo operatore ha bisogno di una funzione molto precisa che non giustifica l’acquisto o lo sviluppo di un grande sistema software.
Un’applicazione generata con l’assistenza dell’AI potrebbe, per esempio:
controllare automaticamente le dimensioni dei file STL;
convertire una raccolta di modelli da STL a 3MF;
calcolare una prima stima del materiale necessario;
rinominare e catalogare i modelli secondo regole aziendali;
generare schede di lavorazione;
raccogliere i parametri utilizzati sulle diverse stampanti;
creare un’interfaccia semplificata per caricare file e richiedere preventivi;
confrontare versioni differenti dello stesso componente;
automatizzare operazioni ripetitive all’interno di un laboratorio.
Non tutte queste applicazioni richiedono una piattaforma complessa. In molti casi può essere sufficiente uno strumento interno, progettato per risolvere un problema circoscritto e utilizzato da poche persone.
Una possibile crescita dei piccoli software specializzati
Il costo di sviluppo ha finora limitato la nascita di applicazioni destinate a nicchie molto ristrette. Un programma utile a poche centinaia di utenti difficilmente può sostenere una squadra composta da programmatori, progettisti dell’interfaccia, addetti ai test e tecnici incaricati della manutenzione.
Gli assistenti di programmazione basati sui grandi modelli linguistici possono cambiare in parte questo equilibrio. Una singola persona con competenze tecniche nel settore della stampa 3D, ma con una preparazione limitata nella programmazione, può descrivere il problema e ottenere una prima implementazione.
Questo potrebbe favorire la comparsa di molti piccoli strumenti specializzati, distribuiti come progetti open source, applicazioni web o utility interne.
Il fenomeno non comporterà necessariamente la sostituzione dei principali software CAD o di slicing. È più probabile che produca una fascia intermedia di applicazioni capaci di collegare programmi esistenti, automatizzare passaggi manuali o introdurre funzioni troppo specifiche per essere inserite nei prodotti destinati al grande pubblico.
Il ruolo dell’open source
La scelta di pubblicare SketchForge come progetto open source può facilitare la collaborazione tra utenti con esigenze simili.
Il codice accessibile permette ad altri sviluppatori di analizzarlo, proporre correzioni, aggiungere funzioni e creare versioni derivate. In teoria, anche una persona priva delle capacità necessarie per programmare autonomamente potrebbe utilizzare un assistente AI per comprendere la struttura del progetto e adattarlo al proprio flusso di lavoro.
Questo meccanismo potrebbe rafforzare il rapporto tra vibe coding e software open source. L’intelligenza artificiale rende più semplice produrre una prima versione, mentre la comunità può contribuire al controllo e al miglioramento del risultato.
Resta però necessario verificare la compatibilità delle licenze, la qualità delle dipendenze utilizzate e l’origine delle porzioni di codice suggerite dai modelli.
I limiti: un programma funzionante non è sempre un programma affidabile
La possibilità di generare rapidamente un’applicazione non garantisce che questa sia sicura, stabile o adatta a un impiego professionale.
Un software può sembrare corretto durante una dimostrazione e presentare comunque problemi nella gestione dei dati, nei permessi di accesso, nella validazione dei file o nella protezione delle informazioni.
Questi rischi sono particolarmente importanti nella produzione additiva. I file caricati su una piattaforma possono contenere componenti non ancora presentati sul mercato, parti destinate ai settori medicale, aerospaziale o della difesa, oppure geometrie coperte da segreto industriale.
Un’applicazione realizzata senza un adeguato sistema di autenticazione potrebbe consentire a un utente di accedere ai file di altri clienti. Una libreria software compromessa potrebbe introdurre codice dannoso. Un errore nel trattamento della geometria potrebbe modificare un modello senza che l’operatore se ne accorga.
Gli esperti di sicurezza interpellati in precedenti analisi dedicate al vibe coding hanno evidenziato rischi legati a crittografia insufficiente, gestione errata degli accessi, esposizione dei dati e dipendenze software non verificate. Nel campo della produzione additiva, una vulnerabilità digitale può inoltre avere conseguenze sul componente fisico, per esempio alterando un file o un percorso di stampa.
Dal prototipo al software utilizzato in produzione
Il vibe coding appare particolarmente adatto alla costruzione di prototipi, utility personali e strumenti interni a basso rischio.
La situazione cambia quando il programma deve gestire ordini, pagamenti, dati personali, proprietà intellettuale o parametri di produzione. In questi casi il codice dovrebbe essere sottoposto a revisione, test automatici e verifiche di sicurezza.
