AZORG porta il medical 3D printing “in casa”: PrintPlace si insedia nel campus ospedaliero di Aalst (Moorselbaan)
AZORG, gruppo ospedaliero belga attivo in più sedi nelle Fiandre, ha scelto di integrare strutturalmente la stampa 3D all’interno del proprio ecosistema clinico attraverso l’insediamento di PrintPlace nel campus di Moorselbaan (Aalst). L’operazione punta a rendere più rapido e diretto il passaggio dall’esigenza clinica alla realizzazione di modelli anatomici, strumenti e componenti di supporto, con la produzione collocata fisicamente vicino ai reparti e ai professionisti sanitari.
Chi è AZORG e perché il contesto conta
AZORG nasce dall’unione sotto un unico nome (dal 1 gennaio 2025) di due realtà ospedaliere e opera con più sedi in area fiamminga (tra cui Aalst, Asse, Geraardsbergen, Ninove, Wetteren). In parallelo, il gruppo risulta censito anche in cataloghi istituzionali come ospedale generale con più sedi operative: un elemento utile perché spiega la logica di standardizzare processi e governance quando si porta una capacità produttiva (come il 3D printing) dentro l’organizzazione sanitaria.
Chi è PrintPlace e come arriva al “point-of-care”
PrintPlace è una realtà belga nata da un team di fondatori (tra cui Wesly Jacobs, Dimitri Buytaert, Pieter De Backer, Tim Martens) che negli anni ha operato su progetti custom in diversi settori, spostando ora l’asse sull’ambito sanitario con una presenza diretta nel campus ospedaliero. L’idea dichiarata è valorizzare soprattutto la fase “a monte” (co-progettazione, ingegnerizzazione, test, iterazioni) rendendola più fluida grazie alla prossimità fisica tra clinici e team tecnico.
Cosa significa “stampa 3D in-house” in ospedale
Portare il 3D printing in ospedale non significa solo “avere una stampante”: significa creare una micro-filiera interna che può includere raccolta requisiti clinici, progettazione CAD, verifica dimensionale, validazione del prototipo e – quando appropriato – una produzione in piccole/medie serie. Nelle ricostruzioni disponibili, il nuovo quartier generale sul campus include strumenti di visualizzazione 3D, scanner 3D e circa trenta stampanti 3D, con l’obiettivo di ridurre passaggi esterni e tempi di ciclo per soluzioni che nascono da bisogni clinici concreti.
Dai modelli anatomici agli strumenti: esempi d’uso citati
Un riscontro pratico riportato da media locali è l’impiego di modelli stampati per aiutare la comunicazione col paziente: in alcuni casi, persone operate (ad esempio ginocchio o caviglia) ricevono una replica 3D della parte interessata, con finalità informative e di supporto al percorso di cura. Questo tipo di applicazione rientra nell’area dei modelli anatomici patient-specific, spesso usati per spiegazione, pianificazione e allineamento tra team clinico e paziente.
Un progetto “su misura” in urologia: guida per punture prostatiche
Tra i primi risultati citati pubblicamente compare un progetto nel reparto di Urologia guidato dal dott. Geert De Naeyer, in cui PrintPlace e AZORG hanno sviluppato un nuovo strumento di guida per punture/biopsie prostatiche. La motivazione dichiarata riguarda limiti degli strumenti esistenti (costo, disponibilità, aderenza ai bisogni reali); lo sviluppo congiunto mira a migliorare accuratezza, efficienza e comfort del paziente, con una fase di test clinico già in corso secondo quanto riportato.
Perché la prossimità accelera l’iterazione (e dove può arrivare)
La logica del “few steps away” è che un reparto possa portare un problema pratico (ergonomia, attrezzaggio, accessori di sala, supporti per imaging, dime, posizionatori, componenti non impiantabili) e farlo evolvere rapidamente con cicli prototipo–test–correzione. Le ricostruzioni editoriali parlano esplicitamente di un modello “one-stop” che va da concetto e visualizzazione fino a prototipo e produzione, con applicazioni citate anche in Cardiologia e Chirurgia Vascolare.
Qualità, sicurezza e regole: cosa cambia quando la stampa 3D entra in ospedale
Quando un ospedale produce internamente oggetti legati al percorso clinico, diventano centrali temi come tracciabilità, gestione dei materiali, controllo di processo, post-processing e criteri di accettazione. Negli Stati Uniti, la FDA ha pubblicato linee guida tecniche per dispositivi realizzati con additive manufacturing e un discussion paper specifico sul point-of-care 3D printing. In Europa, il quadro generale resta quello del Regolamento (UE) 2017/745 (MDR) per i dispositivi medici, mentre standard come ISO 13485 sono spesso richiamati come riferimento per i sistemi qualità nel settore.
Una scelta organizzativa, non un “progetto singolo”
Il punto più interessante, nella narrazione disponibile, è che AZORG e PrintPlace descrivono questa integrazione come una scelta strutturale: mettere competenze e strumenti dove nascono i bisogni (reparti e servizi) per ridurre frizioni e aumentare la capacità di realizzare soluzioni ad hoc. In un contesto sanitario multi-sede, l’esito dipenderà anche da governance, priorità cliniche e da come verranno gestiti qualità e responsabilità lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti stampati.
