Un gruppo di ricerca composto da scienziati della Northwestern University, della University of Virginia, della University of Alabama e dell’Argonne National Laboratory ha sviluppato un metodo per osservare l’organizzazione degli atomi all’interno del metallo fuso durante un processo di produzione additiva.
Lo studio, pubblicato il 22 maggio 2026 sulla rivista Nature Communications di Springer Nature, esamina un aspetto che i sistemi convenzionali di monitoraggio non riescono a rilevare direttamente: la struttura atomica del bagno di fusione prima e durante la solidificazione.
La ricerca è stata coordinata da Lin Gao e Tao Sun, con il contributo di Kyle Mumm, Zhongshu Ren, Zhou Yu, Xingyang Li e Chihpin Andrew Chuang. Gli esperimenti sono stati condotti presso la linea 1-ID-E dell’Advanced Photon Source, l’impianto a luce di sincrotrone gestito dall’Argonne National Laboratory per l’Office of Science del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.
L’obiettivo non era soltanto osservare la forma del bagno di fusione o misurarne la temperatura. I ricercatori hanno cercato di determinare come gli atomi si organizzassero nel metallo liquido e in che modo tale organizzazione influenzasse la formazione dei grani cristallini nel componente stampato.
I risultati suggeriscono che la microstruttura non dipenda unicamente dalla velocità di raffreddamento e dal gradiente termico. Anche gli aggregati atomici presenti nel liquido possono contribuire a stabilire se il metallo formerà grandi grani colonnari oppure una distribuzione più fine di grani equiassici.
Perché la microstruttura è decisiva nella stampa 3D metallica
Quando un laser fonde un filo o uno strato di polvere metallica, crea una piccola regione liquida chiamata bagno di fusione. Questa zona si sposta insieme alla sorgente energetica, lasciando dietro di sé materiale solidificato.
Il componente assume la geometria prevista dal modello digitale, ma al suo interno si forma anche una microstruttura composta da grani cristallini, bordi di grano, fasi metallurgiche, segregazioni chimiche e difetti.
La forma, la dimensione e l’orientamento dei grani possono influenzare la resistenza meccanica, la duttilità, la risposta alla fatica, la tenacità e il comportamento alle alte temperature. Possono inoltre determinare se le proprietà del pezzo siano uniformi oppure cambino in base alla direzione di carico.
I grani colonnari sono cristalli allungati che tendono a crescere nella direzione del flusso termico. Nella produzione additiva possono attraversare più strati e generare una struttura direzionale. Questo comportamento può risultare utile in alcune applicazioni, ma può anche produrre anisotropia, cioè proprietà differenti lungo assi diversi.
I grani equiassici presentano invece dimensioni più simili nelle varie direzioni. Una microstruttura fine ed equiassica può favorire una distribuzione più uniforme delle proprietà, ridurre la sensibilità alla direzione di costruzione e ostacolare la propagazione di determinate cricche.
Il controllo dei grani rappresenta quindi uno degli obiettivi principali nello sviluppo dei processi di stampa 3D metallica destinati a componenti aerospaziali, energetici, medicali e industriali.
I limiti dei modelli basati soltanto su temperatura e raffreddamento
La previsione della microstruttura viene spesso costruita utilizzando due parametri: il gradiente termico, indicato con la lettera G, e la velocità di avanzamento del fronte di solidificazione, indicata con R.
Il rapporto e la combinazione tra questi valori aiutano a prevedere se il materiale svilupperà grani colonnari o equiassici. Questo schema ha fornito risultati utili nella metallurgia convenzionale, nella saldatura e nella produzione additiva.
La stampa 3D metallica sottopone però il materiale a condizioni lontane dall’equilibrio. Secondo i dati riportati nello studio, le velocità di raffreddamento possono raggiungere valori compresi tra 10³ e 10⁷ kelvin al secondo, mentre i gradienti termici possono collocarsi nell’intervallo tra 10⁴ e 10⁷ kelvin per metro.
A queste condizioni si aggiungono il movimento del metallo liquido, le forze superficiali, l’evaporazione, l’interazione tra laser e materiale, il trasferimento di massa e i cicli termici prodotti dal passaggio sugli strati precedenti.
Le previsioni basate soltanto sui parametri G e R non riescono sempre a descrivere le microstrutture osservate. In alcuni campioni, i ricercatori hanno identificato zone con grani fini ed equiassici in condizioni che, secondo i modelli classici, avrebbero dovuto favorire la crescita colonnare.