Occorre inoltre valutare la manutenzione. Un’applicazione generata attraverso una serie di conversazioni con un modello AI può diventare difficile da modificare se la struttura del codice non è chiara o se manca una documentazione adeguata.
Per evitare questo problema, anche chi sviluppa con l’intelligenza artificiale dovrebbe mantenere alcune pratiche tradizionali:
definire con precisione i requisiti;
utilizzare un sistema di controllo delle versioni;
documentare le funzioni principali;
generare ed eseguire test;
controllare le librerie esterne;
separare i dati di prova da quelli reali;
prevedere una revisione da parte di uno sviluppatore quando l’applicazione assume un ruolo operativo.
Lo stesso approccio responsabile al vibe coding distingue il semplice affidamento all’output dell’AI dallo sviluppo assistito, nel quale l’utente verifica, testa e assume la responsabilità del prodotto finale.
Non soltanto applicazioni: l’AI può avvicinarsi al percorso di stampa
L’incontro tra intelligenza artificiale generativa e stampa 3D non si limita alla creazione di interfacce o piccoli programmi.
Sono in fase di studio sistemi capaci di generare geometrie parametriche a partire da descrizioni testuali e soluzioni che cercano di ridurre il numero di passaggi tra idea e produzione.
Un progetto di ricerca denominato Image2Gcode, per esempio, propone un metodo per generare direttamente percorsi di stampa a partire da immagini o disegni bidimensionali, evitando in alcuni casi il passaggio attraverso un modello CAD tradizionale e un file STL. Si tratta di un’attività sperimentale, ma indica una possibile direzione: l’AI potrebbe intervenire non solo nella scrittura del software, ma anche nella generazione dei dati utilizzati dalla macchina.
Un’altra area è quella della modellazione parametrica mediante strumenti come OpenSCAD o CadQuery. Questi sistemi descrivono le forme attraverso codice e parametri, rendendoli adatti all’interazione con modelli linguistici capaci di generare e correggere script.
La combinazione tra linguaggio naturale, modellazione parametrica e verifica geometrica potrebbe consentire a un utente di chiedere, per esempio, una staffa con determinate dimensioni, fori e tolleranze, ricevendo un modello modificabile anziché una semplice mesh.
Che cosa può cambiare per le aziende del settore
Per i produttori di stampanti 3D e per gli sviluppatori di software, la crescita di strumenti costruiti dagli utenti rappresenta sia un’opportunità sia un elemento da tenere sotto osservazione.
Da una parte, le aziende possono usare gli stessi sistemi AI per accelerare lo sviluppo di plugin, interfacce e integrazioni. Possono inoltre analizzare i progetti indipendenti per comprendere quali funzioni non sono coperte dai prodotti esistenti.
Dall’altra, alcune applicazioni commerciali semplici potrebbero trovarsi a competere con alternative sviluppate da singoli utenti e distribuite gratuitamente.
Il vantaggio dei prodotti professionali resterà legato a supporto, affidabilità, aggiornamenti, sicurezza, integrazione con l’hardware e capacità di gestire processi complessi. Tuttavia, la disponibilità di strumenti generativi potrebbe rendere meno sostenibile la vendita di software molto limitati, costosi o scarsamente adattabili.
SketchForge come segnale di una trasformazione più ampia
SketchForge non dimostra che chiunque possa costruire in poche settimane un sistema CAD industriale completo. Mostra però che la soglia necessaria per creare un’applicazione dedicata alla modellazione e alla stampa 3D si sta abbassando.
Un singolo sviluppatore ha potuto trasformare alcune preferenze personali in un programma funzionante, pubblicarlo come open source e renderlo disponibile ad altri utenti, utilizzando OpenAI Codex per produrre gran parte del codice.
Il risultato più plausibile non sarà la comparsa immediata di un sostituto universale per i grandi programmi esistenti. Potremmo invece assistere alla crescita di centinaia di utility, estensioni, convertitori, verificatori e interfacce costruiti intorno a esigenze molto specifiche.
Per un settore nato dalla possibilità di trasformare rapidamente un modello digitale in un oggetto fisico, l’arrivo di strumenti capaci di trasformare una descrizione in software rappresenta una continuità interessante: dopo aver ridotto la distanza tra progetto e produzione, la stampa 3D potrebbe ora ridurre anche quella tra un’esigenza operativa e il programma necessario per affrontarla.