Questo fenomeno è stato definito transizione anomala da grani colonnari a equiassici, indicata con la sigla CET, dall’espressione inglese “columnar-to-equiaxed transition”.
Il metallo liquido non è una disposizione casuale di atomi
Una delle ipotesi semplificative utilizzate in alcuni modelli considera il metallo liquido come una massa priva di una struttura atomica significativa. Gli atomi sarebbero disordinati fino al momento in cui il raffreddamento avvia la nucleazione dei cristalli.
Le misurazioni del gruppo guidato da Lin Gao e Tao Sun mostrano una situazione più articolata. Nel bagno di fusione possono esistere aggregati atomici con un ordine a corto o medio raggio.
Non si tratta di cristalli completi come quelli presenti nel materiale solido. Sono configurazioni locali nelle quali gli atomi assumono relazioni geometriche riconoscibili per distanze limitate.
Il gruppo ha identificato strutture simili a quelle dei cristalli cubici a facce centrate, abbreviati in FCC, e configurazioni con ordine icosaedrico. In una struttura icosaedrica, gli atomi si dispongono localmente secondo una geometria collegata all’icosaedro, un solido caratterizzato da venti facce triangolari.
Queste configurazioni possono persistere nel liquido per intervalli molto brevi, trasformarsi, dissolversi oppure partecipare alla formazione dei primi nuclei solidi.
La loro presenza era stata ipotizzata attraverso analisi condotte dopo la solidificazione o tramite simulazioni. Il nuovo metodo ha permesso di studiarne l’evoluzione mentre il metallo veniva fuso e depositato.
Che cosa significa osservazione operando
Un esperimento “in situ” analizza un fenomeno senza rimuovere il campione dall’ambiente nel quale avviene. Un esperimento “operando” cerca di effettuare la misura mentre il sistema esegue la propria funzione nelle condizioni di funzionamento.
Nel caso studiato, la deposizione metallica avveniva mentre il fascio di raggi X attraversava il bagno di fusione e i rivelatori raccoglievano dati sulla struttura del materiale.
Il gruppo non ha quindi esaminato soltanto campioni già stampati. Ha misurato il metallo durante la fusione, il movimento nel bagno e il passaggio allo stato solido.
Questa distinzione è importante perché molte configurazioni atomiche esistono soltanto per millisecondi. Una volta completata la solidificazione, il materiale conserva alcuni effetti di questi fenomeni, ma non permette necessariamente di ricostruirne l’intera sequenza.
L’analisi successiva del componente può mostrare grani, bordi geminati e segregazioni chimiche. Non può però stabilire con certezza quali aggregati fossero presenti nel liquido e come siano stati consumati o riorganizzati.
La tecnica di diffusione totale dei raggi X
Il metodo combina la diffusione totale dei raggi X di sincrotrone con un’analisi rapida della funzione di distribuzione delle coppie atomiche, indicata con la sigla PDF.
In questo contesto, PDF non indica un formato di documento. La pair distribution function descrive la probabilità di trovare due atomi separati da una determinata distanza.
Il fascio di raggi X attraversa il materiale e viene diffuso dagli atomi. Il segnale raccolto contiene informazioni sulle distanze interatomiche e sul tipo di ordine presente nel liquido o nel solido.
Attraverso una trasformazione matematica dei dati di diffusione, i ricercatori possono ottenere un profilo che evidenzia le distanze più frequenti tra gli atomi. Il profilo sperimentale viene quindi confrontato con modelli strutturali compatibili con diverse configurazioni.
Questa procedura consente di distinguere, su base statistica, la presenza di aggregati simili alla struttura FCC e di aggregati icosaedrici. Permette inoltre di stimare come le rispettive frazioni cambino spostandosi lungo il bagno di fusione.
La misurazione non produce un filmato nel quale ogni singolo atomo sia visibile. Restituisce informazioni statistiche ricavate dall’interazione collettiva tra il fascio e un grande numero di atomi.
L’esperimento all’Advanced Photon Source
Le misurazioni sono state effettuate presso la stazione 1-ID-E dell’Advanced Photon Source dell’Argonne National Laboratory.
La linea 1-ID utilizza raggi X ad alta energia, capaci di attraversare materiali metallici e fornire dati con risoluzioni spaziali e temporali adatte allo studio dei processi rapidi.
Durante l’esperimento è stata selezionata un’energia di 100 keV. Per le misurazioni di diffrazione, il fascio è stato concentrato in una sezione rettangolare di circa 50 micrometri per 30 micrometri.
I pattern bidimensionali di diffrazione sono stati acquisiti a 250 fotogrammi al secondo, con un’esposizione di 3 millisecondi per ciascun fotogramma. Un sistema di imaging a campo intero ha osservato anche la forma e il comportamento del bagno di fusione a 80 fotogrammi al secondo.
Il fascio è stato spostato in punti diversi rispetto alla sorgente laser e al fronte di solidificazione. In questo modo i ricercatori hanno ricostruito come la struttura atomica cambiasse lungo il percorso compreso tra la fusione del filo e la formazione dei grani solidi.
Le misurazioni sono state ripetute cinque volte per verificare la riproducibilità dei risultati.
Le stampanti di ADDiTEC e Meltio utilizzate nello studio
Il processo selezionato è la deposizione diretta di energia con alimentazione a filo, conosciuta come wire-laser DED.
In questa tecnologia, un filo metallico viene introdotto in una zona riscaldata da uno o più laser. Il filo fonde, alimenta il bagno di fusione e forma un cordone metallico. Sovrapponendo più cordoni è possibile costruire un componente o aggiungere materiale a un pezzo esistente.
Per gli esperimenti operando è stata utilizzata una μPrinter prodotta da ADDiTEC. La macchina disponeva di una configurazione a tre laser ed è stata modificata per consentire il passaggio del fascio di raggi X e l’acquisizione dei dati all’interno della linea di sincrotrone.
I campioni di dimensioni maggiori sono stati invece realizzati con una M450 prodotta da Meltio. La Meltio M450 impiegata nel lavoro utilizzava sei sorgenti laser disposte intorno al filo centrale e offriva una produttività più adatta alla preparazione dei campioni multitraccia.
Sia ADDiTEC sia Meltio sviluppano sistemi nei quali il filo viene alimentato in posizione coassiale rispetto alla testa di deposizione. La disposizione simmetrica delle sorgenti energetiche intorno al filo mira a distribuire il calore in modo uniforme rispetto alle configurazioni nelle quali il materiale entra lateralmente nel bagno.
Le due aziende hanno fornito le piattaforme commerciali utilizzate dai ricercatori, ma lo studio scientifico è stato condotto dalle università e dai laboratori pubblici indicati dagli autori.
Inconel 718, acciaio 316L e nichel puro
Il materiale analizzato in maggiore dettaglio è stato Inconel 718. INCONEL è un marchio di Special Metals Corporation, società appartenente a Precision Castparts Corporation.
La lega 718 contiene principalmente nichel, cromo e ferro, insieme a elementi come niobio, molibdeno e titanio. Dopo adeguati trattamenti termici può sviluppare resistenza meccanica, comportamento a fatica e stabilità alle alte temperature.
Special Metals Corporation indica tra le applicazioni dell’Inconel 718 i componenti per motori aeronautici e turbine a gas, gli elementi per sistemi criogenici, le parti di razzi, gli anelli strutturali e i dispositivi di fissaggio.
La lega è interessante per la produzione additiva perché viene utilizzata in settori nei quali la qualità della microstruttura e la ripetibilità del processo hanno un peso diretto sulla qualificazione dei componenti.
I ricercatori hanno esteso le analisi anche all’acciaio inossidabile 316L e al nichel puro. Il confronto ha permesso di verificare che alcuni ordini atomici non fossero una caratteristica esclusiva dell’Inconel 718.
La presenza delle configurazioni osservate in materiali differenti sostiene l’ipotesi che il metodo possa essere applicato allo studio di altre leghe impiegate nella produzione additiva.
Tre condizioni di deposizione per osservare solidificazioni differenti
Prima delle misurazioni atomiche, il gruppo ha variato i principali parametri di deposizione per costruire una mappa del processo.
Tra le variabili considerate rientravano la potenza del laser, la velocità di avanzamento, la velocità di alimentazione del filo e la direzione relativa tra il movimento del campione e la disposizione delle sorgenti laser.
In una condizione definita normale, il filo fondeva completamente poco dopo l’ingresso nel bagno. La solidificazione produceva grandi grani colonnari, coerenti con il comportamento atteso in molti processi DED.
In una seconda condizione, l’energia fornita era insufficiente. Porzioni del filo rimanevano parzialmente solide e attraversavano il bagno, causando difetti di fusione e cricche. Vicino ai residui solidi comparivano però anche regioni composte da grani equiassici più fini.
La terza condizione, chiamata transizionale inversa, è risultata centrale per lo studio. In questo caso, una parte del filo entrava nel bagno senza essere fusa completamente, ma raggiungeva lo stato liquido prima del fronte di solidificazione.
Il materiale non presentava quindi il semplice effetto di nucleazione causato da frammenti solidi. Nonostante questo, nella zona di solidificazione si formavano grani fini ed equiassici con numerosi bordi geminati.
La configurazione permetteva di studiare la transizione anomala eliminando alcune spiegazioni alternative collegate alla presenza di particelle solide residue.
Il ruolo degli aggregati icosaedrici
Durante la deposizione normale, gli aggregati con configurazione simile alla struttura FCC venivano consumati con maggiore facilità. La loro compatibilità con la fase solida FCC poteva favorire una crescita continua e direzionale dei cristalli.
Nelle condizioni associate alla transizione anomala, il comportamento degli aggregati icosaedrici a medio raggio risultava differente.
Secondo il meccanismo proposto dal gruppo, questi aggregati possono essere trasportati dal movimento del liquido verso regioni del bagno caratterizzate da gradienti termici più moderati. La viscosità locale e i vortici presenti nel metallo fuso possono contribuire alla loro permanenza.
Avvicinandosi alla zona pastosa, nella quale coesistono metallo liquido e materiale in solidificazione, le configurazioni icosaedriche possono disgregarsi e riorganizzarsi in nuclei contenenti relazioni di geminazione.
Questi nuclei possono quindi crescere come piccoli grani equiassici, producendo una microstruttura fine con un’elevata presenza di bordi geminati.
La ricerca non sostiene che un aggregato icosaedrico si trasformi direttamente e senza modifiche in un cristallo. Propone invece una sequenza nella quale l’ordine presente nel liquido viene riorganizzato durante la nucleazione.
Che cosa sono i bordi geminati
Un bordo geminato è un’interfaccia nella quale due regioni cristalline presentano una relazione geometrica simmetrica.
Le geminazioni possono influenzare il movimento delle dislocazioni, la deformazione plastica, la propagazione delle cricche e la stabilità del materiale.
Nel campione di Inconel 718, i ricercatori hanno osservato una concentrazione di bordi geminati nelle regioni interessate dalla transizione anomala.
L’analisi delle correlazioni angolari nei pattern di diffrazione ha fornito indicazioni sulla presenza di relazioni compatibili con la geminazione FCC. Le osservazioni sono state integrate con la microscopia elettronica a scansione, la diffrazione degli elettroni retrodiffusi e la spettroscopia a dispersione di energia.
Queste tecniche hanno permesso di confrontare i segnali rilevati durante la stampa con la microstruttura rimasta nel componente solidificato.
Le analisi chimiche hanno mostrato una segregazione limitata di molibdeno e niobio lungo alcuni bordi geminati. Secondo gli autori, questo dato indica che le interfacce si siano formate nelle prime fasi della solidificazione, prima che la segregazione degli elementi raggiungesse livelli più marcati.
Simulazioni per collegare il movimento del liquido alla struttura atomica
Gli esperimenti sono stati affiancati da simulazioni multifisiche e simulazioni di dinamica molecolare.
Le simulazioni multifisiche hanno descritto la temperatura, la geometria del bagno, il flusso del metallo e la formazione di vortici. Questi dati sono serviti per individuare le condizioni nelle quali gli aggregati atomici potessero essere trasportati o stabilizzati.
Le simulazioni di dinamica molecolare hanno invece analizzato il comportamento degli atomi nel liquido, cercando configurazioni compatibili con i segnali misurati mediante raggi X.
L’integrazione tra osservazioni e calcoli è necessaria perché il segnale di diffusione fornisce informazioni statistiche, ma non mostra direttamente la traiettoria di ogni aggregato atomico.
Il modello complessivo collega quindi tre scale: la disposizione degli atomi, la dinamica del bagno di fusione e la microstruttura visibile nel materiale solidificato.
Perché il risultato non equivale ancora a un controllo industriale in tempo reale
Il metodo viene presentato come una possibile base per sistemi di controllo in tempo reale, ma l’esperimento non costituisce ancora un dispositivo installabile su una stampante industriale.
L’Advanced Photon Source occupa un’infrastruttura di grandi dimensioni e genera fasci di raggi X con caratteristiche che non possono essere replicate direttamente in un normale impianto produttivo.
L’acquisizione dei dati richiede inoltre rivelatori ad alta velocità, una geometria sperimentale dedicata e procedure di elaborazione capaci di trasformare i pattern di diffusione in informazioni strutturali.
Nel lavoro pubblicato, la funzione di distribuzione delle coppie atomiche è stata calcolata e interpretata per comprendere i meccanismi della solidificazione. La ricerca non descrive ancora un anello di controllo chiuso capace di modificare automaticamente potenza laser, velocità o alimentazione del filo durante la produzione di un componente commerciale.
Il valore immediato dello studio è quindi diagnostico e scientifico. Il metodo mostra quali segnali dovrebbero essere osservati e quali condizioni potrebbero favorire una microstruttura specifica.
Il passaggio industriale potrebbe prevedere l’uso dei dati di sincrotrone per addestrare e validare modelli basati su sensori più accessibili, come telecamere ad alta velocità, pirometri, fotodiodi, sensori acustici e sistemi di imaging termico.
Questi dispositivi non misurano direttamente la struttura atomica, ma possono rilevare segnali collegati alla forma del bagno, alla temperatura, alle emissioni luminose e alle instabilità del processo.
Una volta stabilita una relazione affidabile tra i segnali esterni e i fenomeni osservati mediante raggi X, il sistema potrebbe modificare i parametri di deposizione mentre la macchina è in funzione.
Quali parametri potrebbero diventare leve di controllo
La microstruttura potrebbe essere influenzata intervenendo sulla potenza laser, sulla velocità di scansione, sulla portata del materiale e sulla geometria del bagno di fusione.
Nel processo wire-laser DED, anche la velocità del filo, la sua posizione rispetto ai laser e la direzione di movimento possono modificare la distribuzione del calore e il flusso del liquido.
Il gruppo ha mostrato che il passaggio tra grani colonnari e grani equiassici non dipende soltanto dall’energia totale fornita. È importante anche il modo in cui questa energia modifica il movimento del bagno e la stabilità degli aggregati atomici.
Un futuro controllore potrebbe utilizzare un modello predittivo per identificare la condizione microstrutturale desiderata. Il sistema potrebbe poi correggere i parametri quando i sensori rilevano uno scostamento.
Per esempio, una variazione del segnale termico o della forma del bagno potrebbe indicare l’ingresso in una condizione favorevole alla crescita colonnare. Se il progetto richiedesse grani equiassici, il controllo potrebbe modificare la distribuzione dell’energia per favorire un diverso flusso del metallo liquido.
Questa prospettiva rimane oggetto di ricerca. Prima dell’impiego produttivo saranno necessari modelli più rapidi, sensori calibrati, prove su geometrie complesse e dimostrazioni su costruzioni multistrato.
Le possibili conseguenze per la progettazione delle leghe
Il lavoro può avere effetti anche sulla composizione dei materiali.
La progettazione delle leghe per la produzione additiva si concentra spesso su temperatura di fusione, solidificabilità, suscettibilità alle cricche, formazione delle fasi e risposta ai trattamenti termici.
I risultati indicano che potrebbe essere utile considerare anche la capacità degli elementi chimici di favorire o ostacolare determinate configurazioni atomiche nel liquido.
Una lega potrebbe essere formulata per stabilizzare un certo tipo di ordine a corto o medio raggio. I parametri della macchina potrebbero quindi essere scelti per conservarlo oppure consumarlo in una zona precisa del bagno.
Il gruppo non ha ancora definito una regola generale che colleghi ogni elemento di lega a una specifica microstruttura. Lo studio ha però fornito una procedura sperimentale per indagare questo rapporto.
Questa capacità può ridurre la dipendenza da campagne basate soltanto su tentativi, sezionamento dei campioni e analisi eseguite dopo la stampa.
I limiti dichiarati dagli autori
La tecnica presenta diverse fonti di incertezza.
L’analisi utilizzata per interpretare la funzione di distribuzione delle coppie si basa su un metodo chiamato small-box fitting. Il ricercatore deve selezionare in anticipo le configurazioni atomiche candidate e verificare quanto bene riproducano il profilo sperimentale.
Nel metallo liquido, gli aggregati non hanno forme rigide e perfettamente definite. Configurazioni differenti possono generare segnali parzialmente sovrapposti, rendendo difficile attribuire ogni contributo a una singola struttura.
Gli autori indicano come possibile sviluppo l’impiego di analisi “big-box”, comprese tecniche Reverse Monte Carlo vincolate da considerazioni energetiche. Questi metodi potrebbero ricostruire configurazioni più ampie limitando la dipendenza da un piccolo gruppo di modelli preselezionati.
Anche le simulazioni di dinamica molecolare sono state semplificate. Non erano disponibili potenziali interatomici completi e validati per riprodurre tutti gli elementi presenti nell’Inconel 718. Una parte delle analisi si è quindi concentrata sui componenti principali o su sistemi ridotti.
Il modello proposto spiega numerose osservazioni, ma non descrive ogni configurazione individuata. Alcuni gruppi rari con geminazioni multiple richiederanno ulteriori interpretazioni.
Dal singolo cordone ai componenti multistrato
Gran parte delle misurazioni operando è stata eseguita su deposizioni a traccia singola.
Questa configurazione permette di isolare il bagno di fusione e semplifica il passaggio dei raggi X. Una parte industriale è però composta da molti cordoni e molti strati, con interazioni termiche più complesse.
Ogni nuova deposizione riscalda il materiale sottostante. La temperatura di partenza cambia lungo la costruzione e i cordoni vicini modificano la dispersione del calore.
Per verificare che la transizione anomala non dipendesse soltanto dal campione a traccia singola, il gruppo ha prodotto un componente più voluminoso con la Meltio M450.
La stessa microstruttura è stata identificata in più tracce successive. Le zone interessate dalla transizione risultavano però più piccole rispetto ai campioni singoli, probabilmente per le differenze nella geometria del bagno e nella storia termica.
Il risultato conferma che il meccanismo può comparire in una costruzione più vicina alla produzione, ma indica anche che i parametri non possono essere trasferiti senza adattamenti da una traccia isolata a un componente completo.
La distanza tra comprensione scientifica e qualificazione industriale
Per impiegare il metodo in settori regolamentati non sarà sufficiente dimostrare la presenza di grani più fini.
Sarà necessario collegare le configurazioni atomiche e la microstruttura a proprietà misurabili, come resistenza a trazione, durata a fatica, tenacità, comportamento al creep e resistenza alla corrosione.
Dovrà inoltre essere dimostrato che il risultato possa essere ripetuto in punti differenti del componente, su macchine diverse e tra lotti di materiale distinti.
La qualificazione richiederà procedure di calibrazione, tracciabilità dei dati, criteri di accettazione e modelli capaci di quantificare l’incertezza.
Il metodo operando può contribuire a costruire questa base scientifica perché permette di osservare il passaggio tra parametri di processo, comportamento del bagno e struttura finale.
Non sostituisce però le prove meccaniche, la tomografia, la metallografia e i controlli non distruttivi richiesti per la certificazione dei componenti.
Una nuova variabile per comprendere la solidificazione
Il contributo principale dello studio consiste nell’aver collegato direttamente l’ordine atomico del metallo liquido alla microstruttura formatasi durante la produzione additiva.
La solidificazione non viene descritta soltanto come il risultato di temperatura e velocità di raffreddamento. Il metallo liquido possiede configurazioni locali che possono essere trasportate, stabilizzate, consumate o trasformate dal movimento del bagno.
La possibilità di misurare questi fenomeni durante la deposizione permette di verificare ipotesi che in precedenza erano basate soprattutto sull’analisi del materiale solidificato.
Per ADDiTEC e Meltio, i risultati mostrano anche il valore delle piattaforme wire-laser DED come strumenti per lo studio della relazione tra parametri, flusso del metallo e crescita dei grani.
Il lavoro non fornisce ancora una manopola digitale con la quale selezionare la microstruttura durante una produzione commerciale. Definisce però una variabile che i modelli tradizionali consideravano in modo limitato: l’organizzazione degli atomi nel bagno di fusione.
Il prossimo passaggio sarà trasformare questa conoscenza in modelli predittivi utilizzabili a velocità compatibili con la produzione. L’obiettivo dichiarato dai ricercatori è arrivare a componenti le cui prestazioni possano essere progettate non soltanto attraverso la geometria esterna, ma anche attraverso la struttura interna generata durante la stampa.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)